20 maggio 2012

Il sindaco: “Orrore”
Il Preside: “Rabbia”
Vendola: “Sgomento”
Il Vescovo: “Indignazione”
Monti: “Disperazione”
Alfano: “Sdegno”
Bersani: “Atrocità”
Di Pietro: “Efferatezza”
Casini: “Strazio”
Maroni: “Ribrezzo”
Fini: “Raccapriccio”
Il Papa: “Bestialità”
Saviano: “Rigetto”
Il TG1: “Disgusto”
Il TG5 : “Mostruosità”
Il TG2: “Terrore”
Il TG7: “Barbarie”
Napolitano: “Sdegn… no, cazzo, già detta… allora, allora… no, non mi viene…”
Eliminato Napolitano.
Altro giro, altra parola. Questa volta si comincia dal fondo. Ricordatevi che ogni nuova parola deve essere sinonimo di quella precedente o averne significati in qualche modo affini.
Inizia il TG7:
TG7: “Speranza”
TG2: “Fiducia”
ad libitum…
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13 maggio 2012

“Ogni vero uomo deve sentire sulla propria guancia lo schiaffo dato a qualunque altro uomo, foss’anche in posti in culo ar mondo, tipo Sansepolcro.” (Ernesto Guevara).
Ecco, così noi sentiamo sul nostro bel visino, lo schiaffo dato sulle pavonazze gote dell’oste Arcangelo, dell’oste Guido, dello chef Francesco, di Linda, di Cecilia, di Ottorino, di Vavvo, di Michele, di Emanuele, dei fratelli Magi e di tutti i nostri amici di Sansepolcro che oggi, domenica 13 maggio 2012, si troveranno a dover sopportare non il funesto arrivo di una vecchia zia rompicoglioni, come succede di solito la domenica, bensì l’avvento di quello che, per portata di sfibrante pedanteria, equivale a diecimila vecchie zie rompicoglioni.
Sì, oggi Papa Benedetto XVI farà visita a Sansepolcro, circondato come sempre dal suo circo di gonnelloni, baciapile, opportunisti, armigeri, figuranti, segaioli vari e giovani sedicenti verginelle, per la gioia de’ biturgensi.
In questo momento difficile, siamo con voi, ragazzi.
Fatevi onore come solo voi sapete.
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1 maggio 2012

Ormai siamo anziani, è un dato di fatto.
Nonostante ci ostiniamo a indossare felpe consunte al posto di folgoranti golfini col collo a V sopra improbabili camice a righe, ci sono diversi, inconfutabili segni che ci ricordano con solenne severità che ormai siamo entrati a far parte degli anziani.
Alcuni di questi segni, sono:
- Sempre più spesso, dopo abbuffate clamorose, degne d’un condannato a morte, passiamo sudate e insonni nottate a rutare contro la Regina Coeli, che non ha saputo trattenerci dall’indugiare nei piaceri della gola.
- A primavera, le prime canottiere e le prime minigonne ci provocano più o meno gli stessi effetti delle abbuffate di cui sopra.
- La musica ad alto volume ci dà fastidio, soprattutto se musica del cazzo… non come quella che sentivamo noi, ai nostri tempi. Col risultato che ascoltiamo da anni sempre gli stessi gruppi, a rotazione.
- Non siamo su Facebook. E non per snobismo, ma semplicemente perché non ce ne importa un sega e, cosa non secondaria, non ci capiamo un cazzo. Lo stesso dicasi per I-Phone e derivati.
- Siamo diventati insofferenti e intransigenti. Se una cosa non ci piace, deve andare in culo. Abbiamo concesso abbastanza tempo, energie ed attenzione a minchiate inutili. Ora che il tempo, le energie e l’attenzione cominciano a scarseggiare, pretendiamo di sfruttarle al meglio.
- Siamo cinicamente disillusi. Questo non vuol dire che non crediamo più a niente, vuol dire che mal sopportiamo tante di quelle cose che solo qualche anno fa, al contrario, apprezzavamo.
Il concerto del Primo Maggio, per esempio.
C’è stato un tempo in cui credevamo/speravamo che potesse servire a qualcosa.
A contarci, a darci entusiasmo, a provocare, a dare coraggio, ad ascoltare della musica che difficilmente passava alla radio, a vedere chi partecipava per capire chi era, chi si schierava e chi no.
Ora il concerto del Primo Maggio ci ha rotto i coglioni.
Ma non è colpa del concerto, è colpa nostra che siamo due vecchi brontoloni, come quelli dei Muppets.
Ma forse anche no.
Forse il concerto ha perso (se mai lo abbia avuto) il suo senso.
Forse il concerto ha perso (se mai l’abbia avuta) la sua forza.
O forse il concerto è solo un concerto e lo sbaglio è identificarlo col Primo Maggio e il suo significato. Ci sarà chi canterà Bella ciao, ci sarà chi dirà due parole, molto superficiali, sulla situazione politico/economica, ci sarà chi farà ballare la piazza e poi tutti a casa.
Sarà una bella festa, come sempre.
Ma il Primo Maggio non è una giornata di festa, è una giornata di lotta. Trasformare il Primo Maggio in una festa, vuol dire ucciderne il significato, vuol dire svuotarne e renderne inoffensivo lo spirito.
“Oggi le manifestazioni sono grandi adunate musicali: ci si ritrova in piazza, si fanno un po’ di discorsi, poi comincia la musica e tutto si conclude lì. Negli anni ’50 non c’erano le orchestrine: c’era gente che scendeva in piazza arrabbiata perché reclamava la terra e il lavoro. Quando i braccianti e gli operai organizzavano le occupazioni delle terre o gli scioperi non si presentavano con trombette e coriandoli…”
Così parlava Mario Monicelli. Ma anche lui – lui più che mai – era un vecchio brontolone.
Se fosse stato un giovane, alternativo e ribelle, avrebbe fatto come tanti: avrebbe cliccato “mi piace” su Facebook, ad un post come questo ( o magari lo avrebbe scritto, come noi) e sarebbe stato a posto con la coscienza.
Buon Primo Maggio.
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28 aprile 2012

Sul Male in edicola oggi (in verità è uscito ieri, ma ce ne siamo dimenticati) una nuova avventura di SOS Tato che vedrà i nostri cari, premurosi Tati maneschi alle prese con una delle famiglie più bisognose del loro intervento, la famiglia più grottesca del mondo, peggio persino degli Addams.
Signore e signori: Tato Adriano e Tato Athos, contro The Family, la famiglia Bossi.
La storia di ben 3 pagine contiene spunti di riflessione sui metodi educativi, curiose bestemmie padane, cura degli anziani e piccanti rivelazioni su Rosi Mauro.
In edicola.
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25 aprile 2012

Dai, scarica la nostra applicazione sul tuo smartphone e diventa protagonista del 25 aprile!
Scarica l’applicazione 25 App, carica una tua foto e diventa protagonista della Festa della Liberazione!
Donzauker.it, per un 25 aprile da protagonista!
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19 aprile 2012

Venerdì 20 novembre aprile, alle 21,00 nei locali dello studio 70m2, in via Poggiali 10 a Livorno, saremo ospiti per la prima di due serate dedicate al fumetto come linguaggio espressivo. Ci verranno fatte domande, ne parleremo con voi e ci aiuteremo con immagini proiettate alle nostre spalle.
Una dimostrazione, da parte di uno studio d’architettura vivo e dinamico, di come ci si possa interessare alla nona arte con uno sguardo moderno, fuori dai cliché e dai preconcetti che vorrebbero confinarla nell’alveo dell’intrattenimento per l’infanzia/adolescenza. In particolare, attraverso i nostri lavori parleremo di come l’uso che si fa di un medium possa variare da autore a autore, e ottenere quindi risultati diversi a seconda degli obiettivi perseguiti.
I nostri, di obiettivi, li conoscete, e sapete quindi cosa aspettarvi. Venite.
E poi, non potete capì quanto sia bòno il vino di Poggio Gagliardo.
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18 aprile 2012

Un attimo che indossiamo rispettivamente un maglione nero a collo alto e una giacca verde di velluto, con le toppe di camoscio all’altezza dei gomiti.
Ecco, ci siamo, questo, insieme all’aria tormentata e agli occhiali, ci dà l’autorità di salire in cattedra.
Cominciamo.
Possiamo parlare di fumetto d’autore quando il fumetto in questione rispecchia fortemente la personalità di chi lo ha realizzato.
Poi, se l’autore è anche tendente alla depressione, con i capelli unti, la carnagione cinerea e una bella spolverata di forfora – modello pandoro – sulle spalle, tanto meglio.
Ma questi dettagli, contrariamente a quanto viene fatto credere, non sono vincolanti.
Un fumetto d’autore è un fumetto che tende a mostrare le cose dal punto di vista di chi le ha realizzate. E se ci riesce senza rompere i coglioni e in modo coinvolgente (e magari anche divertente, perché no) allora è anche un bel fumetto.
Un fumetto scritto da un autore affermato e importante (e magari anche oggettivamente bravo) che però non mostra niente di personale, non stupisce ma, anzi, mostra le cose in modo comune (riferito al mondo reale, ma anche a quello del personaggio protagonista o al medium stesso) può essere anche un ottimo fumetto. Ma non è un fumetto d’autore.
Neanche se l’autore in questione non saluta i propri lettori, non ride mai, non si lava, si veste di nero per far risaltare la forfora e parla solo citando altri autori scomparsi da decenni o testi di psicanalisi.
Ci sono buone probabilità, però, che sia un fumetto di successo.
Sì, perché la maggior parte delle persone vede le cose in modo comune, quindi è molto più facile che si riconosca in un comune modo di fare fumetti, piuttosto che in un modo che tenda a (o vorrebbe) stupire.
E va benissimo, intendiamoci.
Ma un fumetto che non esprima il punto di vista dell’autore, ma quello dell’epoca (le strizzate d’occhio, le parodie, le mode, le citazioni) e del posto in cui viene realizzato, non è un fumetto d’autore, è un aperitivo alla moda.
Che serve, è necessario e può essere buonissimo; anche meglio del fumetto d’autore, per carità, ma non è questo il punto.
Il punto è che in Italia vale da sempre la formula fumetto (cinema) d’autore = coglioni come due buste della Coop prima di un ponte festivo.
Ecco, questa, a nostro modo di vedere, è una cazzata.
Ma siccome è un punto di vista comune (vedi sopra), utile sia al pubblico che a certi autori, vince.
Wikipedia, ci fornisce alcune regole utili per identificare il cinema d’autore. Proviamo a trasportarle nel mondo del fumetto e usarle come filtro per giudicare se Don Zauker sia o meno un fumetto d’autore:
- Si può parlare di fumetto d’autore, quando l’autore segue tutte le fasi della produzione, dallo sviluppo dell’idea al montaggio, con particolare attenzione alla sceneggiatura, ai disegni e ai dettagli.
Célo.
- I fumetti d’autore affrontano contenuti complessi e poco commerciali, similmente a un romanzo o a un’opera teatrale.
Mmmmh… no, forse questa manca. Sul poco commerciale ci potremmo anche stare, sul complesso crediamo proprio di no.
- Deve riconoscersi uno stile dell’autore, legato alla sua originalità espressiva.
Célo.
- I fumetti d’autore danno meno peso al puro intrattenimento, ma preferiscono far riflettere lo spettatore, che quindi non può più assistere passivamente alla proiezione.
No, non ci siamo, caro palle. Né riferito a Don Zauker, né in generale.
- Spesso il fumetto d’autore è inserito in un complesso di opere dello stesso autore, per questo riconoscibile.
Ecco, questo sì.
Tirando le somme: Don Zauker può essere definito come un fumetto d’autore?
La prima risposta sarebbe: no. I veri autori fanno solo graphic novel, non fumetti.
Ma la vera risposta è: cimportaunsega.
Era solo per fare due chiacchiere…
Ecco, dopo tutto questo popo’ di sforzo intellettivo, dobbiamo per forza andare a cambiarci le mutande (vedi foto sopra).
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13 aprile 2012
Su Il Male n. 25, in tutte le edicole da oggi.
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12 aprile 2012

ATTENZIONE, ATTENZIONE!
Per la primissima volta nella storia* c’imbarcheremo in un estenuante viaggio che, dopo averci amputato dalla nostra Terra Madre, ci condurrà festanti* nella ridente città di Empoli! Sia il giubilo, sia la letizia!
Occasione per questo lieto evento sarà la nona edizione di LUDICOMIX, di cui saremo ospiti, e che avrà luogo i prossimi sabato e domenica qui, a questi orari e prezzi e con questa promozione. Cos’altro? Ah, sì, Empoli è in Toscana, provincia di Firenze. Per i maniaci dell’informazione dettagliata, c’è anche il loro patrocinio. Per saperne di più, andate a fare in culo.
Ma sì, approfittate del bellissimo fine settimana per fare un salto e tuffarvi in una fiera giovane e frizzante*: là, in mezzo a fatine degli elfi ex campionesse di lancio del martello, Joker dalla bocca sbaffata di rossetto, dopo esser riemersi dai bagni per uomini degli autogrill e tanti, tanti, troppi Jack Sparrow, troverete anche noi, addorm gioviali* e rutilanti (specie le prime due sillabe). Sarà facile individuare il nostro stand, a cui potrete accorrere a folle oceaniche, tipo anche due alla volta, per acquistare e farvi disegnare/dedicare gli ultimi albi di Don Zauker – Inferno e Paradiso e gli arretrati di Nirvana!
* non è vero.
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11 aprile 2012
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