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NOBEL PER LA PACE: scoperto il diabolico piano di Al Gore!

24 ottobre 2007

Al Gore

Ebbene sì, l’assegnazione del premio Nobel per la pace ha rivelato agli occhi del mondo il piano ordito da Al Gore, nel lontano 2000, per perdere le elezioni a danno dell’ingenuo George W. Bush.

Come tutti ricorderete, in quell’anno lo spoglio delle elezioni per la Presidenza degli Stati Uniti vide un drammatico testa a testa tra il perfido Al Gore e il candido George W. Bush. Ricorderete anche che lo scontro si risolse grazie ad un pugno di voti attribuiti a Bush, nello Stato della Florida, governato all’epoca – guarda caso – da suo fratello Jeb (detto Tanacca).

Ebbene, alla luce degli ultimi eventi, possiamo affermare, senza tema di smentita, che il governatore della Florida, Jeb Bush, con la complicità del potente padre George Bush senior, falsificò i conteggi delle schede elettorali per far vincere il fratello e levarselo di casa, dove passava intere giornate davanti alla televisione a bere whisky e guardare le repliche di “Bonanza”.

Tutto questo naturalmente sotto la diabolica regia di Al Gore che, come è ormai palese, puntava a diventare una superstar mondiale, ingrassando a dismisura e vincendo il Nobel per la pace, in merito al suo impegno ambientalista. Mentre, come ben sappiamo, se fosse diventato Presidente degli Stati Uniti avrebbe dovuto dar conto alle lobby del petrolio, dei fascisti, dei militari e dei fabbricanti d’armi che condizionano il Governo USA, invadendo e bombardando Paesi del Terzo Mondo in ordine sparso e senza valide motivazioni, come hanno fatto tutti i suoi predecessori, democratici o repubblicani che fossero.

Troppo comodo, mister Gore! Troppo facile fare il divo, insieme a Bono e Veltroni e lasciar fare il lavoro sporco agli altri.

Interrogato sulla questione, l’attuale presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, si è detto costernato e dispiaciuto per l’accaduto, ma ha rilanciato dichiarandosi pronto a proporre la propria candidatura per l’assegnazione del Nobel per la pace 2008, quando sarà costretto a lasciare lo studio ovale e, con esso, l’incombenza di invadere l’Iran, la Corea del Nord, la Russia, la Cina e l’Umbria, al suo successore alla Casa Bianca.

Probabilmente democratico.

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