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Coccodrillo

Roberto Benigni

24 ottobre 2007

Roberto Benigni

“Se quando uno muore va di là e invece del nostro Dio ne trova un altro… Ci pensi che figura? Metti, che so, si trova Manitù, quello degli indiani. Che figura si fa? Uno va di là, vede uno con la penna, la pipa…”

E allora, con riso e amarezza, viene da chiederci chissà mai chi hai trovato, Roberto. Chi ti ha accolto con affetto fra le sue braccia, per cullarti e vezzeggiarti come te hai fatto dapprima con Berlinguer, la Carrà e – nei tuoi ultimi giorni – con Mastella?Ma sicuramente non farà differenza chi ti troverai di fronte. Eh sì, perché, nuovo Alfiere dell’Ammore, non ti sono mai stati congeniali faziosità e partigianeria: tu volevi bene a tutti, e tutti abbiamo voluto bene a te. In vita sei stato capace di passare dalle bestemmie nel Mario Cioni, all’elogio della Madonna; da “Quando penso a Berlusconi mi si sgonfiano i coglioni” all’augurare al famoso nano truccato un buon lavoro da Presidente del Consiglio, invitandolo a fare qualcosa per renderci “Orgogliosi di essere italiani” (tipo costituirsi, ma, forse complice l’emozione del momento, ti sei scordato di precisarlo); da “Televacca” e “Woitilaccio” alla proiezione de “La vita è bella” in Vaticano; dall'”Inno del corpo sciolto” a “Quanto t’ho amato”; da “Berlinguer ti voglio bene” a “La tigre e la neve”.

E sappi che non ci scorderemo mai l’impegno che ha contraddistinto il lavoro dei tuoi ultimi anni, per portare nelle principali piazze italiane i versi della Divina Commedia, che sapevi a memoria fin da bambino. Un’impresa titanica, mai tentata prima (se non da Giorgio Albertazzi, Vittorio Gassman, Vittorio Sermonti e perfino Ringhio Gattuso) e portata avanti con tale dedizione e spirito di sacrificio, ricompensati in parte dall’aver evitato almeno la fatica di scrivere nuovi monologhi, fermi dal 1995.

Il tuo successo è cresciuto in modo inarrestabile, specie da quando hai abbracciato la Chiesa Cattolica e capito che il pubblico dei fedeli poteva diventare un pubblico di spettatori, evidentemente a corto di memoria e spirito critico.

La tua arte ci ha divertito e commosso ad un tempo, fino ad esultare insieme a tutti noi, per il meritato trionfo del tuo capolavoro assoluto, quel “La vita è bella”, vincitore dell’Academy Award come Miglior Film Ruffiano.

Oggi ci sei riuscito di nuovo, Roberto. Ci hai fatto piangere proprio come davanti alla tua pellicola, solo con un po’ meno sbadigli.

Ci manchi, Roberto.

Esattamente dal 1988.
I Paguri

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