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Sanremo in dialetto

4 dicembre 2009

brigante

E’ passata un po’ in sordina, ma la proposta della Lega è singolare e pittoresca, come, del resto, singolare e pittoresca è la Lega stessa (oggi ci sentiamo educati). Ma, al contrario di mille altre esternazioni di quest’allegra compagine di simpatici polentoni, aspetteremmo a bollarla come una stronzata spaventosa; anzi, l’idea di far cantare in dialetto al Festival di Sanremo può avere due risvolti, e positivi in ogni caso!

Ci spieghiamo: per tante persone – noi inclusi – il Festival è assimilabile a una delle piaghe bibliche.

Senza entrare nel merito dei suoi meccanismi-farsa, nelle lungaggini estenuanti, negli ospiti, i siparietti cretini e via dicendo, possiamo considerarlo come una gigantesca, implacabile, martellante rottura di coglioni che blocca il Paese per cinque giorni, più gli strascichi, più i tormentoni estivi. Giornali, televisione, radio, internet, per una buona settimana non fanno altro che occuparsi di canzoncine che, quando va bene, sono idiote e oltretutto, nella maggior parte dei casi, SONO LO STESSO BRANO.

La nostra ferma convinzione, infatti, è che, in qualche meandro misterioso delle case discografiche, esista un brano unico così organizzato:

  • una struttura di ferro, rigorosamente costretta nella prevedibilissima e confortevole successione incipit di basso profilo – strofa struggente – ritornello con acuti – ristrofa, ma con batteria – ritornello con acuti e tentativi di virtuosismi – finale;
  • un giro armonico di pochissimi accordi elementari;
  • un testo dove obbligatoriamente compaiano le parole amore, occhi, respiro, sguardo, manchi, sento, lascio, dove sei, te, me, pensare a, sussurro, adesso, senza, sognare, pelle.

Combinando in diversi modi queste parole e gli accordi del giro armonico si ottiene l’80% di tutta la musica leggera italiana, di cui il Festival è l’espressione più inutilmente tronfia.

Ecco, l’idea dei fasciopadani può interrompere tutto questo! In Italia esistono dialetti molto meno comprensibili dell’Ilokano o del Bân-lâm-gú: in certe zone del bellunese puoi scambiare un dialogo fra pastori con il verso del sanbernardo convalescente, alcuni incantesimi di evocazione spiritica sono recitati nel sardo della Barbagia, nei paesini di montagna alle spalle di Bergamo parlano correntemente la lingua di Chtulhu, e così via. Quindi c’è il caso che la gente possa trovare – se possibile – ancor peggiore la riuscita della manifestazione canterina 2010, determinando un crollo di ascolti che probabilmente farebbe staccare finalmente la spina a questo anziano malato terminale.

Nel secondo caso, anche più interessante, potrebbe per assurdo renderlo un appuntamento da non perdere, tra l’altro inserito nel solco della campagna pippa una sega. Questo perché, se bene o male abbiamo fatto l’orecchio alla canzone napoletana (e anche qui ci sarebbe da aprire un altro discorso, ma lasciamo perdere), proviamo a immaginarci un Festival che presenti una bella figliola che canta una triste storia d’amore in ciociaro stretto, o un pur valido (e raro) testo di denuncia sociale, ma cantato nel pugliese alla Lino Banfi!

E chi se la perderebbe, una cosa del genere?

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18 Commenti

  1. Anonimo scrive:

    vero, ma senza il festival non avremmo mai scoperto i jalisse…
    forse così diventerebbe una gara tra regioni, può essere un’idea
    @paguri: grazie per la dedica sull’albo, gran bella storia, chissà come vi vengono in mente, bo?

    By Bove non loggato

  2. Anonimo scrive:

    Sono un vostro affezionato lettore bergamasco e posso garantivirvi che il dialetto di Chtulhu è un’importante tradizione della nostra terra ed è per questo che nei nostri edifici pubblici abbiamo sostituito il crocifisso (immonda superstizione arabo/africana) con una bella testa di polipo.

    Saluti!
    Roberto

  3. jahtiz scrive:

    due punti:

    1 – condivido a pieno la Vs idea di san remo e ho trovato impeccabile il vs studio musico-tecnico sulla composizione dei brani ivi presentati. quindi BRAVI.

    2 – dialetti:
    secondo me, che siano lombardi, laziali, toscani o siculi, i dialetti tutti andrebbero SEMPRE incentivati (magari tranne che a scuola e al tiggì). nel senso che dare spazio a canzoni in dialetto lo trovo solo un passo avanti.
    oltretutto io sono un grande appassionato di canzone popolare tradizionale.
    (anzi, se ciavète da consigliarmi qualche artista popolare toscane ve ne sarò grato, al momento conosco solo i “tuscae gentes” e il grandissimo riccardo tesi. quindi grazie in anticipo)

    e poi trovo un po’ idiota la vs campagna pippa ‘na sega,
    perchè, ahimè, non è dal lombardo che la ns parlata italica è condizionata quanto dall’onnipresente romanesco.
    il romanesco, non si capisce come, è l’unica parlata accettata in tutte le TV dopo l’italiano.
    bohhh..

    esssì!
    oggi polemizzo!!!!

    (ahhh non valgono ripsoste tipo “ma non capisci l’ironia.. testa di cazzo.. o cose similari…)

    e poi voi inchiappettaovìni Paguri,
    che musica ascoltate?
    eh si! ne son proprio curioso.
    secondo me non vi perdete un concerto di burzum, impaled nazarene, deicide e compagnia bella..
    vi ci vedo a pogare con il vs chiodo e anfibi!!

    ciao bell’uomini!
    tizz

  4. santrine scrive:

    non scherzate troppo sui testi di denuncia sociale nel dialetto di Lino Banfi…verificammo di persona quanto sono incisivi (ma soprattutto canini) due estati fa allo stadio di Livorno!

  5. Goldrake scrive:

    Già ho avuto modo di dirlo in passato, ma avete fatto nuovamente una perfetta analisi della canzone italiana. Come in molti altri campi, anche in quello musicale l’80% (abbondante) di quello che produciamo è pura spazzatura. Poi, al solito senza via di mezzo, in terra italica sono nate band di riferimento, spesso più apprezzate all’estero che nel natio stivale, come Area, PFM, Goblin, Napoli Centrale, Zu, Necrodeath, Marti, ecc.

  6. santrine scrive:

    gli Squallor!

  7. vinicio scrive:

    Io rispolvererei pure Odoardo Spadaro buonanima, come dimenticare gl’immortali versi:

    […]
    Gigi Baco Gigi

    Son finiti finalmente i giorni grigi

    Gigi Baco Gigi

    Si sta meglio nelle mele che a Parigi
    […]

  8. Anonimo scrive:

    …il top sarebbe una canzone struggente in bergamasco…

  9. Anonimo scrive:

    Magari c’è anche Mariano Apicella che con la sua musica rende perfette le parole del Vate. Purtroppo c’è un complotto contro di lui (di loro).
    E nessuno che ricorda i dialetti del cuneese: due o tre per paese, tutti affini all’ungherese.

  10. Anonimo scrive:

    dite che l’anno prossimo inviteranno anche Spatuzza a “cantare” in siciliano? ^__^ (godo, io bono come godo)

    Conte Ejacula

  11. rotellaro scrive:

    Era meglio, quando c’erano gli Squallor! (Cit.)

  12. Anonimo scrive:

    Bravo Goldrake!Pura verità.

  13. lucia scrive:

    il commento numero due mi ha fatto venire le lacrime agli occhi dalle risate. che il sacro polpo benedica i bergamaschi ricchi di spirito.
    .
    (cosa che non mi pare si possa dire di jahtiz…).
    preghiera preghierina: don zauker a sanremo in dialetto livornese.
    plis.

  14. Anonimo scrive:

    @ Jahitz
    Come artista popolare toscano consiglio vivamente il grande Riccardo Marasco, uno degli ultimi veri e propri menestrelli a giro per il mondo.

    Quanto a cosa ascoltino i Paguri, a quanto ne so io ni garba Caparezza (mihi quoque), che in effetti è quasi l’unico (insieme a Frankie hi nrg mc) in grado di produrre testi sensati e di denuncia sociale. E secondo me apprezzano anche gli SKA-P

  15. Anonimo scrive:

    anonimo 14, tra i cantori (si fa per dire) in toscano non sono male anche i pisani (ohibò aonco) Gatti Mézzi, son piccini ma cresceranno..

    Conte Ejacula

  16. McLaud scrive:

    “Lu cunigghjuuuu, lu cunigghjuuuu,/
    lu cunigghju avi lu piluuuu…/
    e lu pilu aviti vuiiii…/
    e stanotti m’insonnaiiii…/
    pilu cu’ pilu toccava a vui./
    Pilu-pilu-pilu-pilu-là…
    e senza chiju pilu,
    jeu nun pozzu chiù campà”

    …ah, puro lirismo.

    Dal profondo sud segnalo Otello Profazio e Micu “‘U Pulici”, sicuri vincitori della futura manifestazione vernacolare (non fosse per altro, noi calabresi siamo ovunque…ovunque!).

  17. woytila88 scrive:

    mi dispiace ragazzi, ma anche il toscano (soprattutto il fiorentino) è onnipresente…i milanesi non conoscono (a parte rare lodevoli eccezioni) più il loro dialetto (a differenza di bergamo, brescia ecc.) e quindi hanno inventato quello slang? calata? insopportabile, non sapendo se sia dialetto, italiano, o cos’altro. Certo che Carlo Conti, Panariello, Pieraccioni non fanno tanto diversamente…

  18. TopoSeduto scrive:

    Cari Cosi, come dimenticare gli immortali versi di chailie and the cats?
    Tafalamalamolama (ti (Ta) duole (fala mal) ancora (amo) la mano (la ma)?)
    oppure
    Alaacalacalaaacaaacalacala (guarda (a) quel bovino (la aca la) che (ca) va (la a ) a defecare (a caa) in quella (a ca) magione (la ca la)