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La porti un ciaffone a Firenze…

28 gennaio 2010

AVVISO

Se siete incuranti del traffico congestionato, delle polveri sottili da tre megatoni, del clima di stramerda e il freddo becco, dei giapponesi che fotografano anche i cassonetti dell’organico, dei parcheggi a sessanta euri l’ora, della stirpe di vigili più carogne del Globo Terracqueo, dei tarponi, dei prezzi norvegesi, di una spocchia endemica millenaria

e fate la cazzata disumana di trascorrere il sabato a Firenze,

ebbene a quel punto, cazzata per cazzata, potete anche recarvi in Borgo San Frediano 20r alle ore 19,00, nei fastosi locali della libreria La Cité.

Quivi (o: lìvi) i Paguri intratterranno gli astanti con una… boh, presentazione non si può dire perché è pubblicato già da 4 mesi, ma… insomma ci siamo capiti: sproloquieranno per un’oretta e mezzo dell’albo “Don Zauker – Santo subito” e di ciò che gli ruota o gli ha ruotato intorno. La genesi, le motivazioni, l’esperimento dell’autoproduzione, le prospettive per il futuro, la messa in piega del ciuffo, le sorti dell’Atalanta, il totano in guazzetto. L’intervento sarà intervallato da proiezioni di video (i soliti spezzoni e finti spot del Don Zauker Talk Show), col duplice scopo di spezzare il farfugliamento del premiato duo e di seminare imbarazzo presso i bencreati.

Saranno presenti con loro anche i corresponsabili dell’intera operazione, D’Uva rag. Alessio e Corti geom. Lorenzo, aka Double Shot per ricevere le eventuali proteste da parte di gruppi di facinorosi armati, simpatizzanti di Padre Pio, papaboys non redenti. Solo al termine di questo bel programmino sarà possibile acquistare e farsi dedicare dagli autori l’albo in questione, che è QUASI ESAURITO.

Ripetiamo: L’ALBO E’ QUASI ESAURITO, le scorte stanno finendo e chi non ce l’ha ancora se lo piglia da qualche altra parte (non l’albo).

Quindi, in culo alle mostre di Palazzo Strozzi, agli Uffizi e alla Galleria Palatina: tutti di corsa alla Libreria La Cité, un nome sì da finocchi, ma per dei localini moderni e al passo coi tempi!

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37 Commenti

  1. Bove scrive:

    mannaggia, proprio sabato che avrò il mal di testa…

  2. woytila88 scrive:

    diciamo che a Bologna almeno tutte quelle belle caratteristiche sono dimezzate (ma rimangono purtroppo soprattutto clima e vigili….)

  3. Anonimo scrive:

    Nome vagamente da finocchi, dite. Finocchi a Firenze? O da quando? A proposito: ve li siete scordati tra le cosine tipiche della citta’. Altro che Marrazzo!
    Kekko

  4. Jinx2 scrive:

    Certo mi parete favilli pure voi, a non aggiornare la lista appuntamenti !

    Riguardo DZ Santo Subito, io fossi in voi prenoterei una gran ristampa …..

    saluti & stima affettuosa

    Jinx2

  5. Goldrake scrive:

    “Double Shot” è la cosa più ambigua che abbia letto in vita mia… 😀

  6. Anonimo scrive:

    secondo me quell’Alessio della Double Shot dev’essere proprio finocchio. Già è di Firenze, poi gli ha dato quel nome ambiguo… mah…

    Lorenzo

  7. Anonimo scrive:

    Secondo me la storia di Firenze è condensata nella figura di Giangastone, l’ultimo dei Medici. Ultimo in tutti i sensi…

    “Gian Gastone era solito pranzare a letto alle cinque del pomeriggio e cenare alle due di notte; i cani dormivano con lui; puzzava di tabacco e di vino; era solito vomitare e compiere i propri bisogni corporali nel letto ed ideare stravaganti novità come il fare entrare un somaro, dei saltimbanchi o degli orsi nella camera. Una volta dovettero salvarlo dalle mani di alcuni saltimbanchi polacchi che egli aveva provocato lanciandogli in faccia il bicchiere dopo essersi ubriacato con loro.

    Trascorreva poi le giornate in festini omosessuali organizzati da Giuliano Dami, il quale si occupava personalmente di reclutare ragazzini generalmente di modestissima condizione. Questi ragazzi, posti al servizio del Granduca, furono chiamati “ruspanti” perché pagati con i “ruspi”, le monete del Granducato di Toscana fatte coniare da Cosimo III. Si calcola che nel 1731 i “ruspanti” fossero circa 370. L’ammissione del candidato ruspante al Granduca seguiva sempre un rituale preciso:
    «Come era introdotto il novizio, (Gian Gastone) gli dava del signore, lo lodava, gli guardava i denti se erano bianchi, che così gli piacevano, se era biondo, se aveva buon fiato, e se camminava disinvolto; poi lo faceva sedere sul letto e l’invitava a bere il rosolio, lo visitava se era di buon nerbo (membro virile) e se subito s’adirava (rizzava), che se non aveva queste due qualità non era di suo gusto»

    Gian Gastone, per puro masochismo, provava gusto nell’essere insultato e vilipeso da quei giovani, ed i ruspanti erano appositamente istruiti su come insultare il Granduca:
    «farsi dare del coglione, e del viso di cazzo, e becco fottuto, e per forza voleva che così lo trattassero»

    Il Granduca non si accontentava delle ingiurie verbali e non disdegnava i rapporti di gruppo: alcune sere venivano radunati dieci o dodici ruspanti e Gian Gastone dava il “via”:
    «volendo toccare e sentire quanto era entrata la lancia, e sembrandogli poco penetrare diceva, pigiate, pigiate»”

    altre notizie sulla vita di questo illustre uomo di stato, che oggi sarebbe come minimo presidente del lazio o capogruppo del pdl al senato…
    http://it.wikipedia.org/wiki/Gian_Gastone_de%27_Medici

  8. kirukao scrive:

    Tutto vero quello che si dice di Firenze, lo posso ben dire visto che lì sono nato, ho vissuto per quasi trent’anni e da lì me ne sono andato.

    L’anno scorso mentre ero per lavoro a San Francisco, esco a fumarmi un cicchino e mi metto a chiaccherare con un indigeno, tra l’altro visibilmente frustone. Appena sa che sono di Firenze, invece del solito “quant’è bella” e della mia conseguente affermazione “perché non ci vivi”, mi dice “ma è vero che ve la tirate?” Forse di frustoni ce ne sono tanti perché non ho mai visto tirarsela tanto come quelle che stanno a Firenze. Ma anche se vengono da fuori che sia Italia, Spagna, Maldive, Burkina Faso o altro, cominciano a tirarsela, nemmeno ci fosse qualcosa nell’acqua…tira tira tira, prima o poi si spezza…

    L’albo ce l’ho di già, mentre mi manca il biglietto dell’aereo per tornare, quindi non ci sarò sabato e nemmeno domenica e mi sa che vi vo in culo perfino Lunedì.

    “double shot” mi ricorda il film chasing amy di kevin smith.

  9. Anonimo scrive:

    No, dai.
    Salite un pelino più su, tipo Mendrisio, ma anche Bologna, e verrò a vedervi alfine.

    L’albo l’avrei ordinato sì, ma ho già i primi due e il pizzo di PosteItaliane è troppo caro di questi tempi.
    Se avanzano copie fino a Marzo, facile lo compro!

    Esse

  10. Anonimo scrive:

    Si rivole le apparizzioni della madonna!
    Si rivole le apparizzioni della madonna!
    Si rivole le apparizzioni della madonna!
    Si rivole le apparizzioni della madonna!
    Si rivole le apparizzioni della madonna!
    Si rivole le apparizzioni della madonna!
    Si rivole le apparizzioni della madonna!
    Si rivole le apparizzioni della madonna!
    Si rivole le apparizzioni della madonna!
    Si rivole le apparizzioni della madonna!
    Si rivole le apparizzioni della madonna!
    CAPITO?

  11. Tino Bombarda scrive:

    O pallini, venite a siena per vedere come se la tirano! altro che firenze. e qui non so tutti baciapile, che è pure peggio di manfruiti!

    comunque se m’offrite un mojtino ci vengo subito, ragazzacci!

  12. Anonimo scrive:

    NOOOOOO cazzo l’unica volta che vo a sonare a Lucca!!! Mi sta bene, così imparo

  13. jahtiz scrive:

    accidenti!!!!!
    mi volete far credere che avete già venduto quasi tutte le 37copie che avevate stampato dell’albo !?!?!?!??!

    qui ci sta un bel premio tipo bestèller.

    complimenti sinceri!

    tiz.

  14. Anonimo scrive:

    OT
    Mi sa che la crisi finanziaria in Vaticano si fa dura, si alza il prezzo delle mazzette per annullare i matrmoni…
    http://www.corriere.it/cronache/10_gennaio_29/papa-sacra-rota_ccdeca22-0cca-11df-a99f-00144f02aabe.shtml?fr=box_primopiano

  15. Anonimo scrive:

    anonimo 14
    dall’http: “foto da un matrimonio che dura”

  16. Anonimo scrive:

    quote: “i soliti spezzoni e finti spot del Don Zauker Talk Show”

    ma lo spot dell’8×1000, che a Bologna a novembre avete detto “Per l’8 dicembre lo mettiamo onlain”, c’è qualche speranza di vederlo entro le scadenze delle dichiarazioni dei redditi?

    Non lo dovete fare x me: lo dovete fare x Beppe16 e “famiglia”……..

    Con immutata stima,
    io me medesimo, che a Firenze comunque non ci vengo (e l’albo cel’ho già con dedichina)
    Tiè

  17. Anonimo scrive:

    Non preoccupatevi più di tanto di aver finito le copie stampate che tanto qualche allegro simpaticone ha già messo on-line la versione pdf!
    Nemo

  18. woytila88 scrive:

    quoto tutta la vita Tino Bombarda

  19. Anonimo scrive:

    la cité è bellina, parecchio casino di sottofondo, potete anche rutare e scorreggiare copiosamente che nessuni se ne accorgerà

  20. Anonimo scrive:

    @Anonimo 19
    OK, c’è casino, per il rumore hanno risolto, ma per il puzzo?

  21. kirukao scrive:

    La questione è interessante e mi fa venire in mente che anche qua nelle paludi belga hanno deciso finalmente (un cazzo) di non far più fumare la gente negli estaminet, cioè nei caffè tipici del paese. Questo perché in molti di questi posti si mangia e solo là dove si sgrifa secondo il testo di legge originale si doveva o creare delle zone fumatori e zone rompi-cazzo oppure nisba, niente fumo. Però a causa di uno sbaglio nella stesura di ‘sta legge, errore fatto dal governo fiammingo tanto per dimostrare che parlano una lingua che non ci capiscono una sega neppure loro, non si può più fumare da nessuna parte, che si mangi oppure no, a parte in quei pochi locali che hanno deciso di far fumare comunque e di prendersi una multa stratosferica che tanto non pagheranno.

    Beh, dove voglio arrivare? mmmm ah sì! beh, il 2 di Gennaio entro in un locale, una delle più famose brasserie di Bruxelles, e vedo l’aria limpida, nessun portacenere, la fila fuori di gente a fumare con circa -10 gradi. Mi metto a sedere e sorseggio la mia birra leggermente contrariato fino a che una SCOREGGIA di proporzioni gargantuesche non irrompe in modo devastante tanto da sovrastare pure la musica che purtroppo vanifica l’indivduazione del culo reo di tale prova da guinness.

    Sapete, con la dieta belga, ovvero senape, formaggi grassi, birre con gradazione tra i 7 e i 10 gradi, potete immaginarvi come rapidamente si appannarono i vetri, nemmeno ci fosse un’orgia di 10 persone in una 126, l’aria cominciò a farsi pesante con un tanfo di bottino che pareva avessero fatto saltare in aria un camion del covi. La morale? Nessuna, forse è solo che il fumo mi ucciderà lentamente, ma sicuramente quell’attacco gassoso mi ha tolto dieci anni di vita.

    E comunque farei notare che la sensazione dell’olfatto non è altro che la risposta del cervello, mediata dalla memoria, ad un messaggio elettromagnetico inviato dal nervo olfattivo in collegamento con le mucose nasali stimolate dalle molecole delle varie sostanze che percepiamo. Ovvero, se un culo allegro mi uccide con un tanfo di merda è come se la sua merda l’avessi fisicamente nel naso!

  22. McLaud scrive:

    @Kirukao: Sei un poeta !

  23. Tino Bombarda scrive:

    @ woytila
    ao’ ti tocca stare a siena pure a te? condoglianze, che la città è bella, ma piena di senesi!

    @kirukao
    quto mc laud. esistono tabacchi aromatici che son profumi, ma una scora al formaggio e birra rancidi è arma da bìn laden!

  24. Tino Bombarda scrive:

    OFF TOPICCHE da il “Fatto” di oggi
    commento a questi DZ gni fa una sega!

    RIVELAZIONI
    DON AGOSTINO CHE SPOSÒ IL CAPO DI COSA NOSTRA
    Esce in libreria “I preti e i mafiosi” di Isaia Sales, un viaggio sorprendente nei rapporti non sempre limpidi tra mafia e clero lungo due secoli di storia

    Sarà in libreria dal 2 febbraio “I preti e i mafiosi”, (Baldini e Castoldi, 358 pgg., 18, 50 euro) il viaggio di Isaia Sales nei meandri dei rapporti tra mafia e clero. Ne proponiamo uno stralcio, su due sacerdoti molto particolari.
    di Isaia Sales
    D

    on Agostino Coppola è il prete che il 16 aprile 1974 nei giardini di Cinisi sposa Totò Riina (allora latitante) con Ninetta Bagarella. Insieme con lui altri due preti, don Mario e don Rosario. È parroco di Carini e viene ammesso nelle fila (combinato) di Cosa Nostra a Ramacca nel 1969. Ne parla il collaboratore di giustizia Antonino Calderone: “Mentre eravamo a cena arrivò un prete. Ci fu presentato come un uomo d’onore della famiglia di Partinico. Agostino Coppola si chiamava. Quello che riscosse i soldi del sequestro Cassina. Con mio fratello abbiamo scherzato durante il viaggio di ritorno su questo prete che faceva parte della mafia. ‘Gesù Gesù, anche un parrino in Cosa Nostra’”.

    Don Agostino è legatissimo a Luciano Liggio ed è nipote di un capo di Cosa Nostra americana, Frank Coppola detto Tre dita. Amministra i beni della diocesi di Monreale (la più chiacchierata della Sicilia) e fa da mediatore nei sequestri di persona fatti dai Corleonesi (quello di Luciano Cassina, di Luigi Rossi di Montelera e dell’industriale Emilio Baroni). Nel 1974 viene arrestato, e nella sua abitazione gli inquirenti trovano cinque milioni provenienti dal riscatto di un sequestro di persona. Nel 1976 don Agostino viene processato, insieme con Luciano Liggio, per il sequestro di Luigi Rossi di Montelera e condannato a quattordici anni di galera.

    Nel marzo del 1977 riceve una seconda condanna, questa volta per estorsione (derubricata poi in appello in lesioni personali aggravate) ai danni di un allevatore. Nel luglio dello stesso anno compare come imputato nel processo per il sequestro di Luciano Cassina, figlio di un noto appaltatore di lavori pubblici di Palermo, ma viene assolto per insufficienza di prove, grazie anche all’intervento del vescovo di Monreale. Monsignor Corrado Mingo invia, infatti, una lettera alla Corte pochi giorni prima del processo in cui dichiara di aver richiesto lui stesso l’intervento del prete in qualità di mediatore. Dunque, il vescovo sapeva dei legami di don Agostino Coppola con ambienti criminali. Il colonnello Russo, ucciso poi a Ficuzza nel 1977, era convinto che don Agostino avesse nascosto Luciano Liggio latitante a Piano Zucco, zona in gran parte controllata dal prete di Carini e dai suoi fratelli Giacomo e Domenico. Quando Liggio si trasferisce in Calabria per un contrasto con gli altri capi della mafia contrari ai sequestri di persona che il corleonese e la sua banda praticavano in Sicilia, don Agostino Coppola lo raggiunge immediatamente.

    Per mimetizzare i veri motivi della sua missione, il prete si fa accompagnare da una ragazza che interrogata disse di essersi innamorata del sacerdote ma di non essere riuscita a conquistare il suo amore. Tra il 1971 e il 1973, periodo di permanenza di Liggio latitante nel palermitano, padre Agostino Coppola acquistò beni per 49 miliardi di lire. Un po’ troppi per chi ha fatto voto di povertà. All’inizio degli anni Ottanta viene sospeso finalmente dal Vaticano e si sposa con una donna della famiglia Caruana di Siculiana, famosa famiglia di trafficanti di droga tra la Sicilia, il Canada e il Venezuela. Morì mentre era agli arresti domiciliari. Sempre a proposito della famiglia Coppola, va ricordato che lo zio, Frank Tre dita, quando fu rispedito in Italia dall’America perché indesiderato , fu ricevuto alla stazione con la banda dal parroco di Partinico don Leonardo La Rocca.

    FRA’ GIACINTO

    Frate Giacinto, al secolo Stefano Castronovo, nato nel 1919 a Fa-vara, provincia di Agrigento, fu ucciso il 6 settembre 1980 con cinque colpi al capo da due persone nella sua cella al primo piano del monastero di Santa Maria del Gesù a Palermo. Già nel 1964 la polizia si era interessata a lui. Il commissariato di Corleone aveva perquisito il convento e la cella in cui viveva Fra’ Giacinto alla ricerca del latitante Luciano Liggio. Una “soffiata” aveva indicato in Fra’ Giacinto il suo protettore. A Santa Maria del Gesù si era sistemato splendidamente: viveva in un appartamento di sette stanze. Nella perquisizione, dopo il suo assassinio, fu trovata una rivoltella calibro 38 in un cassetto della scrivania e quattro milioni di lire in contanti, inoltre profumi e liquori e abiti civili di ottima fattura. Don Giacinto era amico dei mafiosi. Oltre a Luciano Liggio, annoverava tra le sue frequentazioni anche la famiglia Bontate, di cui era diventato il confessore. Le indagini sull’uccisione le svolse il vicequestore Antonino Cassarà, assassinato qualche anno dopo. Cassarà restò fortemente impressionato dall’omertà dei suoi confratelli. Le poche cose che venne a sapere riguardavano la sua non partecipazione alla vita religiosa del convento; riceveva solo gente che gli chiedeva favori e faceva raccomandazioni, i doni che gli portavano non li condivideva con gli altri frati. Nessuno dei suoi superiori aveva avuto da ridire su questi suoi comportamenti fuori dalle regole e dalle tradizioni dell’ordine francescano. Nessuno dei suoi confratelli aveva segnalato l’anomalia del suo modo di vivere. Nel 1961 Fra’ Giacinto aveva acquistato una pistola, una Walther 7,65. Il frate era chiacchierato da lungo tempo, e nessuno a Palermo si meravigliò della sua fine. Pare che praticasse perfino il prestito di denaro a usura, ma “furono le sue amicizie strettamente mafiose a farne decidere l’omicidio”. Quando l’anno dopo la sua uccisione fu sterminato l’intero clan dei Bontate, si capì meglio la ragione della sua eliminazione: si era trattato di un messaggio mandato alla famiglia di cui era il padre spirituale.

    Voci insistenti dicevano che nel cimitero del convento fossero sepolti alcuni “scomparsi” di quegli ultimi anni e che, nelle tombe vuote, si fossero nascosti alcuni mafiosi latitanti. Anche Gianni Baget Bozzo in un articolo ventilava l’ipotesi che Fra’ Giacinto non rappresentasse un’eccezione all’interno dell’ordine e della Chiesa siciliana.

    Nella omelia al suo funerale il provinciale dell’ordine francescano, padre Timoteo, richiamò la massima evangelica “Chi è senza peccati scagli la prima pietra”. Dire una frase del genere davanti a un assassinato, “vuol dire ammetterne le colpe o assolverle”.

  25. Goldrake scrive:

    @ Kirukao
    Di Bruxelles ho un bellissimo ricordo… Gita scolastica in 4° superiore, ciucca di proporzioni bibliche al Drug Opera con fiumi di Chimay tappo blu… Conosci questa (stupenda) birreria ?

  26. kirukao scrive:

    Grazie a tutti per il sostegno stilistico ed espressivo, ma la situazione è grave soprattutto perché i belgi sono lenti nel rendersi conto delle cose!

    @Goldrake
    Certo che conosco il posto, quasi un’istituzione. Adoro Bruxelles: è vero che il tempo qua non è un gran che, come i Paguri possono ben testimoniare, ma la filosofia di vita incentrata sul vivi bene e lascia vivere bene dà dei risultati notevoli e la Nazione e la sua Capitale sono dei posti veramente in movimento, anche se alcune pecche ci sono, tipo il vlaams belang partito fascista fiammingo (in confronto Fini, Berlusca e quelli della lega sono quasi da “casa del popolo”), ma tanto parlano solo tra di loro, qui non li capisce nessuno (e questo li manda ancora più in bestia). Comunque venite venite ché ci si diverte!!!

  27. McLaud scrive:

    @Kirukao: se ripasso a Bruxelles (ove dimora mio cognato), ti contatto e potremo disquisire amabilmente di aromi di peti stantii e birre tanatepatiche…ovviamente, mentre emettiamo gli uni e scoliamo le altre! 😉

  28. ponceavela scrive:

    …@ 14 «Occorre rifuggire – ha detto il Santo Padre – da richiami pseudopastorali che situano le questioni su un piano meramente ORIZZONTALE , in cui ciò che conta è soddisfare le richieste soggettive per giungere ad ogni costo alla dichiarazione di nullità…cioè della serie se si fanno sdraià per ottenere la revoca non cedete?!?! …e devon tirà fori i vaini?!?

  29. vinicio scrive:

    Intanto facciamoci due risate leggendo questo bell’articoletto:
    http://tinyurl.com/y8zdod4

  30. kirukao scrive:

    @ McLaud
    La buona compagnia non si rifiuta mai!

  31. Anonimo scrive:

    Una pagina intiera sur Tirreno dedicata a DZ ieri!
    Comprimenti!

  32. Anonimo scrive:

    @31
    …ora sì che ci sarà ben ragione di chiamarlo “Vergaio”!

  33. Goldrake scrive:

    Quando la realtà supera la fantasia…
    http://www.facebook.com/profile.php?id=1672872547#/pages/Sborra/110170690777?ref=sgm
    Buahahahahahahahaaaahhhhhhhhh !!!

  34. woytila88 scrive:

    @tino bombarda si siena mi è toccata ma dal 2004 al 2009, poi per fortuna, ho smesso. Al cartello d’ingresso ai Due Ponti ci dovrebbero scrivere come sulle sigarette…. Bruxelles mi manca è una delle poche capitali che ancora mi manca…(oddio poche….Varsavia, Sarajevo, Belgrado, Bucarest, Tutta la Scandinavia…’avoglia a viaggià, se solo qualche euro mi venisse incontro..)

    @Hell spawn, se sono indiscreto scusami ma dove hai preso il nick? poi ti spiego perchè te lo chiedo 🙂

  35. HellSpawn scrive:

    In realtà di questa cosa me ne aveva parlato un amico e io pensavo scherzasse. Così ho cercato su internet, scoprendo che era vero. Ho pensato subito ai Paguri quando l’ho sentita…