Archivio di aprile 2010
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Domani ci aspetta un viaggetto di sei-sette ore, così, d’amblé. La cosa sarebbe già terrificante di suo, ma la parte veramente agghiacciante non è la durata, bensì il mezzo: ci andiamo in treno.
Qualcuno ha già cercato di dissuaderci, di non fare l’insano gesto, ci ha implorato dicendoci che siamo ancora giovani(li), ma non c’è niente da fare. Ci sono momenti in cui bisogna dimostrare a se stessi di essere uomini, di saper affrontare anche le avversità più grandi, di poter resistere alle infamie che non lasciano scampo. Fino a osare l’inosabile: un viaggio di 600 chilometri con Trenitalia.
Se riusciremo a resistere – nel migliore dei casi – alle cimici e agli acari, all’aria condizionata bloccata, ai guasti, ai posti che non tornano, ai ritardi spaventosi, ai sedili pisciosi (fidatevi: ci sono anche i sedili pisciosi) e alle tendine parasole aromatizzate al caciocappella, nel secondo pomeriggio dovremmo arrivare a Napoli, per il Comicon.
Lì i milioni di lettori che tradizionalmente ci seguono dalla Campania o anche da più giù, potranno trovarci tutto il giorno di sabato e la mattina di domenica, allo stand Planeta, a quello di Double Shot o nascosti nei bagni delle donne. Nei primi due posti vergheremo di dediche e disegni gli albi di Don Zauker – Santo subito.
Domani esce anche il Vernacoliere, con l’episodio 60 (vedi anteprima, qui sopra) del nostro pio esorcista. Gustatevelo, perché sarà l’ultimo per un bel pezzo. Almeno finché non avremo terminato il nuovo albo, più un altro bel po’ di lavori.
Dai, che è a fin di bene.
Vi aspettiamo numerosi, ben pettinati, possibilmente con uno spencerino damascato e una camelia all’occhiello.
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25 aprile 2010

Quando a novembre scorso, con Double Shot, abbiamo pubblicato Don Zauker – Santo Subito decidemmo di procedere con i piedi per terra. Che voleva dire: “seguiamo con la dovuta calma l’andamento di quest’albo ed eventualmente facciamone sì altri, ma solo ed esclusivamente se verranno idee che siano all’altezza, senza per forza essere condizionati dalle scadenze di una fiera importante”. E per “idee all’altezza” intendevano, in sintesi che il secondo albo (che come dice Caparezza, “è sempre il più difficile”) doveva essere meglio del primo, non potendo contare sull’effetto novità. Ci sembrava l’unico modo per rimanere coerenti e non deludere voi, prima ancora che noi stessi.
Perché alla fine, Don Zauker – Santo Subito ha costituito un piccolo caso editoriale.
A qualcuno è sembrato strano.
A qualcuno è sembrato diverso.
Qualcuno non lo ha capito, perché lo ha confrontato con gli episodi di due pagine.
Qualcuno non lo ha apprezzato, sentendosi offeso dai contenuti.
Qualcuno lo ha deliberatamente ignorato.
Qualcun altro lo ha giudicato un po’ troppo estremo.
A moltissimi è piaciuto un sacco.
Morale: va benissimo così.
Era il nostro primo albo e volevamo mostrare qual è il modo che preferiamo di realizzare una storia a fumetti e, visto come stanno le cose in Italia, anche che esiste la possibilità di farli contando esclusivamente o quasi sulle proprie forze. Era una prova prima di tutto per noi, diciamolo.
Ma poi l’idea all’altezza è venuta.
Adesso, superato il primo livello, andiamo a quello successivo. Più personaggi, più ritmo, più azione. Il prossimo albo sarà più cupo, più violento, più irriverente e più spietato.
Abbiamo aperto una stradina, cominciamo a percorrerla e vedere dove porta, visto che è completamente libera.
E, già che ci siamo, spingendo sull’acceleratore, cazzo.
Don Zauker – Inferno e Paradiso.
Lucca Comics 2010.
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23 aprile 2010

Oggi, in attesa che il caffè gorgogliasse, mi è capitato di sintonizzarmi in quello squarcio di Stige che è la trasmissione “Tg2 Costume e Società”. Sì, quell’allegro bivacco di manipoli condotto da quella signora uguale alla verduraia giù all’angolo.
Bene, commentando gli eventi di ieri, la conduttrice ha sciorinato alcuni numeri, fra i quali quelli dei parlamentari che secondo Italo Bocchino sarebbero disposti a seguire Gianfranco Fini. L’opera di rendicontazione è stata tuttavia interrotta da un’ospite, un’elegante signora che, da esperta, ha commentato più o meno con le seguenti parole: “L’onorevole Bocchino, con quel cognome, dovrebbe essere più cauto e attento alle cose che dice”*.
Ora, anche scomodando le branche più specialistiche della moderna psicanalisi, delle scienze antropologiche, financo della fisica dei quanti, ci sfugge il nesso fra l’avere un cognome e il poter dire qualcosa, fossero pure solenni stronzate.
Ma se anche esistesse, pur nella più remota delle discipline umane, ci sarebbe allora da rilevare che ad affermare l’arguta e originalissima frase è una signora che non solo di cognome fa Mussolini, ma è anche diretta discendente dell’omonimo dittatore, e soprattutto che ne difende l’operato.
Meglio un bocchino, va’. Lascia fare.
***
* “da esperta” di cognomi, intendiamo.
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22 aprile 2010
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21 aprile 2010

“Anch’io ho condiviso le loro sofferenze!”
Queste le parole pronunciate dal Santo Padre, dopo l’incontro con le vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti cattolici.
Il portavoce della Santa Sede, su suggerimento di qualche prelato più accorto che evidenziava una certa ambiguità nella dichiarazione pontificia, è poi dovuto intervenire tempestivamente per smentire categoricamente qualsiasi riferimento, nelle parole del vicario di Cristo, alla sua adolescenza passata in seminario.
Altre secche smentite hanno riguardato le voci, false e tendenziose, secondo le quali il discorso del papa proseguiva con affermazioni come le seguenti: “…per i primi 5 minuti… poi uno può anche prenderci gusto…”; “…e le ho superate grazie alla preghiera, la penitenza e la Pasta di Fissan”; “…ma poi mi hanno segnalato l’HR, che consiglio a tutti voi” e altre infamie destituite di fondamento.
Purtroppo gli attacchi alla chiesa cattolica e all’integrità morale dei suoi rappresentanti si fanno via via più insidiosi e massicci, quindi ci sarà da aspettarsi che nei prossimi giorni vengano messe in giro ben più vergognose falsità di quelle appena smentite.
Ma noi andiamo dritti per la nostra strada, sicuri che niente, non le testimonianze più attendibili, né le prove scientifiche più evidenti, riusciranno ad intaccare la nostra fede.
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19 aprile 2010

Nel 500° anniversario dalla morte di Sandro Botticelli, riteniamo opportuno un ritorno alla filosofia neoplatonica, onde ricercare la verità tramite la bellezza, e pensiamo che sia l’ora di restituire il giusto prestigio alla capitale della nostra regione, nonché città che dette i natali al grande artista. E, cosa non meno importante, cessare anche la dozzinale pratica dello sberleffo campanilistico, che – diciamocelo – è davvero venuto a noia. E’ antiquato, è stupido, è provinciale e demodé.
Non è vero che Firenze, la Perla di Labuan toscana, sia in realtà un agglomerato urbano caotico, dal traffico congestionato e lo smog che si taglia a fette, oltre che un recinto pieno zeppo di finocchi.
Ultimamente, per esempio, si gira molto meglio, grazie ad un nuovo piano urbanistico e la tramvia.
Per questo (e solo per questo) noi ci torniamo volentieri, giovedì 22 aprile. Per andare a vedere una mostra? Per intossicarci col fumo dei waffel a Santa Maria Novella? Per celebrare il Botticelli? Per conferire con coso, Renzi? Per fare indigestione di lampredotto? Per fare shopping in negozi di articoli per manfruiti?
Macché.
No, no, ci torniamo per donare (donare una sega) alla città la nostra scoppiettante performance, tutta fatta di gentili ammicchi e soavi rappresentazioni, a riprova del fatto che c’è ancora un po’ di luce della speranza, in questi tempi bui (strappati) e tenebrosi. Ci sarà di che fare quattro risate.
Vi aspettiamo numerosi e neoplatonici.
***

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18 aprile 2010




La coraggiosa presa di posizione del nostro Presidente del Consiglio è stata presa ad esempio, dando il via ad una serie di giuste rivendicazioni da parte dei più illustri esponenti di alcune tra le categorie più diffamate da certa stampa e certo cinema, evidentemente collusi con la sinistra.
In serata si attendono le dichiarazioni di Godzilla, Hannibal Lecter, Darth Vader e Landru.
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16 aprile 2010

…a chi fanno fare brutta figura, agli italiani o ai mafiosi?
Sa, la frase non è molto chiara e, conoscendola, non vorremmo che…
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15 aprile 2010

Dal nostro corrispondente a Bruxelles, Santrine, riceviamo e pubblichiamo:
Amici mia,
volevo solo brevemente farvi notare che, mentre in Germania lo scrivono sui muri di CasaRazzi (rima obbligata, forza, tutti insieme: E ‘STI CAZZI!!!...bravi, queste sì che son soddisfazioni!), in Francia ne ha parlato nientemeno che il Ministro degli Esteri (mica Frattaglie), nella verdUropa il presidente di un gruppo politico dell’Europarlamento, nonché ex-primo ministro belga, ha chiesto una condanna ufficiale da parte delle altre istituzioni Uropee, in Italia il tema del giorno è sì la religione, ma quell’altra.
Ai più attenti di voi non sfuggirà che, a ben guardare, gli alti rappresentanti della seconda religione di Stato hanno molte similitudini con quelli della prima: straricchi in maniera sospetta, evasori fiscali, manipolatori della credulità popolare, arroganti, con molti scheletri nell’armadio, ed altrettanto inutili.
Eppure, anche grazie alla distrazione della religione-bis, gli extra-comunitari d’oltretevere hanno ampio spazio per sproloquiare in libertà senza che nessuno alzi ufficialmente un ditino italico per dire:
“Mi chiarisca cortesemente una cosa, eminenza (una sega), ma che stracazzo dice?”.
E questo, sia chiaro, indipendentemente dal fatto che personalmente si preferisca una cosa o un’altra.
Vs.
Santrine
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13 aprile 2010

Scritte sulla casa natale del Papa.
Sono comparse questa mattina, sull’onda delle proteste per l’affaire Chiesa-abusi su minori. A gettare acqua sul fuoco ci hanno pensato un po’ monsignor Babini, decretando che l’attacco a Ratzinger sig. papa è opera di massoni ed ebrei, e il buon vecchio Tarcisio Bertone, che ha fatto un intelligente collegamento fra pedofilia e omosessualità, subordinando la prima alla seconda (e non possiamo pensare che una persona del suo calibro e della sua levatura, oltre che del suo ruolo e della sua confessione, si avventuri in simili diagnosi, senza conoscere perfettamente gli argomenti dei quali sta parlando).
In genere, noi sapevamo che quando si pesta una merda si cerca di pulirsela dalle scarpe (Elio docet). Evidentemente ci sono altri metodi per uscirne, che prima, tuttavia, implicano una bella nuotata – con rischio affogamento – in una piscina olimpionica di letame. Ma il disegno del Signore si sa, è imperscrutabile, quindi è bene che cuociano nel loro brodo (oddio, brodo… bleah!).
Ad ogni modo, le forze dell’ordine si sono già attivate e ora si cerca il misterioso G. che, nottetempo, ha effettuato il raid nella casa natale di Beppe Ratzinger per scrivere delle frasi allusive sui muri dell’austera magione.
La Polizia tende però ad escludere il gesto intimidatorio di uno squilibrato, limitando il tutto ad uno scambio di messaggi tra innamorati.
Attendiamo aggiornamenti.
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