« | Home | »

Benigni Roberto, di Gaspare fu Giulia.

22 novembre 2010


No, via, non ce la possiamo fare. Ci abbiamo provato, a sorvolare, più per senso della realtà che per affetto. Anzi: sono proprio l’affetto e l’ammirazione sconfinata nei confronti di quello che fu, a dettare questo pezzo.

Possono due stronzi come noi parlar male di Benigni?

– Sì.

– No.

S’apre i’ddibattito (cit.).

Benigni è un genio.

O almeno lo è stato per molto tempo. E adesso – non ci è dato modo di sapere perché – non lo è più.

Possiamo solo fare squallide congetture da cortile: forse per via della moglie; forse per colpa dell’Oscar; in grandisssssssima parte per colpa di Cerami, che sta alla spontaneità come Marc Dutroux alla pedagogia; forse perché è stanco e non ha più voglia, forse perché vuole cambiare (e noi siamo i primi a riconoscere all’artista il diritto di voler cambiare, contro il volere del pubblico, tendenzialmente conservatore, che rimpiangerà sempre ciò che aveva apprezzato e a cui si era affezionato); forse perché è rincoglionito, forse perché ha perso il contatto con la realtà, forse perché si prende sul serio e crede davvero a quello che gli altri dicono di lui (un po’ come J.C. Superstar), forse per un sacco di altri motivi.

No, via, onestamente…

Benigni è diventato (suo malgrado o forse a suo vantaggio) un feticcio di quella parte fighettarella della sinistra, un feticcio del quale non si può parlare se non con termini come travolgente, irresistibile etc… Ogni sua apparizione pubblica deve essere anticipata, accolta e poi celebrata come un evento, da descrivere come straordinario su tutti i giornali (o almeno quelli compiacenti verso la suddetta sinistra).

Benigni travolgente è diventato un dogma, un luogo comune, un po’ come Pippo Baudo è un professionista serio, il nuoto è lo sport più completo e Andreotti è simpatico.

Il Benigni di adesso è travolgente solo se lo paragoniamo al TG2 Salute di Luciano Onder.

Ma non si può dire.

Infatti, dopo l’ultima apparizione a Vieniviacommé, i consensi e gli entusiasmi sono stati (quasi) unanimi.

Tutti: uomini, donne, mamme, babbi, suocere, figli, carogne, studenti, lavoratori, disoccupati, politici, calciatori, giornalisti… tutti sono rimasti soddisfatti e rassicurati dall’intervento di Benigni.

E questo è già un piccolo fallimento, per uno che dovrebbe fare satira.

Se non fai arrabbiare/pensare/sorprendere nessuno vuol dire che non hai smosso niente.

La satira, almeno nella nostra visione, non deve essere rassicurante. Anzi, deve essere l’esatto contrario e a questo proposito, l’intervento di Antonio Albanese, nella seconda puntata del programma, è stato meraviglioso. Albanese ha fatto ridere mentre faceva passare messaggi terrificanti; ha caricato comportamenti e usanze per evidenziarne l’anormalità; in pochi minuti ha fatto un ritratto dell’Italia contemporanea attraverso la figura che meglio la rappresenta: il bandito cafone; infine, non ha avuto bisogno di salterellare qua e là, non ha riso forzatamente per chiamare la risata del pubblico, non ha gesticolato ossessivamente per apparire brillante. E soprattutto ha chiuso il suo intervento con un finale diretto, serissimo e agghiacciante.

Per questo, l’indomani, non l’ha cacato nessuno.

La satira è un commento divertente, ma critico e spietato sui fatti che accadono.

Il punto è proprio questo: divertente, ma critico e spietato.

Questo presuppone la costruzione di un meccanismo creativo che porti il lettore (o lo spettatore) non solo a ridere, ma a ricordarsi di quel fatto che gli ha provocato la risata; e magari, anche a vedere le cose da una prospettiva diversa da quella comunemente accettata o – sempre più spesso – imposta dai mezzi di informazione di massa.

Se viene a mancare questo meccanismo, viene a mancare la natura stessa della satira e si finisce per formulare semplici commenti da bar, tutt’al più – a volte – salaci (vedi Littizzetto), o dire tristi banalità.

Le cose condivisibili (“non si ammazza uno perché ha scritto un libro”, “la vita va rispettata”, “quando un uomo con la pistola incontra un uomo con la penna”…etc…) dette da Benigni l’altra sera avrebbero potuto dirle benissimo anche Fazio, Moccia, Veltroni o il Papa; e non crediamo che si trattino di personaggi particolarmente vivaci, spiazzanti, travolgenti e creativi… a parte forse il papa, per il suo eccentrico modo di vestire e per il fatto che parla con esseri invisibili.

Qualcuno si ricorda una battuta fulminante detta da Benigni a Vieniviaconme?

No, vero?

E sapete perché? Perché non ce ne sono state.

Forse una… sì, una, ecco… quella dell’elenco di fatti e personaggi che finiva con “…che al mercato mio padre comprò”.

Peccato fosse presa in prestito da Spinoza.it.

Benigni, da grande comico che è (uno dei pochi in grado di unire comicità pura e satira) ha bisogno di giocare col corpo per intercettare il consenso. Si agita, urla, ride (e chiama la risata del pubblico) balla, canta, si asciuga il sudore, canta una canzoncina carina sulle proprietà di Berlusconi, recuperandola da un suo spettacolo del 1995 e riadattandola ai fatti di oggi.

Ma se togliamo questa sovrastruttura, quello che rimane è davvero poco, pochissimo. Niente che rimanga impresso.

Perché comicità e satira non sono la stessa cosa. La comicità non intacca i valori, non tenta di illuminare le zone oscure, non prende posizione.

La satira sì. Eccome.

Il primo TuttoBenigni (se non l’avete visto, cercatelo, è un obbligo!) era genio puro. E dopo averlo visto ti rimaneva impresso per giorni (a noi per tutta la vita). Il secondo non era già più altrettanto forte.

Da lì, la rovina.

Da quel momento i film costruiti a orologeria come compitini, con gag innocue e per giunta telefonate, a discapito di quella spontaneità, di quella capacità d’improvvisazione che lo avevano piazzato come una bomba atomica nel panorama dello spettacolo italiano. Da lì la nenia sull’amore, le crisi mistiche, l’importanza della Madonna (!!!), le letture di Dante, il volemose bbene, lo squallido invito sanremese a Berlusconi a farci sentire orgogliosi di essere italiani e tutto il resto che non è né satirico, né coraggioso, né travolgente.

Il Benigni di ora è questo, se ne prenda atto e lo si accetti (o lo si pianga, come facciamo noi) ma non lo si canti più come si faceva con il geniale inventore di Mario Cioni.

Sono due cose diverse, ci verrebbe da dire agli antipodi.

Fine d’i’ rricrativo, principia i’ccurturale.





Share

Tag: , , , , , , , , , , , ,

56 Commenti

  1. Anonimo scrive:

    Oh ecco, finalmente qualcuno che lo dice. Io ho adorato Benigni, davvero, ma da quando si è messo a recitare Dante qualcosa si è rotto…
    Sara

  2. jahtiz scrive:

    a nessuno può realmente piacere il nuovo benigni,
    nè come cabarettista televisivo nè come autore dei suoi ultimi films.
    però ormai s’è cucito addosso quell’immagine di PROVOCATORE SCOMODO di SINITRA. E il fatto che le sue battute non per nulla cattive taglienti e furbe permette alla destra di mantenerlo in vita come esempio di INTELLETTUALE DI SINISTRA CHE ATTACCA IL GOVERNO che ha la libertà di esprimersi in TV.
    ormai è un fango da cui è impossibile uscire.
     
    anyway…

    non vedo l’ora di vedere le fotografie, i video e le intercettazioni dei dossieraggi che LIBERO e  IL GIORNALE pubblicheranno nei prossimi 8 mesi sulla Carfagna!
    WOWOWOWWWW!!!

    • Anonimo scrive:

      ATTENZIONE … FARE MOLTA ATTENZIONE … quella della Carfagna è una finissima manovra diversiva, di stornamento Sia questa che la min. Prestigiacomo sono in procinto di lasciare il PDL, compiendo un passo che nessuno avrebbe pronosticato proporzionato al loro profilo antropologico-culturale: un emancipazione lampo. Infatti esse se ne distaccano adesso per rientrare alla fine della breve fase di transizione che separerà il periodo delle \larghe intese\ dalle elezioni, secondo la medesima logica secondo cui nacque poco tempo fa \Forza del Sud\ del Micciché. Per sapere cosa accadrà in Italia bisogna vedere cosa accade in Sicilia con qualche mese di anticipo. attenzione, fare molta attenzione a come vengono usati i mezzi di comunicazione…

  3. Anonimo scrive:

    Quoto tutto in pieno! Avete espresso perfettamente il mio pensiero. Grazie.
    PS stessa cosa per Saviano! Grillo ha “osato” criticarlo perchè è stato troppo moscio e senza fare nemmeno i nomi e tutti a dare addosso a Grillo. Ma anche per me Saviano è sopravvalutato. Massimo rispetto ma a parte Gomorra, cos’ha scritto dopo?

    • woytila88 scrive:

      Perchè Grillo le palle di vivere con 8 sbirri non ce l’avrà mai, il problema non è quello, è che come hanno scritto i paguri saviano è stipendiato da endemol e mondadori…insomma…. tuttavia l’ultimo che può dare lezioni è grillo, che quanto a megalomania lo battono in pochi, avrebbe dovuto farsi da parte, dato che a lui la politica non interessa, dopo aver permesso a gente capace (come ad esempio Favia in Emilia), e invece da Cesena in poi è ancora qui, dopo che non gli hanno permesso di fare le primarie.
      La mia teoria è un’altra e vale pure per Pansa: quanta invidia c’è nel non essere ospiti di un programma che fa 7 milioni di ascolto, con un pubblico che magari è il proprio, e scritto da un vecchio sodale di lavoro come Serra dal quale ci si aspetterebbe una mano mediatica?

    • Anonimo scrive:

      A PROPOSITO DI GRILLO E SAVIANO

      Si parte da lontano. Cioè il ruolo svolto dai grandi mezzi di comunicazione nella società capitalistica moderna.
      Nel nostro secolo almeno due “profeti” vanno menzionati in tal senso, per la loro opera di prosecuzione del pensiero di Marx nell’analisi della società consumistica: Pier Paolo Pasolini e Guy Debord rappresentano due punti di riferimento per tutti coloro i quali avvertono l’esigenza del cambiamento attraverso la critica sociale.
           Dai primi anni sessanta entrambi si erano accorti che la situazione per le masse andava via via peggiorando per il sempre più invasivo e opprimente potere della televisione. Pasolini in un articolo dal titolo “Acculturazione e acculturazione” pubblicato sul Corriere della sera del 9 dicembre 1973 (ora contenuto nella raccolta Scritti corsari), arrivò addirittura provocatoriamente a lanciare una sfida ai dirigenti Rai nella promozione della lettura: veri e propri sponsor, non relegati solo ai programmi culturali, ma inseriti nei palinsesti secondo le regole pubblicitarie che impongono di consumare. Da queste affermazioni del poeta emerge l’aspetto “utopico”, se vogliamo idealistico, del suo pensiero. In un tentativo estremo di arginare il “genocidio culturale” o comunque il disastro politico-sociale verso cui ci si stava indirizzando, attraverso forme di rieducazione delle masse mediante la presa di coscienza della propria condizione di sfruttati e inebetiti, derivante dalla lettura dei libri, Pasolini credeva di poter salvare ancora parte del popolo italiano prima che l’omologazione diventasse totale. In una intervista per la Rai degli anni settanta lo scrittore confessava di non aver compreso il motivo per cui al regima fascista, non era riuscito il completo assoggettamento delle masse attraverso l’appiattimento e la sottomissione totale negli usi e costumi degli italiani: un contadino rimaneva tale e così gli appartenenti alla classe operaia o del sottoproletariato urbano. Capì che tutto questo stava perfettamente riuscendo a questa forma di neocapitalismo detta consumismo, ma non fece in tempo a cogliere le modalità in cui questo assoggettamento si stava attuando. Tutta questa terribile mutazione totalitaria il poeta l’argomentò, con sconcertante lucidità, nel già citato articolo Acculturazione e acculturazione della fine del 1973. All’epoca bollato come catastrofico, antimodernista, eccessivo e, da alcuni adddirittura ideologico, se riletto oggi risulta essere una delle più precise analisi della società italiana a venire, quella che dagli anni ottanta in poi sarebbe divenuta la massima espressione della cossiddetta “neo-civilizzazione berlusconiana”. L’articolo merita di essere riportato nella sua quasi totale interezza:
       
           “Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi. Il fascismo proponeva un modello, reazionario e monumentale, che però restava lettera morta. Le varie culture particolari (contadine, sottoproletarie, operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli: la repressione si limitava a ottenere la oro adesione a parole. Oggi, al contrario, l’adesione ai modelli imposti dal centro è totale e incondizionata. I modelli culturali reali sono rinnegati. L’abiura è compiuta. Si può dunque affermare che la “tolleranza” della ideologia edonistica voluta dal nuovo potere, è la peggiore delle repressioni della storia umana.
           Come si è potuta esercitare tale repressione? Attraverso due rivoluzioni, interne all’organizzazione borghese: la rivoluzione delle infrastrutture e la rivoluzione del sistema d’informazioni. Le strade, la motorizzazione ecc. hanno ormai strettamente unito la periferia al Centro. Ma la rivoluzione del sistema d’informazioni è stata ancora più radicale e decisiva. Per mezzo della televisione il Centro ha assimilato a sé l’intero Paese, che era così storicamente differenziato e ricco di culture originali. Ha cominciato un’opera di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza. Ha imposto cioè i suoi modelli: che sono i modelli voluti dalla nuova industrializzazione, la quale non si accontenta più di un “uomo che consuma”, ma pretende che non siano concepibili altre ideologie che quella del consumo. Un edonismo neo-laico, ciecamente dimentico di ogni valore umanistico e ciecamente estraneo alle scienze umane.
           L’antecedente ideologia voluta e imposta dal potere era, come si sa, la religione: e il cattolicesimo, infatti, era formalmente l’unico fenomeno culturale che “omologava” gli italiani. Ora esso è diventato concorrente di quel nuovo fenomeno culturale “omologatore” che è l’edonismo di massa: e, come concorrente, il nuovo potere già da qualche anno ha cominciato a liquidarlo.
           Non c’è infatti niente di religioso nel modello del Giovane Uomo e della Giovane Donna proposti e imposti dalla televisione. Essi sono due Persone che avvalorano la vita solo attraverso i suoi Beni di consumo  (e, s’intende, vanno ancora a messa la domenica: in macchina). Gli italiani hanno accettato con entusiasmo questo nuovo modello che la televisione impone loro secondo le norme della Produzione creatrice di benessere (o, meglio, di salvezza dalla miseria). […]
           Il ragazzo piccolo borghese, nell’adeguarsi al modello “televisivo”  – che essendo la sua stessa classe a creare e a volere, gli è sostanzialmente naturale – diviene stranamente rozzo e felice. Se i sottoproletari si sono imborghesiti, i borghesi si sono sottoproletarizzati. La cultura che essi producono, essendo di carattere tecnologico e strettamente pragmatico, impedisce al vecchio “uomo” che è ancora in loro di svilupparsi. Da ciò deriva in essi una specie di rattrappimento delle facoltà intellettuali e morali.
           La responsabilità della televisione, in tutto questo, è enorme. Non certo in quanto “mezzo tecnico”, ma in quanto strumento del potere e potere essa stessa. Essa non è soltanto un luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un centro elaboratore di messaggi. E’ il luogo dove si fa concreta una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove collocare. E’ attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo potere.
           Non c’è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l’aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado di scalfire l’anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie appunto la televisione), non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata, bruttata per sempre…”.
      E possibile un rivolgimento di un tale sistema talmente raffinato nel tempo e corroborato quotidianamente dall’immissione di incalcolabili capitali?
      Certo è vero che il programma di Fazio (e veramente tutti i difetti del programma pertengono a lui) è scoraggiantemente pacchiano e di un buonismo pressapochista e cialtronesco, convogliato in determinate tecniche di intrattenimento che sono pensate all’ origine della produzione delle “immagini spettacolarizzate” (voilà le capitalisme) esclusivamente a edificazione et nutrimento del consumatore felice, buono e eterodiretto (in una parola: veltroniano).
      Ma Saviano rappresenta proprio quell’ultima trincea opposta all’omogazione totale: con la sua storia, con il suo corpo. E’ evidente che giochi in territorio nemico. Ma è uno che resiste ed incoraggia gli altri allo stesso modello virtuoso – il suo – sfruttando una delle contraddizioni del sistema capitalistico, che non osteggia alcuna forma di lucro, comprese quelle attività manifestamente contrarie a quella logica antiumanistica che ne è locomotrice.
      Pasolini l’aveva capito. Grillo no.

      §martino della misericordia

    • Anonimo scrive:

      “La bellezza e l’inferno”.

  4. vinicio scrive:

    No, ma Luttazzi è volgare e copia… forse copia, ma la satira la fa come Guido comanda!
    Benigni, mi vien solo da dire “preferivamo ricordarcelo da vivo” (cit.)

  5. rotellaro scrive:

    quoto tutto in pieno.
    non ho visto l’intervento (mi trovo oltremanica e spero di restarci) ma me lo immagino simile ai tanti che troppe volte dalla stampa preannunciati come dissacranti nonché brillanti e invece sono stati niente di piu’ di un intervento di avanspettacolo.

  6. Rorschach scrive:

    Aspettavo con ansia il vostro commento su Benigni,e devo dire che mi trovo d’accordo. Va detto che l’intervento a ‘vieni via con me’ è stato meglio del Benigni che legeva Dante e del monologo a Sanremo,dal punto di vista delle risate.

    Purtroppo questo Benigni è solo un ombra di quello che è(i TuttoBenigni erano semplicemente meravigliosi)

    Probabilmente si è addolcito per poter rimanere in televisione:alcuni esempi di autori satirici che hanno continuato ad essere giustamente dissacranti(Luttazzi,il solo ed unico),in televisione non ce li fanno andare.

  7. Anonimo scrive:

    mills è stato corrotto da un dipendente di berlusconi, con soldi di berlusconi, per testimoniare il falso in un processo contro berlusconi………. non si riesce a trovare il mandante.

  8. Anonimo scrive:

    o quell’altra sulladaddario che dopo essere statali a cena e a trombare e dopo aver preso i soldi da berlusconi, una volta restato solo berlusconi si chiede: “o che mestiere farà questa qui?”.

  9. Anonimo scrive:

    Non che a me piaccia più ora che di quando era Mario Cioni, si è chiaramente addolcito e nemmeno poco, ma insomma non è tutto da buttare e schifare quello che fa benigni. Il fatto di ridere delle proprie battute ormai è prassi di tutti i comici.

    • jahtiz scrive:

      a mio modo di vedere la questione non è se BENIGNI FA RIDERE o no.
      Benigni è piacevole da guardare, perchè no?
       
      il problema è il personaggio che ha cucito addosso. Si vuol far passare Benigni per ciò che ormai non è.
       

  10. Anonimo scrive:

    Tutto vero ma…
    Si è saltata l’unico punto alto del suo intervento.
    Il suo chiamare in causa “Sandokan” in maniera diretta, predendolo per i capelli e guardando in faccia la camorra.

  11. Anonimo scrive:

    Immagino che Benigni sia diventato rosacrociano o peggio rosarossa da quando fa Dante.
    Quindi un massone o per loro lavora.
    Sapete se ha detto niente su Israele e Palestina?
    Da che parte sta?
    Con quelli si scherza male!

  12. McLaud scrive:

    …ed è per questo che alle prossime elezioni voterò Cetto Laqualunque: scelgo la realtà (e delle sdraibili elettrici)!

  13. verdemaremma scrive:

    Lo preferivo vivo.

  14. Anonimo scrive:

    Concordo pienamente.

    “Ricordatevi! Io sono la realtà! Voi siete la fiction! Va bbene?”

    Mi ha gelato il sangue. Con questa sola chiusa Albanese ha surclassato Benigni e, mi spiace, anche Paolo Rossi.

    E comunque, povero Benigni. “Ricordiamo i morti, ma ricordiamoli vivi” Celestini dixit (ecco uno che farebbe sfracelli a Vieni via con me).

    Gigos

  15. Anonimo scrive:

    Altre volte mi aveva lasciato l’amaro in bocca, questa volta mi è piaciuto: alcune belle battute, pezzi stile lettura di Dante, ma senza esagerare, balli e danze da ‘clown’ , qualche bella frase, anche buonista, ma chissenefrega (i draghi esistono, ma si possono sconfiggere…), il punto alto già detto da Anonimo al commento 10…(ma perchè tanti anonimi su questo Blog). Un pezzo in cui c’era il vecchio Benigni, quello più recente (ma senza sgonfiarci le palle), qualcosa del tutto nuovo: non è il TuttoBenigni, ma l’artista si è evoluto, e qui ha trovato un equilibrio.
    Sono daccordo anch’io sul fatto che gli rimangono attaccate etichette che non valgono più, ma gliele attacca anche chi si aspetta che sia sempre Tuttobenigni.  Albanese poi è il numero uno, ma è così avanti che non fa sempre ridere…e secondo me molti non lo capiscono (anche io spesso).

    Giovanni

  16. Anonimo scrive:

    Bella la citazione di \Heaven on Their Minds\, amico mia.
    Il resto, ovviamente, non ha bisogno di ulteriori commenti.
     

  17. Anonimo scrive:

    scusatemi ma mi ci metto anche io a dire la mia sulla questione, e vorrei fare un discorso un pò più ampio, anche per rispetto del FU Benigni! Personalmente non credo che il problema di fondo sia benigni cambiato rispetto al passato, ma che tutta la società civile sia cambiata con lui, e per società civile intendo quella che seguiva il comico di cui sopra. Diciamocela tutta: venti anni fa due pirla come i ns paguri avrebbero avuto enorme risalto sulle reti televisive nazionali, magari avrebbero anche condotto un  programma su mediaset, con ricci, e avrebbero avuto un pubblico molto più ampio di quello ottenuto in tutti i loro spettacoli fin qui messi insieme e con questo non voglio offendere i paguri ma prendere atto che siamo rimasti ben pochi a capire un tipo di satira dissacrante e a saperla apprezzare, o a voler andare a testa alta contro tutto ciò che non ci piace. venti anni fa c’erano programmi dissacranti come l’araba fenice, elio faceva da spalla a rocco siffredi, e c’era più voglia di divertirsi con cose semplici, come l’uso del proprio cervello, magari perchè si sperava in un futuro migliore. Oggi invece siamo circondati dal politically correct, dal mantenere bassi i toni, dalla ripetitività e dalla coscienza che forse il futuro se lo è già consumato qualcun’altro, della condanna a qualunque forma di violenza , anche se giusta e di risposta a violenze ben peggiori, perciò non possiamo dire che benigni si sia adagiato, ma che tutti si siano adagiati e ci si sia appiattiti verso un sonno delle coscienze, o tempora o mores dicevano i romani…e la cosa mi deprime se si considera che io a 30anni rimpiango i tempi in cui di anni ne avevo 10 e aspettavo di crescere per poter assistere dal vivo a quel genere di spettacoli.
    Nemo78

  18. Anonimo scrive:

    Bene, non sono l’unico che rimpiange in Benigni dell’84 allora!
    Non sono il solo a vederlo forzato e misurato, sembra l’imitatore (brutto) di se stesso!
     
    MAtteo

  19. Anonimo scrive:

    D’accordo in ogni singola parola. E pure sulle virgole.

  20. Anonimo scrive:

    comunque non capisco l’esaltazione per Albanese….Benigni è bollito da 20 anni, ma Cetto Laqualunque non è certo una novità, sono ben SETTE anni che non fa quasi altro. E quando su un personaggio vecchio di 7 anni ci fai un film all’ottavo (che guarda caso esce un paio di mesi dopo la comparsata da Fazio, ma siamo sicuri che gliene offrirà un’altra prima di gennaio), IMHO hai finito da un bel pezzo di avere qualcosa da dire…

    • Cimoski scrive:

      la vedo in modo differente, la satira è tale se parte da una “foto” della situazione attuale e poi la dissacra. Non è colpa di Albanese se sono 15 anni che siamo fermi in tutti i sensi.
      Certo in una situazione “normale” uno che dopo 7 anni fa sempre e solo le solite cose con le solite battute sarebbe considerato un bollito. Ma il personaggio di Cetto si evolve come un qualsiasi politicante moderno meridionale (ma anche leghista perchè no…). resta ignorante, restano le battute sulla topa e sul fottere e lo sprezzo per la legge ma a suo modo si evolve.
      come già stato detto da altri utenti la battuta “io sono la realtà voi la fiction” è superba. satira allo stato puro.

  21. GloriaACosoNADC scrive:

    Paguri , chapeau!!
    Mai avete racchiuso il pensiero mio , e credo di molti, così bene come oggi. Rimpiango fortemente il Benigni verace e irriverente che faceva Cioni Mario.
    E che non tornerà più purtroppo , cancellato dal suo attuale buonismo e da un successo troppo globale per essere anche anticonformista come era un tempo.

  22. woytila88 scrive:

    Su Benigni sono d’accordo, anche se stavolta è stato meno peggio del solito, per il resto è chiaro come ormai ricicli le sue battute, le riadatti, e faccia la caricatura di se stesso. Il problema è che forse è semplicemente invecchiato e in questo paese ormai anche i comici e quelli che fanno satira o c’hanno sopra 50 anni o nisba, anche perché sotto di loro hanno coltivato il nulla, zelig, colorado ecc…
    Benigni era un genio, ma c’ha quasi 60 anni, avrà pur mantenuto qualcosa di geniale, ma con i soldi, la moglie (alla quale ha dedicato gli ultimi film con un piano inclinato verso il basso in maniera spaventosa), e il sempre minor contatto con la vitalità, il dissacrante, la parte di società che non è obbligata a pensare alle contingenze del quotidiano prima che alla fantasia (ovvero grossomodo i giovani con lodevoli eccezioni) ne stanno decretando la pensione. Perchè anche gli artisti possono andare in pensione se non hanno più nulla da dire, o se hanno da dire pietose verità rassicuranti piuttosto che vie scomode e fastidiose che permettono di arrivarci. Alla verità. MA Fazio non lo sa perchè è vecchio, è vecchio dentro e allora decide di invitare Benigni, Paolo Rossi sbronzo che ride prima e solo lui alle proprie battute, di cui la metà manco si capiscono, Ligabue, il figlio di De André a fare da juke box umano del padre, come in quei film dove per interpretare il giovane Depardieu si piglia il figlio (speriamo di non vedere mai la stessa cosa cn DE Sica, anche se mi sa che prima o poi…..).
    Mah speriamo Maroni ci faccia più ridere, anche se superare Albanese sarà dura, sono d’accordo con voi, è stato mefistofelico, anche per il rivolgersi direttamente a Saviano, e facendo pensare a tutti che lui è la realtà. Il giorno dopo si legge il giornale e si scopre che Antonio Pelle, uno dei rampolli più in alto della ndrangheta a Reggio diverrà architetto, avendo sostenuto 9 esami in 40 giorni.

  23. Anonimo scrive:

  24. Anonimo scrive:

    http://fraseggio.wordpress.com/2008/10/05/papa-benigni/
    già due anni fa lo ribadivo…

  25. vinicio scrive:

    Lo vogliamo dire o non lo vogliamo dire, quello che tuti pensano e che nessuno ha il coraggio di tirar fuori?!
    Che Roberto dopo il tonfo di Pinocchio abbia avuto una bella pettinata a causa delle cambiali….

    • jahtiz scrive:

      in quanto profondo amante di PINOCCHIO (uno dei libri più belli che abbia mai letto e la trasposizione di Comencini uno dei “film” più belli che abbia mai visto) mi convinsi ad andare a vedere quello di Benigni….
      …..ancora oggi non me lo perdono!
       
       
      tiz.

  26. Anonimo scrive:

    Credo che per quanto riguarda Benigni la diagnosi è presto fatta:
    1- E’ fatto vecchio. ( Ed è stupido biasimare la vecchiaia, per quanto essa sia penosa e sentimentale)
    2- Ha perso il linguaggio del corpo. (Al contrario di Villaggio che invecchiando lo ha merevigliosamente  conservato)
    3- E’ tenuto sotto scacco dalla fica. (Come direbbe Bill Hicks. E si sa, per un comico è esiziale)
    4- Vive a Roma da 30 anni. (Vale a dire: non sta più in Toscana. Perché il suo era lo spirito di una terra)
    5- Dio. (L’uomo in questione è intelligente. Non si nega, come sensibile. Di questa ricerca senile di spiritualità, nella fattispecie cristiana, tende a mettere in risalto tutta la parte fideistica e dogmatica, a discapito di quella scettica, di indagine, prometeica)
    P.S. Benigni non è un satiro. Non fa satira. Egli appartiene al buffo. E lo sa bene. Che poi l’attività di un buffone, in simili tempi, sia potuta sconfinare nella satira, la dice più di codesti tempi che sull’artista in se.  Del resto così lo defìnì Carmelo Bene, e a questo ancora ci si attiene (perché è ridicolo contravvenire a Bene, no?)

    • vinicio scrive:

      Riguardo il punto 5, Roberto ha sempre lasciato una porta aperta, anche le sue peggiori invettive rimanevano sempre aperte a.. non si sa bene cosa, mi vengono in mente due perle:
      1. Mario Cioni: “oh, ragazzi, noi si bestemmia, si bestemmia, ma poi se dio esiste perdavvero e s’è sbagliato dinulla!” (berlinguer..)
      2. Giannini, amico d’i Benigni alla casa del popolo: “se dio esiste bisogna che domani mi dia una prova, voglio che domani alle tre si faccia vedere”
      Beningni: “oh Giannini, iddio unn’ha altro da fare che star dietro a te, è lì che guarda l’orogio e pensa, madonna, domani alle tre mi devo far vedere dal Giannini!”
      Per non parlare della prova ontologica che Bozzone da a Cionimario dopo che si è pipato la su’mamma.
      Per dire, non mi meraviglia la svolta mistica, mi scandalizza il calo di tensione.

  27. Anonimo scrive:

    ‘A regà, però state proprio a cercà er pelo nell’uovo, eh!! …E comunque tra i dogmi che avete citato: Il nuoto é davvero uno sport completo, tié! 🙂
    Matteo.

  28. Emi-chan scrive:

    Mah… anche ai tempi dei Tuttobenigni (che ho avuto la fortuna di vedere a teatro, e non ringrazierò mai abbastanza per questo le zie che mi portarono con loro) non ho mai pensato che Benigni facesse satira. E’ sempre stato troppo buono -nelle accezioni sia positive che negative del termine- per questo. Benigni è un attore comico e, pur continuando ad apprezzarlo in quello che fa (i suoi spettacoli su Dante son belli davvero), concordo con voi circa il fatto che “faccia meno ridere” di un tempo. Tra le possibili cause indicate dai Paguri tralascerei la moglie, che è una donna  simpatica e gentile (umanamente parlando, non sto parlando di talento recitativo) e con la quale Benigni sta da tantissimo tempo, già dai tempi del Cioni, e non mi pare che allora qualcuno ne segnalasse una possibile influenza negativa. Piuttosto avrei qualcosa da dire circa il contributo di Cerami, che non ho mai sopportato; inoltre, come è già stato fatto notare, Benigni ormai non ha più legami con quella Toscana popolare che era la linfa della sua comicità: da anni vive a Roma e conduce un’esistenza molto ritirata e schiva che, se gli ha permesso di studiare Kant e Dante e di interessarsi maggiormente alla religione (perchè Benigni non sarà cattolico ma è sicuramente cristiano, e lo è sempre stato, questo è un dato di fatto), sicuramente non gli ha facilitato un’ulteriore esplorazione delle sue radici contadine. Del resto non dev’essere semplice scendere al bar a cazzeggiare, quando sei una celebrità. Poi c’è l’Oscar: non gli si può fare una colpa per averlo vinto, ma un riconoscimento simile finisce per tarparti le ali, come è successo a Dario Fo con il Nobel: nessuno, nemmeno qualli che prima erano i tuoi maggiori detrattori, avrà più il coraggio di darti contro. Applausi da ambo le parti accompagneranno ogni tua parola, fin quando diventerà difficile esprimere qualcosa che risulti inequivocabilmente eversivo, tanto più se la cattiveria non è mai stata nelle tue corde. E poi sì, c’è pure l’età: per quanto Benigni non si risparmi, una comicità basata sul corpo come la sua deve risultargli sempre più difficile, sia fisicamente che mentalmente. E comunque una delle parti che mi hanno fatto più ridere del suo intervento è stata quella sulla Bindi: credo che Benigni sia sempre il migliore nell’affrontare la carnalità del corpo femminile (e anche di quello maschile), e dovrebbe continuare a farlo senza la paura di offendere i suoi bersagli.
    Su Albanese e Paolo Rossi: il primo mi è piaciuto senza sé e senza ma, tragicamente realistico, anche se ho incontrato gente che non è stata particolarmente colpita dal suo monologo. Paolo Rossi era visibilmente alterato, ho avuto l’impressione che il pubblico in sala fosse quasi atterrito, ed è un peccato perché nel caos del suo intervento c’erano degli spunti molto interessanti: quello sulla guerra in Afghanistan, ad esempio, grazie alla quale in molti si sono “riempiti il frigo” e non ricordo un altro comico televisivo che lo abbia mai fatto notare.

    • vinicio scrive:

      Luttazzi in Decameron aveva messo il ditino proprio in codesta piaga, tra le altre!

  29. Anonimo scrive:

    PAROLE SANTE (SUBITO)!

  30. Anonimo scrive:

    D’accordissimo con l’autore del post… Anche Luttazzi l’ha notato già da tempo che Benigni ha perso la sua genialità, e forse i motivi sono tra quelli che hai elencato… C’è da dire comunque che non è facile restare sempre geniali e coerenti.

  31. Raffaello scrive:

    Sono totalmente d’accordo con voi.

  32. Tanica scrive:

    Ma è davvero tanto difficile capire che Benigni OGGI non fa più satira?
    Benigni ha da parecchi anni spostato l’attenzione verso un target di pubblico più ampio e quindi cerca una comicità meno forte, ma che possa arrivare a toccare più gente.
    Purtroppo non tutti accettano la comicità alla Luttazzi per intenderci. Anzi, la maggior parte degli italiani non la accetta purtroppo. E voi ritenete davvero che sia così sbagliato  far parlare l’intera Italia delle boiate di B., come fa Benigni, utilizzando una comicità diversa dalla satira?
    Un cambiamento radicale in questo paese ci potrà essere solo se anche la gente comune  capirà che B. è un mafioso, se lo sanno solo i giovani universitari non cambierà un cazzo.
    O è cambiato qualcosa in questi 16 anni?
    Detto questo, continuate a scrivere articoli di questo tipo perchè avete acceso un bel dibattito. Ciao

    • Paguri scrive:

      Siamo d’accordo con molti dei commenti, compreso quello che dice che stiamo (fra tutti) a cerca’ er pelo nell’òvo!
      Sì, è vero Benigni non fa satira, fa cosa gli pare, e noi non gli imputiamo niente (se non il fatto che le cose che fa da qualche anno a questa parte non ci piacciono. Ma chi se ne frega, giusto? Giusto!) quello che ci da’ fastidio è che venga ancora annunciato, commentato e celebrato come il travolgente, dissacrante e divertente Benigni di un tempo, quando non è più così.
      Quindi la maggior parte della critica non è rivolta direttamente a lui ma chi vuole spacciarlo per quello che non è (più) additandolo ad esempio di dissacrazione e libertà e, con questo, abbassando il livello generale.
      Ma la discussione è lunga e potremmo parlarne ancora per giorni.

      • Leo scrive:

        Il fatto è che il concetto di “dissacrante” è -come molti altri- parecchio relativo. Chi lo definiva dissacrante e “travolgente” ai tempi di TuttoBenigni probabilmente inorridiva alle sue battute, ed il Benigni di oggi gli pare -nonostante l’evidente abbassamento di toni- ancora animato dalla medesima irriverenza, e questo è abbastanza comprensibile, se si tiene conto che i termini di paragone sono -nella migliore delle ipotesi- Zelig, Striscia la notizia o -se proprio si vuole esagerare- la Littizzetto.
        Però dire che Benigni non fa più satira secondo me è esagerato.
        Il dizionario Devoto Oli da questa definizione di satira: “Componimento poetico a carattere moralistico o comico, che mette in risalto, CON ESPRESSIONI CHE VANNO DALL’IRONIA PACATA E DISCORSIVA FINO ALLO SCHERNO ed all’invettiva sferzante, costumi o atteggiamenti comuni alla generalità degli uomini, o tipici di una categoria o di un solo individuo”.
        La sua satira si serve, da molto tempo a questa parte, di quella “ironia pacata (?!) e discorsiva” che ho scritto in maiuscolo, piuttosto che dell’invettiva sferzante.
        E secondo me tutto si può dire tranne che non sia stato critico nei confronti di B. e del suo atteggiamento da puttaniere; battute come quella sulle escort (“Saviano, a te quante te ne manda la mafia?”) deve essere suonata come un cazzotto nello stomaco a tutti i Minzolini-Gasparri-Capezzone (scusate la volgarità) di questo paese, che pure raccontano quotidianamente queste cazzate a reti unificate.  Benigni ha irriso e messo in ridicolo Berlusconi in un modo in cui nessuno, ALMENO IN QUESTI ULTIMI ANNI, aveva fatto, PER LO MENO IN RAI. Era dai tempi di Sabina Guzzanti che non si vedeva una cosa così, se non altro per il riferimento esplicito a B. (che invece non c’è stato nel pezzo di Albanese, genericamente riferito al politico corrotto e mafioso, prendendosela col quale è un po’ come sfondare una porta aperta, a mio modesto avviso).
        A me pare che ciò che DAVVERO molti non riescono a mandar giù sia la sua svolta “buonista”, quella visione del mondo  riassunta nel film “La vita è bella”: consapevolezza che il mondo ha fatto e fa schifo, ma al tempo stesso capacità di non perdere la speranza e di trovare la “poesia” anche nel momento più buio dell’umanità. E questo è un qualcosa che solo i grandi sanno fare.

  33. vinicio scrive:

    Sì, tutto vero, il fiore in mezzo alle macerie e tutto il resto.. ma quello che non perdono a Roberto, proprio perché lo stimo è l’aver perso le sue radici, lui era non solo un comico, era un tipo umano, l’ultimo rappresentante di una stirpe in via di estinzione, un gigante tra i nani.
    In altri termini Benigni era l’ultimo stornellatore da fiera, il raccontatore di storie la sera a veglia attorno al fuoco, era lo scandalo rivoluzionario di una civiltà senza falsi pudori che chiamava il culo, culo e la merda, merda.
    Credo che l’intervento migliore, che meglio ha centrato la questione sia quello di chi ha citato Pasolini ed il suo articolo sul Corriere, il passare dall’ignoranza (vera genuina) contadina ad una cultura mainstream (posticcia e plastificata) non ha fatto di Benigni un intellettuale, ne ha fatto un animale addomesticato.

  34. ulivinico scrive:

    E mentre fate le pulci a Benigni & Co., quelli che ne sanno più di tutti di satira, fanno i fatti, non pugnette:
    http://www.corrieredisiena.it/news.asp?id=26
    A Siena siamo avanti, e con questi bus non avremo più incidenti. Mica come quelli che volevate voi antiGristi, l’anno scorso…aù, bus atei!?
    Ve li diamo noi Gristiani i bus atei, che son pericolosi; meglio questi. Forza Siena. E al posto del biglietto basta un santino. Con il carnet da 10 biglietti, un indulgenza a sorpresa.
    (non ce la faremo mai…ora mi tocca scrivere al corriere per manifestare il mio gaudio)

    • Cimoski scrive:

      se leggi bene quel personaggio che ha “comprato” lo spazio pubblicitario è mio concittadino, ed è da circa 8 anni che frantuma i coglioni tappezzando tutta Poggibonsi di questi cazzo di manifesti!
      tutti a dar contro ai manifesti dell’UAAR “che possono dar fastidio ai credenti” e a me agnostico e anticlericale? mi possono dar fastidio le immagini della maiala della madonna (“prima donna ad aver concepito un figlio con la fecondazione assistita” cit.) o del biondo? no eh?

  35. Hagar The Horrible scrive:

    E leggo da un link che si dice:
    “Benigni adesso legge anche la Bibbia e si atteggia da alto prelato…”
    “Che dire di fronte a un autore cosi’ elevato?”.
    Beh, invitato alla simpatica kermesse di lettura….. Che poteva dire d’altro?
    Ma questo lo sapeva?
    http://www.project-reason.org/bibleContra_big.pdf
    Può anche darsi di si, ma ormai preso dal meccanismo, che può fare? Re-Cionizzarsi? Fantascienza, come ovvio…
    Il link è un pdf di un sitarello di buontemponi… Che fa delle curiose ricerche!
    Eh, si, c’è gente che perde il proprio tempo a cercare le contraddizioni nel vetusto testo…. E poi ci fa i grafici!
    Il pdf è GROSSO, e abbastanza ingombrante come risoluzione, però da una panoramica dettagliata sulla “situazione”.
    Io la riassumo in due parole: “Che trojaio!”
     
     
     
     

  36. SweeneyFaith scrive:

    A lot of specialists say that credit loans aid a lot of people to live the way they want, because they can feel free to buy necessary stuff. Furthermore, a lot of banks present secured loan for different classes of people.

  37. […] Benigni Roberto, di Gaspare fu Giulia. […]