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Solidarietà.

15 marzo 2013

Salviamo

Nel collage di immagini sopra si possono individuare due vittime.

Chi sono?

Se avete risposto i due fagotti nell’immagine al centro, avete indovinato.

Per la precisione, i due fagotti sono due persone uccise a colpi di fucile mitragliatore.

Due pescatori indiani, Ajesh Binki e Valentine Jelastine.

Un ragazzo di 21 anni e un uomo di 50.

Nessuno (o quasi)  in tv e sui giornali, ha mai mostrato i loro volti. Nessuno (o quasi) in tv e sui giornali, ha mai riportato i loro nomi. Nessuno (o quasi) in tv e sui giornali, ha mai parlato delle loro famiglie.

Tutti hanno invece sempre, costantemente, categoricamente, esclusivamente parlato solo dei due poveri marò, vittime della prepotenza indiana.

Sì, salviamoli!

Come se fossero in ostaggio di un qualche gruppo di terroristi e non sotto custodia (non in prigione) in uno Stato sovrano per aver ucciso due pescatori.

Ma poi chi erano questi pescatori? Di loro non esistono neanche immagini su internet, erano due straccioni, brutti, col naso schiacciato, i capelli unti e pettinati come Apu dei Simpsons e con le mani nere sopra e bianche sotto.

Com’è possibile mettere sullo stesso piano le vite di questi due pezzenti, olezzanti di curry, con i nostri due valorosi e pettinatissimi soldati?

E com’è possibile mettere sullo stesso piano la legge di un Paese, l’India, dove ci sono le fogne a cielo aperto, le vacche che girano per strada invece che nelle cene eleganti e si venera un dio con la testa di elefante, invece di un vecchio con la gonnella?

No, non ci fidiamo di quei selvaggi. Si tengano i loro morti e ci restituiscano i nostri eroi, senza rompere tanto i coglioni!

Ecco, questo velato e ridicolo razzismo da colonizzatori è, secondo noi, il senso di tutte le chiacchiere fatte sulla vicenda dei due marò.

Ora, senza entrare nel merito e specificando che anche noi siamo convinti che i due abbiano sparato per errore e che comunque Massimiliano Latorre e Salvatore Girone meritano un processo regolare che tuteli i loro diritti e, se nel caso, evidenzi le loro responsabilità, ci sembra che l’intera vicenda sia stata affrontata in maniera un tantinello vergognosa.

E non tanto da parte dei fascisti di Casapau o del PDL che, vogliamo dire, cosa c’era da aspettarsi?…  ma piuttosto da tantissima parte (la quasi totalità) dei mezzi d’informazione del nostro Paese, per non parlare dei rappresentanti delle istituzioni.

Ma, anche in questo caso: cosa c’era da aspettarsi?

Per questo abbiamo deciso di scendere in campo e offrire il nostro aiuto ai tanti giornalisti,  politici o  semplici passanti e cittadini in fila alle poste che non sono in grado di provare vergogna.

Tranquilli, ci pensiamo noi.

Noi, infatti, ci vergognamo per (e di) loro.

 

 

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92 Commenti

  1. Raffaele scrive:

    Complimenti.

  2. Goldrake scrive:

    Complimenti (part two).

  3. jahtiz scrive:

    oh ma non ciavète un lavoro, una famiglia?
    nell’ultima settimana state scrivendo due/tre post al giorno!!
     
    più che a come i media stanno affrontando l’argomento io strabuzzo gli occhi ancor di più per il comportamento del Vs ministro degli esteri. se n’è fregato bellamente di una promessa fatta ad uno Stato estero (consolidando la ns reputazione di nazione seria a cui si più dar fiducia) con buona pace dell’ambasciatore in terra indiana!!!!! 
    poraccio!!
     

  4. lorenzo scrive:

    meno male che qualcuno ha ancora le palle di dire le cose come stanno!
     
    bravi!
     

  5. McLaud scrive:

    Applausi vivissimi.
     
    Aggiungo poi una segnalazione circa uno dei pochi vantaggi del tedesco: si può riassumere la vostra ultima frase in una sola parola, Fremdschämen.

  6. Lumber scrive:

    Non rispettare il patto di far tornare i marò è un gesto vigliacco. Ma anche idiota. Ovvio che adesso gli indiani si vendicano!!!
    già tengono in ostaggio il nostro ambasciatore ma presto possono fare di peggio..tipo penalizzare le aziende italiane in india e addirittura dare la pena di morte a un ragazzo e una ragazza detenuti da loro per un omicidio che aspettano il processo…i giudici sono essere umani e si faranno condizionare dal clima emotivo del paese…
    l’unica ritorsione seria comunque sarebbe prendere in ostaggio Terzi, mettergli in testa il cappello da asino e costringerlo a scrivere 500 volte su una lavagna : “Io sono un idiota!”. Il tutto davanti alle telecamere…La verità è che abbiamo fatto l’ennesima figura di mmerda davanti al mondo!!!

  7. roberto sozzi scrive:

    per favore sbloccate il commento,grazie

  8. Attilio scrive:

    Due assassini, come li ho etichettati fin dal primo giorno. Non mi meraviglierebbe se in cameretta avessero il poster di quel cretino del figlio di Carlo d’Inghilterra che si diverte a sparare come se giocasse con la playstation. 
    ASSASSINI!!

  9. tito ortiz scrive:

    Secondo un mio parere lo Stato in Italia manca per tutti e queste indiani lo hanno capito al volo approfittando della situazione. Se sarebbe stata la Grecia, Spagna, Portogallo, non sarebbe successo niente. Senza andare agli estremi di ideologie e cazzate di quel genere.
    I marò hanno detto che col binocolo avevano visto dei fucile automatici.Poi deve prevalere la distanza che devono avere della nave. Cosa devono andare a pescare vicino alla nave? E poi hanno detto che c’erano stati spari con i guardacosta locali. Nessuno a visto una perizia balistica, semplicemente vogliono queste soldati che custodiscono la salute degli operai a bordo. Nel telegiornale ieri hanno fatto vedere una sparatoria dove sono intervenuti i marò italiani respingendo la pirateria. Io non mi fido di un paese che violenta le bambine e gli uccide, come anche le donne.Un paese dove lo stupro per la strada e normale. I responsabili sono sempre gli indiani devono garantire la libera navigazione. Italia dovrebbe rompere relazioni diplomatiche e mandare la UE a quel paese che non serve a nulla.Sono come la nostra vecchia politica vende patria.Poi il nano bacia mano di Ghedaffi. Credetemi ad un altro paese non succedeva tutto questo. 
     

  10. bert scrive:

    ma a pensare che l’india ci prende per i fondelli da un anno a questa parte per il processo si fa troppa fatica

  11. gildo scrive:

    si comunque c’è da dire che i 2 pescatori, le 2 cosiddette vittime, erano anco negri. indiani ma pur sempre negri
    non dimentichiamolo!

  12. andre_ scrive:

    Un post assolutamente otimo.
    E con i commenti qui sopra di jahtiz e Lumber diventa praticamente perfetto (magari anche con il parolone teutonico di McLaud, ma di tedesco non capisco una sega ;)).
     
    Il problema é poi che non occorre scomodare Casapáund o altri fascistelli piú o meno travestiti, ma basta leggere i commenti all’articolo su La Repubblica on line…
     
    E vanno aggiunti i tempi, assolutamente da mentecatti: si fa la cazzata di irritare un piccolo stato di nessuna importanza e 1.4 miliardi di persone come se fosse l’ultima isoletta appena decolonizzata dei Caraibi (non che sarebbe meno meschino, intendiamoci, ma senz’altro piú adatto al comportamento da “facciamo-finta-di-essere-importanti” che l’Italia va mostrando appena puó ai danni dei pochi stati piú insignificanti).
     
    E lo si fa come ultimo atto, o quasi, di un governo che non si sa bene quando (e se) verrá sostituito, e tantomeno da chi.
     
    E per cosa?
    Per ripicca contro una commessa a quegli intrallazzatori Finmeccanica, beccati con le mani nella marmellata dagli indiani qualche settimana fa.
     
    Beh, per essere la mossa di un governo di tecnici laureati e molto intelligenti, mi pare un capolavoro di diplomazia.
    a_

  13. andre_ scrive:

    OT tremendo
     
    Porca schifa!
    Perché non riesco a rispondere ai commenti degli altri?
    Qui si fanno discriminazioni, solo perché sono emigrato e quindi automaticamente non conto piú un cazzo in patria… (esattamente come prima, peraltro) 😉
    a_
    Fine OT tremendo

  14. Gert scrive:

    Condivido tutto quello che avete scritto.
    Aggiungo di mio: l’India fino a prova contraria è una democrazia, saranno pure arretrati e pieni di problemi sociali (ma detto dalla patria di mafia, camorra & co. fa tanto il bue che dice cornuto all’asino) ma sono uno stato democratico.
    E con tutto che la magistratura del Kerala avesse trattato a cavolo la faccenda, alla fine questi due stavano ai domiciliari in un hotel di lusso.
    Non capisco nemmeno cosa venga in tasca al ministro uscente a far fare questa figura del cavolo all’Italia. Non è nemmeno candidato.
    Ma quello che mi fa vergognare, è che molti di coloro che gioiscono di questa evasione sicuramente si erano indignati quando gli USA hanno sottratto a un processo in Italia gli imbecilli che hanno tirato giù una funivia (con tutti i distinguo dei due casi, qui probabilmente è omicidio colposo, il Cermis era strage volontaria con l’aggravante dell’imbecillità). 

  15. andre_ scrive:

    Gert: ottima sintesi. 🙂
    a_
     

  16. Paguri scrive:

    Il senso del nostro discorso non è tanto sulle colpe o meno dei due marò, quanto sul fatto che davanti a due morti ammazzati si sia architettata tutta una campagna stampa per far passare da vittime i due omicidi.

    Poi potranno anche aver avuto le loro ragioni, o meno, ma è proprio l’atteggiamento con cui la politica e la stampa italiane si sono poste che non va bene. Non è dignitoso, ecco tutto.

    Ma d’altronde siamo un povero paesello che è incapace di rappresentare sé stesso se non come vittima. Gli italiani sono sempre vittime degli altri che sono sempre cattivi (e qualche volta anche negri). Non sappiamo assumerci le nostre responsabilità, non lo abbiamo mai saputo fare. Quando si parla della seconda guerra mondiale lo si fa sempre rammentando i tedeschi cattivi che perseguitavano i buoni italiani, senza dire, ad esempio, che italiani e tedeschi erano alleati. Senza parlare della disastrosa e criminale colonizzazione in Etiopia. No, gli italiani sono sempre brava gente, a prescindere.

    • Bird scrive:

      Se volete ridere allora io ho fatto le elementari dalle suore (sì, lo so: spiegano molte cose, a partire dal mio ateismo) e mi è stato insegnato che il colonialismo era brutto e cattivo.
       
      Tranne se era italiano.
       
      Perché gli italiani (dVcie – dVcie!!) erano andati lì per fare ponti, scuole e strade.
       
      Infatti – a riprova, cari pischelli – anche oggi gli italiani sono i soli benvoluti in Africa.

      La parte più drammatica è che probabilmente metà o più delle scimmie che scaldavano con me il banco pagando belle rette a quelle care donnine così cortesi e materne (antifrasi da far tremare il soffitto) ci credono alla grandissima anche da adulti.

  17. jackilnero scrive:

    sicuramente ci voleva il vostro commento, non avevo ancora trovato questa posizione e di questo vi ringrazio.
    Personalmente sono ancora uno di quegli stupidi che nonostante tutto creda ancora nel gusto processo (come d’altra parte avete sottolineato) e soprattutto che nessuno di quelli che parla dell’argomento sui media  possa avere la minima idea di come siano andate le cose.
    Gli unici dati di fatto innegabili per ora sono
    – due morti
    – due omicidi
    – figura di merda internazionale
    – tronfio patriottismo dilagante
     
    Ci sarà da divertirsi…

  18. Ste scrive:

    Ricapitolando da un po’ di post a questa parte: Dio no, Patria no, Famiglia no (perché siete coppia di fatto). Ma che razza di Italiani siete cari Paguri?!

    PS
    chiedo venia per l’assenza di sgrammaticature, ma posso garantire che sono un Italiano vero.

  19. Fulvio Zoro scrive:

    e non dimentichiamoci che le famiglie hanno ricevuto un risarcimento in danaro, a comprova di responsabilita’ e colpevolezza

  20. Fulvio Zoro scrive:

    scusate ma come si fa a scrivere che hanno sparato per errore? non sono mica due bimbetti che giocano a guardie e ladri in coperta della petroliera con le pistole con le ventose? ma chi mandiamo in giro? questi sono i nuovi professionisti che le varie specialita’ militari italiane mandano in giro per il mondo? mi vien da pensare che erano sulla nave a fare il tiro a segno gratuito, che chissa’ quanti ne hanno fatto fuori e sfortunati, non hanno visto che dietro la barca da pesca c’era la motovedetta….

  21. […] “ Leggi l’Articolo Source: […]

  22. Adriano scrive:

    Quando si parla di questi due martiri, nessuno si ricorda mai della strage del Cermis. I colpevoli di quella strage sono rimasti impuniti ed i parenti delle vittime nemmeno rimborsati. Qual è il parere dei difensori a tutti i costi dei due marò?
    http://it.wikipedia.org/wiki/Strage_del_Cermis

  23. Marco Alfaroli scrive:

    Bravi! La vita non può essere come il calcio.

  24. Marco Alfaroli scrive:

    Adriano, i difensori a tutti i costi dei due marò non stanno dalla parte dei poveracci morti nella strage del Cermis, perché in quel caso stanno con gli americani. E sono coerenti (questa è la cosa più triste) perché chiedono che ognuno processi i propri soldati nel proprio paese. “sì bravo! E così nel proprio paese chi li condanna?”… Nessuno, perché… per il Cermis è stato condannato qualcuno? Io faccio il tifo per gli indiani.

  25. Andrea scrive:

    Temo che il mio commento mi costerà una buona dose di insulti, ma non riesco proprio a tenermelo. Sorvolando sulle leggi del diritto internazionale che l’India ha violato e continua se vogliamo a violare, mi chiedo come alcuni di voi possano equiparare il caso dei due marò a quello di un comune assassinio. Come se un italiano in viaggio per motivi personali in India, avesse commesso un comune reato, anche un omicidio: in tal caso che si tratti di ingegnere, avvocato o militare fa poca differenza. L’India l’ho visitata, paese bellissimo, ma ci sono due cose che non mi farei mai fare durante il soggiorno: non mi farei curare in un loro ospedale e non mi farei mai processare da un loro Tribunale. Forse qualcuno non sa che l’India è il paese con la più alta concentrazione di sieropositivi al mondo, il colera è endemico in quasi tutto il paese perché l’acqua è contaminata dalle feci, perché il 60% dei cittadini indiani non ha una casa e non ha un bagno e la fa dove capita. La malaria è endemica in tutta l’India eccezion fatta per le cime dell’Himalaya. Avete mai visitato uno slum? Sapete che le caste, eliminate dalla costituzione nel 1950, sono sostanzialmente ancora in vigore? Coloro che disprezzano tanto il loro paese, farebbero bene ad espatriare e vivere qualche anno in un paese in via di sviluppo; forse una volta tornati a casa apprezzerebbero quello che oggi danno per scontato. L’Italia sta attraversando un momento difficile, la crisi economica e la mancanza costringono molti di noi, soprattutto i più giovani a cercare fortuna altrove. La nostra classe politica e dirigente è la peggiore della storia repubblicana; però questi non sono motivi validi per sputare nel piatto dove si è mangiato per anni. In ultimo vorrei ricordare che il diritto penale dei paesi civili prevede la presunzione di innocenza fino a condanna definitiva – questi 2 in un anno non sono stati neanche processati, il che è già una violazione della certezza del diritto – che il diritto internazionale prevede la extraterritorialità di aeromobili e navi e che quando queste si trovano in acque intenzionali, non vi sono altri soggetti ad avere diritto di giurisdizione. Vorrei ancora ricordarvi che in casi come questo risponde lo stato di provenienza dei militari per i reati da questi commessi nello svolgere la propria missione; dovrebbe essere poi un Tribunale militare italiano, accertati i fatti a punire o meno i due marinai. Da un espatriato…

    • Bird scrive:

      Non vedo cosa c’entri molto la condizione del paese, anche perché non è che fossero detenuti in uno slum, anzi.
       
      Invece mi interesserebbe la questione del diritto: se io tizio uccido cittadini del paese X sul suolo del paese X, avrei diritto al processo nella mia patria? Stai dicendo questo?

      • Andrea scrive:

        Probabilmente non mi sono espresso bene; premesso che provo pena per i due pescatori e le loro famiglie, così come provo pena per le CENTINAIA di migliaia di cittadini indiani che muoiono ogni anno per via delle condizioni di vita in cui versa la popolazione; non nutro alcuna fiducia verso le istituzioni democratiche indiane. Ho visto l’India da vicino e la giustizia e la libertà credo fossero agli antipodi. Si, la stragrande maggioranza dei cittadini indiani è libera, libera di morire di colera, di malaria e di malnutrizione, possibilmente in silenzio e dentro una catapecchia di cartone e stracci.
        Quindi per quella che è la mia esperienza personale, non prenderei come oro colato le dichiarazioni degli inquirenti indiani. 
        Detto ciò, quello che mi premeva mettere in chiaro, era solo un aspetto tecnico giuridico, infatti il personale militare gode di una immunità simile a quella del personale diplomatico. Questo riguarda solo reati eventualmente commessi nello svolgimento del proprio lavoro. Ad esempio, l’ambasciatore Italiano ha firmato un affidavit secondo il quale la Repubblica Italiana e non lui stesso, si impegnava a restituire  i due marò all’India al termine del permesso di 4 settimane; promessa non mantenuta: qualora questa condotta prefigurasse un reato o delitto in India (oltraggio alla corte suprema ad esempio), il reo sarebbe l’Italia e non l’ambasciatore. Se invece l’ambasciatore, o un marò, o mia sorella e mia nonna ad esempio, dovessero rapinare una banca a Mumbai, in questo caso verrebbero trattati come comuni delinquenti, indipendentemente da nazionalità e lavoro.
        Altro aspetto da non sottovalutare, è che i fatti si sono svolti in acque internazionali, quindi al di fuori della giurisdizioni indiana. La nave da dove si sarebbe sparato era italiana, quindi spetta ad un Tribunale italiano, per il principio della extraterritorialità, giudicare il caso. 
        Se però si apre una disputa internazionale, è giusto che i fatti siano accertati da un giudice terzo, come una corte internazionale.
        Però queste cose non le dico io, sono scritte nei trattati di diritto internazionale…quindi ambasciator non porta pena 😉

        • McLaud scrive:

          Bird, mi pare evidente a questo punto che la condizione dell’India è solo il pretesto (debole) per un esprimere un pregiudizio. Per quanto chi lo difende alleghi la propria buona fede, resta un pregiudizio, a mio modo di vedere anche assai odioso, illogico ed infondato.
           
          Se si dice una fesseria in buona fede, resta comunque una fesseria (e sto cercando di contenermi nei limiti del civile dissenso). Solo noi italiani riusciamo ad assolverci dopo aver pronunciato o compiuto le peggiori meschinità con queste due mitiche paroline.

    • Paguri scrive:

      Sniff… sniff… sento puzza di razzismo mascherato…

      • Andrea scrive:

        Non è molto educato dare del razzista, anche se in modo ironico, ad una persona che non si conosce e che ha solo scritto poche righe, peraltro pacate nei toni.

        • andre_ scrive:

          Omonimo, i tuoi toni sono senz’altro pacati (ed apprezzati per questo), ma la sostanza a mio parere é poca comunque.
          Tu descrivi l’India, in un modo peraltro piuttosto superficiale e con dei dati sbagliati (alcuni sono ancora peggio di come li descrivi – primo fra tutti le caste – mentre altri sono semplicemente falsi – il fatto dell’HIV) ed arrivi… Dove?
           
          Il tuo discorso pare essere il trito e ritrito discorso del “siccome loro sono sporchi e cattivi, noi possiamo fottercene delle parole date”.
           
          Quello che manca nella tua “analisi” é il fatto che i due italiani non sono minimamente stati trattati come l’indiano medio accusato di qualche reato, ma anzi trattati con i guanti e messi nelle migliori condizioni di detenzione e pure di libertá personali.
          Altrimenti non si spiegherebbero due lunghe vacanze in Italia per il santo natale e per le elezioni (un mese ciascuna…), che difficilmente si configurano come il trattamento riservato a due persone giá condannate prima di essere processate eccetera eccetera. Mancano le basi minime per la lamentela.
           
          Italia ed India sono state fino ad oggi due nazioni in ottimi rapporti, vista la sitauzione, che si sono fatte delle cortesie istituzionali reciproche in tutta la vicenda.
           
          …Tranne che da un momento all’altro, a seguito di una vicenda commerciale del tutto estranea a questa (tangenti a Federmeccanica), l’Italia ha ritirato unilateralmente la parola data, in un momento in cui non si sa nemmeno se ci sará qualcuno che a breve sará in grado di considerare la faccenda. Cosa non da poco.
           
          Questa si chiama figura di merda, in qualsiasi lingua.
          E se per te il fatto che il destinatario della figura meschina sia una nazione che consideri inferiore per un qualsiasi motivo… Beh, non fa altro che squalificare tutto il tuo ragionamento, dalle fondamenta..
           
          Per questo motivo non credo che il “razzista mascherato” dei paguri abbia alcunché di ironico, ma semplicemente fa seguito ai tuoi post. 
          a_
           
          P.S. Non parliamo poi di “un anno passato senza processo”, che detto da chiunque abbia a che fare con l’Italia é soltanto una cosa che mette tristezza…
           

          • Andrea scrive:

            1 Tutto non potevo certo scrivere in un solo post, però l’omissione circa l’ottimo trattamento ricevuto dai militari in India non era certo in mala fede, semplicemente mi sembra un dato ininfluente e non comprendo cosa c’entri con il caso giudiziario.
            2 Effettivamente hai ragione, nella fretta mi sono espresso male: i sieropositivi sono ben 5 milioni, quindi è il paese con il maggior numero di sieropositivi, non con la più alta percentuale…chiedo venia. Ad ogni modo mi sembra che la questione sia andato oltre, così passa un messaggio che non era mia intenzione lanciare. Semplicemente da turista, mi sono fatto la mia opinione; potrei anche sbagliarmi, ma lo faccio sempre in buona fede.
            3 In Italia la giustizia, soprattutto a causa della carenza di personale, ha dei tempi eccessivamente lunghi. Se non sbaglio siamo stati anche sanzionati dalla corte di giustizia europea a più riprese. Resta il fatto che, un giudizio in tempi rapidi e certi, rientri tra i diritti dell’accusato. Diversamente potresti essere incarcerato per anni, senza venire mai formalmente condannato. Comunque in Italia abbiamo dei termini di scadenza per le misure cautelari, nessuno può stare in carcere sine die, senza subire un processo. Tutto puoi dire, meno che il nostro impianto giuridico non vada nella direzione della tutela dei diritti dell’accusato e che non sia un sistema garantista; a volte anche troppo, Berlusca docet.
            Ultima cosa, tanto per essere chiaro; non vivo in Italia, non sono razzista e non sono fascista. Predico il civile scambio di opinioni diverse, chissà che mi facciate cambiare idea.
            PS su una cosa sono totalmente d’accordo, i pennivendoli italiani hanno trattato il caso in modo provinciale e fazioso; la maggior parte degli articoli che ho letto sulla stampa convenzionale (internet per me) sono un insulto all’intelligenza di mio figlio, che ha 1 anno e mezzo.

            • andre_ scrive:

              …Fosero tutti cosí gli scambi di opinioni, ci metterei la firma. 😉
              a_
               

            • Paguri scrive:

              I toni pacati possono benissimo sottintendere uno strisciante razzismo di base. Non tutti i razzisti sono delle bestie che sbavano e grugniscono in continuazione, come un leghista.

              Dire che in India si vive di merda, che è sporca e che si muore per malattie, violenze ed altro, che cacano per le strade (ci sono stato anch’io) e usare questi argomenti per sostenere la tesi che l’India non ha diritto di giudicare chi – straniero – uccide indiani, scusaci, ma è leggermente razzista.

              Diciamo che è un modo elegante per evitare di scrivere “sono negri”.

              Coomunque, il senso del nostro post (anche se poi i commenti sono andati in un’altra direzione) non era nel giudicare i marò, o l’Italia, come Paese, rispetto all’India. Il senso era nel fatto che si è architettata tutta una campagna stampa per far passare da vittime due omicidi (con tutte le eventuali ragioni che dovranno venir fuori in un processo) evitando di parlare dei due morti.

              Tutto qui.

              • Andrea scrive:

                Chi sembra avere dei forti pregiudizi politici è chi mi da del razzista, solo per privare di credibilità ciò che scrivo. 
                è stato un piacere
                Andrea
                 

                • Paguri scrive:

                  No, caro Andrea la credibilità a ciò che scrivi la togli tu stesso, con i tuoi argomenti.

                  E’ come iniziare un discorso dicendo “Io non sono razzista, però…” ecco, da qui in poi, il discorso non è più credibile.

                  Poi, ripeto, si può discutere quanto vuoi di leggi, di diritto internazionale, di limite acque sicure e di assistenza bagnanti, però non con quelle premesse.

                  E’ stato un piacere anche per noi.

                   

                   

                  • Andrea scrive:

                    Io non ho mai scritto che considero gli indiani esseri inferiori e non degni, ho detto solo che non nutro fiducia verso le loro istituzioni. Posso nutrire dubbi circa l’efficenza e la buona fede delle nostre istituzioni, quindi lo faccio anche verso quelle di un paese straniero se credo di averne le ragioni. Una repubblica democratica che non è in grado di tutelare i diritti dei più deboli, dei poveri, dei bambini (dal momento che l’India l’hai visitata avrai visto pure tu), dei malati, è una repubblica democratica nella forma ma non nella sostanza. Se dire questo è razzismo, allora non è ammesso  il diritto di critica, pena l’accusa di razzismo.
                    Per concludere e nella speranza di aver fugato ogni dubbio circa i miei orientamenti razziali, dico: Non avendo fiducia nelle istituzioni di quel paese, preferirei che a giudicare i marò fosse un giudice terzo e super partes. 
                    Un caro saluto
                     

                    • McLaud scrive:

                      Andrea, il ragionamento che svolgi circa il fatto che l’India non potrebbe giudicare i due marò fa acqua da tutte le parti.
                       
                      Dire che non potrebbe processarli perché è uno stato colpito da povertà, malattie, inquinamento, disoccupazione etc…etc… ha lo stesso senso che dire che non può processarli perché è uno stato pieno di cagnolini con cappelli buffi.
                       
                      Ossia, nessuno.
                       
                      Probabilmente non ti sei recato spesso in un tribunale italiano recentemente, altrimenti invocheresti la giustizia indiana a beneficio dei due militari. La durata del processo sinora, peraltro, è ampiamente giustificata dalle molteplici questioni preliminari di giurisdizione e competenza sollevate dalla stessa difesa degli imputati e che sono state affrontate da più tribunali di vario grado. Non sono stati con le mani in mano come vorresti far credere, anzi.
                       
                      Qui in Italia, viceversa, sembra la gerarchia delle priorità nello svolgimento dei processi sia questa: 1) Berlusconi; 2) entourage di Berlusconi; 3) politici di varia estrazione; 4) saltimbanchi, nani e ballerine; 5) cagnolini con cappelli buffi; 6) comuni mortali.
                       
                      Vergognosa e incivile è la durata e la gestione dei processi qui in Italia e, spesso, la spettacolarizzazione mediatica che ne viene fatta, anche dagli stessi magistrati: non cadere nel luogo comune del semplice sotto organico, per favore (e grasse risate sulla confusione tra fermo, misure cautelari e detenzione sine die: quanto tempo fa hai sfogliato un manuale di penale? Hai mai effettivamente conosciuto la realtà carceraria? Anche solo le statistiche di quanti siano detenuti in attesa di giudizio?). Onestamente, se l’Italia è un paese del mondo “civile” (qualunque cosa ciò significhi), allora a maggior ragione si deve solo provare sdegno per la scandalosa amministrazione della giustizia nostrana.
                       
                      Le stesse affermazioni che fai poi sul merito delle vicende sono almeno approssimative. Sai dov’è esattamente avvenuto l’incidente? In che punto erano l’Enrica Lexie ed il peschereccio degli sventurati piattelli umani (posto che qualcuno lo sappia per certo)? Dove passa la linea di base in quel tratto di costa? Qual è il punto più prossimo della linea di base da cui calcolare le distanze? Militari che godono di un’immunità simile a quella dei diplomatici? Anche se – a contratto – a difesa di una nave civile? Davvero secondo il diritto penale indiano e secondo la convenzione di Montego Bay non c’era più di un appiglio per processare i soldati italiani?

                    • Andrea scrive:

                      Caro McLaud, mi spiace, ma devo rilevare che il tuo post è privo di argomentazioni. Innanzitutto, propone ancora una volta l’equazione, trita e ritrita, secondo cui una persona che non ripone fiducia nelle istituzioni indiane sarebbe un razzista senza ombra di dubbio e anche con una buona dose di ipocrisia. Se invece la stessa persona nutrisse dubbi sul sistema giudiziario italiano, allora si che sarebbe una persona degna di rispetto.
                      La seconda impressione che traggo da quanto scrivi, è che tu non abbia letto tutto quello che ho scritto, o che l’abbia fatto con molta leggerezza. Nessuno ti obbliga a leggere quanto scrivo, specialmente se non sei d’accordo con il contenuto; però dal momento in cui tu stesso, per libera scelta, decidi che vuoi commentare, criticare e confutare, questi contenuti, dovresti, a tutela della tua credibilità, leggerli bene.
                      Andando avanti, ripeto, come scritto in post precedenti, che anche essendo a conoscenza di ogni risvolto del diritto internazionale e indiano e non ambisco a tanto, è fisicamente impossibile scrivere un post esauriente. Il tuo, per citarne uno a caso, non arricchisce di alcuna conoscenza il lettore ed è tutto fuorché esauriente nelle argomentazioni. 
                      È del tutto inutile che ripeta quello che ho scritto in precedenza, circa convenzioni internazionali e norme del diritto; se sei curioso e vuoi approfondire e soprattuto apportare linfa alla discussione, portaci a conoscenza di qualcosa che non sia stato ancora scritto; a me personalmente farebbe molto piacere e leggerei con interesse nuovi dati e informazioni. Quello che ti posso dire è che, avendo studiato per anni giurisprudenza, applicando i principi generali del diritto, alle informazioni che ho raccolto in internet, mi sono fatto una mia opinione e attenzione, la stessa tutto vuole essere fuorché esaustiva e universale. La mia modesta opinione è che sarebbe giusto e innovativo, che in casi simili la responsabilità ricadesse sullo stato di provenienza dei militari (come già ora dovrebbe essere) e che il processo contro lo stato responsabile si tenga presso un Tribunale internazionale (questa sarebbe una novità). Anche il processo a carico dei militari implicati, potrebbe svolgersi d’avanti ad un organo terzo e imparziale come un Tribunale internazionale. Così facendo si potrebbero evitare incidenti diplomatici e dare trasparenza a indagini e processi come quello a cui i marò sono stati sottratti. 
                      Io non ho mai parlato di cani con cappelli buffi ne tantomeno di assistenza bagnanti e limite acque sicure, tanto per citare un’altra battuta divertente che mi è stata indirizzata in precedenza; forse per voi è divertente, per me non lo è; infatti quando non siete d’accordo con una persona, invece di confrontarvi civilmente con le sue idee e confutarle, lo attaccate personalmente, screditandolo, per privare di credibilità qualsiasi cosa egli dica. Wow, questa è vecchia quanto l’uomo.

  26. Oscar Piacenza scrive:

    Più che tifo ed altro, come sottolineano i Paguri nel loro post, è e resta una questione di giustizia.
    Si può discutere sul fatto che il tribunale indiano stia lavorando all’italiana. Si può discutere di volontarietà dei due soggetti o meno. Si può discutere di tutto tranne che del fatto che i due soldati debbano essere processati nel pieno dei loro diritti, e resi responsabili delle proprie azioni. E per evitare interventi patriottici, non sto dicendo devono essere condannati a prescindere.
    L’Italia dovrebbe utilizzare tutti i mezzi per garantire ai due soldati un processo equo, non per nasconderli. Di questo ci si deve vergognare abbestia.

  27. Fulvio Zoro scrive:

    hanno risarcito le famiglie…….significa che hanno dichiarato la loro colpevolezza, seppur nell’errore..chiamiamolo errore mitragliare una barca a distanza, fosse stata attaccata alla petroliera con le ventose….ma che professionisti son questi…e poi alla Tv silenzio di stato che per me vuol dire l’abbiamo fatta grossa ma il culo ce lo coprono….un po’ come gli americani con i loro professionisti ubriachi del Cermis

  28. vraie scrive:

    INDIA + ITALIA = BUGIE SICURE
     

  29. vraie scrive:

    NAPOLI – NEW DELHI 1-1
    (HOCKEY S.P. o CALCIO)

  30. Marco scrive:

    Caro Andrea, non discuto mai di politica e cerchero’ di non farlo neanche adesso. Voglio solo portare il mio punto di vista quale contraltare al tuo post (tra l’altro molto civile).

    La vicenda dei due marinai italiani e’ soprattutto un problema legale non da poco, purtroppo le cose non sono cosi’ semplici come indicato nel tuo post.

    Innanzitutto pare che i fatti siano avvenuti nella EEZ (cioe’ nella zona contigua) e non in acque internazionali. In questa zona l’India avrebbe giurisdizione per alcuni crimini (ma forse non sull’omicidio).
    Secondo le convenzioni vigenti (UNCLOS) reati di questo tipo potrebbero essere perseguiti dal paese del danneggiato (c’e’ un solo precedente, ma relativo a uno speronamento) ma occorre che qulacuno si pronunci su questo punto spinoso. Creando un precedente giuridico.

    Questo compito sarebbe spettato alla corte suprema di Nuova Delhi.

    Dall’altro lato e’ vero che, come scrivi tu, un militare durante l’esercizio delle sue funzioni goda sostanzialmente del diritto di essere processato in patria. Che a me pare una regola del cazzo, che finora non ha funzionato tanto bene, anche se non lo potrei dire.

    Personalmente mi andrebbe bene la mossa (pur stupida, politicamente) del governo italiano se poi si attivasse per fare un processo piu’ veloce e piu’ giusto qua in Italia. 
    Ci sono garanzie che questo succeda? Io direi di no, indipendentemente dai rispettivi tassi di colera. Anzi, i due militari hanno dichiarato che sperano di poter tornare a lavorare presto.

    Quel che e’ chiaro e’ che il tenerli qua ha costituito un oltraggio alla corte indiana e ha acuito i problemi diplomatici. Non solo tra stati ma soprattutto tra chi ha attivita’ o e’ in attesa di giudizio in India. A tal proposito avrei voluto che il ministro si attivasse un po’ di piu’ per loro, non solo per coprire i militari. 

    • Andrea scrive:

      cito Wikipedia: dall’art. 33 della Convenzione di Montego bay, “In una zona contigua al suo mare territoriale, denominata «zona contigua», lo Stato costiero può esercitare il controllo necessario al fine di: prevenire le violazioni delle proprie leggi e regolamenti doganali, fiscali, sanitari e di immigrazione entro il suo territorio o mare territoriale; punire le violazioni delle leggi e regolamenti di cui sopra, commesse nel proprio territorio o mare territoriale. La zona contigua non può estendersi oltre 24 miglia marine dalla linea di base da cui si misura la larghezza del mare territoriale”. A differenza delle acque territoriali, quindi, la Zona contigua non fornisce diritti sovrani allo stato costiero, ma solo diritti di controllo sulle navi in transito, tesi a prevenire o reprimere infrazioni alle sue leggi DOGANALI, FISCALI, SANITARIE o di IMMIGRAZIONE. Sempre a differenza delle acque territoriali, essa è opzionale e va quindi dichiarata dallo stato costiero perché venga a esistenza. 
      Se non sbaglio per stessa ammissione delle autorità indiane i fatti si sono svolti poco oltre le 20 miglia dalla costa, quindi nella zona contigua e non acque territoriali indiane.
      Quanto all’immunità del personale militare e del personale diplomatico, mettere in dubbio questo principio fondamentale del diritto internazionale, potrebbe essere un pericoloso precedente.
      Concordo pienamente con te su un aspetto in particolare; negli anni si è fatto un uso distorto di questo strumento, vedi ad esempio il caso del Cermis o “l’incidente” in cui ha perso la vita Calipari. D’altronde il diritto internazionale non è certo e chiaro come il diritto nazionale; non per niente negli anni si sono verificati vari incidenti; mi viene in mente ad esempio la crisi di Sigonella. Un altro aspetto di diritto sul quale mi interrogo e sul quale mi piacerebbe conoscere altre opinioni: consegnare i marò all’India potrebbe essere contrario al trattato internazionale sull’estradizione? Bisogna discutere se la consegna configuri un’estradizione? 
      Dico questo perchè se non sbaglio, l’italia non può estradare un soggetto in un paese dove questi rischia la pena capitale.
      Se il fatto per il quale é domandata l’estradizione é punibile secondo la legge della Parte richiedente con la pena di morte, l’estradizione può essere concessa solo se detta Parte dà assicurazioni, ritenute sufficienti dalla Parte richiesta, che tale pena non sarà inflitta o, se già inflitta, non sarà eseguita.
       
      Per il resto sono perfettamente d’accordo con te, oltre ad apprezzare il tono e soprattuto il tenore delle argomentazioni.
      Grazie mille
      Un saluto
      Andrea
       

      • Marco scrive:

        Ok, come ricordavo non comprende i reati come l’omicidio, ma converrai che non e’ la stessa cosa di acque internazionali 🙂

        Anche se fossero stati in acque internazionali comunque la UNCLOS stabilisce che si possa essere ritenuti responsabili per le proprie azioni e che (almeno nell’unico caso precedente) la giurisdizione spetta al paese in cui il vascello danneggiato e’ registrato. Cioe’ in questo caso all’India.

        Nel caso in questione c’e’ la complicazione che chi ha commesso il fatto su cui indagare e’ un militare, ma imbarcato su un vascello civile. Che tra l’altro potrebbe anche pagarsi dei contractors (dico io).

        Fosse stato un vascello militare quando la guardia costiera indiana li ha avvicinati (forse) non si sarebbero recati in porto.

        Ripeto, mi va anche bene tenerli in Italia, e non penso che gli Indiani non si aspettassero questa mossa da parte del nostro governo. Gli hanno fornito l’occasione sapendo di vincere in ogni caso.

        Pero’ una volta in Italia dovrebbero andare di corsa a fare un processo. Ma fatto bene anche.
        Cosi’ possono spiegare come mai non hanno rispettato nessun protocollo d’ingaggio. E magari (magari!) si puo’ capire meglio la vicenda in se, che ha molti punti d’ombra.
        E se sono colpevoli che paghino, com’e’ giusto che sia. E se non lo sono saremo tutti piu’ tranquilli.

        Vista l’accoglienza da eroi, le candidature in politica, le sviolinate mediatiche (chi ha proposto una medaglia) e tutto il resto pero’ ho paura che cada tutto nella farsa. O che fra 1 anno li rimandino in missione.

        E ancora una volta, vorrei si spendesse un decimo delle risorse mediatiche, politiche e anche economiche usate in questo caso per aiutare i cittadini italiani in condizioni di bisogno quando sono all’estero. Anche loro sono altrettanto importanti.

        • Andrea scrive:

          concordo su tutto, auspico li processi un tribunale internazionale; sarebbe un precedente importante, farebbe scuola e in futuro forse anche i gringos potrebbero rimettere i loro militari al giudizio di queste istituzioni. I hope!

          PS Sarebbe molto più saggio rivedere la legge che autorizza l’uso di personale militare su vascelli privati a pagamento ed usare dei contractors.

          saluti
          A

          • McLaud scrive:

            Interessante: un tribunale che non esiste ancora, ovviamente. E che bisognerebbe costituire ad hoc per questa vicenda. Questa supera anche le altre che hai detto per implausibilità. Non parliamo poi degli americani, che si guardano bene dal consegnare i loro a qualsiasi tribunale nazionale o internazionale (anche se già abbondantemente istituito).
             
            Della saggezza, poi, dell’uso di mercenari (e chiamiamoli col loro nome, una volta, considerato che “contractor” potrebbe essere anche un pacificissimo appaltatore) non posso che sorprendermi. Devo dedurre che se sparasse un civile non si porrebbe alcun problema? Non continuerebbe ad esserci ancora un piccolissimo problema di interferenze tra catene di comando in presenza di un comando civile e di un comando “paramilitare” sulla stessa nave?
             
            Quisquilie, certo.
             
            O non sarebbe forse meglio tentare uno sforzo congiunto per pattugliare le zone più rischiose e scortare le navi che le attraversano?

            • Marco scrive:

              Se sparasse un mercenario non si porrebbe il problema che si pone in questo caso, in quanto non ci sarebbe la possibilita’ di invocare giurisdizione militare.

              Che, occorre sottolinearlo, non equivale ad essere impunibile sulla carta ma spesso lo e’ nella pratica.

              Se un mercenario spara e uccide non ne risponde lo stato di appartenenza ma al massimo l’individuo e la compagnia che ordina la missione. Purtroppo solo nel caso non rispettino le regole d’ingaggio.

              Purtroppo un pattugliamento costante delle zone e’ improponibile dal punto di vista economico. Sicuramente converrebbe di piu’ investire quei soldi per risolvere le cause della pirateria piu’ che gli effetti.

              • McLaud scrive:

                Marco, della giurisdizione militare di quale paese stiamo parlando?
                 
                Aggiungo: è davvero qualificabile a stretto rigore come esercizio di una funzione militare l’attività compiuta dai soldati a bordo delle navi civili?
                 
                Aggiungo ancora: essendo a bordo le linee di comando separate, come si coordinano quando, tanto per limitarmi ad un solo esempio, è necessario eseguire manovre evasive? (e mi faccio qualche grassa risata pensando ad una superpetroliera che a stento fa 7/8 nodi che fa manovre evasive per sfuggire ad un motoscafo con motori da 300 cavalli) Chi risponde di danni eventualmente subiti/arrecati?
                 
                Continuo ad aggiungere: sapevi che ci sono già missioni di controllo e scorta (per varie finalità) delle acque nelle zone interessate da pirateria? Certo, gli stati più importanti che vi partecipano forse ritengono più redditizio investire risorse nelle invasioni di paesi stranieri sovrani (e ci siamo capiti, spero), ma questo non toglie che quanto dico già succede e necessiterebbe, magari, di un potenziamento.
                 
                Insisto: sei così sicuro che se un mercenario (nella fattispecie, secondo la legge italiana che ti invito a consultare, una guardia giurata), commette un omicidio stando a bordo di una nave civile, non sarà coinvolto in alcun modo lo stato italiano (che per legge ha autorizzato la presenza di questo personale sulle navi, pur essendo una simile soluzione contrastata dall’International Maritime Organization)?
                 
                Infine: sai qual è il luogo di commissione del reato per un omicidio (anche per il codice penale indiano)? Te lo dico io: dove si verifica l’evento morte. Nel caso di specie, è certo che i due pescatori sono morti a bordo del loro peschereccio, ossia una nave registrata in India. Resta quindi irrilevante dove si trovasse l’Enrica Lexie da cui provenivano gli spari, diventando invece essenziale capire dove si trovasse il peschereccio al momento della morte dei pescatori.

                • Marco scrive:

                  Del paese a cui appartiene la forza armata, ovvio.

                  Per il momento si, e’ definibile cosi’. Non dico che sia giusto ma e’ una definizione che crea lo stato. Nel nostro caso l’hanno fatta cosi’.

                  Se sei un militare e lo stato ti ordina di difendere una centrale elettrica, e tu per farlo spari e ammazzi qualcuno sei sotto giurisdizione militare. Per il momento funziona cosi’ e non piace neanche a me.

                  Su una petroliera non ci sono manovre evasive, ignoro se sia il caso o meno ma ritengo che qualcuno abbia scritto regole d’ingaggio e gestione della catena di comando per queste situazioni. Altrimenti e’ tutto illegale no?

                  Certo che so che esistono paesi che fanno (qualche) pattuglia militare. Ma sono poche, chiediti perche’.

                  Non sono sicuro che non risponda lo stato. Non sono un giurista ne’ nazionale ne’ internazionale. Mi sembrerebbe assurdo che lo facesse pero’.
                  Se lo stato autorizza i furgoni portavalori ad essere presidiati da guardie giurate e poi durante la rapina ci scappa il morto non ho mai sentito di una causa allo stato. Tu?

                  Sono invece un po’ piu’ sicuro per quanto riguarda UNCLOS, IMO ed altre diavolerie marittime. Ho gia’ spiegato la situazione (per come la vedo io) nei commenti sopra, che ti chiedo di leggere.
                  C’e’ un precedente, ma di altra natura, e rimane una questione di interpretazione del diritto.
                  Questione che sia aggiunge a quella della giurisdizione militare che, se fosse riconosciuta, dovrebbe escludere le altre interpretazioni.

                  • McLaud scrive:

                    Ok, cominciamo a intenderci.
                     
                    Vediamo i problemi: non credo proprio che i soldati italiani a bordo delle navi civili siano formalmente “in missione”, tant’è vero che il ministero della difesa deve stipulare apposite convenzioni con l'”armatoria privata italiana” per il “servizio di protezione” (tutti i virgolettati sono tratti dall’art. 5 d.l. 107/2011, che finora né tu, né andrea siete riusciti a citare), convenzioni, aggiungo, che prevedono il “ristoro dei corrispondenti oneri, comprensivi delle spese per il personale”. Definire questa una missione militare mi pare una forzatura enorme ed il tuo esempio dell’ordine di difendere una centrale elettrica mi pare decisamente non calzante, proprio perché qui i militari sono “assunti” per prestare un “servizio di protezione” e non è loro comandato di farlo. Tant’è che lo stesso servizio potrebbe essere affidato (sempre a pagamento) a delle guardie giurate. No, dico, vi rendete conto? Delle guardie giurate?
                     
                    Comunque sia, Nemmeno a me piace il sistema di giurisdizione militare, ma non credo che in questo caso trovi applicazione. In effetti, secondo l’art. 267 del codice penale militare in tempo di pace (che credo pacificamente applicabile nel caso di specie) “presso i corpi di spedizione all’estero [come sono considerati i nuclei militari di protezione, sottolineo], l’esercizio della giurisdizione italiana è regolato dagli accordi stipulati con lo Stato, che concede il transito o il soggiorno al corpo di spedizione; e, in mancanza di accordi, dagli usi internazionali”. Non mi pare ci siano trattati in proposito con l’India, né che sussista una particolare consuetudine internazionale in materia e sottolineo che stiamo parlando di una “missione” assai anomala di carattere esclusivamente nazionale in tempo di pace.
                     
                    Ho letto gli altri tuoi commenti, ovviamente, ma credo molto più semplicemente a tutti dovrebbe essere ricordato che l’omicidio si compie nel luogo ove muore la vittima e non dove viene colpita. La giurisdizione militare italiana, per quanto ho argomentato, mi pare proprio non trovi applicazione. Quindi, sono convinto che il collegamento con il diritto penale interno indiano prevalga, specie se si accerti che anche la morte di uno solo dei due pescatori è avvenuta in acque territoriali.
                     
                    A parte tutto questo ritengo peraltro assurdo che una società di armamento debba pagare due volte dei militari, il cui compenso dovrebbe essere già assicurato dalle entrate tributarie, per fare ciò che teoricamente (se di vero servizio militare si trattasse) sarebbe sufficiente un ordine ad imporre.
                     
                    Sul coordinamento delle catene di comando a bordo, la disposizione che ho citato non dice niente. Anzi, fa peggio, perché stabilisce che al comandante di ciascun nucleo “fa capo la responsabilità esclusiva dell’attività di contrasto militare alla pirateria…”. Quindi, ad esempio, chi prevale nel caso in cui il comandante militare desse ordine di effettuare una certa manovra come “attività di contrasto alla pirateria”? L’equipaggio civile è tenuto ad obbedire? Chi risponde dei danni eventualmente provocati dall’esecuzione di quest’ordine? Chi risponde dei reati eventualmente causati dall’esecuzione di quest’ordine?
                     
                    Il problema, come forse potrai intuire a questo punto, non è solo di regole di ingaggio. Anche perché le regole di ingaggio saranno contenute, al limite, in un decreto ministeriale, che, essendo fonte normativa subordinata, certo non può derogare alla legge, ossia al codice della navigazione ed ai poteri che il codice attribuisce al comandante della nave.
                     
                    Le iniziative per la repressione della pirateria sono internazionali e non nazionali, come mi pare invece di capire da quello che hai scritto. Sono coinvolte sia le Nazioni Unite, che l’Unione Europea, e la NATO. Ti assicuro che non sono poche le navi schierate o le missioni in atto (e basterebbe fare una piccola ricerca per rendersene conto). Magari potrebbero essere schierate ed organizzate anche meglio. Il problema forse – politicamente – è un altro: la Somalia e le zone limitrofe sono delle regioni martoriate da guerre sanguinosissime e perenni a cui non importa niente a nessuno perché non c’è nulla da cavare fuori da quei territori. Oltretutto, da un punto di vista strettamente economico, se si volesse impiegare più mezzi in acque internazionali per difendere le navi civili, si potrebbe anche procedere alla “caccia” dei pirati (compito comunemente ammesso per le navi militari) e non solo operare nei limiti della legittima difesa (come sostiene anche Ronzitti): il risultato, probabilmente, sarebbe che spendendo un po’ di più, la sicurezza del commercio aumenterebbe enormemente e, in ultima istanza, anche agli stati ne verrebbe di più in tasca.
                     
                    Capisco, però, che sia più proficuo dichiarare guerre ed occupare stati sovrani arbitrariamente e senza avere alcuna giustificazione. E mi piacerebbe che qualcuno mi indicasse qual è il principio di diritto internazionale consuetudinario che consente comportamenti del genere. Anticipo che il primo che risponde “legittima difesa preventiva” guadagna uno sputo nell’occhio.
                     
                    Chiusa questa divagazione, continuo: non ho parlato di responsabilità dello stato, ho parlato di coinvolgimento dello stato. Intendevo dire che se a sparare ci fossero state due guardie giurate, lo stato italiano sarebbe stato comunque implicato nella vicenda e sarebbe dovuto comunque intervenire a loro tutela. Di responsabilità penale dello stato, poi, ovviamente è impossibile parlare, ma di responsabilità civile non è affatto improbabile, specie se si considera che senza la (cattiva) normativa in questione, nessun reato avrebbe potuto essere commesso per la difesa delle navi civili.
                     
                    Spero di essermi sufficientemente spiegato, altrimenti fammi sapere e approfondirò.

                    • Marco scrive:

                      McLaud, onestamente, se vuoi ti do’ ragione direttamente, cosi’ risparmiamo tempo.
                      Ti consiglierei solo di pensare a come ti poni in una discussione, perche’ fai veramente perdere la voglia.

                      Ma siccome hai speso un sacco di tempo per scrivere il tuo post, e ho un grande rispetto per il lavoro, provo a risponderti, per quello che so. Non sono un avvocato, non ho preparazione legale, quindi a fatica citero’ articoli di legge.
                      I militari a bordo delle navi commerciali (VPD), almeno secondo l’interpretazione italiana, sono da considerare parte dello stato italiano, c’e’ un’esenzione speciale a proposito nella convenzione UN del 2004.
                      Questa “functional sovereign immunity” e’ ovviamente contestata dall’India, non essendoci una menzione per protezione ad attivita’ commerciali private e anche perche’ la convenzione non l’hanno ancora firmata in ogni caso. E non ci sono neanche accordi bilaterali.

                      Comunque all’India basta avere anche un appiglio per avere giurisdizione. L’Italia invece deve dimostrare di avere giurisdizione esclusiva.

                      Questo e’ il primo step, per capire dove cacchio processarli.

                      Come ho gia’ chiarito (ma lo faccio di nuovo perche’ pare che serva) la mia opinione personale, che conta il giusto, e’ che l’India nel momento in cui ha messo le mani sui marine aveva diritto a istituire il processo. Se erano in acque internazionali e gli scappavano non li processava piu’ nessuno (e.g. come nel caso dell’attaco israeliano alle navi che volevano forzare il blocco a Gaza).

                      Una volta istituito il processo possono andare a vedere se le regole d’ingaggio ed il resto sono state rispettate o no. Il coordinamento delle catene di comand c’entra davvero poco, ma se vuoi vai a vedere cosa dice l’IMO (e’ molto chiaro, il comandante della nave mantiene il comando).

                      Per il resto non mi pronuncio, hai dichiarato cose che ho gia’ detto e pensato, in toni molto piu’ forti.
                      A parte la caccia ai pirati, quella non mi pare un’opzione possibile.

                      Per questo trovo ancora piu’ strano il tuo modo di porti, se fa cosi’ con chi e’ in sostanziale accordo con le tue posizioni cosa fai a chi non e’ d’accordo? Ah gia’, ho letto qualche altro tuo post, come non detto..

                       

        • Oscar Piacenza scrive:

          “Vista l’accoglienza da eroi, le candidature in politica, le sviolinate mediatiche (chi ha proposto una medaglia) e tutto il resto… “
           
          D’accordo su tutto. La parteche ho citato è una cosa che mi fa rabbrividire..
          Però conoscendo l’Italia non mi stupisco purtroppo.
           
           

        • Bird scrive:

          Premesso che io almeno non trovavo Andrea razzista prima (al limite mi pareva argomentazione più emotiva che razionale, ma chiudo la parentesi), chi sarebbe che ha proposto loro la medaglia e su che base :S?

          • Andrea scrive:

            Si effettivamente questa storia delle medaglie credo sia un abbaglio: questa è l’unica notizia relativa a medaglie e marò che ho trovato in internet http://www.secoloditalia.it/2012/12/simona-scocchetti-quella-medaglia-per-i-due-maro/
             

            • Marco scrive:

              Chiarisco.
              Quella della medaglia era solo un’ipotesi che, ho sentito, e’ stata ventilata da alcuni esponenti di movimenti di destra radicale. Non e’ ovviamente istituzionale, solo un po’ paradossale.
              Lo stesso vale per il termine eroi, prima che qualcuno ci si attacchi, che non mi risulta essere stato usato dalle istituzioni.
               

              • Andrea scrive:

                Hai visto in tv? adesso pare li vogliano processare in Italia, faranno sul serio? certo senza prove e testimoni mi sembra dura…

                • Marco scrive:

                  No, purtroppo (o per fortuna) non seguo la televisione italiana (vivendo all’estero) e ho letto la notizia solo su qualche testata online.

                  Se fanno sul serio sara’ un processo farsa.

                  E intanto mi pare di capire abbiano tolto l’immunita’ all’ambasciatore italiano. Altra mossa che ci si poteva tranquillamente aspettare.

  31. Fulvio Zoro scrive:

    siamo tutti a conoscenza che le famiglie dei mitragliati hanno avuto un risarcimento? e secondo tutti noi perche’? che si arrivi anche a questo giusto processo ma………dove vogliamo arrivare? comunque verranno assolti in Italia ed il resto lo vedremo….

    • Gert scrive:

      Io sono daccordo con tutti: Paguri, Andrea, Oscar e Fulvio.
      La figura di merda (ricca) l’hanno fatta e la stanno facendo il 99% dei giornalisti, il ministro Terzi, e tutti quei politicanti  e ultras che ci ammorbano con banner, striscioni e poster “Portiamo a casa i nostri Marò”.
      Ricapitolo:
      1) Ci sono due morti;
      2) Praticamente è accertato che a sparare sono stati i fucilieri italiani. L’Italia ha anche inviato periti dei RIS per assistere alla perizia della corte indiana. Bisogna accertare le dinamiche e il grado di colpa.
      3) La questione sarebbe stata chi dovesse processarli e perché, non che non dovessero essere processati. E come garantire un processo giusto.
      4) Mi fa paura sentire chi usa il termine “eroi” o “poveri ragazzi”. Non metto in dubbio che possano anche essere brave persone, ma non vedo cosa abbiano fatto di eroico in questa vicenda, o che sofferenze abbiano patito. Sono stati trattati coi guanti di seta, messi agli arresti in alberghi di lusso e hanno goduto di permessi piuttosto generosi.
      5) Non sono stati sequestrati da una dittatura o da terroristi: sono stati arrestati da un paese democratico (povero ma democratico) che  li stava trattando più che dignitosamente.
      6) Invece di continuare a discutere su chi debba processarli e per quale motivo, magari chiedendo anche il parere di un organo internazionale, l’Italia ha preferito farli evadere approfittando di uno dei generosi permessi ottenuti, facendo una ricca figura di merda. Questo non è un atteggiamento difendibile, se non dagli ultras obnubilati dalla campagna di patriottismo cieco che a me ha fatto oltre che schifo, un po’ paura.
      Sono daccordo invece che l’Italia avrebbe dovuto fare di tutto per avere garanzie che due cittadini italiani avessero diritto a un giusto processo, e venissero loro garantiti tutti i diritti e un trattamento civile.
      Su questo sono daccordissimo, sull’evasione e le modalità della stessa proprio no.
       

  32. Fulvio Zoro scrive:

    non comprendo perche’ si sprechino tante parole su due persone, che hanno ucciso due pescatori, mitragliando la loro barca, barca che non mi risulta fosse attaccata come una ventosa alla petroliera con Sandokan tipo uomo ragno sullo scafo a picchettare chiodi per salire, con famiglie che sono state risarcite, pagate per aver perso i propri cari, a segno di una inequivocabile colpevolezza. Devono essere processati giustamente e se dopo finalmente, dopo tutte queste seghe mentali, manfrine, scopriremo che hanno sparato per difendersi da un nemico, con il mitragliatore, a 3 metri da loro, che poi loro hanno ucciso, rimesso in barca, allontanato la barca e mitragliato la barca stessa, allora Hollywood o Tornatore ci faranno anche un telefilm……o no? ma chi cazzo se ne frega di questi attori del muto che mai hanno dichiarato nulla, obbligati al silenzio da queste autorita’ italiane, che hanno e ci hanno fatto fare una figura veramente indecente. Anche se i due eroi se ne stavano 2 anni in albergo in India, con i permessi pagati per venire, a votare, scopare, cagare in Italy, i due anni andavano a scalare da una sicura condanna……….oppure ha sparato per sbaglio la Corea del Nord?

  33. Dee O' Mayall scrive:

    Talmente pettinati che hanno i tratti somatici dei negri della sabbia. Lasciandoli in India c’era la speranza di guadagnare marginalmente in pulizia razziale.

  34. McLaud scrive:

    Caro McLaud, mi spiace, ma devo rilevare che il tuo post è privo di argomentazioni. Innanzitutto, propone ancora una volta l’equazione, trita e ritrita, secondo cui una persona che non ripone fiducia nelle istituzioni indiane sarebbe un razzista senza ombra di dubbio e anche con una buona dose di ipocrisia. Se invece la stessa persona nutrisse dubbi sul sistema giudiziario italiano, allora si che sarebbe una persona degna di rispetto.
     
     
    Andrea, non ti ho mai chiamato razzista, né mi interesso di equazioni: cerco solo di applicare un filo di logica a sillogismi idioti (magari ricorrendo ad un po’ di ironia ed a cagnolini con cappelli buffi), ma capisco che questo urti il tuo amor proprio. Chissà? Forse perché nel sud degli USA esiste ancora ampiamente una feroce discriminazione contro chiunque non sia bianco, allora sarebbe meglio non farsi giudicare in Louisiana: i tribunali sono faziosissimi. O forse perché in Portogallo stanno finendo in fondo al cesso per le misure anticrisi, sarebbe meglio evitare di attaccare briga: i giudici saranno certamente inefficienti e corrotti… Insomma, ho sottolineato che la premessa del tuo ragionamento è ampiamente infondata e fallace. Dire che l’India è una democrazia che non riesce a risolvere alcuni seri problemi sociali non implica in nessun modo che il suo apparato giudiziario e l’amministrazione della giustizia siano parziali, iniqui, inefficienti, retrogradi e quant’altro. Se avessi voluto sostenere questa tesi, avresti dovuto farlo ricorrendo a fatti ed argomenti pertinenti e non ad apprezzamenti da bar sport sulle condizioni di un paese straniero (per quanto “in buona fede”). Per quanto mi riguarda, un sistema giudiziario merita rispetto solo se funziona, a prescindere dal paese in cui ci si trova. A te piace fare classifiche pseudo socio-economiche? Accomodati pure, a me piace parlare di fatti.

     
    La seconda impressione che traggo da quanto scrivi, è che tu non abbia letto tutto quello che ho scritto, o che l’abbia fatto con molta leggerezza.

    Ahi lasso, per mia sventura l’ho letto ed ho risposto in più sedi. Ti sarà sfuggito?
     
     
    Nessuno ti obbliga a leggere quanto scrivo, specialmente se non sei d’accordo con il contenuto; però dal momento in cui tu stesso, per libera scelta, decidi che vuoi commentare, criticare e confutare, questi contenuti, dovresti, a tutela della tua credibilità, leggerli bene.
     
     
    Bien sûr! Non c’è modo di uscirne, le premesse del tuo ragionamento, anche secondo l’opinione di illustri ordinari di logica e di filosofia, sono minchiate. E, come diceva Aristotele, se un ragionamento parte da una minchiata, finisce a cazzo.
     

    Andando avanti, ripeto, come scritto in post precedenti, che anche essendo a conoscenza di ogni risvolto del diritto internazionale e indiano e non ambisco a tanto, è fisicamente impossibile scrivere un post esauriente.
     

    Però a scrivere di getto un paio di fesserie (“in buona fede”) siamo bravi tutti, certo: condivido pienamente il tuo pensiero.
     
     
    Il tuo, per citarne uno a caso, non arricchisce di alcuna conoscenza il lettore ed è tutto fuorché esauriente nelle argomentazioni.

     
    Touché, qui mi è scesa una lacrimuccia: questo basterà a farmi rientrare nelle tue grazie? 

    È del tutto inutile che ripeta quello che ho scritto in precedenza, circa convenzioni internazionali e norme del diritto; se sei curioso e vuoi approfondire e soprattuto apportare linfa alla discussione, portaci a conoscenza di qualcosa che non sia stato ancora scritto; a me personalmente farebbe molto piacere e leggerei con interesse nuovi dati e informazioni.
     

    In effetti, anche io leggerei con piacere qualcosa di intelligente ogni tanto, però oggi mi sei capitato tu. Unicuique suum.
     
     
    Quello che ti posso dire è che, avendo studiato per anni giurisprudenza, applicando i principi generali del diritto, alle informazioni che ho raccolto in internet, mi sono fatto una mia opinione e attenzione, la stessa tutto vuole essere fuorché esaustiva e universale.
     
     
    Uhm, fammi capire: la laurea te l’hanno concessa per sfinimento, oppure ti hanno fatto una sorpresa senza preavviso? 
     
    Poi, ancora una volta sono d’accordo: la tua opinione è tutt’altro che esaustiva. Volentieri aggiungo che è balorda ed insensata.
     
     
    La mia modesta opinione…
     
     
    Dai, su, non buttarti giù: l’hai sparata grossa, perché nascondersi ora?
     
     
    …è che sarebbe giusto e innovativo, che in casi simili la responsabilità ricadesse sullo stato di provenienza dei militari (come già ora dovrebbe essere)…
     
     
    Fantastico! Responsabilità penale di uno stato! Ma te l’hanno mai detto che hai un senso dell’umorismo sviluppatissimo? In caso di condanna, tutti al fresco! …A quando “le colpe dei padri ricadono sui figli”?
     
     
    …e che il processo contro lo stato responsabile si tenga presso un Tribunale internazionale (questa sarebbe una novità)…
     
     
    Sì, anche per Isaac Asimov.
     
     
    Anche il processo a carico dei militari implicati, potrebbe svolgersi d’avanti ad un organo terzo e imparziale come un Tribunale internazionale. Così facendo si potrebbero evitare incidenti diplomatici e dare trasparenza a indagini e processi come quello a cui i marò sono stati sottratti.

     
    Certo: tribunali internazionali per ogni criminale comune. Giusto. Cchiù tribbunali ppe’ tutti. Condivido. Basta con quegli odiosi processi indiani dove non si capisce un acca di quella lingua sottosviluppata che parlano ed il fumo del forno tandoori non fa neppure vedere dove sta il giudice. Ah no, il giudice sta alimentando il forno tandoori…mi scusi vostro onore.
     

     Io non ho mai parlato di cani con cappelli buffi ne tantomeno di assistenza bagnanti e limite acque sicure, tanto per citare un’altra battuta divertente che mi è stata indirizzata in precedenza…

     
    Perché no? Cani con cappelli buffi bagnini: il rimedio per la sicurezza in spiaggia del futuro.
     
     
    forse per voi è divertente, per me non lo è;
     

    Eppure il tuo rigore ed il tuo acume per me sono già diventati un punto di riferimento assoluto.
     

    infatti quando non siete d’accordo con una persona, invece di confrontarvi civilmente con le sue idee e confutarle, lo attaccate personalmente, screditandolo, per privare di credibilità qualsiasi cosa egli dica. Wow, questa è vecchia quanto l’uomo.
     

    No, per quanto si vesta una scimmia con uno smoking resta sempre una scimmia. In più diventa buffissima e solo pensarci mi fa morire dalle risate…pazza, pazza, pazza scimmia!
     
    Ma scusami, ti ho interrotto: stavi parlando di problemi della terza età?

  35. Andrea scrive:

    Tanta fatica solo per dirmi, poco elegantemente, che ho torto.
     
     

  36. McLaud scrive:

    Ma no, cavo, mi sono divevtito un mondo. Non capisco, poi, il tuo appvezzamento sul mio vestiavio: avevo indossato il mio monocolo ed il mio completo da seva migliove per scvivevti!
     
    Del tovto o della vagione non so che favmene, ma posso andave avanti a viveve contento di non avev pavtovito una sgommata lettevavia come quella che m’è toccato di leggeve.
     
    Adesso scusa, desidevi un voil-au-vent al salmone, oppuve una tavtina al caviale? Dai, che ti pvesento qualcuno dei vagazzi del civcolo del canottaggio: qui nessun volgave mavò può spavavti.

  37. McLaud scrive:

    McLaud, onestamente, se vuoi ti do’ ragione direttamente, cosi’ risparmiamo tempo.
     
    Ok, la ragione è dei fessi, ma visto che anche tu sprechi tempo come me, chiariamoci un attimo. Ho solo esposto tutta una serie di punti che mi pareva erano rimasti colpevolmente estranei al discorso ed esposto la debolezza di vari punti presentati da te e da Andrea. Se per Andrea c’era una macroscopica fallacia nella premessa dovuta a vistosa ottusità, a te ho solo contestato una serie di problemi di interpretazione.

    Ti consiglierei solo di pensare a come ti poni in una discussione, perche’ fai veramente perdere la voglia.

    Beh, se almeno si evita di dire sciocchezze, è già un passo avanti.
     
    Ma siccome hai speso un sacco di tempo per scrivere il tuo post, e ho un grande rispetto per il lavoro, provo a risponderti, per quello che so. Non sono un avvocato, non ho preparazione legale, quindi a fatica citero’ articoli di legge.
     
    D’accordo, non c’è bisogno di essere avvocati per citare articoli di legge. Se si parla di diritto, però, sarebbe quanto meno opportuno farlo, altrimenti si discute di aria fritta e sentito dire.
    I militari a bordo delle navi commerciali (VPD), almeno secondo l’interpretazione italiana, sono da considerare parte dello stato italiano, c’e’ un’esenzione speciale a proposito nella convenzione UN del 2004.
    Questa “functional sovereign immunity” e’ ovviamente contestata dall’India, non essendoci una menzione per protezione ad attivita’ commerciali private e anche perche’ la convenzione non l’hanno ancora firmata in ogni caso. E non ci sono neanche accordi bilaterali.

    Quindi riscontri anche tu quello che dicevo: non essendoci accordi bilaterali e non essendo inclusa la particolare attività in questione tra quelle per cui è concessa l’immunità sovrana funzionale, viene meno pure il più labile appiglio per affermare la sussistenza della giurisdizione militare italiana, anche secondo le norme italiane stesse, che avevo ricordato. A questo punto, però, vorrei capire perché l’avevi invocata in precedenza, se eri al corrente che non c’erano gli estremi perché si radicasse.
     
    Comunque all’India basta avere anche un appiglio per avere giurisdizione. L’Italia invece deve dimostrare di avere giurisdizione esclusiva.
    Questo e’ il primo step, per capire dove cacchio processarli.

    Da quanto ho spiegato – e mi pare che a questo punto concordi anche tu – l’India ha più che un “appiglio” per processare i marò. L’Italia, invece, deve arrampicarsi sugli specchi.
     
    Come ho gia’ chiarito (ma lo faccio di nuovo perche’ pare che serva) la mia opinione personale, che conta il giusto, e’ che l’India nel momento in cui ha messo le mani sui marine aveva diritto a istituire il processo. Se erano in acque internazionali e gli scappavano non li processava piu’ nessuno (e.g. come nel caso dell’attaco israeliano alle navi che volevano forzare il blocco a Gaza).
     
    Non stiamo parlando di ipotesi dell’irrealtà, ma di quello che è successo. Certo, se le vedette indiane non avessero intercettato l’Enrica Lexie, sarebbero potute succedere tante cose, ma non è andata così. E i giudici indiani, comunque, avrebbero avuto il diritto ad istituire il processo ed a chiedere l’estradizione (la sussistenza delle condizioni per concederla, a questo punto è discorso ancor più ipotetico) solo dimostrando che la morte di almeno uno dei pescatori è avvenuta in acque territoriali.
     
    Una volta istituito il processo possono andare a vedere se le regole d’ingaggio ed il resto sono state rispettate o no.
     
    Capisco che a te interessi molto questo discorso sulle regole di ingaggio, ma da un punto di vista del diritto penale, il rispetto (o meno) di queste regole può tutt’al più influire sulla determinazione della misura della colpa o come attenuante: non può funzionare come esimente, non essendo specificamente previsto da nessuna parte.
     
    Il coordinamento delle catene di comand c’entra davvero poco, ma se vuoi vai a vedere cosa dice l’IMO (e’ molto chiaro, il comandante della nave mantiene il comando).
     
    Il problema sulle catene di comando è un problema serissimo della legge italiana ed in questa chiave ne ho parlato. Non ho mai detto che fosse rilevante nel caso in questione. Molti docenti di diritto della navigazione e di diritto internazionale hanno già segnalato la grave anomalia dell’articolo di legge che ho citato, il quale non fa nessun rinvio alle disposizioni IMO (che peraltro, se non ricordo male, valgono solo come raccomandazioni e non sono certo trattati), ed anzi sancisce, come avevo già precisato, l’esclusiva responsabilità del comando militare dell’attività di contrasto militare alla pirateria. Restano quindi rilevanti ed impregiudicati tutti i profili problematici che ho individuato, che a maggior ragione, anzi, si ripropongono, quando in nucleo di protezione sia formato da guardie giurate (rabbrividisco). Aggiungo, giusto per il gusto del paradosso: se il nucleo militare fosse formato da alpini (cosa improbabile, ma non proibita), che succederebbe?
     
    Per il resto non mi pronuncio, hai dichiarato cose che ho gia’ detto e pensato, in toni molto piu’ forti.
     
    Talvolta sì, talvolta no.

    A parte la caccia ai pirati, quella non mi pare un’opzione possibile.
     
    A me (e non solo a me: l’opinione di vari internazionalisti mi conforta) invece pare proprio che, salvi alcuni limiti, le navi militari possano proprio farlo (v. artt. 105, 107 e 110 della Convenzione di Montego Bay). Viceversa, i militari a bordo di navi civili possono operare solo e sempre per legittima difesa, come avevo detto.
     
    Per questo trovo ancora piu’ strano il tuo modo di porti, se fa cosi’ con chi e’ in sostanziale accordo con le tue posizioni cosa fai a chi non e’ d’accordo? Ah gia’, ho letto qualche altro tuo post, come non detto..
     
    Le nostre opinioni divergono in molti punti che non ritengo irrilevanti. Poi, anch’io rispetto il lavoro degli altri, ed infatti ho criticato alcune conclusioni che raggiungevi e che a mio modo di vedere restano infondate o viziate. Non ho esercitato alcun sarcasmo nei tuoi confronti, ma capisco che alle volte essere toccati nell’amor proprio sia fastidioso. Se te la sei presa, ti scuso.
     
    Per il resto, mi farebbe piacere sapere cos’hanno tutti contro quegli adorabili cagnolini con cappelli buffi (anche se questo chiaramente è un pirata).

    • Marco scrive:

      Non ho invocato l’immunita’ funzionale, non sono avvocato 🙂

      Ho cercato (malamente, si vede) di presentare la questione come l’ho capita io dalle mie letture. Cercando di non scrivere solo del mio punto di vista ma piuttosto cercando di esprimere quali sono i punti del contendere.

      Ma mi prendo la giusta dose di colpa, perche’ non perdo abbastanza tempo a rileggere gli interventi e il mio italiano comincia a zoppicare. In piu’, per quel che ne capisco io almeno, ci sono alcune zone grigie nella normativa altrimenti non ci sarebbe spazio per tutte queste diverse interpretazioni.

      La lotta alla pirateria con navi militari non e’ possibile, ma non perche’ vada contro alle regole 8anzi) piuttosto perche’ il mare e’ grande e le risorse limitate. Opinione mia, che non sono in marina e non tengo i cordoni della borsa.

      Comunque grazie della discussione, mi ha dato l’occasione di imparare qualcosa di nuovo e ripensare al vecchio.

      • McLaud scrive:

        Grazie anche te: per me il diritto internazionale è una intera zona grigia. Un’espressione della legge della giungla appena ripulita, purtroppo.
         
        Solo un’ultima cosa, che ho già detto in sostanza, ma sulla quale credo sarai d’accordo: se ci sono fondi per mandare droni a bombardare civili inermi in località sperdute (non mancano casi), forse si potrebbe destinarli al potenziamento della lotta alla pirateria. Chi lo sa, magari la reputazione (ed anche il rientro economico, che non guasta) delle superpotenze migliorerebbe.

        • Marco scrive:

          Certo, sono d’accordo (e chi non lo sarebbe).
          Meccanismo piu’ efficace, secondo me, sarebbe comunque limitare le cause della pirateria.
          Ma sono di parte, perche’ lavoro con la pesca industriale e la conservazione ambientale.

          E pure un po’ utopico, perche’ so bene come (male, purtroppo) gira il mondo.

  38. McLaud scrive:

    …e comunque adesso, dopo una strizzata di palle da parte del governo indiano, glieli abbiamo rimandati.
     
    Altro giro, altra corsa.

  39. Marco scrive:

    Le palle del cannone son di ferro, e quelle di Mazzini son di vetro… 😀 chissa’ come andra’ a finire, peggio di una telenovela

  40. marko scrive:

    vi seguo sempre e mi piace il vostro essere politicamente scorretti ma in questo caso credo abbiamo tutti detto e scritto troppe puttanate
    siete pregati di leggere per esempio questo:
    http://www.facebook.com/photo.php?fbid=350539331714117&set=a.217682694999782.35411.217201168381268&type=1&theater

  41. Andrea scrive:

    interessante questa http://articles.washingtonpost.com/2013-02-18/world/37160895_1_immunity-law-indian-army-afspa