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Gipi contro la Strega

9 aprile 2014

witch_seahagNon sappiamo quanto e se stiate seguendo la cosa, ma sui social si sta dibattendo su una questione interessante: la candidatura al Premio Strega per “Unastoria” di Gipi.
Ora, per quanto ci riguarda e per come consideriamo i suoi fumetti, Gianni dovrebbe vincere lo Strega, la Legion d’Onore, il Nobel per la Letteratura, il Cavalierato di Gran Croce, il pallone d’oro e il Grande Fratello. E non lo diciamo perché ci conosciamo e siamo amici 4 ever xseo, ma perché riteniamo sinceramente che sia davvero l’autore italiano più completo attualmente in circolazione.
La questione è mossa da quest’articolo  interessante, ma incompleto, e che genera implicazioni che meritano un approfondimentino. Ai nostri occhi la candidatura di Unastoria al Premio Strega è principalmente una mossa di marketing per far vendere molte più copie di quello e degli altri fumetti di Gipi. Operazione più che legittima da parte di Fandango, sia chiaro, ma sul senso della quale nutriamo qualche riserva.
La più importante riguarda il complesso di inferiorità del mondo del fumetto nei confronti della letteratura che traspare dall’intera operazione. Sostenere che il fumetto di Gipi è così bello (e lo è davvero) che si merita di essere candidato a un premio relativo a un’altra categoria artistica che col fumetto ha poco a che vedere, è la cosa più discriminatoria che si possa dire e fare nei confronti di questo medium.
Non eleva il fumetto al pari delle altre forme di arte/espressione ma, anzi, lo relega ancora una volta nel suo ruolo di cazzatella per ragazzini o per rincoglioniti. Il messaggio che leggiamo tra le righe è che il Gran Guinigi o il Premio Micheluzzi (per citare due a caso dei più importanti premi italiani per i fumetti) sono cazzatelle per ragazzini o per adulti rincoglioniti, mentre il Premio Strega è roba seria.
E che pone, a nostro giudizio, due questioni importanti:
Come possiamo pretendere, noi fumettisti, di essere presi sul serio o di avere pari dignità rispetto alle altre forme espressive, se siamo noi (o i nostri editori) i primi a sentirci inferiori?
Questo essere considerati inferiori è sempre e solo colpa degli altri che non capiscono o ci mettiamo anche del nostro?
Tanto per restare in argomento: pensiamo, per esempio, ai premi delle principali manifestazioni dedicate al fumetto, alle categorie, alle giurie, alle cerimonie e alle conseguenze…
E lo diciamo avendone vinti diversi e consapevoli che, da adesso, non ne vinceremo mai più uno.
Non è cercando in altri ambienti un riconoscimento da pietire per dimostrare il peso del fumetto nell’immaginario collettivo e culturale. Non ce n’è proprio bisogno: il fumetto è parte integrante della cultura del Novecento (e ancor di più di questo nuovo secolo): basterebbe rivendicarlo con orgoglio, facendo pressione perché se ne interessino i comuni canali comunicativi: quotidiani, rete, tv, radio, piccioni, ma anche e soprattutto dentro noi stessi.
 Sennò dove si vuole andare?

 

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5 Commenti

  1. segolas scrive:

    Il senso di inferiorità del fumetto è tale che alcuni, sotto la pressione di genitori&amici&parenti, fa un lavoro “vero”.
    Invece che le cazzate hai tempo di farle nel tempo libero.
    E anche li, potresti uscire a farti una birra invece di “perdere tempo”

  2. Luke Mason scrive:

    Vi meritate un immenso rispetto. Pochi sono così intellettualmente maturi e consapevoli del valore di ciò che fanno da ragionare come voi. I più accetterebbero il premio giusto per vantarsi di poter dire “da oggi premiano anche quelli come me”. Bravi.

  3. Jorg der Krampus scrive:

    Luke Mason mi ha letteralmente levato le parole di bocca.