
“Negli anni ’49, ’50 i cortei erano cose serie. Allora non c’erano le orchestrine: c’era gente che scendeva in piazza arrabbiata perché reclamava la terra e il lavoro. E poi in parlamento i partiti di sinistra cercavano di tradurre politicamente tutta quella energia popolare per ottenere risualti concreti, avanzamenti tangibili delle condizioni materiali delle classi che rappresentavano.”
Così parlava Mario Monicelli, in una meravigliosa intervista di pochi anni fa.
Ma erano altri tempi.
Oggi non pretendiamo neanche più degli avanzamenti tangibili delle condizioni di vita e di lavoro, ci basterebbe non dover tornare indietro, ecco.
Ma oggi abbiamo il PD.
Il PD che non scende in piazza né con i metalmeccanici, né con i No-Tav, come non è mai sceso in piazza in molte altre occasioni.
Ecco, se un partito di sinistra, il più grande partito di sinistra, prende sempre le distanze, si chiama sempre fuori per paura di chissà che cosa, di fronte alle innumerevoli manifestazioni di scontento che ci sono state nel Paese in tutti questi anni, diventa più inutile di un libro di Veltroni.
Quindi, la domanda che ci facciamo, seriamente, è questa: a cosa serve il PD?
Il PD serve a…

No, via, qualcosa non torna.
Si è molto parlato del manifestante No Tav che, dall’altro lato di una transenna e sotto le telecamere, va a parlare in faccia ad un carabiniere in assetto antisommossa al solo scopo di provocarlo e/o prenderlo per il culo.
No, non ad offenderlo, per favore.
Avergli detto che è una pecorella e avergli chiesto se si metta la maschera antigas anche per baciare la propria ragazza, non vuol dire offendere.
Sgomberiamo subito il campo da qualsiasi dubbio o interpretazione, ben consapevoli però che nel web gl’imbecilli – e soprattutto gl’imbecilli in malafede – sono sempre dietro l’angolo, insieme ai tegami delle proprie mamme (ecco, questo, casomai, vuol dire offendere): il manifestante è stato un irresponsabile, sì, e il carabiniere ha agito in maniera corretta.
E allora?
A parte il fatto che è facilissimo dare addosso a un ragazzo se si isola l’episodio senza contare l’esasperazione a cui un’intera comunità è arrivata dopo circa vent’anni di decisioni imposte, dove sta la notizia che tanto scalpore ha suscitato nei vari Mentana e compagnia bella, pretescamente contriti in un grottesco afflato di commozione per il senso dello Stato?
Un carabiniere che si comporta correttamente, da persona civile e da rappresentante delle forze dell’ordine di uno Stato democratico, invece di approfittare della copertura che gli offrono divisa, elmetto e istituzioni per massacrare di botte chiunque gli si pari davanti, è una notizia?
Un eroe, è stato detto; ha ricevuto persino gli elogi ufficiali del comandante generale dell’Arma.
E questo perché, pur avendo il potere di spaccare la testa ad un ragazzo disarmato che lo stava chiamando pecorella, non lo ha fatto.
Cazzo, che eroe.
Cioè, chiamandolo eroe si presuppone che, con il suo rinunciare alla cieca violenza e alle pulsioni primordiali, abbia compiuto uno straordinario e generoso atto di coraggio.
E allora, per contrappasso, ciò evidenzia che la normalità, secondo tutti gli opinionisti, sarebbe l’esatto contrario, e cioè il pestaggio a sangue del manifestante giovane (e dal comportamento stupido, lo ripetiamo).
Altrimenti qualcosa non torna.
E’ come se qualcuno vi elogiasse come eroe solo perché avete resistito all’istinto primitivo di violentare una ragazza particolarmente provocante. Oppure se, avendone l’occasione, non avete tuttavia rubato la borsetta ad una vecchietta che aveva appena riscosso la pensione.
Per una persona normale, sono comportamenti normali.
Diventano gesti nobili e, se vogliamo, degni di nota, solo se stiamo parlando di stupratori, ladri e compagnia bella.
Il lato tragicomico di tutto ciò è che tutti quelli che hanno indicato il giovane carabiniere come un eroe nazionale hanno in verità dato per scontato che solitamente il comportamento dei carabinieri, in situazioni simili, sia l’esatto opposto. Elogiando lui, hanno ammesso le violenze e i soprusi di cui si sono spesso rese protagoniste le nostre forze dell’ordine in questi ultimi anni.
Come dire, elogiarne uno per coprirne mille.

E’ uscito in tutte le edicole del mondo occidentale (tranne quella dell’Ipercoop, dove oggi – usciti per prendere le mozzarelle – non lo abbiamo trovato!) il terzo numero di Nirvana!
Ove il nostro eroe, fattosi forte del suo spiccato senso estetico, del suo amore per le cose belle del Creato e della sua cura per l’eleganza, trova il suo ruolo in questo mondo e regala il suo talento a’ bisognosi, pur con la minaccia di alcuni bruti insensibili che aleggia sul suo buon operare. Tutt’intorno, l’antico rito del saluto ai cari estinti, le compagnie telefoniche e la Sposa di Frankenstein.
Quando il gioco si fa duro…

“Siamo italiani e ci comportiamo come tali.”
Queste le parole pronunciate dai due Marò accusati di aver sparato e ucciso, per errore, due pescatori indiani, credendoli pirati.
Cosa vuol dire?
- Che passeranno le giornate a cantare le canzoni di Toto Cutugno?
- Che pregheranno forteforte Padre Pio, perché interceda presso il governo indiano che però non lo riconosce come divinità?
- Che chiederanno solo spaghetti al pomodoro e pizza, rifutando il cibo locale?
- Che mentre sono in carcere, hanno lasciato la macchina comodamente parcheggiata in doppia fila?
- Che a colazione pretendono solo caffè espresso?
- Che leggono esclusivamente La Gazzetta dello Sport?
No, davvero, con tutto il rispetto per i due Marò (e anche per le loro presunte vittime, però) vorremmo tanto sapere cosa significa una frase del genere che tanto è piaciuta al ministro Terzi, al Presidente Napolitano e a tutti i TG.

Questo solo per ricordare ai più duri, e anche al Santo Padre, che domani, sabato 25 febbraio, dalle ore 16;00 in poi saremo a Roma, alla fumetteria Starshop in via degli Scipioni 116, per cazzeggiare allegramente in comunione col Christus Rex… quello degli omonimi frigoriferi.
Siateci!