
A Livorno si dice “poggio e bùa fa pari”, per indicare due termini che si annullano a vicenda e danno un risultato medio, cioè piatto.
Ecco perché il sistema televisivo (e cinematografico e fumettistico e letterario e…) italiano da anni fa caà.
Se poi ci si mettono anche quelli di “Vieni via con me”, salutata come la trasmissione cult del momento, allora è davvero la fine. La puntata di lunedì scorso (quella con uno strepitoso Albanese, altro che Benigni. Ops! Ma questo non si può dire, vero? Benigni è sempre e comunque travolgente e irriverente. Ma di questo ne parleremo in un’altra occasione) ha visto come invitati Mina Welby e Beppino Englaro. Ebbene, questo fatto ha inacidito il ciclo mestruale del quotidiano Avvenire, perché la trasmissione non ha previsto il doveroso contraddittorio.
E, per una volta, incredibile ma vero, siamo d’accordo con Avvenire!
Ragioniamo: sì, d’accordo, gli ospiti hanno affrontato un tema importante come il trattamento di fine-vita, l’accanimento terapeutico e la libertà di coscienza, apportando le rispettive testimonianze. Tutti temi che fanno tanto soffrire Gèi Ar, ma comunque pesantemente mitigati dalla presenza dell’inutile Fazio. E il risultato qual è stato? il rinvigorimento della richiesta di una legge sul TFV? una protesta contro le gerarchie ecclesiastiche? il trasferimento della Roccella a spalare sterco d’orso bruno al Circo Medrano? No, il risultato è stato una trasmissione estremamente triste, cupa, angosciante!
Mamma mia, mostrare immagini di Piergiorgio Welby bloccato nel letto senza possibilità di cure e speranze di guarigione, che riusciva a comunicare solo attraverso un computer col movimento degli occhi, e tutto in prima serata! Ma dai, come si fa?! Oggi viviamo in un’Italia allegra e spensierata, un’Italia festosa, moderna e rutilante, un’Italia in gita perpetua, da spritz, e che pertanto esige giustamente il meglio dalla vita.
Al massimo sarebbe stato opportuno mostrare un plastico di casa Welby e lasciare che troie arriviste, fascisti cocainomani e Maurizio Gasparri dibattessero sull’opportunità di lasciar decidere a una persona della propria vita e della propria sofferenza.
E il nostro premier, di ritorno da una festosa ammucchiata, avrebbe potuto ripetere che Eluana Englaro nel suo letto di dolore avrebbe potuto concepire dei figli (sì, se qualcuno l’avesse violentata, ma questi sono dettagli).
Ecco perché ha ragione Avvenire; un contraddittorio sui temi suddetti, nel disperato tentativo di contrastarne la validità, avrebbe fatto schiantà dalle risate! Immaginiamoci che so, un gonnellato qualunque, che costruisce arabeschi di minchiate fondate sul nulla, oppure caarelli opportunisti che si affannano a tessere fitte trame di palesi contraddizioni cercando di spacciarle come logiche e di buon senso o, ancora, persone nella stessa situazione di Welby che invece, per mille altri motivi, scelgono di continuare a vivere e soffrire senza che nessuno gli contesti questa scelta, e pretendono di obbligare gli altri a fare lo stesso.
Cioè, quando blaterano che “Essere liberi di vivere vuol dire permettere agli altri di vivere” e cercano di far passare il verbo “permettere” per “obbligare”, a noi fanno sinceramente pisciare addosso dalle risate. Oppure quando cercano la domanda provocatoria: “Diritto di morire o libertà di vivere?”, senza contare che la libertà di vivere non viene messa in discussione da nessuno, mentre il diritto di morire sì, in ossequio all’antico diritto della Chiesa Cattolica di speculare sulla sofferenza, sulla paura e sulla morte delle persone.
AAAAHHAHHAHAHAHAHAH! Ma che begli argomenti!
Questi sì che sarebbero stati grandi momenti di comicità, perfetta per l’intrattenimento moderno.
Specie pensando a quale sia stata l’etica di queste stesse persone negli ultimi giorni di Giampaolo 2.
Ah, già, ma lui voleva “andare dal Padre” e, soprattutto, c’era un successore che scalpitava impaziente.
PAPA PARADE
“prego per loro”
ritorno d’immagine
a poco prezzo
(Santrine)
POLPO O PAPA?
Infallibile,
viene dalla Germania,
ha tentacoli.
(Tino Bombarda)

Scritte sulla casa natale del Papa.
Sono comparse questa mattina, sull’onda delle proteste per l’affaire Chiesa-abusi su minori. A gettare acqua sul fuoco ci hanno pensato un po’ monsignor Babini, decretando che l’attacco a Ratzinger sig. papa è opera di massoni ed ebrei, e il buon vecchio Tarcisio Bertone, che ha fatto un intelligente collegamento fra pedofilia e omosessualità, subordinando la prima alla seconda (e non possiamo pensare che una persona del suo calibro e della sua levatura, oltre che del suo ruolo e della sua confessione, si avventuri in simili diagnosi, senza conoscere perfettamente gli argomenti dei quali sta parlando).
In genere, noi sapevamo che quando si pesta una merda si cerca di pulirsela dalle scarpe (Elio docet). Evidentemente ci sono altri metodi per uscirne, che prima, tuttavia, implicano una bella nuotata – con rischio affogamento – in una piscina olimpionica di letame. Ma il disegno del Signore si sa, è imperscrutabile, quindi è bene che cuociano nel loro brodo (oddio, brodo… bleah!).
Ad ogni modo, le forze dell’ordine si sono già attivate e ora si cerca il misterioso G. che, nottetempo, ha effettuato il raid nella casa natale di Beppe Ratzinger per scrivere delle frasi allusive sui muri dell’austera magione.
La Polizia tende però ad escludere il gesto intimidatorio di uno squilibrato, limitando il tutto ad uno scambio di messaggi tra innamorati.
Attendiamo aggiornamenti.

«L’essere umano porta nel proprio genoma la traccia profonda della Trinità [...] Nella nostra terra, nei pianeti, nelle stelle, nelle galassie, nel micro-universo, nelle cellule, negli atomi, nelle particelle elementari: in tutto ciò che esiste, è impresso il nome della Santissima Trinità».
BENEDETTO XVI, 7 giugno 2009
È bello venire a sapere tutto ciò, il giorno 7 giugno dell’anno 2009, perché altrimenti saremmo rimasti nell’errata opinione che la Trinità – termine e concetto filosofico che non si ritrova in nessuna parte della Bibbia – fosse una caotica e incoerente invenzione umana perfezionata a suon di concilî rissosi e scomuniche violente, a partire dall’anno 325 dell’era volgare. Ma, grazie al Santo Padre, veniamo invece a scoprire proprio oggi, all’inizio del terzo millennio, che la Trinità, oltre al merito di avere ispirato un personaggio molto fortunato della carriera attoriale di Terence Hill, è addirittura inscritta nel genoma umano. Ora – è vero – gli studî sul genoma sono ancora agli esordî, e dunque non siamo in grado di escludere scientificamente che tra gli oltre 30.000 geni di cui si compone il patrimonio cromosomico vi sia anche quello della divina Trinità. Ma questo è solo un limite della scienza; bisogna dunque al momento fidarci di ciò che ci dice il Vicario di Cristo, al quale il Signore degli Eserciti avrà di sicuro insufflato, per vie misteriose, questa importantissima e indubitabile verità scientifica.
Sbagliano dunque tutti coloro che credono che la Trinità sia stato un faticoso compromesso dialettico-filosofico ottenuto attraverso le risse delle varie sètte cristiane primitive. Da oggi, grazie alla chiarificazione del Papa, non c’è più bisogno di sapere che al Concilio di Nicea del 325 i buoni pastori si sputarono addosso per decidere se Gesù fosse creato o increato e, nel caso, se fosse consustanziale al Padre; non dovremo più nemmeno restar sorpresi se al tempo di quello stesso concilio lo Spirito Santo non avesse ancora nessuna qualità, né sapesse di «procedere dal Padre e dal Figlio»; non faremo più fatica a comprendere la decisione del Concilio di Rimini del 359, nel quale i reverendi padri tolsero a Gesù la sua consustanzialità; non dovremo più affannarci per far quadrare le tesi del Concilio di Efeso del 431, che condannò tanto severamente i nestoriani perché sostenevano che Gesù era Dio ma sua madre non era la madre di Dio; non ci sarà poi più d’imbarazzo leggere i resoconti del secondo concilio di Efeso del 449, dove a Gesù fu assegnata un’unica natura, secondo la dottrina dei monofisiti di Eutiche; né saremo più confusi nel sapere che al concilio di Calcedonia del 451, i monofisiti furono presi a legnate e Gesù poté così riavere due nature; infine, non dovremo più temere la logica quando rileggeremo la storia del II concilio di Costantinopoli, dove si decise che Gesù, se aveva due nature, doveva avere anche due volontà. E così avanti di concilio in concilio, fino a definire il contraddittorio, raffazzonato e traballane concetto di Trinità.
Dobbiamo allora ringraziare di cuore il Santo Padre per aver sgombrato la nostra mente da queste storie confuse e incoerenti ed averci rivelato una verità finora ignota: che il Signore, il Dio dell’Universo, ha voluto inscrivere nell’atomo, nel genoma e nel firmamento il resoconto stenografico di due secoli di faide, risse e svarioni logici dei padri conciliari protocristiani. In un periodo in cui Baget Bozzo passa per un intellettuale, anche Giuseppe Ratzinger può sembrare Tommaso d’Aquino. Grazie, o Santo Padre.
FEDERICO MARIA SARDELLI