Vai via con loro.

19 novembre 2010

A Livorno si dice “poggio e bùa fa pari”, per indicare due termini che si annullano a vicenda e danno un risultato medio, cioè piatto.

Ecco perché il sistema televisivo (e cinematografico e fumettistico e letterario e…) italiano da anni fa caà.

Se poi ci si mettono anche quelli di “Vieni via con me”, salutata come la trasmissione cult del momento, allora è davvero la fine. La puntata di lunedì scorso (quella con uno strepitoso Albanese, altro che Benigni. Ops! Ma questo non si può dire, vero? Benigni è sempre e comunque travolgente e irriverente. Ma di questo ne parleremo in un’altra occasione) ha visto come invitati Mina Welby e Beppino Englaro. Ebbene, questo fatto ha inacidito il ciclo mestruale del quotidiano Avvenire, perché la trasmissione non ha previsto il doveroso contraddittorio.

E, per una volta, incredibile ma vero, siamo d’accordo con Avvenire!

Ragioniamo: sì, d’accordo, gli ospiti hanno affrontato un tema importante come il trattamento di fine-vita, l’accanimento terapeutico e la libertà di coscienza, apportando le rispettive testimonianze. Tutti temi che fanno tanto soffrire Gèi Ar, ma comunque pesantemente mitigati dalla presenza dell’inutile Fazio. E il risultato qual è stato? il rinvigorimento della richiesta di una legge sul TFV? una protesta contro le gerarchie ecclesiastiche? il trasferimento della Roccella a spalare sterco d’orso bruno al Circo Medrano? No, il risultato è stato una trasmissione estremamente triste, cupa, angosciante!

Mamma mia, mostrare immagini di Piergiorgio Welby bloccato nel letto senza possibilità di cure e speranze di guarigione, che riusciva a comunicare solo attraverso un computer col movimento degli occhi, e tutto in prima serata! Ma dai, come si fa?! Oggi viviamo in un’Italia allegra e spensierata, un’Italia festosa, moderna e rutilante, un’Italia in gita perpetua, da spritz, e che pertanto esige giustamente il meglio dalla vita.

Al massimo sarebbe stato opportuno mostrare un plastico di casa Welby e lasciare che troie arriviste, fascisti cocainomani e Maurizio Gasparri dibattessero sull’opportunità di lasciar decidere a una persona della propria vita e della propria sofferenza.

E il nostro premier, di ritorno da una festosa ammucchiata, avrebbe potuto ripetere che Eluana Englaro nel suo letto di dolore avrebbe potuto concepire dei figli (sì, se qualcuno l’avesse violentata, ma questi sono dettagli).

Ecco perché ha ragione Avvenire; un contraddittorio sui temi suddetti, nel disperato tentativo di contrastarne la validità, avrebbe fatto schiantà dalle risate! Immaginiamoci che so, un gonnellato qualunque, che costruisce arabeschi di minchiate fondate sul nulla, oppure caarelli opportunisti che si affannano a tessere fitte trame di palesi contraddizioni cercando di spacciarle come logiche e di buon senso o, ancora, persone nella stessa situazione di Welby che invece, per mille altri motivi, scelgono di continuare a vivere e soffrire senza che nessuno gli contesti questa scelta, e pretendono di obbligare gli altri a fare lo stesso.

Cioè, quando blaterano che “Essere liberi di vivere vuol dire permettere agli altri di vivere” e cercano di far passare il verbo “permettere” per “obbligare”, a noi fanno sinceramente pisciare addosso dalle risate. Oppure quando cercano la domanda provocatoria: “Diritto di morire o libertà di vivere?”, senza contare che la libertà di vivere non viene messa in discussione da nessuno, mentre il diritto di morire sì, in ossequio all’antico diritto della Chiesa Cattolica di speculare sulla sofferenza, sulla paura e sulla morte delle persone.

AAAAHHAHHAHAHAHAHAH! Ma che begli argomenti!

Questi sì che sarebbero stati grandi momenti di comicità, perfetta per l’intrattenimento moderno.

Specie pensando a quale sia stata l’etica di queste stesse persone negli ultimi giorni di Giampaolo 2.

Ah, già, ma lui voleva “andare dal Padre” e, soprattutto, c’era un successore che scalpitava impaziente.

Share

46 Commenti »