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E infatti.

27 ottobre 2012

E vai.

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Haiku n.144

12 luglio 2012

CI RIMETTERÀ LA FACCIA

Se chiappa voti
si spartirà la torta
col su’ Half ano.

(le tre fie)

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F4

6 giugno 2012

L’altra sera, come tutti i lunedì, il buon Mentana ci ha ammorbato con l’ennesimo sondaggio per dare un’idea di cosa succederebbe se si votasse oggi.

Peccato che non si voti oggi, né domani ma solo quando il PD avrà dato modo al PDL di riprendersi e di tornare forte come un tempo.

Perché nei duelli d’onore la lealtà è tutto.

Comunque…

A parte il fatto che non sappiamo spiegarci come, da una settimana all’altra, possano cambiare così tanto gli orientamenti di voto. Come se uno cambiasse idea tutte le settimane, in base… boh?… al meteo, alle quotazioni Snai o ai discorsi del papa (sì, questo avviene davvero, purtroppo).

Ma quello che ci colpisce è un altro aspetto del sondaggio.

Dalla fine del Governo Berlusconi, il PDL non ha fatto altro che calare clamorosamente al punto che adesso è al 18% e sembra dover scendere ancora.

Ecco, alla luce di tutto ciò, noi ci chiediamo: ma cos’avranno fatto mai di tanto schifoso, che non abbiamo già fatto prima, da quando non sono più al governo, per far allontanare così tanti dei loro elettori?

Davvero, davanti a queste considerazioni rimaniamo basiti.

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Quando c’era lui.

31 maggio 2012

“Da oggi mi sento anch’io cittadino di Mirandola!”

“Ho già visto sull’internèt una bellissima villa che ho intenzione di acquistare, a Crevalcore.”

“Il governo si organizzerà quanto prima per ricostruire tutti i campi da golf!”

“E anche un grandissimo Casinò!”

“L’Emilia verrà ricostruita in due settimane e sarà nominata regione a sé. Fanculo la Romagna!”

“Organizzeremo il prossimo G8 a Modena, il Festival di Sanremo a Nonantola e il Gran Premio di Monza, a Sassuolo.”

“Andate al mare, è estate. Paga lo Stato. Prendetevi un periodo di risposo mentre ricostruiremo tutto. E chi sta nelle tendopoli, lo prenda come un weekend in campeggio.”

“Offrirò le mie case agli sfollati. Dovranno dividersele con le troie.”

“Ridipingeremo le facciate con colori pastello, tipo Portofino.”

“Proporremo la Tigella per il Premio Nobel.”

“L’opera di ricostruzione sarà più facile nei piccoli paesi, dove potremo abbattere tutto e far ricostruire ai miei amici e a quelli di Bertolaso.”

“Gagliardi e Piscicelli smettetela di ridere, che mi vien da ridere anche a me…”

“L’Emilia è una persona viva, respira in modo autonomo e potrebbe anche avere un figlio”

“E poi, diciamolo: meglio terremotato che gay”.

“Il sisma ? Una culona inchiavabile!”

“Ho rispolverato tutte le mie arti da playboy, ormai lontane nel tempo, e utilizzato una serie di sollecitazioni amorevoli nei confronti della signora Sisma”

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Grossa crisi

6 febbraio 2012

“Solo una crisi, reale o percepita, produce vero cambiamento. Quando la crisi si manifesta, le azioni intraprese dipendono dalle idee che sono in circolo. Questo dobbiamo fare: sviluppare idee, tenerle vive, legittimarle, renderle tollerabili e degne di essere messe alla prova quando si presenterà l’opportunità giusta.”

Milton Friedman

***

Ecco, forse ora, dopo quindici anni di governo Berlusconi (con pochi intervalli di governi del centro-trattino-sinistra pasticciati e imbarazzanti, quando non cointeressati) per preparare e seminare il terreno, il momento sembra essere finalmente quello buono.

Dopo anni fatti di speculazione frenetica (servono degli esempi?), ragioneria a cazzo di cane (ehi, Tremonti, la crisi non esisteva, vero?), superprofitti per pochi e consumismo sfrenato, ci siamo trovati circondati da miseria, da carcasse di fabbriche e da infrastrutture in decomposizione, figlie della speculazione di cui sopra.

In questi anni abbiamo assistito ad un gigantesco trasferimento di ricchezze pubbliche a mani private (CAI e Benetton vi dicono niente?), seguito da un altrettanto gigantesco trasferimento di privatissimi debiti su spalle pubblica (Telecom e Alitalia vi dicono niente?).

 

E adesso, inspiegabilmente, c’è la CRISI.

 

Sì, perché una crisi economica abbastanza grave (reale o percepita, non importa), un crollo della valuta, un crac del mercato, una forte recessione, mettono in secondo piano tutto il resto e danno carta bianca ai leader per fare tutto ciò che è necessario (o ritenuto tale), spacciandolo come risposta a un’emergenza nazionale. Rendere indispensabile quello che in precedenza era impensabile e intollerabile.

Le crisi sono zone franche della democrazia: momenti in cui le regole normali del consenso vengono sospese e le sorti del Paese vengono affidate ai tecnici. 

Tecnos: Pinochet chiamava così i banchieri e gli esperti di finanza (tutti formatisi alla famosa Scuola di Chicago, tutti adepti di quel grandissimo, incommensurabile pezzo di merda che era Friedman) ai quali si affidò per regolare l’economia del proprio Paese durante gli anni della dittatura, in ossequio alla loro convinzione che sistemare un’economia distrutta fosse una questione scientifica e non di scelte umane soggettive.

ALT! Sì, lo sappiamo benissimo che il solo evocare il nome di Pinochet è in grado di mandare in corto circuito parecchi cervelli e cancellare quanto letto finora, per passare a gridare subito: ma non vorrete mica paragonare Monti a Pinochet o l’Italia di adesso al Cile del 1970?

No, non lo vogliamo. Era solo un riferimento ma, se vi dà tanto fastidio, per favore, fissate per 10 minuti una lampadina accesa e cancellate tutto dalla vostra memoria.

Fatto?

Bene, possiamo tornare all’Italia del 2012.

Quanti anni sono che tentano di cancellare l’articolo 18? C’era ancora Cofferati, come segretario della CGIL.

E cosa hanno fatto in tutti questi anni se non “sviluppare idee, tenerle vive, legittimarle, renderle tollerabili e degne di essere messe alla prova quando si presenterà l’opportunità giusta”?

Ecco, ora l’opportunità giusta sembra essere arrivata.

Ora, a forza di sentirselo ripetere da schiere di opinionisti prezzolati e giornalisti leccaculo, sembra quasi vero che la colpa della crisi del mercato del lavoro sia tutta delle garanzie (delle pochissime rimaste) che impediscono alle aziende di licenziare un lavoratore perché antipatico, finocchio, pisano, iscritto al sindacato sbagliato, abbronzato, pettinato male, etc…

Continueranno a provarci in eterno, perché questa cosa non gli va giù.

Proveranno a cancellare quanto conquistato dopo decenni di lotte e di sacrifici, e cancellarlo avrà per tanti di loro il dolce gusto di una piccola vendetta.

E, cosa ancora più grave, lo faranno con il timido appoggio dei partiti della sinistra e di alcuni sindacati.

Perché c’è crisi, c’è grossa crisi.

Noi non sappiamo più dove stiamo andando… però sappiamo – sine dubio alcuno – dove mandare loro.

Tutti, nessuno escluso.

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Green Days

31 dicembre 2011

Abbiamo cominciato nel 2010, con il calendario del Papa.

Nel 2011 abbiamo bissato con il calendario dei Papi dove, ad alternarsi sulla scena, insieme al nostro caro Beppe 16, c’era anche l’ormai ex Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi (tastata di palle obbligatoria).

Nel 2012, visto il successo dei due calendari precedenti e le numerose richieste da parte di torme di rompicogl affezionati lettori, ci siamo decisi a replicare, anche quest’anno con la preziosa collaborazione del rapinosissimo Lopo.

Il fatto è che mancava un personaggio. Il Papa è ormai abusato e, anche se la sua immagine evoca comunque ilarità e grasse risate, era sinceramente difficile creare 366 eventi, uno per ogni giorno dell’anno, evitando ripetizioni con quelli degli anni passati.

Quanto a Berlusconi, beh… Berlusconi ha fatto il suo tempo e, in tutta onestà, ha rotto anche i coglioni.

Quindi?

I Professori del nuovo governo, per quanto terribili, sono ancora sinceramente troppo anonimi per meritare un calendario. Verrà il loro tempo.

Ma no, no, serviva qualcosa di veramente grottesco, surreale e penosamente ridicolo, una ventata di squallore desolante.

Un vento diverso, fresco e travolgente.

Il vento del Nord.

È con grande orgoglio, e con compassione per l’inchiostro verde delle vostre cartucce di stampa, che vi presentiamo il Calendario Padano 2012, scaricabile gratuitamente da qui.

Pota pota a tutti.

***

Visto l’anno che ci aspetta, siamo solidali con chi reagisce a colpi di cric all’augurio “Felice anno nuovo”. Sì, è vero, le consuetudini, la tradizione e tutte quelle cose lì fanno sì che ad alcuni appuntamenti si dicano cose senza pensarci, solo perché “è un modo di dire”, “lo fanno tutti”, e via dicendo.

Ma a tutto c’è un limite, e in questo 31 dicembre sembra davvero fuori luogo. Ecco che allora proponiamo alcune varianti all’augurio di San Silvestro.

  • Speriamo che i responsabili di questa crisi mòiano tutti
  • In culo alla Goldman Sachs
  • Occhio alla dogana fra Como e Chiasso
  • Viva il riso all’olio!
  • Buona insurrezione
  • Cominciamo a dare una bella sfoltita
  • In culo a chi ci vuol male
  • Speriamo che continui a rizzassi
  • Pentìtevi, stronzoli!
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Cuore matto.

31 dicembre 2011

Un infarto spezza il cuore di Don Verzè.

Oh, ma non è che resuscita fra 3 giorni, vero?

***

Il Calendario 2012 sarà online verso mezzanotte.

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Haiku n.122

16 dicembre 2011

SULLE PENSIONI NON SI BARA

Berlusca dice:
Tornate alle urne.
Sì, cinerarie.

(le 3 fie)

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Tempus fugit

10 dicembre 2011

Cari, carissimi, affezionati lettori…cosa volevo dire?…ah, sì, ecco: ci scusiamo se in questi ultimi periodi non siamo tanto presenti ma il fatto è che, come avevamo scritto qualche post fa, il nostro caro Benedetto 4×4 latita, Berlusconi è caduto e noi, come tanti altri autori di satira, non sappiamo più cosa dire.

Eh, sì, avevano ragione tutti quelli che sostenevano che gli autori di satira avrebbero dovuto ringraziare il governo Berlusconi, perché dava loro modo di lavorare, farsi belli alle spalle degl’infelici (com’è facile attaccare la Santanchè, oppure i vari Bondi, Gasparri, Straquadanio,  Brunetta e compagnia bella, vero?) e, allo stesso tempo, passare da eroi del libero pensiero e da martiri della libertà.

Ora che Berlusconi non c’è più, non sappiamo davvero più cosa dire.

Sì, perché, come già molti, anche noi ci limitavamo a dire “Berlusconi è un nano  pelato”; oppure “Berlusconi fa il Bunga Bunga”; “Berlusconi porta la bandana” (anche nella variabile “a mezz’asta”)  o anche “Il papa parla come le Sturmtruppen”  e tutto questo ci bastava per essere considerati (e sentirci) affermati e stimati autori di satira di sinistra.

E ora?

Cosa faremo ora?

Ci toccherà forse tornare a lavorare, come in molti tra i nostri detrattori ci invitavano a fare, ignorando però, tra le altre, tre cosettine fondamentali:

1) Fare fumetti e fare satira è un lavoro.

2) Noi, comunque, a lavorare ci andiamo davvero e quello che facciamo sul sito lo facciamo nel nostro tempo libero

3) Sono cazzi nostri.

Ma tant’è.

In verità stiamo solo prendendo tempo perché Daniele – come da avviso – è al Salerno Comicon e Emiliano è appena tornato da un paio di settimane in India, senza sapere un cazzo nulla di quanto stava succedendo in Italia e in Europa.

Il tempo di riorganizzarci e torniamo.

Intanto, dopo Mircone, sul Male di oggi, il secondo episodio di SOS Tato.

Namaste.

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Cazzo ridi?

12 novembre 2011

No, non è la frase per il lancio della nuova edizione di Colorado Cafè o di Zelig (on e off): è la nostra reazione all’entusiasmo per le imminenti (pare) dimissioni del premier.

Non c’è assolutamente un cazzo da festeggiare.

E non (o non solo) per la critica situazione economica, ma semplicemente perché lui, loro, sono sempre lì.

E anche dopo che si saranno davvero, definitivamente, levati dai coglioni, continueranno ad esserci. Fisicamente, e nelle menti di quanti li hanno sostenuti, osannati e giustificati (e poi, magari, ripudiati).

E di questo, ripetiamo, non vediamo cosa ci sia da festeggiare.

C’è solo da tenere gli occhi bene aperti e da pararsi il culo.

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