E infatti.

27 ottobre 2012

E vai.

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Dio Maiale.

8 ottobre 2010

Ce lo siamo tenuto segreto per anni.

Un’innata sensibilità c’imponeva di mantenere un certo riserbo per una nostra considerazione che poteva essere equivocata, specie da persone ottuse, quando non maliziose. Ma i tempi sono maturi e possiamo finalmente uscire allo scoperto.

Siamo panteisti.

Ci capita sempre più spesso, in presenza di eventi nefasti, incidenti domestici, nocumento al proprio corpo, file alla posta e via dicendo, di accostare il nome di dio a cose, animali, professioni, etc… I nostri cari ci sentono nominare, nei più svariati contesti, il dio Cane, il dio Maiale, il dio Segone, il dio Assassino, il dio Bestia, oppure – perché no – la combo dio Segone-Assassino e mille e mille altri.

Questo perché per noi l’Entità Superiore si manifesta in ogni cosa del Creato, e la infonde col suo grande Amore. Non traggano in inganno, quindi, taluni accostamenti lessicali, troppo arditi per qualche probabile osservatore poco obiettivo. D’altronde, rivendichiamo il rispetto per il nostro credo, come noi rispettiamo quello altrui.

Ma se anche vi fossero ostinati detrattori di questa nostra fortissima fede, e questi volessero limitare la gioia che abbiamo nel cantare le lodi dei nostri dèi, denunciando magari una presunta offesa all’indirizzo del loro riferimento religioso, noi non potremmo che appellarci alle dichiarazioni di mons. Rino Fisichella. Ovvero il pio gerarca (della Chiesa Cattolica, s’intenda) che, in riferimento al bestemmione pronunciato dal premier più cattolico degli ultimi 150 millenni, ha frenato gli animi incendiati dei baciapile asserendo che “Bisogna sempre in questi momenti saper contestualizzare le cose”.

Invitiamo quindi coloro che volessero castrare questo nostro canto di fede a contestualizzare, e osservare la nostra liturgia nell’ottica del Panteismo. Magari, chissà, potrebbero perfino rimanerne confortati, coinvolti e col cuore scaldato.

Se invece volessero frenare il nostro incontenibile amore per il dio che sta in tutte le manifestazioni sensibili – principe fra tutti il dio Maiale – e adire a vie legali, noi faremmo nostra la difesa di Vittorio Sgarbi. Se i suoi avvocati hanno elogiato le virtù dello sterco originatore di vita e benessere, così noi leviamo un inno al majale, nobilissima creatura che:

  • da secoli fornisce al fratello uomo le proprie carni nelle più disparate fogge, senza disperderne neanche un grammo;
  • elimina i rifiuti organici divorandoli con stile (e anticipando così di secoli la pratica del riciclaggio virtuoso);
  • regala un sorriso ai bambini per il suo buffo aspetto e la raffigurazione in tanti cartoni animati;
  • delizia le nari quando dallo stato vivente passa a quello di insaccato;
  • conforta le carni se metaforico e di genere femminile.

Dal nostro punto di vista, quindi, non capiamo come il colorito epiteto pronunciato dal Primo Ministro sia considerabile offensivo.

Anzi.

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