Totentanz

17 marzo 2011

Pertini - Andrea Pazienza

E allora, finalmente ci siamo. Dopo mesi di rumba di Stato sulle sacche scrotali di ognuno di noi, ci viene chiesto/imposto di tuffarci in canti e libagioni come mènadi danzanti (o coreografie di scarti di “Amici”) per celebrare il 150° anniversario della nostra Italia. Una grandissima torta di compleanno, della quale si abbuffano in pochi, ma di cui ci lasciano comunque spegnere i moccoli le candele.

Concerti, rievocazioni, parate, fuochi d’artifizio, qualche scurreggia vestita, garrir di bandiere, giovanili ardori, bancarelle di salami, GoffrediMameli, mortaretti e noccioline, pur di salutare questo importante traguardo.

Se però proviamo a sgomberare il campo dalla propaganda vomitevole, lo scenario che resta è abbastanza terrificante, anche se fare l’ennesimo elenco delle cose che non vanno, che ci umiliano, che ci assimilano alle bestie, che ci rendono “calpesti e derisi” dal Canada al Ghana, ormai sarebbe esercizio sterile, ripetitivo e retorico. Quindi passiamo oltre.

C’è da essere orgogliosi di essere italiani?

Se guardiamo al presente, noi personalmente non lo siamo per nulla. Anzi, prevale spesso il senso di vergogna.

Se si guarda al passato, è ovvio che l’orgoglio gonfia il petto e spinge il mento in fuori. Succede a tutti. Ora però mettiamoci a sedere, pigliamo un caffè, una tisana, so una sega, uno Zabov, e parliamone.

Per dirla con Bill Hicks, due persone si conoscono, si attizzano a vicenda, Cupido li infilza con le sue frecce e loro, di rimando, s’infilzano a vicenda. Dopo nove mesi ti scodellano in un posto. Ora, il fatto che tu’madre t’abbia caàto in Italia, piuttosto che in Andorra, in Tanzania o nelle Filippine, che merito ti dà? Cioè, se io mamma ti partorisco in Italia oggi, quali affinità ti conferisco con Leonardo, Caravaggio, Colombo, Galileo, Dante, Canova, Torricelli, Meucci?

Un eventuale legame te lo dà la cultura, la preparazione, la profondità, cose praticamente estinte per la maggioranza dei cittadini del fu Belpaese.

Quindi, per favore, finiamola con la storia del Rinascimento e dell’antica Roma. Non si può continuare a campare di rendita dei fasti di un passato che, tra parentesi, stiamo facendo di tutto per cancellare e dimenticare.
Nessuno si sogna di dire che l’Egitto è una grande nazione perché gli antichi egizi hanno fatto le piramidi.
E nessuno si sogna di dire che la Grecia è una grande nazione per via di Pericle, Fidia e gli antichi greci.

Se vogliamo davvero farci le seghe sulla nostra gloria passata, dobbiamo farla rivivere. E allora non basta, come dice Furio Colombo, rifare il Risorgimento, ma anche, e soprattutto, il Rinascimento.

Cin cin.

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