Repubblica.chi

24 febbraio 2014

ScreenshotIl nuovissimo, coloratissimo, brillantissimo, giovanissimo, pettinatissimo, Governo Renzi porta la sua ventata di novità anche nel mondo dei PR... no, cioè, volevamo dire dell’informazione.

Ed ecco che, a giudicare dalla prima pagina di ieri – domenica 23 febbraio 2014 – il posto di direttore di Repubblicapuntoit è stato preso da Alfonso Signorini, già brillantissimo direttore di Chi, ai tempi del Governo Berlusconi.

E noi siamo tutti più sereni.

 

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Onorificenze

19 luglio 2012

Spesso, parlando con altri autori di fumetti che solitamente frequentiamo (cioè, tra noi due), ci capita di condividere un lieve senso di frustrazione quando constatiamo una cosa che è evidente e scontata ma che ogni volta ci lascia con un po’ d’amaro in bocca.

Al di là dei propri lettori, di qualche assiduo frequentatore di fiere e fumetterie e dei soliti stalker, il nostro lavoro (non il nostro in particolare, quello del fumettista, in generale) rimane misterioso e comunque non considerato degno, neanche e soprattutto dalle persone che incontriamo tutti i giorni e che frequentiamo, fossero anche (anzi, soprattutto) amici e parenti.

Uno che si occupa dei necrologi sul quotidiano è un giornalista alla stessa stregua di un Bocca o di Woodward e di un Bernstein, uno che fa fumetti – foss’anche un Alan Moore – rimane comunque un bambino cresciuto che gioca.

E va bene, ci mancherebbe. Ormai ci abbiamo fatto l’abitudine.

Ecco perché stamani, quando sono andato a comprare la mia copia di Nirvana in un’ edicola a caso (compriamo sempre la prima copia di un nuovo numero di Nirvana) e mi è capitato di scambiare due parole con la gentile edicolante di mezza età, trovando il nostro fumetto come argomento di conversazione, sono rimasto piacevolmente sorpreso e, in qualche modo, gratificato dalle sue parole.

La scena è stata la seguente.

Entro nell’edicola e cerco tra i fumetti. Non trovandolo, chiedo alla signora se per caso fosse uscito Nirvana.

Lei mi dice di guardare in un determinato punto, vicino a Rat-Man.

Io guardo, ma non c’è.

Allora si scusa e mi dice che ne è rimasta solo una copia ma l’ha messa da parte per un altro ragazzo: ragazzo di età, ma bimbo di cervello – si sente in dovere di specificare, battendosi l’indice sulla fronte – che tutti i mesi le chiede di mettergli da parte quella roba lì.

Io dico che capisco, saluto gentilmente e me ne vado, con le mie belle tre medaglie appuntate sul petto:

1) Imbecille che legge quella roba lì.

2) Ancora più imbecille, che la scrive, quella roba lì.

3) Imbecille totale, che la scrive e la va anche a comprare, quella roba lì.

Perché un maschio adulto non può leggere fumetti, via.

E tantomeno, un maschio adulto non può scrivere e disegnare fumetti, siamo seri.

Un maschio adulto, in Italia, deve leggere Autosprint, La Gazzetta dello Sport, Focus, persino Chi, o anche Libero, ma i fumetti proprio no.

Al limite Tex, via, ma solo per tradizione.

Gli altri fumetti sono roba da bambini o da ritardati.

Invece comprare TUTTI I GIORNI la Gazzetta per essere aggiornati in tempo reale sulla campagna acquisti di Juve, Inter, Milan, Roma, Lazio e Napoli e poi, magari, passare il resto della mattinata al punto Snai fa di te un vero uomo.

Almeno agli occhi della gentile edicolante il cui cuore, ahimé, non sarò mai in grado di conquistare.

 

P.S.

A proposito: sul sito Ottag di Giorgio Rebuffi, potrete leggere gratuitamente le prime 32 pagine di XNerd 2 – Prima Crociata. Fumetto di 96 pagine a colori in uscita per Lucca 2012, per le edizioni Annexia.

Si tratta, in pratica, dell’albetto pubblicato da 001 edizioni al quale sarebbero dovuti seguirne altri 3, con lo stesso editore ma che, per motivi che non stiamo a spiegare, abbiamo deciso di pubblicare in un unico volume, autoprodotto.

Un fumetto di 96 pagine a colori, pieno di cazzate, culi, coglioni, negri, beduini, razzisti, finocchi, supereroi, militari, vichingi e orsi.

Queste sì che son soddisfazioni!

 

P.P.S.

Da domani, venerdì 20 luglio, fino a domenica 22, Paguri 1 sarà ospite a RiminiComix dove sarà lietissimo di impreziosire le vostre copie di Nirvana e Don Zauker (acquistabili anche sul posto) con squisiti arabeschi di cazzi e gocce di sudore colante dalle ascelle, il tutto reso più solenne da una litania di moccoli.

Come perderselo?

Accorrete numerosi.

Paguri A, invece, sarà a Calafuria.

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Consiglio per l’acquisto.

9 luglio 2010

Il caldo bestia non fiacca la vostra voglia di aggiornarvi. Che siate al mare sotto l’ombrellone, o in una vasca da bagno, o al lago, o su un fosso merdoso, o in casa coi piedi a mollo in una tinozza, voi non rinunciate a leggere, ed è bene così.

Ma, nonostante l’analisi appassionata della vostra lettura, non siete soddisfatti degli approfondimenti che trovate, e quindi posate “Chi” e “Fit for fun” lasciando che ci giuochi il cane. Certo, anche “Parerga e paralipomena” sembra un po’ pesantuccio per l’occasione vacanziera. Su cosa ripiegare?

Provate con un fumetto.

Sì, lo sappiamo cosa state pensando: i fumetti sono nel migliore dei casi roba da bambini, da segaioli o da rincoglioniti.
E il bello è che spesso è anche vero.

Però ci sono anche fumetti da adulti, tipo Sukia, Corna Vissute, Lando o Il Tromba, così come fumetti profondi, intelligenti, con diversi livelli di lettura, senza per questo essere di una pallosità disumana, sapete?
I migliori sono sempre i soliti da decenni, quindi non stiamo neanche a citarli perché ormai sono diventati dei veri e propri classici del fumetto. Classici che  purtroppo non sempre troverete in allegato a Repubblica o al Corriere.

Anzi.

E per questo vogliamo segnalarvi un albo, letto di recente, che ci ha favorevolmente sorpreso, o meglio, non ha fatto che confermare l’idea che abbiamo di un grande maestro.

La vicenda affronta un capitolo nerissimo della storia recente: la dittatura in Argentina; una ferita evidentemente non ancora riemarginata per i suoi abitanti, dato il ricordo ancora freschissimo dei desaparecidos, delle torture, della repressione, rievocate simpaticamente anche dal nostro Presidente del Consiglio. Oddio, detta così non sembra propriamente una letturina estiva. E quindi c’è da chiedersi: è possibile raccontare uno dei regimi più atroci degli ultimi decenni con un’ironia spiazzante?
E’ possibile coniugare una cattiveria spietata con levità fiabesca, unire un sottofondo di marciume alla comicità più grottesca, prendere pupazzi inanimati e dare loro profondità psicologica, divertire e al contempo sparare un cazzotto alla bocca dello stomaco con inaudita violenza?
Se ti chiami Carlos Trillo, sì, certo.

Eccome.

Carlos Trillo, Lucas Varela: L’eredità del colonnello, Coniglio editore.
Accattatevillo.

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