Aria nuova

31 agosto 2013

Et voilà.

dopo questo mesetto di pausa estiva torniamo – senza mai essersi mossi da qui, sia chiaro – e… mamma mia quante novità! Quasi 30 giorni di assenza e tutto è cambiato, stravolto, trasformato: il platano di fronte a casa ha 49 foglie in meno, il cuscino sulla seggiola ha una macchia di panzanella nell’angolo in basso a sinistra, senza contare le infradito nuove di zecca e il tabaccaio all’angolo, a cui hanno trombato la moglie e dice ora non si vogliono più bene.

Ma è una bella stagione e dopo le meritate vacanze (a voi indovinare in quale luogo misterioso) si riparte volentieri, anche grazie al nuovo clima imperante. E cioè, quello della concordia.

Sentite che bellissima parola: concordia; è vero che fino a poco tempo fa ha evocato naufragi, lutti, rovina e beghe legali, ma è accaduto perché qualcuno non si è concentrato sul dolce suono che reca seco: con-cor-dia, sentite? un, due, tre, è un tre quarti, un ritmo confortevole, ondeggiante; una barcarola, giusto per rimanere sul tema.

È così bello vedere gli effetti di questa nuova aria: persone che prima si sarebbero scannate a roncolate ora flirtano con trasporto e sincerità; intere fazioni che avrebbero voluto bruciare quelle opposte col cherosene, ora fanno lingua in bocca così, gioiosamente e spontaneamente.

L’aria sta cambiando e il Paese è maturato. Finalmente ci lasciamo alle spalle un’epoca segnata dall’acrimonia e dalle invettive feroci e volgari; lo si vede anche dalle manifestazioni espressive più popolari, come ad esempio le scritte sui muri.

Sotto, una breve rassegna.

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A fondo.

4 febbraio 2012

Livorno, Perla del Mediterraneo e Culla di Civiltà*, è stata nei secoli cantata come una delle città ideali dai maggiori poeti della letteratura italiana: il Pelagatti, Vinicino, Cutolo, la Ciucia e molti altri.

Purtroppo da qualche anno (un’ottantina, più o meno) vive una fase di crisi nera, sul piano del lavoro in primis, e di conseguenza anche su quello del tenore di vita, che si porta dietro, come le reti a strascico, l’approfondimento culturale e le arti in genere. Eppure di occasioni e emergenze non ne mancherebbero:

  • tre fortezze rinascimentali, una delle quali ospitante un bellissimo parco e saggiamente chiusa serrata alla cittadinanza, tranne che per i matrimoni delle personalità più importanti della cultura livornese, tipo Paolino Ruffini;
  • un complesso termale in pieno stile Art Nouveau, da diversi decenni sede di pantegane mannare, deposito di siringhe usate e sfondo scenico per un prezioso cavalcavia anni ’80;
  • un intero quartiere settecentesco, la Venezia, attraversato da canali e valorizzato da un’intera piazza adibita a sterrato, parcheggio e transenne di cantiere;
  • un museo che ospita opere di famosi macchiaioli e post-macchiaioli, in alternanza con importanti esposizioni di opere di macchiaioli e post-macchiaioli e giornate di chiusura;
  • un bellissimo teatro ottocentesco, che, come “Cats” o “Phantom of the opera” nella Grande Mela, mette in scena in continuazione commedie in vernacolo, in sapiente alternanza con la Cavalleria rusticana di Mascagni;
  • un lungomare aromatizzato al fritto;
  • una terrazza con gazebo, finemente decorato a bomboletta, dove non si suona MAI, gemellato con il famoso Karni Mata indiano;
  • 87 milioni di palestre;
  • 181 milioni di centri abbronzatura e nail care, anche a domicilio;
  • 48 mila negozi di artigianato etnico;
  • 345 mila negozi di abbigliamento sportivo;
  • numerose iniziative culturali, tipo… cacciucco, fritto e vernacolo, anche nella versione tombola;

quindi, a conti fatti, una città che potrebbe vivere di solo turismo.

Ma urge un’idea che rilanci la politica dell’offerta e dell’accoglienza, caratteristiche troppo spesso tralasciate dall’amministrazione locale. Prendiamo ad esempio l’Isola del Giglio: oggi, nonostante questo gelo siberiano, ci sono molti più turisti che non ad agosto, piombati sulla piccola isola per scattarsi foto, sorridenti e con il segno di vittoria, con il sepolcro di 7 piani sullo sfondo, in mezzo al bel mare toscano.

Ecco, alla luce di ciò, esortiamo le autorità competenti ad accelerare i lavori per la costruzione del rigassificatore off-shore (altra emergenza artistica locale), in modo da organizzare deliberatamente, che so, una bella collisione con un incrociatore statunitense, per creare un disastro meraviglioso che attiri tantissimi turisti da tutto il mondo. Pensate che indotto per la città, e che rilancio d’immagine a livello planetario!

E dire il più grande naufragio ce l’abbiamo avuto proprio noi.

Evidentemente l’abbiamo sfruttato male.

*Più o meno.

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Haiku n.128

19 gennaio 2012

CARISSIMA FELLATIO

CoSta Moldava
c’era molta Concordia,
vero Schettino?

(Alessandro)

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