Aria nuova

31 agosto 2013

Et voilà.

dopo questo mesetto di pausa estiva torniamo – senza mai essersi mossi da qui, sia chiaro – e… mamma mia quante novità! Quasi 30 giorni di assenza e tutto è cambiato, stravolto, trasformato: il platano di fronte a casa ha 49 foglie in meno, il cuscino sulla seggiola ha una macchia di panzanella nell’angolo in basso a sinistra, senza contare le infradito nuove di zecca e il tabaccaio all’angolo, a cui hanno trombato la moglie e dice ora non si vogliono più bene.

Ma è una bella stagione e dopo le meritate vacanze (a voi indovinare in quale luogo misterioso) si riparte volentieri, anche grazie al nuovo clima imperante. E cioè, quello della concordia.

Sentite che bellissima parola: concordia; è vero che fino a poco tempo fa ha evocato naufragi, lutti, rovina e beghe legali, ma è accaduto perché qualcuno non si è concentrato sul dolce suono che reca seco: con-cor-dia, sentite? un, due, tre, è un tre quarti, un ritmo confortevole, ondeggiante; una barcarola, giusto per rimanere sul tema.

È così bello vedere gli effetti di questa nuova aria: persone che prima si sarebbero scannate a roncolate ora flirtano con trasporto e sincerità; intere fazioni che avrebbero voluto bruciare quelle opposte col cherosene, ora fanno lingua in bocca così, gioiosamente e spontaneamente.

L’aria sta cambiando e il Paese è maturato. Finalmente ci lasciamo alle spalle un’epoca segnata dall’acrimonia e dalle invettive feroci e volgari; lo si vede anche dalle manifestazioni espressive più popolari, come ad esempio le scritte sui muri.

Sotto, una breve rassegna.

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Il suo nome è De-De Falco…

19 gennaio 2012

E così il comandante De Falco è il nuovo eroe nazionale. La registrazione della sua telefonata con il comandante Schettino ha fatto il giro del mondo e da giorni, soprattutto su internet, non si parla d’altro.
Ci si esalta nel citare i passi salienti della telefonata, nel lodare la risolutezza e il piglio autoritario di De Falco, dinanzi alla pochezza, all’imbarazzo e allo stato confusionale di Schettino.
Noi italiani siamo fatti così.
Amiamo l’uomo forte, non c’è niente da fare.
E quando il forte umilia, disprezza e comanda il debole (sì, in quella situazione Schettino era oggettivamente in condizione di inferiorità; scioccato, spaventato e sorpreso con le mani nel sacco della propria incapacità e vigliaccheria) quando lo riporta, dall’alto della propria autorità, della propria competenza e della propria superiorità, al rispetto delle regole, allora proviamo un piccolo brivido sotto lo scroto.
E citiamo a memoria quelle frasi: “Ora comando io! Salga sulla nave, cazzo!!”
E ci esaltiamo, identificandoci in lui.
Sì, amiamo l’uomo forte che fa rispettare le regole e richiama ognuno al proprio dovere.
E, dall’alto della nostra competenza e conoscenza dei fatti, facciamo a gara a richiedere punizioni esemplari.
Quando tocca agli altri, però.
Sì, perché in verità noi siamo un popolo di Schettini. Ma ini ini ini.
Un popolo di furbetti, vigliacchi e bugiardi che, quando tocca a noi di rispettarle le regole, immediatamente gridiamo al regime e allo Stato di Polizia.
Un popolo che si scandalizza più per Schettino agli arresti domiciliari che non per Cosentino in parlamento.
Un popolo che ha scelto per anni di farsi guidare da uno Schettino all’ennesima potenza, infinitamente più vanitoso, vigliacco, bugiardo e incompetente che, dopo aver condotto il Paese al naufragio, se ne è andato con tutti i suoi ufficiali lasciandoci nella mani dell’uomo forte, competente e autoritario.
Che ora ci fa un culo come lo squarcio nella fiancata della Concordia.

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