CAMBIO DI STAGIONE
Il freddo dai
Monti arriva, porta
la Fase Due
(Segolas)
3 febbraio 2012
12 novembre 2011
No, non è la frase per il lancio della nuova edizione di Colorado Cafè o di Zelig (on e off): è la nostra reazione all’entusiasmo per le imminenti (pare) dimissioni del premier.
Non c’è assolutamente un cazzo da festeggiare.
E non (o non solo) per la critica situazione economica, ma semplicemente perché lui, loro, sono sempre lì.
E anche dopo che si saranno davvero, definitivamente, levati dai coglioni, continueranno ad esserci. Fisicamente, e nelle menti di quanti li hanno sostenuti, osannati e giustificati (e poi, magari, ripudiati).
E di questo, ripetiamo, non vediamo cosa ci sia da festeggiare.
C’è solo da tenere gli occhi bene aperti e da pararsi il culo.
15 ottobre 2011
Non c’è niente da fare: noi italiani siamo i più forti del pianeta.
E’ inutile che si gridi all’Apocalisse: è da circa un ventennio che la crisi globale mangia il nostro tenore di vita e che il neoliberismo s’inchiappetta uno a uno i diritti umani e dei lavoratori conquistati in un secolo e passa di lotte, e noi siamo sempre qui, ben saldi. Sì, dicono che fra le vittime siamo fra quelli messi peggio, ma nonostante ciò continuiamo a essere una delle prime 7-8 potenze economiche modiali (nel computo dev’essere incluso, giocoforza, anche il fatturato della ‘Ndrangheta).
Oggi.
Oggi, specialmente dall’estero ci osservano come animali rari e ci sembra di vederli che si guardano fra loro, sudati, increduli: “Ma come cazzo fanno?”. Chi guida il treno Italia – un regionale del 1861 – è una serie di compagini a frattale, che non sembrano minimamente intenzionate a interrompere le proprie divisioni interne e gli scismi che danno vita a compagini nuove e sempre più piccole, benché determinanti. Questo è disdicevole, perché mina seriamente la nostra immagine al di là dei confini nazionali; l’immagine di un’allegra brigata di cazzoni divertenti, allegri e dal grande cuore, uniti dai medesimi sacri, incrollabili valori: la famiglia, la Chiesa, l’evasione fiscale, Cassano, il cellulare, gli spaghetti, il digitale terrestre, le sopracciglia depilate.
Quello che occorre, e al più presto, è ripensare il nostro sistema di Governo, o perlomeno le alleanze che uniscono sensibilità diverse. Bisogna urgentemente trovarne una che raccolga il maggior numero di parlamentari per un governo di larghe intese, fuori dalle vecchie logiche stantie e solida a tal punto da garantirci la stabilità per molti, molti anni.
E’ qui che vorremmo umilmente dare il nostro contributo intellettuale. Proponiamo, oggi, la fondazione del PUM, il Partito degli Uomini di Merda.
Nel PUM, per statuto, dovranno trovare posto solo ed esclusivamente gli scarti non già della politica, quanto piuttosto della società. Al PUM approderanno i leccaculo nel DNA, i traditori, le bandieruole, quelli a libro paga, i ricattatori, gli accumulatori di ricchezze personali a scapito del bene pubblico, gli arroganti ma imbecilli e ignoranti come culi di carogne di cani, i collezionatori di fallimenti tuttavia abbarbicati al loro posto, quelli che dovevano andare in Africa, le scimmie urlatrici, i senzapalle interessati.
Nel PUM dovranno per forza di cose riconoscersi la maggioranza degli italiani che, invece di votare ogni volta per qualche lista impresentabile solo per tifo calcistico (al solo scopo di non far vincere gli avversari per evitare di essere presi per il culo la mattina dopo, al bar), potranno far confluire i loro voti in un’unica, grande lista. Una lista che racchiuda tutti i valori che vogliamo vedere rappresentati in Parlamento e che sapranno portarci sulla strade delle riforme (che non vuol dire un cazzo, ma ogni discorso politico deve obbligatoriamente chiudersi con “sulla strada delle riforme”).
A questo punto, prima di partire, ci manca solo uno slogan vincente.
Ma siccome siamo ancora, purtroppo, in democrazia, vorremmo chiedere l’aiuto di tutti i nostri lettori (e futuri elettori) per trovare lo slogan del PUM in tempo per la prossima campagna elettorale.
PUM! ché siamo tantissimi…
PUM! Uomini di Merda, per un futuro migliore.
PUM! l’Italia siamo noi.
PUM! Uomini di Merda, ma moderati nel cuore.
PUM! Dalla tradizione, la forza del futuro.
Altre proposte?
16 luglio 2010
15 giugno 2010
Finalmente una prova di forza e di coraggio del sindacato: firmare un accordo osceno, senza neanche aspettare la prima vittoria dell’Italia, ai mondiali.
Bravi!
9 maggio 2010
Ancora oggi, a distanza di un mese, riceviamo apprezzamenti, lodi e scappellamenti (ehm) per aver messo in circolazione il video sull’8×1000. La cosa ci fa indubbiamente piacere; finché si può fare del bene si è sempre lieti e soddisfatti.
Il video è stato linkato anche dagli amici di Metilparaben, che oggi ci ripassano la palla, segnalandoci una lettera che Mario Staderini dei Radicali Italiani ha indirizzato al sempre brillante ministro Giulio Tremonti, e tramite la quale chiede lumi all’elegantissimo ragioniere circa l’utilizzo che verrà fatto dalla quota dell’8×1000 di quest’anno. Cioè, chiede di poter sapere in anticipo a quali opere questa marea di milioni verrà destinata.
Quivi il post e il pdf.
Nel nostro piccolo, ci permetteremmo di aggiungere anche un paio di postille alle richieste pel ministro. Roba tutto sommato banale, del tipo:
- visti gli attuali tempi di gravissima crisi economica, difficoltà di sopravvivenza per decine di migliaia di famiglie, e a prescindere dalle convinzioni religiose di ciascuno, ritiene ancora opportuno vampirizzare ulteriormente il popolo italiano, anziché riconsiderare un patto siglato fra la Santa sede e, dapprima uno squallido dittatore romagnolo, e in un secondo tempo, un criminale morto latitante?
- Visto che gli ambienti della ricerca, nel nostro Paese, se la passano un tantino peggio rispetto a quelli ecclesiastici, non sarebbe il caso di lasciare libertà ai soli fedeli di finanziare la CEI, anche con più dell’8×1000 se lo ritengono opportuno, e permettere a tutti gli altri di scegliere a chi e cosa destinare la propria quota?
La prego, ministro, ci risponda.
Nonostante troviamo il suo eloquio insopportabile, i suoi argomenti fasulli e la sua voce veramente fastidiosa, noi la ascolteremo; promesso.
Non la lasceremo da solo, come hanno fatto i suoi colleghi parlamentari, giorni fa, quando stava riferendo in aula le misura da intraprendere circa la crisi economica.
Siamo persone serie, noi.
3 maggio 2010
La Sardegna affonda.
E questo nonostante il governatore Cappellacci – figlio di un commercialista di Berlusconi e da Berlusconi fortemente voluto alla guida della regione – abbia mantenuto la sua promessa di abolire la tassa sul lusso voluta dal precedente governatore Soru.
Ma, si sa, c’è stata la crisi mondiale, il crac della Lehman Brothers, l’undici settembre, le gufate dei Maya, il vulcano islandese, i mondiali di calcio, le profezie di Nostradamus, il blocco del traffico, i moti carbonari, calciopoli, il terremoto in Abruzzo, i processi del premier, Avatar e, per di più, domenica ha messo pioggia.
Sinceramente, in queste condizioni, più di così, cosa avrebbero potuto fare?
Sì, oddio, forse qualcosa, a pensarci bene, qualcosa verrebbe in mente, però non sarebbe carino scriverlo, ecco.
Tutto qui.