Restiamo arretrati

25 luglio 2011


Dopo il dolore per i fatti di Oslo è il momento delle polemiche e delle speculazioni.

L’attentato e la strage programmati e portati avanti con inaudita crudeltà dal fondamentalista cristiano Breivik adesso servono da scusa a numerosi razzisti e conservatori nostrani e internazionali per soffiare sul fuoco dell’intolleranza religiosa.

È per questo che come prima cosa, un Paese civile e una democrazia moderna devono rifiutare a prescindere il binomio cristiano=terrorista.

Non è facile per nessuno, soprattutto in momenti come questo, ma è soprattutto adesso che dobbiamo combattere per difendere il nostro diritto a rimanere arretrati e schiavi di vecchie superstizioni.

Non tutti quelli che credono in Cristo sono dei pazzi esaltati, pronti a morire, uccidere e votare leggi assurde in parlamento. Non vorremmo mai arrivare, sull’onda dello choc per i fatti di Oslo, a vedere persone, esseri umani, evitati, discriminati e additati come pazzi terroristi solo perché magari se ne vanno in giro con il crocifisso al collo.

Non vorremmo vedere, nelle nostre città, scene di madri che fuggono e nascondono i bambini in presenza di religiosi cristiani, riconoscibili dai loro strani, anacronistici e lunghi gonnelloni neri.

Non vorremmo mai vedere proporre nel nostro Paese leggi illiberali che mettano in discussione la scelta di certe donne di rinunciare ai propri diritti e alla propria femminilità per chiudersi in misteriosi conventi, senza contatti col mondo esterno o, al limite, andarsene in giro con umilianti costumi da pinguine,  i capelli corti, lo sguardo basso, i baffi alla Virdis e un pesante crocifisso al collo.

Non vorremmo mai che ai leader e ai capi spirituali del mondo cristiano fosse impedito di poter esprimere le loro opinioni e propagandare la loro arretrata e oscurantista visione del mondo su tutti i mezzi di informazione nazionali.

Non vorremmo mai che si decidesse di far pagare le tasse anche agli istituti cattolici, apparentemente registrati come chiese, ma che invece fungono da alberghi, residence e villaggi turistici.

Non vorremmo mai che il nostro Stato togliesse i finanziamenti alle scuole religiose, dove s’insegnano i princìpi base del cristianesimo, tipo: il nostro dio è l’unico dio, il sole gira intorno alla terra, l’aborto è un omicidio e le seghe sono peccato.

Non vorremmo mai che i simboli della religione cattolica cessassero di essere imposti in tutti gli uffici pubblici, gli ospedali, i capanni di caccia, i campi di calcetto e le piste di bowling.

Non vorremmo mai, insomma, che sull’onda emotiva dei fatti di Oslo, il nostro Paese diventasse un Paese migliore, ecco.

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L’Italia ha vinto!

19 marzo 2011

Ecco, a 150 anni dall’unità d’Italia e a dispetto di quanti non vedono ragioni per sentirsi orgogliosi di quel che è oggi il nostro Paese, un vero motivo di vanto, che deve farci gonfiare il petto di italico orgoglio!

L’Italia ha vinto, signori!

L’Italia ha vinto un’importante battaglia in difesa dei propri valori, della propria identità e soprattutto nella salvaguardia dello scambio d’interessi fra lo Stato e la Chiesa Cattolica, con il suo antico diritto di condizionare la vita sociale (e quindi anche politica) in tutti i suoi settori – a partire dalla formazione e educazione di bambini e ragazzi – in cambio di voti.

VIVA! Anzi: YUPPI!

Anche noi, con il luminoso ministro Frattini, ci auguriamo che l’Europa torni ad affrontare con coraggio il tema della tolleranza e della libertà religiosa, magari, questa volta, anche nei confronti di chi del crocifisso e della religione se ne sbatte i coglioni, ecco.

Brindiamo quindi alla decisione della Corte Europea per i diritti dell’Uomo, decisione più che giusta: impedireste voi ai felini di pisciare ai bordi del proprio territorio per segnarne la proprietà, per un vostro fatto estetico, o morale, o di convinzioni diverse? No, è la Natura. E così anche per la Santa Sede. Certo, in Natura il fatto che un gatto pisci ai bordi del suo territorio non impedisce a una jena di entrarci, in quel territorio, e magari di sbranarne il tenace proprietario.

Quindi: ce ne sono, jene, a giro?

D’altronde, con questa gente siamo abituati a ragionare in questo modo, come nei casi dell’aborto, della fecondazione assistita, della ricerca, delle coppie di fatto e del trattamento di fine vita: una loro imposizione la chiamano tolleranza; una libertà di scelta, la chiamano crimine contro di loro.

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