Simboli.

21 marzo 2011

Cari amici, i temi degli ultimi post hanno continuato a popolare le nostre riflessioni anche nei momenti quotidiani di maggiore concentrazione.

In questi tempi in cui non ci sono motivi per essere fieri di essere italiani, che cosa ci distingue ancora da tutti gli altri popoli come faro di civiltà e di progresso?

Che cos’è che all’emigrante italico richiama alla mente il suolo natìo e ai naviganti intenerisce il core?

Che cosa ci unisce davvero tutti, al di là delle convinzioni politiche, del credo religioso, della località di provenienza e del dialetto parlato?

Che cos’è che viene usato dal 97% degli Italiani, dal 47% dei francesi e portoghesi, dal 13% degli inglesi e americani e dal 10% dei tedeschi?

Qual è l’ultimo simbolo di questa nostra Italia?

Infine, l’abbiamo capito.
E lo sapete anche voi.

IL BIDET.

Il bidet come simbolo di tolleranza ma soprattutto di pulizia e igiene.

Raccogliamo adesioni per far sì che il bidet sia affisso in tutte le scuole e gli altri edifici pubblici.

(Lopo)

 

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Croci.

22 gennaio 2010

A volte capita che anche iniziative di grande successo come la campagna “Un Moccolo per la vita“, che tanti sodali ha accumulato nel corso di un paio d’anni, cadano un po’ nel dimenticatoio, nel naturale corso delle cose.

Per fortuna (?) che all’improvviso capitano cose che ridonano a queste iniziative una nuova vita, come fenici che rinascono dalle loro ceneri (anche se resta un mistero come i fenici avessero questo potere. Ma non distraiamoci, casomai chiederemo a Giacobbo).

Il motivo di tanta letizia è semplice. In questi ultimi tempi non si fa altro che sentire corvi e gufi maledetti che straparlano solo di come stia andando tutto a scatafascio, di come la democrazia e il senso civico siano ridotti al lumicino e di come le ingiustizie su più livelli si siano così radicate nel tessuto sociale da non essere neanche più notate dalla maggior parte di una popolazione oramai assuefatta al peggio.

Ah ah, poveri brodi, quanto si sbagliano. Non sanno quanto siano lontani dalla realtà.

Per esempio quelli che si scagliarono contro l’avvocato Cesare Previti, condannato definitivamente per aver corrotto dei giudici per conto del Primo Ministro della Repubblica, più varie ed eventuali. Ebbene, oltre a non aver svernato in galera a pane e scaracchi e ad aver continuato per qualche anno dalla condanna a ricoprire la carica di deputato, è stato sì rimosso dall’Ordine, ma sembra che detta rimozione non sia ancora definitiva. Con questi presupposti, qualche sedizioso fomentatore d’odio, invidioso in malafede e segaiolo, ha avuto gioco facile a scandalizzarsi in nome di una presunta ingiustizia che privilegia solo alcuni, una delle tante che scaraventa l’Italia fra le macchiette più risibili dell’intera Via Lattea e comuni limitrofi.

Per fortuna la giustizia da noi è equa e funziona come un meccanismo oliatissimo; possiamo quindi continuare ad essere fieri e orgogliosi di un Paese come il nostro, e continuare a pigliare per il culo gli altri, chiunque siano.

L’occasione ce la dà una bellissima notizia: il giudice Luigi Tosti, già sospeso dal Csm tre anni fa, poi condannato a sette mesi di reclusione e in séguito assolto in Cassazione, è stato rimosso dall’Ordine Giudiziario dal Csm. La sua colpa è stata quella di rifiutarsi di tenere udienze in aule giudiziarie in cui fosse presente il crocifisso.

Così, invece di rimuovere i crocifissi dalle aule scolastiche come, ad esempio, impone una sentenza della Corte europea dei diritti dell’Uomo, noi rimuoviamo il giudice che non voleva il crocifisso nelle aule di tribunale e inoltriamo ricorso contro la sentenza di Strasburgo.

C’è proprio da esserne orgogliosi!

Salutiamo con la dovuta gioia la lieta novella – il vangelo, per meglio dire – e saltiamo tutti insieme tenendoci per mano, perché questa è davvero una  notizia meravigliosa, di quelle che confortano e rassicurano e fanno cantare sonorissimi inni all’indirizzo della Beata Vergine, dott.ssa Madonna, e i suoi più stretti congiunti.

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