Operazione simpatia.

30 maggio 2012

Bravi, bravi, fate la vostra sfilata con i vostri soldatini, ci mancherebbe altro.

E dopo, magari, fatevi anche pagare (oltre allo stipendio che già vi paghiamo, è chiaro) per intervenire in soccorso delle popolazioni colpite dal terremoto, come volevate fare lo scorso febbraio per l’emergenza neve.

Poi veniteci anche a chiedere di rifinanziare le missioni all’estero dei nostri eroi di pace.

Viva l’Italia!

 

 

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Eroe di Pace.

12 marzo 2012

Giustificato il crollo di nervi del soldato americano che, in Afghanistan, esce dalla base e fa fuoco contro donne, anziani e bambini.

Alla luce di tutto questo risulta ancor più degno di elogio il comportamento del nostro eroico carabiniere.

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XN2 – Prima Crociata.

10 ottobre 2011

Dove i nostri eroi di pace scendono a pattugliare le strade delle nostre città, fanno dei brutti incontri e si ritrovano, chissà come e chissà perché, in Iraq. Salvo poi tornare in Italia, attraverso uno sbarco da clandestini in Costa Smeralda e finire in un…

Italia, Iraq, Costa smeralda, Italia.

Questo il tragitto della prima crociata.

Primo volume di 4.

Lucca 2011, 001 Edizioni.

 

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Lieto fine.

12 ottobre 2010

Tutto è bene, ciò che finisce bene.

O anche ciò che finisce, e basta.

Ricordate lo Zambragate?

Ecco, dopo un paio di mesi i dirigenti del PD della ridente località pisana (ridente, benché pisana) ci hanno fatto recapitare la ricevuta dell’avvenuto versamento ad Emergency della metà del compenso concordato per lo spettacolo, così come avevamo chiesto.

(Sì, la Compagnia Vernacolo riportata nella dicitura, dovremmo essere noi).

Ma non basta.

Il Comitato Festa del PD locale, di propria iniziativa, ha poi versato anche l’altra metà della cifra all’ associazione fondata da Gino Strada. E questo ci ha fatto piacere, bravi.

In pratica non abbiamo fatto lo spettacolo ma, per la proprietà transitiva, abbiamo fatto in modo che ad Emergency arrivassero 400€ puliti.

Siamo contenti lo stesso.

Sì, oggi anche noi ci sentiamo un po’ Eroi di Pace.

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Bring the boys back home.

11 ottobre 2010

Ipotesi.

Facciamo conto che nel nostro Paese, un giorno del prossimo futuro, si scoprano ricchissimi giacimenti di una materia X utile per il fabbisogno energetico della maggior parte dei Paesi occidentali, o per la tecnologia in generale.

Facciamo conto che una coalizione dei suddetti paesi occidentali invada e bombardi il nostro Paese per prendere il controllo di questi giacimenti.

Facciamo conto che lo facciano con la scusa che la nostra non è una vera democrazia (e con questa scusa dovrebbero averci già bombardato) e che siamo ostaggio anche di un anacronistico potere religioso che nega alcuni diritti fondamentali, che discrimina in base al genere e all’orientamento sessuale, che influenza le scelte politiche, che controlla un impero finanziario immenso e le cui regole vengono inculcate nelle menti dei cittadini direttamente dalle scuole e dalle televisioni di Stato.

(Alt! Questo è solo un paradosso, non vogliamo paragonare la Chiesa Cattolica con l’Islam. Per cui zitti e tornate seduti, eroici difensori della fede e soprattutto del luogo comune.)

Ecco, se davvero si verificassero gli eventi di cui sopra, i cittadini italiani che rispondessero all’attacco dei militari delle forze di occupazione sarebbero terroristi o eroi della Patria?

E i militari delle forze di occupazione sarebbero eroi di pace o un esercito invasore?

Di solito si usa distinguere i terroristi dagli eserciti regolari perché i primi tendono a colpire le popolazioni civili per scatenare, appunto, il terrore.

Ma in un Paese occupato da forze militari straniere (che sempre più spesso, e qualche volta anche volentieri mietono vittime tra i civili) gl’individui che combattono contro gli eserciti invasori sono da considerare terroristi?

Uscendo dalla metafora, e dalla propaganda criminale: noi siamo in Afghanistan ed in Iraq per scongiurare atti terroristici a casa nostra, oppure rischiamo atti terroristici a casa nostra proprio perché abbiamo invaso questi Paesi?

E a chi sostiene che non possiamo tornare a casa perché le popolazioni del posto ci chiedono di rimanere (facciamo finta di crederci), rispondiamo che della volontà delle popolazioni del posto ce ne siamo allegramente sbattuti i coglioni quando ci chiedevano di non essere bombardate.

Così, a tutti quelli stronzoli che ribaltano la situazione, sfruttando il dolore provocato (e amplificato dai media) dalla morte di alcuni giovani militari italiani, sostenendo che con il nostro ragionamento noi non portiamo rispetto per tutti quei militari che rischiano la vita ogni giorno e per le loro famiglie, rispondiamo che al contrario, il rispetto non lo mostrano loro, che sono i veri responsabili di quelle morti e dei lutti delle famiglie, sfruttati per poter poi fare un bel funerale di Stato con tanto di “salme avvolte nelle bandiere, legate strette perché sembrassero intere”.

Se fosse per noi, e – horribile dictu! – per la Costituzione Italiana, quei militari (e migliaia di altri, afghani e iracheni compresi) sarebbero ancora vivi.

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