Fantasy

20 novembre 2012

Presentato a Francoforte il libro  “L’infanzia di Gesù“, terzo volume della trilogia del Cristo, scritta per la collana “I gialli Mondadori” da Joseph Ratzinger, con lo pseudonimo di Benedetto XVI.

Con questa nuova opera il famoso ricercatore in segate si conferma come uno dei nomi di riferimento per tutti gli amanti del fantasy. Quelli che tra voi hanno amato la trilogia della versione cinematografica del Signore degli anelli, troveranno interessanti riferimenti all’interno di questa nuova trilogia del fantastico, già soprannominata Il Signore delle croci. Basti pensare ai titoli che la comporranno: La compagnia della croce (Gesù che se ne va in giro con i suoi apostoli); Le due torri (Il potere di Caifa contrapposto a quello di Pilato) e il capitolo conclusivo Il ritorno del Re (Gesù che torna, dopo la crocifissione, e porta lui le birre).

Ma non è tutto. Altri riferimenti ai temi del fantastico e del soprannaturale – da Twilight, a Star Wars, alla trilogia della Torre nera di Stephen King – sono facilmente riscontrabili all’interno del testo, che si preannuncia già come uno dei titoli più venduti per le prossime feste di Natale.

Ma le sorprese non finiscono qui. Sembra infatti che il Santo Padre, da qualche tempo meno sottoposto all’attenzione servile dei media e nel tentativo di rilancio della propria immagine, stia lavorando ad una nuova trilogia sulla sua esperienza religiosa, scritta a quattro mani con un altro grande nome della letteratura contemporanea: Federico Moccia.

Per adesso sono ipotizzabili solo i titoli dei vari volumi: Tre metri sopra il Regno dei cieli, Scusa ma ti chiamo Signore e l’ultimo, dedicato a padre Georg, Scusa ma ti voglio sposare.

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Haiku n.78

23 aprile 2011

IMPEGNI DIVINI

ieri son morto
domani si risorge
ma oggi relax!

(Santrine)

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Pagine nere.

1 marzo 2011

In questi giorni vengono mandati in onda spot in cui imperversano Feltri & Belpietro che, novelli Qui, Quo senza Qua, si dividono le frasi metà per uno, per annunciare l’attesissima (dal macero) iniziativa del loro quotidiano imballaggio per paraghi. Incuranti di verificarne l’autenticità o meno, ché quella è attività pallosa riservata a quei rubabustine dei ricercatori, ecco che ci fanno omaggio nientemeno che dei diari del Duce!

Celiamo con difficoltà il nostro orgoglio nell’annunciarvi che non solo siamo in possesso di alcuni estratti dell’importante opera fantasy, ma che vogliamo condividerli con voi. Di seguito, due passi delle pagine che forse videro vergare i pensieri del nostro dittatore preferito.

Caro diario… no, “caro” è troppo frocescamente ambiguo; virile diario,

stamani, desto al primo canto del gallo (scampato esemplare esponente di quel popolo vigliacco e incivile, sconfitto da Cesare e dalle sue legioni di arditi, sempiterno e fulgido esempio della supremazia militare romana sugli altri popoli europei oltre che sugli animali da cortile) cosa stavo dicendo?…ah, ecco, al primo canto del gallo (vile e astioso superstite di quel popolo di buzzurri bastardi, romanamente sconfitto da Cesare e dalle sue armate, simbolo del potere e della gloria di Roma ed eterno modello di risolutezza e italica determinazione) sì, cioè, insomma…si diceva?…ho perso il filo, diario mio, ma con ostinazione e maschio cipiglio lo ritroverò, traendo esempio, forza e ispirazione da Giulio Cesare e dalla sue milizie che trionfalmente attraversarono il Rubicone, marciando alla conquista di Roma, dopo aver militarmente ed eroicamente umiliato, piegato e sottomesso la vile Gallia, infestata dal quel popolo il cui nome è lo stesso di quel patetico pennuto che… ah, ecco, ora mi ricordo cosa volevo dire! dunque, stamani, desto al primo canto del gallo (animale pavido e starnazzante, così come il popolo che porta il suo nome, trionfalmente sottomesso alla gloria di Roma da Cesare, subito prima di passare il Rubicone e, con decisionismo e volontà tipicamente italiane e fasciste, puntare verso il cuore dell’Impero) ecco… insomma… no, via, non me lo ricordo.


Camerata diario,

ti affido i miei belligeranti pensieri per eleggerti tedoforo di quella fiamma tricolore che alberga nella mia testa, confidando che tu possa farla arrivare a’ posteri affinché ne traggano virile beneficio.

Stamani, desto DI PRIMO MATTINO, con gesto imperioso ho aperto la finestra e sono stato baciato in fronte dal Sole nascente, traendone grande vigore. Poi ho pensato che “Sole” è una parola maschile, e il sol pensiero d’aver ricevuto un’effusione da uno del mio stesso genere mi ha – seppur per un solo istante – debilitato! Ahi, luminosi padri dell’Impero di Roma! Come farò a trasmettere agli altri l’immagine eroica di me, se mi vedono scambiarmi grottesche tenerezze con un maschio vigoroso, anziché soggiogare una fragile pulzella? Sono sconvolto, devo ad ogni modo mondare quest’onta! Anche ordinando di cambiare irrevocabilmente il nome del femminiello da “Sole” a “Diurno Astro” resta maschile, e anche forzando il nome in “Palla infuocata” rimane finocchiescamente ambiguo. Dovrò intimare al Ministro della Cultura Popolare di trovare una soluzione a vile equivoco. Ti terrò aggiornato, camerata diario.

Cazzo, anche “diario” è maschile!

Ti terrò aggiornata, mia cara AGENDA.



Romano diario,

unico, silente confessore a cui posso svelare le mie debolezze, eccomi ancora qui, fiero, ardito e impavido a mettermi a nudo, davanti alle tue pagine.

Purtroppo, nella concitazione del momento, non mi sono ricordato di chiudere la finestra del balcone che si affaccia su piazza Venezia.

Ma ti assicuro che quei vigliacchi traditori che si sono messi a ridere davanti al mio scroto, livido e penzolante, erano comunque in numero minore di quelli che li hanno massacrati a manganellate.

Oggi, Benito tuo è atteso a superare un’ardimentosa prova degna di un Ercole, di un Maciste o di uno Zorro.

Mai, nella gloriosa storia dell’Impero, un condottiero, fiero e audace aveva scelto sua sponte di lasciar da parte ogni vile pretesto e affrontare, con il piglio deciso di chi va incontro alla sorte che il destino, cinico e baro gli ha riservato, il giro in via del Corso, la prima domenica dei saldi.

Lo so, impavido diario, so bene che avrò mille occasioni di pentirmene, ma Donna Rachele lo vuole e non è che posso farle chiudere tutte in manicomio come quella prima o farle deportare, come con tanti italiani.

Anch’io ho un cuore.

E lo mostrerò a tutti gl’italiani.

Così come lo scroto, livido e gonfio d’ardimentoso amor.

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