Gastone

6 maggio 2014

 

Gastone

Breve postilla al pezzo precedente.

Chi segue un minimo il calcio, chi ha frequentato e frequenta uno stadio non dovrebbe stupirsi più di tanto di quanto successo sabato sera, prima della partita, sotto la curva dei tifosi del Napoli. Chi si è scandalizzato, o è qualcuno che del calcio non sa assolutamente niente, o è un ipocrita.

Attenzione: non diciamo che le cose vadano bene così – anzi, tutt’altro -, diciamo solo che vanno da sempre così e che l’andazzo è sotto gli occhi di tutti. Di tutti quelli che non vogliono far finta di niente, almeno.

Ma, a parte l’immagine pittoresca di Genny ‘a Carogna che gira su tutti i siti internet attirandosi unanimi condanne, nessuno – nessuno – dice una parola su Daniele De Santis, aka Gastone: un fascista romano, custode del centro di estrema destra “Il Trifoglio”, legato ora a Fratelli d’Italia e prima al PDL, nonché candidato in una lista a favore dell’ex sindaco Alemanno.

Di questo stronzo che ha sparato un intero caricatore, di un’arma posseduta illegalmente, contro dei tifosi napoletani non ne parla nessuno.

L’attenzione di tutti i media è stata calamitata dal pittoresco Genny che, in quell’occasione ha avuto la colpa di essersi arrampicato sulle transenne e di avere una maglietta di dubbio gusto, e lui si farà carico di attirare su di sé le condanne e le critiche di tutta la nazione.

La solita fortuna di Gastone o malafede dei mezzi di informazione?

Ai posteri l’ardua sentenza.

 

P.S. Già che ci siamo, mettiamo un’altra postilla. Sempre nel pezzo precedente, noi non volevamo ironizzare su Genny ‘a carogna, quanto sul telecronista Rai che non riusciva a farsi una ragione del fatto che un’orda di tifosi inferociti non avesse ascoltato le parole del papa. Ma come? ogni volta che il papa dice di pregare per la pace, le guerre finiscono, ogni volta che il papa prega per la fame nel mondo, la fame viene sostituita da un senso di sazietà, ogni volta che il papa prega per i poveri, i poveri smettono di essere tali (o almeno di rompere i coglioni) come mai questa volta non ha funzionato?

È un gran mondaccio…

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Gennarino I

4 maggio 2014

Gennarino-IIerisera, nei concitati minuti che hanno preceduto l’inizio della partita tra Napoli e Fiorentina, uno dei due telecronisiti Rai non riusciva a capacitarsi del fatto che, nonostante le raccomandazioni di Papa Francesco, ci fossero stati dei disordini fuori e dentro lo stadio.

Proprio non se ne faceva una ragione, rammaricandosene più volte, durante il commento.

“Ma come? Nonostante la benedizione di Papa Francesco e in barba alle sue raccomandazioni, gruppi di delinquenti continuano a farsi i cazzi propri? Ma in che mondo viviamo?! Un mondo dove la parola del papa non ha più valore…” sembrava voler dire.

No, caro commentatore, non è vero che la parola del papa non ha nessun valore, dipende da papa a papa.

Visto chi è stato quello che ha calmato gli animi e ha deciso – di fatto – che si poteva giocare, noi suggeriamo di nominare prossimo Papa Genny ‘a carogna.

E poi, tra qualche anno, farlo pure santo.

 

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Haiku n.142

2 luglio 2012

(EX) EROI NAZIONALI

per i “tifosi”
tornerà ad essere
solo un negro

(Santrine)

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Romanzo Criminale

10 novembre 2010

Infami e vendette.

Per la banda è l’ultimo atto.

Da non perdere il finale della serie nera più amata dagli italiani.

Ci siamo, è l’ora dell’epilogo. I tradimenti, gli “infami”, i regolamenti dei conti. Che tutto sia diverso si capisce dalla prima puntata. Cambiano i tempi, il contesto sociale ed economico. Dagli anni Novanta – spiega il regista – si passa al nuovo millennio – più scintillante e superficiale, girano un sacco di soldi e proprio i soldi sono una della ragioni del cambiamento: prima erano il collante del gruppo, ora diventano motivo di scontro, insieme al potere. Papi cadrà ma il suo posto dovrà essere occupato da qualcuno in grado di tenere unita la banda e comprare il rispetto di tutti.

C’è il Bufalo, padre del Trota (misteri della genetica) il duro al quale a fatica si riescono a far rispettare le regole e la sintassi, figurarsi senza più il capo. C’è  il Freddo che fino a un attimo prima era pronto a passare dall’altra parte, dopo aver contribuito per anni a rafforzare il potere di Papi. C’è il Dandi e gli altri. Ma tutti dubitano di tutti. Le crepe sono profonde, gli stati d’animo inconciliabili.

Chiunque avrebbe potuto tradire.

E soprattutto: adesso, chi comanda?

Al centro di questa serie c’è proprio la messa in scena dei meccanismi di controllo del potere, come si costruisce e come si organizza, e la dimostrazione di quanto sia simile il potere del Palazzo a quello della strada, e come alla fine tutti i poteri, da quelli globali a quello di una piccola organizzazione, siano accomunati nei loro aspetti più distorti e criminali.

Non mancano i momenti di ironia, anche se si fanno più rari, come quando Papi, incastrato a trombare tegami minorenni, dirà che si tratta di una vendetta della mafia.

Ma le risate, si diceva, sono poche. Arriva l’atto conclusivo. Tutto finirà con l’ennesimo tradimento. Qualcuno sparirà. Qualcuno volerà lontano. Qualcuno marcirà in prigione, ma i più riusciranno a sfuggire alla legge e torneranno più forti di prima.

E alla fine non ci saranno vincitori. Perché, come diceva Papi: “Ho troppa stima per gli italiani da pensare che ci siano in giro così tanti coglioni che voteranno contro i loro interessi”.


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