Questa è la camera.

16 marzo 2013

625717 XVII LEGISLATURA: PRIMA SEDUTA DELLA CAMERA DEI DEPUTATI

Dall’autore della schifosa e xenofoba legge Bossi-Fini, all’ex portavoce dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati.

Avanti così.

 

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In hoc Silvio vinces

7 novembre 2011

Dai Silvio, stupiscili tutti!

Ne hai fatte così tante che una più o una meno non peggiorerà certo le cose, anzi: esci in modo trionfale e prendi alla sprovvista i traditori e gli oppositori politici!

Silvio, lascia il PDL e passa anche tu all’UDC!

Frega tutti quei vili che, senza pudore né morale, ti hanno sostenuto nelle tue battaglie più infami e vergognose, tutti quei servi che hanno sempre applaudito ogni tua dichiarazione, fosse anche la più assurda, indecente o criminale, solo perché garantivi loro potere e sicurezza economica e, ora che ti vedono traballare, ti voltano le spalle e se ne vanno nell’UDC di Casini.

Dai, Silvio, passa anche tu nell’UDC.

Ti troverai bene, sai?

È un partito molto più piccolo, rispetto al PDL, ma, in proporzione, forse il numero dei fascisti, dei reazionari, degli oscurantisti e dei collusi con la mafia è persino maggiore.

Il buon Casini, dopo qualche tentennamento inziale, ti spalancherà le porte del suo partito per lasciarti fare finalmente senza la lega tra i coglioni, quel grande centro a cui tutti aspirano e dove si trovano già i tuoi vecchi amici, Fini e Rutelli.

Sì, perché, come insegna la storia, IN HOC SILVIO VINCES!!!

Quindi, caro Silvio, segui il nostro consiglio.

E vincerai nuovamente le prossime elezioni.

Garantito.

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Romanzo Criminale

10 novembre 2010

Infami e vendette.

Per la banda è l’ultimo atto.

Da non perdere il finale della serie nera più amata dagli italiani.

Ci siamo, è l’ora dell’epilogo. I tradimenti, gli “infami”, i regolamenti dei conti. Che tutto sia diverso si capisce dalla prima puntata. Cambiano i tempi, il contesto sociale ed economico. Dagli anni Novanta – spiega il regista – si passa al nuovo millennio – più scintillante e superficiale, girano un sacco di soldi e proprio i soldi sono una della ragioni del cambiamento: prima erano il collante del gruppo, ora diventano motivo di scontro, insieme al potere. Papi cadrà ma il suo posto dovrà essere occupato da qualcuno in grado di tenere unita la banda e comprare il rispetto di tutti.

C’è il Bufalo, padre del Trota (misteri della genetica) il duro al quale a fatica si riescono a far rispettare le regole e la sintassi, figurarsi senza più il capo. C’è  il Freddo che fino a un attimo prima era pronto a passare dall’altra parte, dopo aver contribuito per anni a rafforzare il potere di Papi. C’è il Dandi e gli altri. Ma tutti dubitano di tutti. Le crepe sono profonde, gli stati d’animo inconciliabili.

Chiunque avrebbe potuto tradire.

E soprattutto: adesso, chi comanda?

Al centro di questa serie c’è proprio la messa in scena dei meccanismi di controllo del potere, come si costruisce e come si organizza, e la dimostrazione di quanto sia simile il potere del Palazzo a quello della strada, e come alla fine tutti i poteri, da quelli globali a quello di una piccola organizzazione, siano accomunati nei loro aspetti più distorti e criminali.

Non mancano i momenti di ironia, anche se si fanno più rari, come quando Papi, incastrato a trombare tegami minorenni, dirà che si tratta di una vendetta della mafia.

Ma le risate, si diceva, sono poche. Arriva l’atto conclusivo. Tutto finirà con l’ennesimo tradimento. Qualcuno sparirà. Qualcuno volerà lontano. Qualcuno marcirà in prigione, ma i più riusciranno a sfuggire alla legge e torneranno più forti di prima.

E alla fine non ci saranno vincitori. Perché, come diceva Papi: “Ho troppa stima per gli italiani da pensare che ci siano in giro così tanti coglioni che voteranno contro i loro interessi”.


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Amore che vieni, amore che vai.

30 luglio 2010

“Berlusconi è un illiberale!”

Con queste durissime parole Gianfranco Fini ha preso una posizione chiara che lo ha portato a fondare il suo gruppo parlamentare: “Futuro e Libertà”.

Questo tipo di eventi sono quelli che spingono a riflettere e che sollevano inquietanti dubbi sullo stato della democrazia in Italia.

Vogliamo dire, aldilà dei festeggiamenti incomprensibilmente incontrati anche a sinistra (quale? boh), è bene ricordare che Fini e tutti i tigrotti di Mompracem che a lui fanno riferimento hanno contribuito per tre abbondanti lustri e in maniera decisamente rilevante ai successi di Berlusconi, appoggiandolo in tutto e per tutto, condividendone le scelte più scellerate e vergognose in fatto di giustizia, economia, scuola, immigrazione, revisionismo storico, lavoro, sanità, informazione, servizi segreti, servizi palesi, tricologia, summer party, etc…

Ora, dato per assodato quanto sopra, se questo manipolo di temerari arriva a dissociarsi pronunciando epiteti di tale rilevanza, più simili ad una condanna che ad una constatazione, allora può darsi che qualcosa di vero possa esserci.

E il germe del dubbio, orribile, spaventoso e strisciante come vile crotalo, si insinua: Oddìo, non avremo mica davvero un premier illiberale?

Sarebbe una cosa inaudita. No, no, non è da prendersi neanche in considerazione per un paese che si considera – a dispetto di tutto – ancora rispettabile.

Forse è per questo che, alla richiesta di dimissioni da Presidente della Camera, Gianfranco Fini ha risposto per le rime: “Mi ha cacciato, ma non mi dimetto da Montecitorio. Lui ha logica aziendale, ma io non sono un ad”.

No, Gianfranchino, cucciolo di zio, non montarti la testa; non sei un amministratore delegato.

Sei, e sei sempre stato, un dipendente. Uno dei tanti.

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Haiku n.35

30 luglio 2010

FINAL(ment)E?

giù il sipario
sull’ultima battuta
“adieu, c’est Fini”

(Santrine)

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Scaramanzia.

14 giugno 2010

Fini frena sull’approvazione del ddl sulle intercettazioni alla camera.

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