Mind the Gap

27 marzo 2012

Da qualche tempo va di moda prendere le distanze.

Specialmente in tv e sui giornali.

Prima ancora di ascoltare quello che hanno da dire, si invitano politici, opinionisti e semplici commentatori a prendere le distanze.

 

Dobbiamo prendere le distanze:

  • Dalla Cgil che sa solo scioperare;
  • dai No-Tav che sono contro il progresso;
  • da quelli che tirano i sassi, perché sono violenti;
  • da quelli che salgono sui tetti e sulle torri, perché sono estremisti;
  • dalla Fiom, che non capisce le ragioni degli imprenditori;
  • dalla signora con la maglietta contro la Fornero, perché istiga al terrorismo;
  • dai pastori sardi, che in fondo non son mica produttori di latte lombardi;
  • dai terremotati dell’Aquila che ancora protestano, perché il loro momento di gloria è ormai passato;
  • dai precari, perché sono tutti sfigati o bamboccioni;
  • dall’operaio sardo che mandò in culo Castelli, perché istiga alla maleducazione;

etc…

 

Ecco, a forza di prendere le distanze, ci sembra che certi personaggi, soprattutto delle cosiddetta sinistra, si siano allontanati un po’ troppo dalla realtà e dalla gente.

Per questo ci sembra sia giunto il momento di prendere le distanze da loro.

Noi prendiamo le distanze da chi non si schiera, da chi non s’incazza, da chi non lotta e non bestemmia il Cristo Re.

Perché ora più che mai è il momento di schierarsi, di incazzarsi, di lottare e di bestemmiare la Virgo Fidelis.

Non potete chiederci di restare indifferenti.

 

Noi odiamo gli indifferenti.

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Incompetenze

17 ottobre 2010

Una settimana difficile per il nostro Ministro dell’Interno Cogl… ehm… Maroni.

Dopo le polemiche per l’annullamento della partita della nazionale, a Genova, con i nazisti serbi lasciati liberi di entrare allo stadio con pinze, bombe carta e altri simpatici gadget, a differenza dei ragazzi delle scuole ai quali sono stati sequestrati pericolosissimi bicchierini in plastica di Estathè, ancora dubbi sulle capacità organizzative e gestionali del simpatico ministro leghista.

Una manifestazione di metalmeccanici incazzati per tutta una serie di prese per il culo, umiliazioni e soprusi subiti nel corso degli ultimi anni, senza neanche un incidente.

Niente di niente.

Non una vetrina spaccata, né un’automobile rigata, una bandiera di Israele bruciata (che fa tanto scandalo tra gli intellettuali della nuova destra, tipo Ciarrapico) o qualche ruto all’indirizzo del nuovo (e anche del vecchio, via) Ministro per lo sviluppo economico, Romani.

E tutto questo a due mesi dalla scomparsa del povero Cossiga.

Non c’era modo peggiore di ricordare il Presidente emerito, nonché padre della Patria.

Anche per questo chiediamo con forza le dimissioni del ministro Maroni.

E non ce ne importa niente degli straordinari risultati di questo Governo contro mafia, camorra e altre associazioni criminali (risultati che si arroga, ma che sono stati ottenuti dall’opera di quella magistratura che tanto criminalizza).

Anzi, dispiace ancora di più che un Governo che tanto aveva fatto per far diminuire drasticamente i reati tipici della criminalità organizzata, grazie alla semplice intuizione della depenalizzazione degli stessi e della legalizzazione di altre attività illecite, scivoli su questioni banali come l’infiltrazione di soggetti violenti all’interno di una manifestazione pacifica.

Questi sono i fondamentali, caro ministro.

E, quando mancano i fondamentali è meglio fare festa.

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Pomi(gliano) della discordia.

15 giugno 2010


Finalmente una prova di forza e di coraggio del sindacato: firmare un accordo osceno, senza neanche aspettare la prima vittoria dell’Italia, ai mondiali.

Bravi!

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