Romanzo Criminale

10 novembre 2010

Infami e vendette.

Per la banda è l’ultimo atto.

Da non perdere il finale della serie nera più amata dagli italiani.

Ci siamo, è l’ora dell’epilogo. I tradimenti, gli “infami”, i regolamenti dei conti. Che tutto sia diverso si capisce dalla prima puntata. Cambiano i tempi, il contesto sociale ed economico. Dagli anni Novanta – spiega il regista – si passa al nuovo millennio – più scintillante e superficiale, girano un sacco di soldi e proprio i soldi sono una della ragioni del cambiamento: prima erano il collante del gruppo, ora diventano motivo di scontro, insieme al potere. Papi cadrà ma il suo posto dovrà essere occupato da qualcuno in grado di tenere unita la banda e comprare il rispetto di tutti.

C’è il Bufalo, padre del Trota (misteri della genetica) il duro al quale a fatica si riescono a far rispettare le regole e la sintassi, figurarsi senza più il capo. C’è  il Freddo che fino a un attimo prima era pronto a passare dall’altra parte, dopo aver contribuito per anni a rafforzare il potere di Papi. C’è il Dandi e gli altri. Ma tutti dubitano di tutti. Le crepe sono profonde, gli stati d’animo inconciliabili.

Chiunque avrebbe potuto tradire.

E soprattutto: adesso, chi comanda?

Al centro di questa serie c’è proprio la messa in scena dei meccanismi di controllo del potere, come si costruisce e come si organizza, e la dimostrazione di quanto sia simile il potere del Palazzo a quello della strada, e come alla fine tutti i poteri, da quelli globali a quello di una piccola organizzazione, siano accomunati nei loro aspetti più distorti e criminali.

Non mancano i momenti di ironia, anche se si fanno più rari, come quando Papi, incastrato a trombare tegami minorenni, dirà che si tratta di una vendetta della mafia.

Ma le risate, si diceva, sono poche. Arriva l’atto conclusivo. Tutto finirà con l’ennesimo tradimento. Qualcuno sparirà. Qualcuno volerà lontano. Qualcuno marcirà in prigione, ma i più riusciranno a sfuggire alla legge e torneranno più forti di prima.

E alla fine non ci saranno vincitori. Perché, come diceva Papi: “Ho troppa stima per gli italiani da pensare che ci siano in giro così tanti coglioni che voteranno contro i loro interessi”.


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