Seratina

19 aprile 2012

Venerdì 20 novembre aprile, alle 21,00 nei locali dello studio 70m2, in via Poggiali 10 a Livorno, saremo ospiti per la prima di due serate dedicate al fumetto come linguaggio espressivo. Ci verranno fatte domande, ne parleremo con voi e ci aiuteremo con immagini proiettate alle nostre spalle.

Una dimostrazione, da parte di uno studio d’architettura vivo e dinamico, di come ci si possa interessare alla nona arte con uno sguardo moderno, fuori dai cliché e dai preconcetti che vorrebbero confinarla nell’alveo dell’intrattenimento per l’infanzia/adolescenza. In particolare, attraverso i nostri lavori parleremo di come l’uso che si fa di un medium possa variare da autore a autore, e ottenere quindi risultati diversi a seconda degli obiettivi perseguiti.

I nostri, di obiettivi, li conoscete, e sapete quindi cosa aspettarvi. Venite.

E poi, non potete capì quanto sia bòno il vino di Poggio Gagliardo.

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Gioia e rivoluzione

10 maggio 2011

Come ormai avrete capito, ogni volta che latitiamo per un po’ sul blog – tolte le volte in cui non abbiamo semplicemente voglia – significa che stiamo covando qualcosa, diavolacci che non siamo altro.

E questa volta di uova da covare sotto il culo ce ne abbiamo diverse. Ma delle altre parleremo poi, oggi ci preme annunciare quella grossa, quella di struzzo: Nirvana.

Sì, è vero che in rete la cosa è uscita da più di una settimana, ma chissene. Anzi, cogliamo l’occasione per correggere un refuso presente nel comunicato stampa della Panini: nel passaggio in cui si descrive Ramiro (il protagonista) come un piccolo delinquente, pieno d’ingegno come di dabbenaggine, vi preghiamo di sostituire quest’ultimo termine, del quale ignoriamo il significato, con un più appropriato coglioneria.

Dunque, Nirvana. Cos’è e di cosa parla è scritto nel comunicato stampa suddetto, quindi inutile perdere tempo. Come molti di voi sanno, qualche anno fa la casa editrice di Modena ci avvicinò per proporci l’edizione a loro cura, e a distribuzione nazionale, di Don Zauker. Dopo aver sparso la segatura in terra, chiedemmo chi avessimo dovuto ammazzare in cambio di ciò, ma ci fu risposto che sarebbe stato necessario soltanto smussare un po’ gli spigoli del personaggio, certe eccedenze nel linguaggio, l’attacco alla religione cattolica troppo a testa bassa, etc… etc…

Tornammo coi piedi per terra e rifiutammo cortesemente. Eravamo disposti a uccidere, è vero, ma non proprio lui, il nostro Don Zauker.

Negli anni successivi Panini e Paguri hanno però continuato a corteggiarsi. E se con DZ non solo non eravamo disposti a cedere di un millimetro, ma casomai a rilanciare, era pur vero che se a loro piaceva quello che facciamo, potevamo sempre proporre qualcosa di diverso; diverso nella concezione, nelle situazioni, nella struttura, nei temi, nello stile grafico.

E veniamo al punto. Un anno fa concordammo un appuntamento in redazione, dove esponemmo l’idea di quello che avevamo in testa, chiarissimo, corredato di studi di personaggi, loro interrelazioni, svolgimento totale della linea narrativa, etc… etc…

Fu un “buona la prima”.

Per la prima volta un grosso editore aveva deciso di investire sul nostro lavoro, a torto o a ragione considerato spesso troppo diretto nei toni, eccessivo nel linguaggio, disturbante nei modi. Ancora di più se pensato per la grande distribuzione. Non solo: dovendo diversificare le tematiche rispetto a DZ, per non creare un inutile clone, avremmo anche accontentato la Panini riguardo alla cautela nei confronti della religione (sì, insomma, accontentato più o meno, ad essere sinceri…), e ciò ci ha permesso di chiedere in cambio CARTA BIANCA su tutto il resto.

Da qui la gioia.

La rivoluzione, invece sta nell’intento. In Italia in particolare, per la maggior parte delle persone il fumetto è considerato ancora un medium per bambini, o adulti immaturi, quando non per ritardati o segajoli (e in molti casi è anche vero, spesso anche da parte degli addetti ai lavori).

I fumetti italiani devono essere ambientati in una bolla spazio-temporale dove si capisce più o meno in che epoca siamo e dove ci troviamo, ma in cui altri collegamenti con la realtà e l’attualità (non quella strettissima, ché i fumetti non sono quotidiani, ma perlomeno quella degli ultimi anni) sono assolutamente BANDITI per non rischiare di urtare o inimicarsi qualcuno, nel prendere posizione su un qualsivoglia aspetto della vita sociale. Nel fumetto da edicola italiano ci sono (decine) di investigatori che urlano a efferati criminali, a dei mostri assassini, frasi come: “Fermati, manigoldo!” e si sentono rispondere: “Non mi avrai, sempliciotto!”. Ecco, tutto questo è fuori dal tempo e dalla realtà, soprattutto se paragonato a cosa succede nei fumetti stranieri. E’ un po’ come con la tv. Qui si fa Il Maresciallo Rocca e Un medico in famiglia (o il più serio Gli occhi del cuore), altrove esistono I Soprano e The Shield.

Non parliamo del fumetto umoristico, poi, questo sì concepito esclusivamente come appartenente a quella sfera mitica di un’infanzia ancora innocente, fatta di situazioni buffarelle ma perbenino, incontaminata dalle brutture e dal linguaggio della realtà. Il fumetto umoristico è comunque un settore ancora minore di un medium comunque da bambini.

Ecco che un fenomeno come Rat-Man, che vende decine di migliaia di copie e lo fa facendo ridere spesso con storie divertenti quanto elaborate e geniali, venga sempre declassato nella categoria (fumetto umoristico, quindi da bambini, insieme con la Pimpa), a vantaggio di pallosissime digressioni introspettive su varie seghe mentali o illeggibili fumetti d’avventura dove i personaggi raccontano nei balloon le azioni che stanno facendo.

Per carità, va bene che esista tutto e menomale che ci sono Bonelli, l’Astorina, la Coconino, la Star Comics etc… per citare i più grandi. Però ci vorrebbe anche altro. O meglio, ci vorrebbe che qualcun altro (quelli sopra curano ognuno uno o più generi e fanno bene) trovasse il coraggio di proporre cose diverse.

Quello che non va bene è in Italia, tranne rare eccezioni, per la larga distribuzione non venga realizzato e pubblicato un altro tipo di umorismo: sporco, grottesco, affilato, sanguigno. Tanto più efficace e dissacratorio quanto più pupazzettistico è il disegno a cui è associato.

Chi è rimasto fuori dalla lista di cui sopra?

Panini.

Panini, secondo noi, aveva il dovere di provare a proporre, ad aggiungere qualcosa di diverso. Panini, che ha il più grande fumetto umoristico italiano, aveva il dovere di insistere su questa linea e provare a rivitalizzare il genere, creando magari un proprio universo fumettistico.

E, picchia e mena, lo ha fatto.

Sia chiaro, lo ha fatto assumendosi rischi enormi, nello scegliere noi due come autori della loro nuova serie. Rischi aumentati a dismisura quando gli abbiamo chiesto (e ottenuto, senza che facessero storie) massima libertà in TUTTO, dalla forma ai contenuti, alla confezione, agli spazi redazionali, tuttotutto, insomma.

Un applauso sia indirizzato quindi all’indubbio merito di Sara Mattioli (il nostro primo contatto), Simon Bisi e Marco Marcello Lupoi.

Quello che ci proponiamo, insieme a loro, è quindi qualcosa di inedito, un altro buco editoriale da tappare, oltre a quello coperto con DZ.

Gioia e Rivoluzione sono obiettivi ambiziosi, con equilibri delicatissimi da gestire, che sicuramente comportano diversi rischi, primo fra tutti quello di bruciarsi, magari deludendo le aspettative.

Però, quando si fa una cosa, tuoni e fulmini – anzi: corpo di mille balene – o si punta il più in alto possibile, o si fallisce ancora prima di iniziare.

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Grazie, signore (e signori) grazie.

2 novembre 2010


Passata è la tempesta, in tutti i sensi.

Di ritorno da Lucca, tagliati fuori dalle notizie per quattro giorni, sappiamo solo di vecchi maniaci bavosi e troiette arriviste, servi vigliacchi e vario squallore, oltre a spazzatura e disastri meteorologici. Lasciateci il tempo di ripigliarci dagli acciacchi, dal sonno e dal catarro e torneremo forti e baldanzosi come un tempo.

Intanto beccatevi un bel

GRAZIE.

A voi che siete accorsi al nostro stand nonostante il tempo veramente di stramerda; a quelli che hanno acconsentito a versare una libbra di carne a un Festival sempre più scandalosamente esoso per aggiudicarsi il secondo albo di Don Zauker e il primo di X-Nerd; ai lettori che hanno riempito l’area showcase per ascoltare e partecipare al nostro sproloquio, supportandoci con il loro affetto; alle nostre FIE per l’impagabile aiuto; ai ragazzi di Double Shot per tutto, di più e oltre; a Marco, Sara e Simon per la compagnia e l’ottima cena; a Valeria perché lo sa lei.

Grazie anche a quelli che si sono dimostrati entusiasti di Inferno e Paradiso, apprezzandone i toni più crudi, più cupi e più cattivi rispetto a Santo subito. Ma, come già detto allo showcase (e in mille altre occasioni), il fumetto è solo uno dei mezzi di comunicazione ed espressione, al pari di cinema, letteratura, teatro, tv, etc… Dovremmo dare per superata la cosa, nel 2010, ma sembra opportuno ribadirla: come per gli altri media, è solo l’uso che se ne fa che può dare origine a una cosa per segaioli o a qualcosa di diverso.

Fermo restando il valore altissimo delle seghe, s’intende.

***

Il prossimo appuntamento è per sabato 6 novembre, alle ore 18,00 alla libreria Gaia Scienza in Via Di Franco a Livorno, dove presenteremo al pubblico Don Zauker – Inferno e Paradiso. Seguirà session di bunga-bunga.

Entro pochi giorni potrete acquistare gli albi, autografati dagli autori, direttamente su questo sito.

***

Dimenticavamo: cercate su Google “Athanase Seromba”.

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