Unità d’intenti.

3 maggio 2014

UnitàOra, a noi #cimportaunasegadiPelù, credeteci: ci importa veramente una sega e non vi immaginate che popo’ di sega, davvero.

Però un atteggiamento del genere, in difesa di Renzi, neanche Il Giornale quando difende Berlusconi.

E quando si usano gli stessi mezzi del nemico va a finire che risulta difficile vedere le differenze.

Ammesso che ci siano.

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Scuotere le coscienze.

26 maggio 2013

Madonno

I Dieci Segreti di Medjugorje, un’opera per riflettere e per scuotere le coscienze.

“Il mondo oggi attraversa forti tensioni ed è sull’orlo della catastrofe”: con queste profetiche parole la Madonna, a Medjugorje (non è specificato se nel santuario a lei dedicato, o al semaforo, o al panificio), ha cominciato a mettere in guardia l’umanità dai pericoli che incombono sul suo cammino e a nulla varranno le migliaia di tastate di coglioni con le quali gli uomini, nella loro banalità, rispondono da sempre alle previsioni della Virgo Fidelis.

Come tutti sanno la Regina della Pace, o anche “l’artista una volta conosciuta come la Madonna”, si è manifestata 30 anni fa a sei ragazzi di un piccolo paese dell’ex-Jugoslavia, e tuttora continua ad apparire in numerose repliche che nemmeno Cats.

A questi sei ragazzi, ora adulti ma tuttora boccaloni, ha consegnato anche dieci segreti che rivelerebbero il futuro del mondo.

Noi di DonZauker.it pensiamo che sia ormai giunto il tempo che l’umanità sappia.

Per questo motivo, bruciando sul tempo Il Giornale (e poi bruciandolo anche letteralmente), vi riveliamo in esclusiva tutti e dieci i segreti in un’operazione che non mancherà di far riflettere e scuotere le coscienze.

 

Ecco i Dieci segreti di Medjugorje:

  1. Allora dovreste provare quant’è buono il cacio con le pere.
  2. L’amatriciana si fa con il guanciale, non con la pancetta.
  3. Eh, è un mondaccio.
  4. Il mio segreto per capelli sempre morbidi e lucenti? Acqua, olio d’oliva e un goccio di limone.
  5. Quando fa caldo è essenziale bere molta acqua e consumare frutta fresca e verdura di stagione.
  6. Con il 4-4-2 servono due ali in grado di spingere sulle fasce.
  7. Sì, io fingo sempre. Bastano due urletti, qualche mugolio e in 3 minuti mi tolgo il peso e lui se ne torna in segheria.
  8. Se l’autobus è in ritardo di mezz’ora, basta accendere una sigaretta e quello compare.
  9. Quando inzuppi la brioscina nel cappuccino, occhio, ché al primo morso ti cola fino al gomito.
  10. Soffiare forte sulla scheda madre, non sempre fa ripartire l’LHC.

 

Ecco qua. E ora prendetevi pure tutto il tempo che volete per interiorizzare queste parole  e riflettere sulla vostra vita e sul mondo.

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Provaci ancora, Sal!

27 settembre 2012

Mai avremmo immaginato di scrivere qualcosa in difesa di Alessandro Sallusti.

Lo ha fatto persino Travaglio, ma lui è un giornalista, è parte in causa, noi no.

E questo è sbagliato. Perché quando si mettono a rischio la libertà di stampa e di espressione, siamo tutti parti in causa. Perché molti politici, o potenti in genere, usano la querela preventiva come mezzo per intimidire giornalisti, comici e voci a loro contrarie. Non a caso, quando accadde a Luttazzi, propose di inserire nei codici civile e penale un comma che diceva, più o meno, così: “Ok, te mi quereli per centinaia di migliaia di euro. Però se perdi la causa, li dai te a me!”

Ma Luttazzi è stato troppo frettolosamente, e ingiustamente, dimenticato.

E ora tocca a Sallusti.

Sallusti che ha intrapreso una battaglia di libertà contro un magistrato che lo ha denunciato per diffamazione.

Sallusti nuovo Bobby Sands, nuovo Gandhi, nuovo Nelson Mandela… e la Santanché nuova Winnie Mandela.

Sallusti che è stato condannato e che, ovviamente, non farà neanche un giorno di carcere e, forse, sarà assegnato ai servizi sociali, tipo accompagnare gli anziani a fare le analisi, portare la spesa a casa di vecchie vedove, o fare da vigile all’uscita delle scuole elementari.

E già questo dovrebbe essere un motivo per schierarsi contro la condanna: tenete Sallusti lontano dai nostri padri, dalle nostre madri e soprattutto dai nostri figli, per favore!

Ma la questione è tutt’altro che semplice, perché non ci passa neanche lontanamente per la testa l’idea di gioire quando qualcuno, perfino uno come Sallusti, viene condannato per aver espresso un’opinione o per aver riportato e commentato una notizia. Anzi, per aver fatto scrivere a un altro, in qualità di direttore responsabile.

Però. C’è un però.

Da tempo, certe testate (giornali e telegiornali) fanno della diffamazione a mezzo stampa una strategia editoriale e politica, la cosidetta “macchina del fango”. Le migliaia di euro da pagare per una causa per diffamazione vengono addirittura messe a budget, quando si dirigono certi giornali. Cosa sono poche migliaia di euro, davanti alla possibilità di infangare un avversario politico o di diffondere notizie false e tendenziose? Si paga, magari si pubblica una smentita nella pagina degli annunci delle troie (ma anche no) e intanto si è portato a casa il risultato.

Ecco, questo modo di fare giornalismo, tanto di voga negli ultimi anni, è vergognoso e deve finire.

L’arresto è un modo per mettere in regola le cose? No, sicuramente no, di questo siamo sicuri. Così come siamo sicuri… no, via diciamo sospettiamo che il buon Sallusti e il suo editore (chi sarà mai?) non sperassero altro per poter così lanciare un’altra offensiva mediatica contro i magistrati e i loro calzini turchesi.

Però mai avremmo pensato di scrivere qualcosa in difesa di Sallusti.

E, infatti, non lo facciamo nemmeno ora.

***

P.S. Apprendiamo adesso che la condanna è stata sospesa. Vabbè, via, provaci ancora, Sal!

 

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Fatevi avanti…

13 giugno 2011

A tutti quelli che hanno deriso i comitati promotori.

A tutti quelli che hanno osteggiato i referendum fin dall’inizio.

A tutti quelli che li hanno cavalcati solo dopo, man mano che il consenso cresceva.

A tutti quelli che non li hanno voluti accorpare alle elezioni amministrative, facendo sprecare milioni di euro.

A tutti quelli che si sono affrettati a varare (e votare) un decreto omnibus per invalidare il referendum.

A tutti quelli che non hanno informato sui quesiti, sulle date e sugli orari.

A tutti quelli che hanno suggerito di andare al mare.

A tutti quelli che hanno cercato di depotenziare i quesiti su acqua e nucleare.

A tutti quei TG che hanno sbagliato le date dei referendum durante i loro servizi.

A tutti quei TG che non hanno mostrato il Presidente della Repubblica (non Jimmy il Fenomeno) che andava a votare.

A tutti quei rappresentanti delle istituzioni che hanno detto che il quorum era stato raggiunto ben prima della chiusura delle urne, per dissuadere i ritardatari ad andare a votare.

A tutti quei rappresentanti delle istituzioni che si sono vantati del fatto che non sarebbero andati a votare.

A tutti quelli che hanno sempre detto che non sarebbero andati perché tanto il quorum non sarebbe mai stato raggiunto.

A tutti quelli che hanno sempre detto che non sarebbero andati a votare, perché tanto il quorum sarebbe stato raggiunto lo stesso.

A tutti quei “professori” che si sono affannati in televisione a raccontare cazzate sul fatto che le centrali nucleari non provocano morti.

A tutti quelli che hanno cercato di convincerci che privatizzare, dando l’acqua in pasto a sciacalli che cercano solo il profitto, sarebbe stata la soluzione per i disservizi pubblici.

A tutti quelli che pensano che il Presidente del Consiglio – chiunque sia – possa essere immune dalla legge.

A tutti quelli che si sono autodefiniti Responsabili.

A tutti quelli che si sono venduti per un posto di sottosegretario.

A tutti quelli che, in barba alla volontà e ai movimenti popolari, hanno sempre cercato alleanze di comodo.

A tutti quelli che sono da 15 anni al Governo ma parlano come se fossero all’opposizione.

A tutti quelli che abbaiano e poi corrono sempre scondinzolanti in soccorso del padrone.

 

Signori, per favore, INIZIATE PURE A PUPPARCI LA FAVA!

Dopo, ma solo dopo, potete anche andare a pigliarvelo nel culo!

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Pagine nere.

1 marzo 2011

In questi giorni vengono mandati in onda spot in cui imperversano Feltri & Belpietro che, novelli Qui, Quo senza Qua, si dividono le frasi metà per uno, per annunciare l’attesissima (dal macero) iniziativa del loro quotidiano imballaggio per paraghi. Incuranti di verificarne l’autenticità o meno, ché quella è attività pallosa riservata a quei rubabustine dei ricercatori, ecco che ci fanno omaggio nientemeno che dei diari del Duce!

Celiamo con difficoltà il nostro orgoglio nell’annunciarvi che non solo siamo in possesso di alcuni estratti dell’importante opera fantasy, ma che vogliamo condividerli con voi. Di seguito, due passi delle pagine che forse videro vergare i pensieri del nostro dittatore preferito.

Caro diario… no, “caro” è troppo frocescamente ambiguo; virile diario,

stamani, desto al primo canto del gallo (scampato esemplare esponente di quel popolo vigliacco e incivile, sconfitto da Cesare e dalle sue legioni di arditi, sempiterno e fulgido esempio della supremazia militare romana sugli altri popoli europei oltre che sugli animali da cortile) cosa stavo dicendo?…ah, ecco, al primo canto del gallo (vile e astioso superstite di quel popolo di buzzurri bastardi, romanamente sconfitto da Cesare e dalle sue armate, simbolo del potere e della gloria di Roma ed eterno modello di risolutezza e italica determinazione) sì, cioè, insomma…si diceva?…ho perso il filo, diario mio, ma con ostinazione e maschio cipiglio lo ritroverò, traendo esempio, forza e ispirazione da Giulio Cesare e dalla sue milizie che trionfalmente attraversarono il Rubicone, marciando alla conquista di Roma, dopo aver militarmente ed eroicamente umiliato, piegato e sottomesso la vile Gallia, infestata dal quel popolo il cui nome è lo stesso di quel patetico pennuto che… ah, ecco, ora mi ricordo cosa volevo dire! dunque, stamani, desto al primo canto del gallo (animale pavido e starnazzante, così come il popolo che porta il suo nome, trionfalmente sottomesso alla gloria di Roma da Cesare, subito prima di passare il Rubicone e, con decisionismo e volontà tipicamente italiane e fasciste, puntare verso il cuore dell’Impero) ecco… insomma… no, via, non me lo ricordo.


Camerata diario,

ti affido i miei belligeranti pensieri per eleggerti tedoforo di quella fiamma tricolore che alberga nella mia testa, confidando che tu possa farla arrivare a’ posteri affinché ne traggano virile beneficio.

Stamani, desto DI PRIMO MATTINO, con gesto imperioso ho aperto la finestra e sono stato baciato in fronte dal Sole nascente, traendone grande vigore. Poi ho pensato che “Sole” è una parola maschile, e il sol pensiero d’aver ricevuto un’effusione da uno del mio stesso genere mi ha – seppur per un solo istante – debilitato! Ahi, luminosi padri dell’Impero di Roma! Come farò a trasmettere agli altri l’immagine eroica di me, se mi vedono scambiarmi grottesche tenerezze con un maschio vigoroso, anziché soggiogare una fragile pulzella? Sono sconvolto, devo ad ogni modo mondare quest’onta! Anche ordinando di cambiare irrevocabilmente il nome del femminiello da “Sole” a “Diurno Astro” resta maschile, e anche forzando il nome in “Palla infuocata” rimane finocchiescamente ambiguo. Dovrò intimare al Ministro della Cultura Popolare di trovare una soluzione a vile equivoco. Ti terrò aggiornato, camerata diario.

Cazzo, anche “diario” è maschile!

Ti terrò aggiornata, mia cara AGENDA.



Romano diario,

unico, silente confessore a cui posso svelare le mie debolezze, eccomi ancora qui, fiero, ardito e impavido a mettermi a nudo, davanti alle tue pagine.

Purtroppo, nella concitazione del momento, non mi sono ricordato di chiudere la finestra del balcone che si affaccia su piazza Venezia.

Ma ti assicuro che quei vigliacchi traditori che si sono messi a ridere davanti al mio scroto, livido e penzolante, erano comunque in numero minore di quelli che li hanno massacrati a manganellate.

Oggi, Benito tuo è atteso a superare un’ardimentosa prova degna di un Ercole, di un Maciste o di uno Zorro.

Mai, nella gloriosa storia dell’Impero, un condottiero, fiero e audace aveva scelto sua sponte di lasciar da parte ogni vile pretesto e affrontare, con il piglio deciso di chi va incontro alla sorte che il destino, cinico e baro gli ha riservato, il giro in via del Corso, la prima domenica dei saldi.

Lo so, impavido diario, so bene che avrò mille occasioni di pentirmene, ma Donna Rachele lo vuole e non è che posso farle chiudere tutte in manicomio come quella prima o farle deportare, come con tanti italiani.

Anch’io ho un cuore.

E lo mostrerò a tutti gl’italiani.

Così come lo scroto, livido e gonfio d’ardimentoso amor.

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Compagni che sbagliano.

12 aprile 2010

“Lo vogliono morto!” ha titolato il quotidiano Il Giornale, a commento di questa vignetta.

Bene, adesso ci sembra che davvero stiamo rischiando di superare il limite. Per questo motivo anche noi, al pari di numerosi esponenti della politica e del giornalismo, desideriamo manifestare tutto il nostro biasimo nei confronti dell’autore Sergio Staino e del quotidiano L’Unità per aver pubblicato questa vignetta, davvero infelice.

Sì è trattato, senza dubbio, di un grave passo falso che rischia ancora una volta di mettere seriamente in discussione la serietà e l’autorevolezza di certa sinistra italiana, fino a minarne ulteriormente la già precaria coesione.

Ci rivolgiamo quindi direttamente a voi, signori della sinistra, direttori di giornali d’opposizione, baroni della satira, parlandovi dal cuore e senza peli sulla lingua:

“Ma siete impazziti?! non lo sapete che augurare la morte allunga la vita?!”


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