Dopo la checca, Checco

14 marzo 2013

Papa-Amico-I

Ci hanno scritto in diversi perché scrivessimo qualcosa sul nuovo supplente. Ma come, proprio voi, autori del prete più onesto in circolazione, non vi pronunciate?

Perdindirindina, ma non bastano i fiumi d’inchiostro e onde sonore che hanno cominciato a danzarci appassionati giri di flamenco sulle sacche scrotali prima ancora del conclave, e durante, e dopo, per chissà quanto tempo ancora? Tutti i media, tutti gli opinion leaders, i commentatori, le veline, tutti si sono affrettati a commentare, a dire la propria, in un rituale che, in fondo, è un altro modo per andare a baciare il cu l’anello del pontefice (e va bene, facciamolo anche noi).

Se ne è elogiata l’umiltà, la semplicità, l’aria bonaria, da alcuni prima ancora di sapere chi cazzo fosse; si è sottolineato con premura il fatto che preferisse spostarsi in bici o in metropolitana (ci ripenserà, visto che ora ha preso residenza a Roma), si è notata la croce di ferro invece che d’oro massiccio, il nome del poverello d’Assisi e tutte queste stronzate qui.

Per contro, un secondo dopo l’apparizione sul terrazzo, in rete circolava già la notizia delle connivenze con la dittatura argentina attribuitegli da uno dei più importanti giornalisti del paese sudamericano; così come l’osservazione che era prevedibile (ma sempre a posteriori) l’elezione di un papa proveniente da quel continente per arginare una colossale emorragia di fedeli in direzione di altre realtà più affascinanti: Evangelisti, Pentecostali, Avventisti del Settimo Giorno, Raeliani, Marauder, Alpha Flight, Ninja Turtles e chissà cos’altro.

Stronzate.

C’è un motivo preciso per cui non ci siamo buttati a capofitto nel mare magnum del primo commento salace a tutti i costi. Ed è lo stesso motivo per cui, alla fine di chi abbiano eletto al Soglio, francamente, c’importa una sega. Ed è dovuto al senso di desolazione profonda misto a sgomento, nel vedere la massa impressionante di persone, provenienti da tutto il mondo, che hanno invaso tutta piazza S. Pietro compreso viale della Conciliazione, che hanno stazionato per due giorni, flagellati dalla pioggia e dal freddo, per vedere uno che li salutava. Si badi bene, non una persona in particolare: bastava che uscisse uno qualunque.

Funziona come per la sindone, per fare solo un esempio: lo sa anche il gatto che trattasi di un falso storico conclamato, e le prove fornite a supporto di ciò sono prove scientifiche, inoppugnabili. Eppure milioni di persone, pur sapendo la verità, prendono voli transoceanici per andare a venerarla. Il simbolo che rappresenta, come per le reliquie, ha travalicato l’essenza stessa dell’oggetto (si dirà: vabbe’, se si considera che gabellano il fondo dei Ricciarelli come il reale corpo di Cristo…).

Così anche per l’inquilino della Santa Sede. Da quel terrazzo sarebbe potuto uscire anche un gorilla, una Winx o C1-P8 e non sarebbe cambiato nulla. Un attimo di smarrimento (come fu per Sepp) e poi due paroline dal tono dolce sulla Vergine Maria, una preghierina tremula e un salutino cordiale avrebbero sistemato tutto, dando l’avvio al boato di felicità.

Lo sappiamo, saremo scemi e tutto il resto, ma questa, signori, è la cosa che ci spaventa di più.

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