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Tempismo.

12 marzo 2013

Barcellona-Milan

Caro Leo Messi, caro David Villa, caro Jordi Alba, cari giocatori del Barcellona: andate a fare in culo!

Se solo aveste vinto con questo risultato la partita dell’andata, l’Italia sarebbe oggi un Paese diverso.

 

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PUM!

15 ottobre 2011

Non c’è niente da fare: noi italiani siamo i più forti del pianeta.

E’ inutile che si gridi all’Apocalisse: è da circa un ventennio che la crisi globale mangia il nostro tenore di vita e che il neoliberismo s’inchiappetta uno a uno i diritti umani e dei lavoratori conquistati in un secolo e passa di lotte, e noi siamo sempre qui, ben saldi. Sì, dicono che fra le vittime siamo fra quelli messi peggio, ma nonostante ciò continuiamo a essere una delle prime 7-8 potenze economiche modiali (nel computo dev’essere incluso, giocoforza, anche il fatturato della ‘Ndrangheta).

Oggi.

Oggi, specialmente dall’estero ci osservano come animali rari e ci sembra di vederli che si guardano fra loro, sudati, increduli: “Ma come cazzo fanno?”. Chi guida il treno Italia – un regionale del 1861 – è una serie di compagini a frattale, che non sembrano minimamente intenzionate a interrompere le proprie divisioni interne e gli scismi che danno vita a compagini nuove e sempre più piccole, benché determinanti. Questo è disdicevole, perché mina seriamente la nostra immagine al di là dei confini nazionali; l’immagine di un’allegra brigata di cazzoni divertenti, allegri e dal grande cuore, uniti dai medesimi sacri, incrollabili valori: la famiglia, la Chiesa, l’evasione fiscale, Cassano, il cellulare, gli spaghetti, il digitale terrestre, le sopracciglia depilate.

Quello che occorre, e al più presto, è ripensare il nostro sistema di Governo, o perlomeno le alleanze che uniscono sensibilità diverse. Bisogna urgentemente trovarne una che raccolga il maggior numero di parlamentari per un governo di larghe intese, fuori dalle vecchie logiche stantie e solida a tal punto da garantirci la stabilità per molti, molti anni.

E’ qui che vorremmo umilmente dare il nostro contributo intellettuale. Proponiamo, oggi, la fondazione del PUM, il Partito degli Uomini di Merda.

Nel PUM, per statuto, dovranno trovare posto solo ed esclusivamente gli scarti non già della politica, quanto piuttosto della società. Al PUM approderanno i leccaculo nel DNA, i traditori, le bandieruole, quelli a libro paga, i ricattatori, gli accumulatori di ricchezze personali a scapito del bene pubblico, gli arroganti ma imbecilli e ignoranti come culi di carogne di cani, i collezionatori di fallimenti tuttavia abbarbicati al loro posto, quelli che dovevano andare in Africa, le scimmie urlatrici, i senzapalle interessati.

Nel PUM dovranno per forza di cose riconoscersi la maggioranza degli italiani che, invece di votare ogni volta per qualche lista impresentabile solo per tifo calcistico (al solo scopo di non far vincere gli avversari per evitare di essere presi per il culo la mattina dopo, al bar), potranno far confluire i loro voti in un’unica, grande lista. Una lista che racchiuda tutti i valori che vogliamo vedere rappresentati in Parlamento e che sapranno portarci sulla strade delle riforme (che non vuol dire un cazzo, ma ogni discorso politico deve obbligatoriamente chiudersi con “sulla strada delle riforme”).

A questo punto, prima di partire, ci manca solo uno slogan vincente.

Ma siccome siamo ancora, purtroppo, in democrazia, vorremmo chiedere l’aiuto di tutti i nostri lettori (e futuri elettori) per trovare lo slogan del PUM in tempo per la prossima campagna elettorale.

PUM! ché siamo tantissimi…

PUM! Uomini di Merda, per un futuro migliore.

PUM! l’Italia siamo noi.

PUM! Uomini di Merda, ma moderati nel cuore.

PUM! Dalla tradizione, la forza del futuro.

Altre proposte?

 

 

 

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Simboli.

21 marzo 2011

Cari amici, i temi degli ultimi post hanno continuato a popolare le nostre riflessioni anche nei momenti quotidiani di maggiore concentrazione.

In questi tempi in cui non ci sono motivi per essere fieri di essere italiani, che cosa ci distingue ancora da tutti gli altri popoli come faro di civiltà e di progresso?

Che cos’è che all’emigrante italico richiama alla mente il suolo natìo e ai naviganti intenerisce il core?

Che cosa ci unisce davvero tutti, al di là delle convinzioni politiche, del credo religioso, della località di provenienza e del dialetto parlato?

Che cos’è che viene usato dal 97% degli Italiani, dal 47% dei francesi e portoghesi, dal 13% degli inglesi e americani e dal 10% dei tedeschi?

Qual è l’ultimo simbolo di questa nostra Italia?

Infine, l’abbiamo capito.
E lo sapete anche voi.

IL BIDET.

Il bidet come simbolo di tolleranza ma soprattutto di pulizia e igiene.

Raccogliamo adesioni per far sì che il bidet sia affisso in tutte le scuole e gli altri edifici pubblici.

(Lopo)

 

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L’Italia ha vinto!

19 marzo 2011

Ecco, a 150 anni dall’unità d’Italia e a dispetto di quanti non vedono ragioni per sentirsi orgogliosi di quel che è oggi il nostro Paese, un vero motivo di vanto, che deve farci gonfiare il petto di italico orgoglio!

L’Italia ha vinto, signori!

L’Italia ha vinto un’importante battaglia in difesa dei propri valori, della propria identità e soprattutto nella salvaguardia dello scambio d’interessi fra lo Stato e la Chiesa Cattolica, con il suo antico diritto di condizionare la vita sociale (e quindi anche politica) in tutti i suoi settori – a partire dalla formazione e educazione di bambini e ragazzi – in cambio di voti.

VIVA! Anzi: YUPPI!

Anche noi, con il luminoso ministro Frattini, ci auguriamo che l’Europa torni ad affrontare con coraggio il tema della tolleranza e della libertà religiosa, magari, questa volta, anche nei confronti di chi del crocifisso e della religione se ne sbatte i coglioni, ecco.

Brindiamo quindi alla decisione della Corte Europea per i diritti dell’Uomo, decisione più che giusta: impedireste voi ai felini di pisciare ai bordi del proprio territorio per segnarne la proprietà, per un vostro fatto estetico, o morale, o di convinzioni diverse? No, è la Natura. E così anche per la Santa Sede. Certo, in Natura il fatto che un gatto pisci ai bordi del suo territorio non impedisce a una jena di entrarci, in quel territorio, e magari di sbranarne il tenace proprietario.

Quindi: ce ne sono, jene, a giro?

D’altronde, con questa gente siamo abituati a ragionare in questo modo, come nei casi dell’aborto, della fecondazione assistita, della ricerca, delle coppie di fatto e del trattamento di fine vita: una loro imposizione la chiamano tolleranza; una libertà di scelta, la chiamano crimine contro di loro.

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Una questione privata.

13 dicembre 2010

Verrà quel giorno, certo che verrà…

Forse il Governo non cadrà oggi.

Forse cadrà per pochi voti.

Forse cadrà e tornerà più forte di prima.


Ma nemmeno un volto, un nome di quei pestamerde deve essere dimenticato.

Tutti: i giornalisti, le troie, i cabarettisti, gli attori, i conduttori, i portaborse, i calciatori, i sacerdoti, i politici, gli scrittori, i commentatori sportivi, gli amici, i parenti, i revisionisti, i cantanti, le campionesse di scherma, gli inviati, i fotografi, gli animatori, i fascisti, i leghisti, le veline…

I volti e i nomi di tutti quelli che hanno contribuito a creare questi anni di merda o che ne hanno goduto i benefici devono restare bene impressi nella nostra memoria.

Quelli che si sono venduti, quelli che ne hanno sfruttato il potere quelli che, compiacenti, hanno permesso al nano di risorgere più volte.

Nessuno deve essere dimenticato.

Quando il nano di merda non ci sarà più, o non sarà più potente come adesso, e questi stronzi cercheranno di riciclarsi, dovranno essere presi a scaracchi ner muso.

Scaracchi ner muso.

Tutti, fino all’ultimo.

Quando verrà quel giorno, se ne dimenticheremo una parte, se saremo troppo indulgenti verso qualcuno, se ci lasceremo prendere dall’affetto, dalla gioia, dal revisionismo, dalla pena, allora avremo tradito noi stessi, il nostro futuro e il nostro Paese.

Cominciamo a raccogliere la saliva.

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Haiku n.51

3 novembre 2010

PROGRESSO ITALIANO

ormai si scorge
l’alba d’un nuovo Mondo
chiamato “terzo”

(Santrine)

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La tratta delle bianche

1 settembre 2010

Ebbene sì, anche un dittatorello tragicomico, sosia di Carlos Santana (o Michael Jackson, o Tomas Milian, o Claudio Gentile, chi più ne ha più ne metta…) in tour con il suo circo, è riuscito a mettere in ridicolo il nostro governo.

Ed un altro dittatorello tragicomico, sosia di Mao (o Pinocchio, o Al Capone o di un pupazzo da ventriloquo, chi più ne ha, più ne metta…) insieme alla sua corte di nani, ballerine e viscidi affaristi, è riuscito a mettere in ridicolo il nostro Paese.

Imperturbabilmente, continuativamente, da circa vent’anni.

Ma non importa, andiamo avanti così.

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Conseguenze.

26 giugno 2010

Noi la vediamo così.

Ah, comuuqne stasera, dalle 20:00 saremo alla Scuola Internazionale di Comics, a Firenze per fare il nostro spettacolo, Don Zauker Testimoni dello Spirito tour 2010.

Vi aspettiamo.

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Zio Itle Superstar

18 giugno 2010

Un giornale tedesco ha pubblicato una raccolta agiografica di dvd dedicati al Fuhrer, intitolata: “Hitler, le parole, gli applausi.”

Non i deliri e i crimini, le parole e gli applausi, come si trattasse di Gandhi, Mandela o Bono Vox.

Quello che più stupisce è che la cosa non ha suscitato nessuna polemica e…no, scusate, questo fatto non è mai successo, non sarebbe potuto succedere, in un Paese civile.

Ma in Italia, oh dolce  Italia

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Scaramanzia.

14 giugno 2010

Fini frena sull’approvazione del ddl sulle intercettazioni alla camera.

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