Suspance

24 settembre 2010

“Perplessità e meraviglia”.
Ecco quali sono i sentimenti che ci accomunano alle più alte gerarchie ecclesiastiche di fronte alle due notizie che hanno scosso il Paese, felicemente intorpidito nella pennichella all’ombra der cuppolone.

La prima, quella del sequestro di milioni 23 riconducibili allo IOR, per una presunta violazione alle norme antiriciclaggio.

La seconda, quella del processo dell’UE contro l’Italia per lo sconto sull’ICI alle attività commerciali della Chiesa, assimilabile ad aiuti di Stato.

Ecco quindi che “perplessità e meraviglia” nascono di conseguenza: opperbacco – si dirà – è mai possibile che l’Istituto per le Opere di Religione esegua operazioni finanziarie strafottendosene delle più elementari – oltre che internazionali – normative in materia di contrasto alla criminalità, anche organizzata? Possibile che la banca vaticana si metta a incamerare fiumi di miliardi provenienti dai traffici più merdosi e criminali senza il minimo ritegno?

Ma no, dai, ci mancherebbe, vedi cosa vai a pensare.
E poi: possibile che uno Stato che sulla carta si dichiara laico, inculi i propri commercianti – quindi contribuenti – favorendo attività concorrenziali per compiacere una casta di anziani religiosi in gonnella?
Ma figuriamoci se può essere mai vero.

Ah ah ah! Ci vien da ridere.

Quindi: “perplessità e meraviglia”.
Per l’inaudita ferocia con cui hanno agito le Fiamme Gialle, probabilmente provocando il broncetto a Joseph Ratzinger, detto Gèi Ar, AD della Santa Sede. Per l’incredibile ingerenza della UE nei consolidati equilibri fra lo Stato Italiano e Vaticanoland. Per l’iscrizione nel registro degli indagati di Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello IOR.

Perplessità e meraviglia.
E cazzo ritto.

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