Ignazio cuor di leone

14 febbraio 2011

Scusate, volevamo scrivere un pezzo ma ci siamo bloccati su una parola.

Non riusciamo effettivamente a ricordare la parola giusta per descrivere una persona che è prepotente con i deboli e arrendevole con i potenti.

L’equivalente italiano dello spagnolo bellaco, che significa vile; malvagio.

Un sinonimo di parole come pavido, pauroso; codardo.

Insomma il contrario di audace; ardito; coraggioso; impavido.

Per fare un esempio: uno che offende, aggredisce e a volte pesta anche i piedi, però solo perché protetto dal suo ruolo istituzionale e dagli uomini della scorta.

Accidenti, qual è la parola per descrivere una persona così?

No, caarèllo non va bene…

È una parola precisa che trova riferimenti simbolici anche in un animale tipo il leone… quello del Mago di Oz, ovviamente…

No, via… macché, niente da fare.

Vabbè, lasciamo perdere.

Scusate.

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È festa!

12 febbraio 2011

Dal giornale di domani:

Da qualche giorno Otto Von Grumpfelganzenwälderschen (in Busdraghetti) Presidente dell’Alto Adige, ma soprattutto Südtirol, ha innescato una polemica nientemeno che con il Colle, con il suo rifiuto di voler partecipare alla festa per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Napolitano, dopo aver incaricato una squadra di esperti glottologi per capire che cazzo dicesse Otto Von Coso, ha chiesto al Parlamento di legiferare in merito all’obbligo di festeggiamento, divertimento & libagioni per il prossimo 17 marzo, data in cui cade la ricorrenza.

Non si è fatta attendere la risposta del Ministro Calderoli, che ha gridato alla dittatura terrona, al fascismo eversivo dei napoletani, che tra l’altro stanno affogando nella loro stessa merda, lanciando feroci anatemi contro Roma ladrona dove, tra l’altro, comandano loro da 15 anni. Ma ha invitato comunque ad abbassare i toni, ché c’è il federalismo da varare.

Gli ha fatto sponda Emma Marcegaglia sottolineando l’importanza di non perdere un giorno di lavoro, nonostante l’anno con meno feste dall’Era del Leone, suggerendo casomai di rendere lavorative almeno due domeniche al mese, in cambio di una lieve decurtazione in busta paga e l’abbassamento della pausa mensa a Mirafiori fino a 7 minuti, con pisciata.

Renata Polverini mette per un attimo da parte la sua proverbiale eleganza e le risponde “A bbuzzicona sfranta, ma io te caco su ‘a capoccia, ma che cazzo stai a di’?! E’ ‘na festa daa madonna, io faccio chiude ‘e scole e manno i regazzini a festeggià chee mignotte! ma nun ce rompe li cojoni e va a morì ammazzata!”. Poi sputa il tabacco da masticare, rompe il collo a una bottiglia di Jack Daniel’s e la tracanna a garganella così, per anticipare i festeggiamenti.

Il sindaco Renzi, davanti a una platea di giornalisti muniti di ombrello e mascherine per evitare gli sputazzi, dichiara che bisogna superare le contrapposizioni e reintegrare Mutu nella rosa della Fiorentina. Infatti, pur appartenendo la Polverini allo schieramento opposto, pur attribuendole la stessa levità di un porcaro di Frosinone, pur assomigliando a Drupi imbruttito, la appoggia e dichiara che anche in Toscana le scuole saranno chiuse, in culo a quei polentoni della Val Padana.

Il Ministro La Russa, a bordo di un carrarmato, si è dichiarato pronto a far valere le ragioni di Stato perché quest’importante ricorrenza venga omaggiata come si deve. Secondo il valoroso Ministro, questa, non deve assolutamente essere una festa di serie B e lui farà ogni cosa in suo potere perché rimanga in serie A, sicuro di riuscirci, come ha fatto anni addietro con la Lazio ed il Catania.

Da parte sua il sottosegretario Santanchè ha reclutato un manipolo di vecchi pisciosi per andare a protestare sotto la statua di Garibaldi, accusandolo di aver sempre agito al soldo della Stasi. Sì, è una cazzata improponibile, ma non più di quelle che dice ogni giorno.

Chiudiamo con Walter Veltroni il quale, sempre efficace ed incisivo, si auspica che tutte le parti politiche possano abbassare i toni e a fare un passo indietro, però con lo stile di Michael Jackson.

Da parte nostra, chiosiamo nel modo più patriottico possibile, ossia citando l’Inno di Mameli che nonostante tutto, ogni volta che lo ascoltiamo, è ancora capace di farci venire i brividi. Anche per questo, quando gioca l’Italia cambiamo subito canale.

Noi siam da secoli calpesti, derisi, perché non siam popolo, perché siamo divisi…

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