Ma la Potta, no!

4 ottobre 2011

Coraggiosa presa di posizione del Cardinal Bagnasco che, dopo aver taciuto sulle peggiori leggi vergogna, sulle collusioni con la mafia, sullo smantellamento dello Stato Sociale, sulle negazioni dei diritti di cittadini e lavoratori, sugli attacchi a stampa e magistratura, sulla distruzione di scuola e sanità pubbliche e su mille altre lodevoli inziative del nostro Governo del fare (schifo al cazzo), non ce l’ha fatta più e ha sbottato redarguendo severamente il buon premier circa la sua eccessiva passione per la potta.

E’ proprio vero, in certi ambienti si tollera davvero tutto: MA LA POTTA, NO! (di Bagnasco; Paguri e Santrine).

Indossare la gonna, non è solo da donna
Ma la potta, no
A qualcuno non dona, l’ha scoperto Sindona
Ma la potta, no
Siamo casti per sfizio, tanto c’è il Sant’Uffizio
Ma la potta, no
Sussurriamo all’orecchio, di un patetico vecchio
Ma la potta, no
Silvio, mi tormenti così
Silvio, mi fai dir sempre sì
Ma la potta, Ma la potta,
Ma la potta, no!
Lo diceva Neruda, non fa niente se ruba
Ma la potta, no
Rispondeva Bagnasco, il confine è un po’ lasco
Ma la potta, no
Ma se perdi la stima, torni quello di prima
Ma la potta, no
Silvio spegni il tuo cero, non si scherza col clero
Ma la potta, no!

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Up patriots to arms

17 agosto 2010

Passate le ferie, torna la lotta.

La lotta per i diritti fondamentali, quali la Serie A la domenica pomeriggio, l’Enalotto, il lavoretto senza fattura, la raccomandazione del bimbo, il fritto di paranza e il diritto ad un’informazione libera, matura e approfondita, contro la vergognosa legge bavaglio che minaccia la libertà di stampa.

Con questa legge ignobile e antidemocratica si impedirebbe di fatto ai giornali di pubblicare informazioni giudiziarie prima delle udienze preliminari. Vorrebbe dire, a tutti gli effetti, venire a conoscenza dei fatti, degli scandali, delle imputazioni, delle accuse e dei possibili reati, solo dopo anni e anni.

Con una legge del genere, ad esempio, non avremmo mai potuto essere aggiornati in real time su tutti – diciamo: tutti – i più piccoli accadimenti ruotati intorno ad una delle vere e proprie protagoniste di quel coacervo di insopportabili stronzate che è la colonnina a destra di repubblica.it. No, questa volta non ci riferiamo a Sua Santità Benedetto 16, ma alla famosissima Lindsay Lohan.

E quindi non saremmo mai venuti a sapere che Lindsay Lohan, giovane tro attricetta zompettante tra party e tribunali, è stata accantonata dall’industria di Hollywood a favore di attrici quarantenni meno cret più affidabili.

Oppure che, sempre Lindsay Lohan va fiera del suo bracciale che monitorizza il tasso alcolico del sudore, al punto da averlo esibito a Cannes.

Ma anche che, Lindsay Lohan ha avuto la casa svaligiata dai membri di una famosa gang, chiamata “Bling Ring”.

E cosa dire del fatto che Lindsay Lohan ha dovuto far ricorso alle cure di uno specialista per guarire dalla sua mania per lo shopping?

Tutte queste fondamentali notizie, e le altre innumerevoli che potrete trovare digitando il nome “Lindsay Lohan” sul motore di ricerca di Repubblica.it, sarebbero a rischio censura se venisse approvata la famigerata Legge Bavaglio.

Ecco allora che, prima che venga promulgata, dobbiamo con forza porre le ultime domande scomode:

  • perché tutta questa insistenza, da parte di repubblica.it, con Lindsay Lohan?
  • perché Lindsay Lohan e non, per esempio, Eva Longoria, Evangeline Lilly, o Jesse Jane?
  • cos’ha di particolare, rispetto alle altre, Lindsay Lohan?
  • l’agenzia di Lindsay Lohan foraggia a valigiate di dollari (o libri di Vincenzo Cerami) repubblica.it?

E, cosa ancora più importante ai fini della nostra inchiesta: CHI STRACAZZO È LINDSAY LOHAN?

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Haiku n.31

22 luglio 2010

GOVERNO BEBE’

Tra tira e molla,
or ecco il “bavaglino”
per ancor pappar.

(Mondella)

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Haiku n.20

22 giugno 2010

SOVRAESPOSIZIONI

Berlusconi si
sbrodola in pubblico
sul suo bavaglio

(Pietro Battiston)

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Scaramanzia.

14 giugno 2010

Fini frena sull’approvazione del ddl sulle intercettazioni alla camera.

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Fratelli d’Italia.

11 giugno 2010

È passata al senato la famigerata “legge bavaglio”, una legge talmente vergognosa della quale ci fa schifo anche solo parlarne.

E sarebbe anche inutile farlo, considerato che, in teoria, vista l’importanza dell’argomento, tutti sapranno già di cosa si tratta, giusto?

No, non è giusto.

Anzi, pensiamo sia necessario soffermarci a fare una semplice riflessione, spostando però il punto di vista da una differente angolazione.

In tutti questi anni siamo stati informati dettagliatamente su centinaia di scandali, atrocità, schifezze riguardanti la politica, la criminalità organizzata, gli apparati eversivi, i servizi deviati, gli imprenditori, la Chiesa, l’economia, l’inquinamento, lo sport, l’informazione, lo spettacolo e via dicendo.

Bene, è cambiato qualcosa?

Un cazzo.

Berlusconi in un qualsiasi Paese moderno non sarebbe mai potuto salire al potere.

In Italia governa incontrastato da 16 anni, che sia stato premier o che sia stato all’opposizione.

Grazie alla legge bavaglio? alla mancanza di informazioni sul suo conto, il suo passato, le sue mire e i suoi alleati?

No.

E’ inutile fare informazione se la gente non ascolta.

Il bavaglio all’informazione è solo un capriccio di Berlusconi per umiliare i suoi (scusate) oppositori e dimostrare che lui è il più forte. E’ l’ultimo spauracchio di un vecchio paranoico in pieno – e giustificato – delirio d’onnipotenza.

La vera battaglia sull’informazione l’ha già vinta, anni fa, quando ha trasformato l’Italia in un Paese di beceri spettatori dei suoi programmi e di quelli della P2. Ora è l’ipostasi collettiva della maggioranza dei suoi connazionali.

Dopo ogni puntata di Report dovrebbero esserci non diciamo sommosse popolari, ma almeno manifestazioni di indignazione di massa.

E invece, niente.

Perché su 60 milioni di italiani, poche migliaia guardano Report.

Gli altri guardano Veline.

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