Stelle di mare

10 giugno 2014

Pentagono

Non abbiamo fatto tempo a tornare da Etna Comics (a proposito: un grazie enorme a Sergio, Monia, tutto lo staff e tutta la città, siete stati meravigliosi), che siamo stati sommersi di email, sms e commenti circa un nostro parere su quello che è successo al ballottaggio a Livorno.

E che vi dobbiamo dire? Oltre a ciò che trovate su tutti i giornali, intendiamo, vista la portata simbolica del caso, diventato ormai nazionale (toh, perfino il Guardian). Prendete un quotidiano, scrematelo dalle espressioni letterarie, ai paragoni col libeccio, col salmastro e cazzate del genere, e vi farete un’idea, comunque parziale. Perché la maggior parte dei pur interessanti articoli e delle opinioni che si sono affastellate in questi giorni sui principali organi d’informazione, provengono da persone che non hanno capito una sega; non già per loro limiti, ci mancherebbe, ma perché in questa città non ci hanno vissuto, né lo fanno tuttora.

In molti, molti davvero, ci hanno scritto scandalizzati dal fatto che Livorno non sia più a sinistra, o che sia passata – addirittura – con i fascisti.

Ora, a parte il fatto che un elettore del PD, quel PD che ha per segretario e duce Matteo Renzi, che governa da mesi con gente come Alfano, Monti, Casini, Schifani, Lupi e compagnia bella e che vuole riformare la legge elettorale e la Costituzione con Berlusconi, dovrebbe avere perlomeno il buonsenso di non parlare di destra e sinistra, il discorso è comunque profondamente diverso.

Potremmo stare qui a sviscerare punto per punto i motivi che hanno spinto il 53% di cittadini che hanno avuto voglia di andare al seggio, di mettere una croce su un posto diverso da quello previsto dalla tradizione, ma sarebbe inutile: se non abitate qui da almeno vent’anni non lo capireste. Perfino Grillo, che ha giustamente esultato per la vittoria, sembra non aver capito una sega nulla.

Forse è un modo un po’troppo sbrigativo e semplicistico di chiudere il discorso, ma credeteci: a Livorno non siamo impazziti. E solo chi ha vissuto qui negli ultimi vent’anni può capire cos’era diventato il PD (e gran parte della sinistra istituzionale) livornese.

Per questo, la legittima esultanza del M5S nel municipio avrà vita breve, quando si renderanno conto del culo immane che si dovranno fare nei prossimi giorni. A noi non resta che augurargli, e davvero, un buon lavoro.

Perché di venti forti non c’è solo il libeccio.

P.S. Ora, pop corn alla mano, aspettiamo con divertita curiosità per vedere in quanti, tra i fedeli sostenitori (e sostenuti) del PD locale, a tutti i livelli, cambieranno bandiera pur di continuare ad avere i vantaggi e la visibilità a cui erano abituati.

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Giovinezza, giovinezza…

22 febbraio 2014

fascisti_su_marte

Ecco qua il governo Renzi, il governo con meno ministri dell’Universo, il governo con più donne della storia dell’Uomo, soprattutto il governo più giovane a memoria di cercopiteco, il governo con più capelli, quello con i colori più sgargianti, quello più più più.

Certo, nella lista delle virtù mancano aspetti trascurabili tipo la ferrata competenza, la provata esperienza, l’affidabilità senza dubbio alcuno, il prestigio a livello internazionale, l’impegno contro la corruzione, contro le manovre di palazzo e contro la criminalità organizzata e altre quisquilie trascurabili; anche perché, in una congiuntura spensierata come questa, di cosa ce ne facciamo?

E così, anche se noi preferiremmo essere guidati da mummie in fin di vita, o tutte donne, o tutti uomini, o tutti transessuali, o tutti puma, a patto che sappiano fare il loro mestiere con i controcazzi, ci adeguiamo al coro festante (come tutti quelli che hanno salutato i governi precedenti) e intoniamo un bell’hip hip hurrà alla nuova compagine! Viva, viva!

Magari sbagliamo noi e l’esser donna è di per sé un valore aggiunto, così, a prescindere (quindi anche la Santanchè, o la Biancofiore, o la Binetti sarebbero andate bene, immaginiamo), tanto più se col pancione, tipo la dolce Madia.

Sono solo i segnali del tempo in cui viviamo, e per evitare di apparire dei vecchi rincoglioniti rancorosi cerchiamo sempre di scorgere quanto di buono abbia da offrire la modernità.

No, via, vaffanculo, non ce la possiamo fare.

Vaffanculo, cazzo.

 

 

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Sbadiglio

15 febbraio 2014

Premessa: non siamo tra quelli che sono rimasti delusi da Matteo Renzi.
E non lo siamo semplicemente perché non ci eravamo mai fatti illudere, non da lui, non dall’impressionante potenza dei media che hanno contribuito a costruirne il personaggio, non dall’entusiasmo di alcuni suoi elettori, molti dei quali anche nostri cari amici.
Siamo più furbi o più intelligenti di altri? Seee, figuriamoci. Pensiamo solo di essere, dopo tutti questi anni, solamente più cinici; e questo è tutt’altro che un pregio.
Semplicemente, non abbiamo mai creduto che Matteo Renzi potesse essere il salvatore dell’Italia, allo stesso modo in cui non abbiamo mai pensato che possa essere la sua rovina.
E non pensiamo neanche che Renzi possa essere la rovina del PD o della sinistra italiana: il PD è meritatamente in rovina da anni, dall’istante stesso in cui è nato, ma forse anche da prima, col risultato che la cosiddetta “sinistra italiana” non esiste più da anni. O meglio, la cosiddetta “sinistra italiana” esiste e dopo questo bel ventennio di desertificazione morale, culturale e sociale non è stata in grado di produrre niente di meglio di Matteo Renzi.
È questo è quello che ci deprime e che ci preoccupa.
Non Renzi.

Detto questo, auguriamo al pio Matteo di formare il suo governo pescando a piene mani della colonnina di destra di Repubblicapuntoit (suo habitat naturale) con ministri come Baricco e magari anche Benigni, Allevi, Littizzetto, Montezemolo, Prandelli, Jovanotti, Della Valle e altre icone di quella visione della sinistra che ha in lui il proprio naturale sbocco e miglior campione.

Gli auguriamo – sinceramente – di formarlo e di smentire tutti quelli che si aspettano il suo fallimento e, ancora di più, quelli che, come noi, non si aspettano assolutamente niente.

Perché questo temiamo, più di ogni altra cosa: il niente.

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Renzetti.

9 dicembre 2013

Renzetti

Scusate se non commentiamo salacemente, con fulminanti doppi sensi o mirabolanti giochi di parole, la vittoria di Renzi alle primarie del PD, ma ne abbiamo veramente pieni i coglioni (di Renzi, dei mirabolanti giochi di parole, delle primarie e del PD).

Anzi, più che la vittoria di Renzi, si parli della vittoria di Repubblica.it, di Huffington Post e di tutti quegli organi d’informazione (eh?) che hanno dato il massimo contributo a costruire scientemente il carrozzone Renzi, riportando fedelmente, ogni giorno e con ogni modalità, ogni singola scurreggina il farfucchione fiorentino faccia da due o tre anni a questa parte (alternandoli con altri due idoli di casa Rep: Lindsay Lohan e Maurizio Crozza) in spregio al buon senso e alle nostre borse scrotali.

Renzi ha un debito enorme con un sistema che ha fatto regredire il livello della comunicazione allo stadio delle scimmie ragno (o del centrodestra, nuovo o vecchio che sia). Certo questo sistema non lo ha costruito lui, c’era già da prima; ma lui se ne è abbondantemente servito e in esso sguazza felice come un bimbo convinto di essere speciale.

L’amarissima verità, largamente prevedibile, è che siamo passati da un criminale messo sul trono dalle sue tv e dai suoi mezzi di comunicazione ad un venditore di fumo, messo sul trono da altre tv e da altri mezzi di comunicazione.

Cos’altro c’è da aggiungere?

Ah, sì: prcmdnn!

 

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Haiku n.150

28 novembre 2012

SINDACQUO

Renzi bagnato
è Renzi fortunato.
L’Italia teme.

(Le 3 fie)

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Si parte benino, vai.

14 ottobre 2012

 

In genere, quando si parte per un viaggio, si fa il pieno. Se si tratta di un viaggio fisico lo si fa di carburante, birre e canestrini da sgranocchiare a Roncobilaccio. Se invece è metaforico, il pieno lo si fa di entusiasmo, iniziative, buoni propositi e un sacco di altra roba (inclusi i canestrini da sgranocchiare a Roncobilaccio).

Pierluigi Bersani ha scelto di intraprenderli entrambi.

Il lungo – purtroppo per noi – viaggio per primeggiare in una tenzone fra residuati d’un’altra epoca, lo vedrà percorrere kilometri e kilometri su e giù per lo stivale, e per gl’indici di gradimento (eh?) di una base elettorale che ormai da tempo cammina sulle proprie sacche scrotali.

Gigi sa che, nel momento di fare le scorte, l’entusiasmo nello zainetto non gli c’è mai entrato; sa anche che questi son tempi bui, devastati da truffe ed evasione monstre, tempi di scandalacci miserabili che un popolo di coglioni finto-scafati e opportunisti come il nostro ha sempre conosciuto bene, e che ha finora accettato a patto che venissero almeno tenuti ben nascosti.

Nel vano tentativo di ostentare le proprie origini modeste, specchio di una umiltà di facciata, Bersani ha ben pensato di iniziare questa sua zingarata partendo dal distributore del su’ babbo. Cazzo, Giggi è uno de noi!

Ha fatto il pieno al Califfone, ha imbracciato lo zaino (da cui è cascato l’entusiasmo che era riuscito a pigiarci a fatica, sbriciolando un paio di canestrini) ha concesso un’intervista a Lucia Annunziata ed è sfrecciato via, verso l’avventura.

Peccato che il distributore di Bersani babbo presenti un problemino da prima elementare, come si vede nell’immagine.

PROBLEMA:

Pierino – anzi: Pierluigino – va a fare il pieno al Califfone. Al distributore di su’ padre il carburante costa €1,687 al litro. Pierluigino ha €10,00, estorti a nonna Vinicio. Quanti litri di carburante ci può acquistare?

***

RISPOSTA:

No, non 5,67 litri.

Un grazie particolare a Abi Battocchi per la segnalazione e per la vista da falco pellegrino.

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Il candidato.

9 ottobre 2012

Mettiamo che si palesi all’orizzonte un possibile nuovo leader della sinistra italiana. Mettiamo che sia giovane, carismatico, coraggioso e pieno d’iniziative.

Mettiamo che ci siano buone possibilità che questo personaggio, una volta eletto, riesca veramente a cambiare e rinnovare la sinistra e la politica italiana.

Mettiamo che questo leader, grazie alla sua carica di rinnovamento e trasparenza, sia in grado di attirare anche numerosi elettori di centrodestra.

Mettiamo che ci siano concrete possibilità di un suo trionfo alle prossime elezioni.

Mettiamo ora che tu sia un anziano, avido gerarca della destra italiana, quell’ampia aerea che riunisce cattofascisti, finanzieri, neoliberisti, venduti, diffamatori, troie (anche e soprattutto di sesso maschile) in cerca di sistemazione, mediocri scarti della società, banditi, nostalgici del duce, mafiosi, ricattatori, baciapile a comando, devastatori dell’ambiente, ladri, ignoranti come la merda di majale, papponi, speculatori, affaristi della peggior specie, razzisti e (abbiamo perso il filo… ah sì!) ebbene, cosa faresti per bloccarne l’ascesa?

Lo attaccheresti frontalmente, cercando di distruggerlo, magari facendo leva sul vecchio adagio dell’anticomunismo che in un Paese smemorato, ignorante e cattolico come l’Italia paga sempre?

Ma in questo caso gli elettori di sinistra, anche i più scettici e indecisi, si convincerebbero che se questo candidato spaventa così tanto la destra, allora sì, potrebbe essere davvero lui la speranza tanto attesa, sarebbe lui il sol dell’avvenire.

Certo gli elettori di centro si spaventerebbero (per quanto possa spaventarsi qualcuno che ha sostenuto fino all’ultimo uno come Cuffaro) ma quelli di sinistra, finalmente riuniti, bastano e avanzano per aspirare a governare il Paese.

E allora?

Allora non resta che una cosa da fare: screditarlo presso il suo possibile elettorato.

Cominciare a rilasciare dichiarazioni lusinghiere nei suoi confronti, dire che il suo programma e le sue idee coincidono con le vostre, dire che sperate sinceramente in una sua vittoria alle prossime elezioni, dire che anche voi lo vorreste come leader, dire che è bello e affascinante anche nel caso in cui facesse oggettivamente caà, sostenere che si tratta di una persona che stimate e con la quale vi trovate a meraviglia per parlare di questioni sociali, etc…

In questo modo sarebbero i suoi stessi elettori a farlo fuori prima del tempo.

Semplice ed efficace.

Ecco, se all’orizzonte si presentasse un nuovo, aspirante e convincente leader della sinistra, siamo sicuri che tutta la destra (mezzi d’informazione compresi) si comporterebbe in questa maniera.

Peccato che invece all’orizzonte ci sia solo Matteo Renzi.

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È festa!

12 febbraio 2011

Dal giornale di domani:

Da qualche giorno Otto Von Grumpfelganzenwälderschen (in Busdraghetti) Presidente dell’Alto Adige, ma soprattutto Südtirol, ha innescato una polemica nientemeno che con il Colle, con il suo rifiuto di voler partecipare alla festa per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Napolitano, dopo aver incaricato una squadra di esperti glottologi per capire che cazzo dicesse Otto Von Coso, ha chiesto al Parlamento di legiferare in merito all’obbligo di festeggiamento, divertimento & libagioni per il prossimo 17 marzo, data in cui cade la ricorrenza.

Non si è fatta attendere la risposta del Ministro Calderoli, che ha gridato alla dittatura terrona, al fascismo eversivo dei napoletani, che tra l’altro stanno affogando nella loro stessa merda, lanciando feroci anatemi contro Roma ladrona dove, tra l’altro, comandano loro da 15 anni. Ma ha invitato comunque ad abbassare i toni, ché c’è il federalismo da varare.

Gli ha fatto sponda Emma Marcegaglia sottolineando l’importanza di non perdere un giorno di lavoro, nonostante l’anno con meno feste dall’Era del Leone, suggerendo casomai di rendere lavorative almeno due domeniche al mese, in cambio di una lieve decurtazione in busta paga e l’abbassamento della pausa mensa a Mirafiori fino a 7 minuti, con pisciata.

Renata Polverini mette per un attimo da parte la sua proverbiale eleganza e le risponde “A bbuzzicona sfranta, ma io te caco su ‘a capoccia, ma che cazzo stai a di’?! E’ ‘na festa daa madonna, io faccio chiude ‘e scole e manno i regazzini a festeggià chee mignotte! ma nun ce rompe li cojoni e va a morì ammazzata!”. Poi sputa il tabacco da masticare, rompe il collo a una bottiglia di Jack Daniel’s e la tracanna a garganella così, per anticipare i festeggiamenti.

Il sindaco Renzi, davanti a una platea di giornalisti muniti di ombrello e mascherine per evitare gli sputazzi, dichiara che bisogna superare le contrapposizioni e reintegrare Mutu nella rosa della Fiorentina. Infatti, pur appartenendo la Polverini allo schieramento opposto, pur attribuendole la stessa levità di un porcaro di Frosinone, pur assomigliando a Drupi imbruttito, la appoggia e dichiara che anche in Toscana le scuole saranno chiuse, in culo a quei polentoni della Val Padana.

Il Ministro La Russa, a bordo di un carrarmato, si è dichiarato pronto a far valere le ragioni di Stato perché quest’importante ricorrenza venga omaggiata come si deve. Secondo il valoroso Ministro, questa, non deve assolutamente essere una festa di serie B e lui farà ogni cosa in suo potere perché rimanga in serie A, sicuro di riuscirci, come ha fatto anni addietro con la Lazio ed il Catania.

Da parte sua il sottosegretario Santanchè ha reclutato un manipolo di vecchi pisciosi per andare a protestare sotto la statua di Garibaldi, accusandolo di aver sempre agito al soldo della Stasi. Sì, è una cazzata improponibile, ma non più di quelle che dice ogni giorno.

Chiudiamo con Walter Veltroni il quale, sempre efficace ed incisivo, si auspica che tutte le parti politiche possano abbassare i toni e a fare un passo indietro, però con lo stile di Michael Jackson.

Da parte nostra, chiosiamo nel modo più patriottico possibile, ossia citando l’Inno di Mameli che nonostante tutto, ogni volta che lo ascoltiamo, è ancora capace di farci venire i brividi. Anche per questo, quando gioca l’Italia cambiamo subito canale.

Noi siam da secoli calpesti, derisi, perché non siam popolo, perché siamo divisi…

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