His name is Rio…

22 agosto 2011

Conclusasi trionfalmente la XXVI edizione delle Giornate Mondiali della Gioventù, il Santo Padre annuncia che l’edizione 2013 si terrà a Rio de Janeiro.

Nell’occasione, l’anziano ma ancor baldanzoso Sepp, avrà modo non solo di mettere in ginocchio la forte economia di un Paese emergente, ma anche di sfoggiare il suo nuovo vestito ornato di sopraffini pizzi e vezzosi ricami e puntare così al grande slam, conquistando i prestigiosissimi titoli di  Rappresentante di dio in terra e Reginetta del Carnevale di Rio.

Già allertate le squadre del Bope per eseguire rastrellamenti nelle favelas, come in occasione della precedente visita pontificia di GPII, e le ancor più agguerrite squadre di tegami per eseguire rastrellamenti negli alberghi dei Papaboys e cercare di salvarne qualcuno dal triste martirio delle seghe.

L’ufficio stampa del vaticano, non appena diffusasi la notizia, si è affrettato a smentire le voci secondo le quali  il papa, ormai stanco, ingrassato e a fine carriera, avesse intenzione di firmare per il Corinthians, come Adriano.

Dura, intanto, la reazione del governo brasiliano che ha interpretato il futuro viaggio (e soggiorno) del papa in terra carioca come una ritorsione del Governo italiano per la mancata estradizione di Cesare Battisti.

In attesa di conoscere tutto il programma della bella kermesse, ci permettiamo di sollevare un piccolo dubbio: ma non è che la scelta del Brasile da parte del Papa sia solo una scusa per poter andare a salutare alcuni vecchi amici tedeschi, nella vicina Argentina?

 

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The Primates

15 maggio 2010

In questo sito non parliamo quasi mai di fumetti. E questo è strano, visto che Don Zauker è un personaggio dei fumetti. Per questo, alcuni di voi potranno rimanere sorpresi dal fatto che questa settimana lo faremo in ben due occasioni.

Ma veniamo al primo punto.

Pur essendo irrimediabilmente due cazzoni e per tante cose infantili, non leggiamo più i supereroi, almeno quelli convenzionali. Siamo però coscienti del fatto che esistono, hanno un enorme seguito e vendono migliaia di copie. E va bene, ci mancherebbe.

Siamo anche coscienti del fatto che la maggior parte delle storie, per essere godute appieno, presuppongano un bel po’ di sospensione dell’incredulità. Decisamente più di quanto siamo disposti a concedere, ma questo è un problema nostro. E va bene lo stesso; cazzo, dopotutto stiamo parlando di ciuffoni (e spesso anche acciuffoni) palestrati in tutine attillatissime che salvano il mondo a forza di cazzotti, no?

Ora, l’altro giorno ci è capitata in mano (ci teniamo a specificarlo) la tanto celebrata raccolta della seconda stagione della serie The Ultimates, con la quale si sostiene che il famoso Mark Millar abbia reinventato il genere supereroistico, adattandolo al mondo d’oggi. Per fare questo si è preso un bel po’ di licenze sulla realtà ma non è un problema. Siamo in un universo parallelo, se esiste un idiota che grazie ai raggi gamma è diventato color Pantone H 555-1 U, forte come cento Ercoli e con la massa corporea decuplicata senza che le palle gli sòrtano dai pantaloni, può valere tutto.

O quasi.

Da parte nostra crediamo che The Ultimates sia  semplicemente di uno dei fumetti più reazionari che abbiamo mai letto. E non per questo il nostro giudizio è negativo.

Per dire, adoriamo il Punisher di Ennis e, sinceramente, non crediamo che esista un personaggio più fascista di Frank Castle (nonostante il lavoro di Ennis lo abbia arricchito di sfaccettature, rendendolo moralmente quasi accettabile, oltre che davvero bello e divertente da leggere).

È il concetto stesso di supereroe ad essere un concetto destrorso, come ha spiegato  Sua Maestà Alan Moore, quindi la cosa fa parte del gioco.

Oddio, quel volume di Ultimates non è neanche molto elaborato, e qui arriva lo

SPOILER:

c’è una terrificante forza di invasione aliena che minaccia la Terra (pensa un po’), ma per fortuna, quando tutto sembra perduto e né i supereroi, né l’aviazione sembrano poter fare niente contro le enormi astronavi aliene, arriva Capitan America a cui viene in mente una mossa astutissima: dire a Hulk che gli occupanti delle astronavi sostengono di avergli trombato la fia, dato che lui è un finocchio, per scatenare contro di loro la furia dell’omone verde (grigio, nell’universo Ultimates) che va all’assalto delle astronavi, al grido di: “No, Hulk no frocetto! Hulk ama donne!” (vero).

Problema risolto. Pagine e pagine di storia per niente, bastava pensarci prima.

Magari sarebbe stato anche divertente, se ci fosse stata un minimo d’ironia. Ma non ce n’era.

Tuttavia stiamo comunque parlando di supereroi, si diceva, quindi vale tutto.

Quindi, nonostante le premesse proviamo ad accettare (anche se a fatica) anche i seguenti fatti:

• il sig. Millar racconta che i nazisti erano alieni venuti per sottomettere la Terra, in quanto unico pianeta libero dell’Universo, e che sono stati sconfitti solo per merito di Capitan America;

• il suddetto Capitan America, mezzo sganasciato e sul punto di soccombere nella lotta corpo a corpo con un alieno, si rifiuta di arrendersi e, anzi, trova la forza per trionfare indicando la lettera sul proprio costume e sostenendo che lui non si arrende mai perché quella “A” non sta certo per “Francia”.

Ecco nonostante tutto, e già stremati dalla lettura fino a questo punto, non possiamo accettare quanto segue:

Che il capo dei buoni, il colonnello Nick Fury, dichiari che abbiano fatto bene a radere al suolo due intere città, perché erano delle basi aliene, non va bene.

Cioè: non si tratta di guerra, si tratta di due intere città, piene dei i loro ignari abitanti, rase al suolo.

Città, non portaerei o basi militari; città.

Sospensione dell’incredulità un cazzo, qui si giustifica un genocidio, porca troia! Sì, ok, è un racconto di fantasia, ma le vittime sono vere, cazzo!!!

Sarebbe come dire che la bomba alla stazione di Bologna è stata giustamente fatta esplodere perché era in arrivo un treno di alieni. Oppure che hanno fatto bene ad abbattere le torri gemelle, perché erano due astronavi aliene mimetizzate.

E tutto questo dato da leggere, prevalentemente a dei ragazzini brufolosi, con i capelli unti, che non sanno un cazzo di storia.

O degli adulti con seri problemi di onanismo che amano andare in giro per le fiere vestiti come Spiderman.

Ammettiamo di non conoscere tutta la produzione di Mark Millar, per cui potrebbe trattarsi di un unico passo falso in un insieme di opere, tutte di altissimo livello; non lo sappiamo, davvero. Così come non sappiamo se siamo i primi ad aver notato questa cosa, oppure qualcuno glielo avrà già fatto notare a suo tempo e lui, magari, ha risposto, giustificando quello che ha scritto.

Di una sola cosa siamo sicuri: né il signor Millar, né nessuno a lui vicino leggerà mai questo post.

Ma questo non vuol dire che non si possa mandargli comunque un messaggio:

“Ehi, Mark… VAFFANCULO te, Capitan America, lo Zio Sam e la rottanculo di su’ madre!”

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