Il gioco delle parti.

23 marzo 2009

coro

Emilio Fede, 20/07/2001, TG4 delle ore 16;05, sui manifestanti al G8 di Genova: “Sono drogati, pezzenti, bande di delinquenti che dovrebbero essere arrestati e tenuti in galera a vita”.

Roberto Calderoli, 24/07/2001, sull’irruzione alla scuola Diaz: “Sono assurde le proteste da parte dei presunti portavoce del Gsf e ancora una volta qualcuno ha fatto da paravento ai terroristi e a delinquenti. Ben vengano le irruzioni, anche pesanti, da parte della polizia. Mi auguro che in futuro tali irruzioni possano essere compiute anche nei centri sociali e in tutte le sedi che raccolgono questa feccia del mondo.”

Pierferdinando Casini, sulla sentenza che ha assolto i vertici delle forze dell’ordine, per la macelleria messicana della Diaz: “Siamo lieti che la giustizia ordinaria riconosca una verità nota a tutti gli italiani e cioè che al vertice della Polizia di Stato in Italia ci sono stati e ci sono autentici galantuomini e servitori delle istituzioni. Il tentativo di criminalizzare, per i fatti del G8 di Genova, i vertici delle forze dell’ordine si è rivelato per quello che era: un’autentica persecuzione”.

Il 19 marzo 2009, dopo un lungo lavoro di intercettazioni, vengono arrestati alcuni agenti di Polizia.

Se ne parla qui.

Sotto, alcuni stralci dell’articolo:

Massimo Pigozzi è un agente che nel luglio scorso è stato condannato a tre anni e due mesi per i fatti avvenuti durante il G8 nella caserma di Bolzaneto. Aveva «strappato» la mano di un no global, divaricandogli le dita fino a lacerare pelle e legamenti. Nel 2007 era stato arrestato con un’altra accusa. Insieme ad alcuni suoi colleghi avrebbe violentato tre prostitute straniere nelle guardine della questura genovese. I magistrati decidono di fare intercettazioni sull’utenza dell’agente che abitualmente era di turno con lui. Dall’ascolto delle telefonate emergono riferimenti a festini a base di cocaina.

I comportamenti illegali di questo gruppo di agenti mostrano una scelta di campo netta. «Venererò quello spacciatore fin che vivrà» dice Mele, consapevole dell’abbrutimento dovuto alla droga. «Non riesci a pisciare, dormire, mangiare. E non ci vedi, cazzo». Quando Picasso viene fermato dai carabinieri mentre sta sniffando fuori da una discoteca, decide di prendersi una pausa dal lavoro in questura e simula una malattia, ingannando il medico. «Recito da Oscar. E ho scoperto che il bello è stare a casa senza avere assolutamente nulla, è una cosa bellissima». Un poliziotto dichiara le sue intenzioni: «Voglio bruciarmi completamente ». Il collega lo ammonisce a non portare un amico considerato non adatto: «Non vorrei che morisse lì, e poi ci tocca anche buttarlo nella spazzatura». Medici pronti a dare lastre false per simulare incidenti, armi illegali, depilazioni integrali e ripetute per aggirare i controlli. Due etti di droga venduta e consumata ogni settimana. Coca a fiumi, cervelli in pappa. «Stasera voglio fare una rissa della Madonna, finisce che ammazzo tutti». La sensazione di impunità che permette di fare progetti folli. «Facciamo come i colleghi arrestati a Brescia» dice l’agente Mele. Si riferisce ad una banda di carabinieri e vigili urbani che rapinava extracomunitari. «Rapinare i negri», una suggestione che ricorre spesso nelle intercettazioni.

Ora la domanda sorge spontanea: ma il buon Fede e il misurato Calderoli di chi stavano parlando?

Sono questi i galantuomini a cui faceva riferimento Casini?

Sono questi i buoni?

E chi sarebbero i cattivi?

O forse le cose sono un tantinello più complicate di come vorrebbero far credere?

Se non fossimo personcine educate ci verrebbe voglia di chiosare con un bel “Ma andate a pigliavvelo ner culo!”
Ma non lo facciamo, perché siamo galantuomini, noi.

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