Basta sceglierne una.

24 maggio 2010

Fervono ancora i preparativi, ma a giorni si saprà se la legge sulle intercettazioni andrà in porto o no, e in quale forma.
La nostra è una sincera eccitazione, un po’ come alla finale dei mondiali, o al testamento della zia d’America morta schiantata, o al primo, indimenticabile rocchettone*.

In tanti si affannano a descrivere questo nuovo progetto come una delle leggi più merdose che si potessero concepire (come se il 90% delle precedenti fossero giaggioli), in culo all’opinione pubblica, al buon senso, ai fondamenti della democrazia, alla maggior parte degli organismi di stampa, della magistratura, degli osservatori stranieri, all’orsetto Knutt e – non ultimo – all’articolo 21 di non ci ricordiamo cosa, ma doveva essere importante… ce l’abbiamo sulla punta della lingua…
Boh, ora non ci viene a mente.

Si diceva, in tanti gridano allo scandalo, agitando lo spauracchio della figura meschina a livello mondiale.
Ah ah, anime belle.

Cioè, dopo tutto quello che è successo negli ultimi vent’anni, ci si preoccupa ancora della figura a livello internazionale? Ma per favore. No, no, semmai la questione è un’altra, e precisamente questa: possibile che noi italiani si faccia sempre le cosine a metà e un passettino alla volta? Possibile che si venga sempre additati come i quacquaracquà smidollati, che non riescono – nel bene o nel male – a concretizzare nulla, in maniera completa e plateale? Eccheccazzo, possibile che non si riesca a diventare un grandissimo punto di riferimento, sia come Paese illuminato, ricco, colto, pacifista, all’avanguardia e difensore dei diritti umani, sia come postaccio pericoloso, sudicio, ignorante come la merda, arretrato, senza democrazia, fondamentalista e con Enrico Papi in TV?

E allora, visto che fra le due opzioni almeno una l’abbiamo imboccata, e di gran carriera, si dimostri finalmente di cosa siamo capaci e si vada fino in fondo una volta per tutte! Costituiamo finalmente una realtà che lasci la sua traccia indelebile nella storia! Ma sì, spingiamo allegramente il pedale dell’acceleratore verso il burrone, clacsonando e facendo le corna alle altre vetture! AH! AH! AAAAAH!
Perlomeno non avremo finalmente da invidiare nulla che so, al Cile di Pinochet.

L’unica cosa è che non abbiamo gli Inti Illimani.
E a noi, che ovviamente saremo in esilio, chi ci canterà le invocazioni alla battaglia per la libertà?

Povia?

* Ma anche a tutti quelli successivi, diciamolo.

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