Consiglio per l’acquisto.

9 luglio 2010

Il caldo bestia non fiacca la vostra voglia di aggiornarvi. Che siate al mare sotto l’ombrellone, o in una vasca da bagno, o al lago, o su un fosso merdoso, o in casa coi piedi a mollo in una tinozza, voi non rinunciate a leggere, ed è bene così.

Ma, nonostante l’analisi appassionata della vostra lettura, non siete soddisfatti degli approfondimenti che trovate, e quindi posate “Chi” e “Fit for fun” lasciando che ci giuochi il cane. Certo, anche “Parerga e paralipomena” sembra un po’ pesantuccio per l’occasione vacanziera. Su cosa ripiegare?

Provate con un fumetto.

Sì, lo sappiamo cosa state pensando: i fumetti sono nel migliore dei casi roba da bambini, da segaioli o da rincoglioniti.
E il bello è che spesso è anche vero.

Però ci sono anche fumetti da adulti, tipo Sukia, Corna Vissute, Lando o Il Tromba, così come fumetti profondi, intelligenti, con diversi livelli di lettura, senza per questo essere di una pallosità disumana, sapete?
I migliori sono sempre i soliti da decenni, quindi non stiamo neanche a citarli perché ormai sono diventati dei veri e propri classici del fumetto. Classici che  purtroppo non sempre troverete in allegato a Repubblica o al Corriere.

Anzi.

E per questo vogliamo segnalarvi un albo, letto di recente, che ci ha favorevolmente sorpreso, o meglio, non ha fatto che confermare l’idea che abbiamo di un grande maestro.

La vicenda affronta un capitolo nerissimo della storia recente: la dittatura in Argentina; una ferita evidentemente non ancora riemarginata per i suoi abitanti, dato il ricordo ancora freschissimo dei desaparecidos, delle torture, della repressione, rievocate simpaticamente anche dal nostro Presidente del Consiglio. Oddio, detta così non sembra propriamente una letturina estiva. E quindi c’è da chiedersi: è possibile raccontare uno dei regimi più atroci degli ultimi decenni con un’ironia spiazzante?
E’ possibile coniugare una cattiveria spietata con levità fiabesca, unire un sottofondo di marciume alla comicità più grottesca, prendere pupazzi inanimati e dare loro profondità psicologica, divertire e al contempo sparare un cazzotto alla bocca dello stomaco con inaudita violenza?
Se ti chiami Carlos Trillo, sì, certo.

Eccome.

Carlos Trillo, Lucas Varela: L’eredità del colonnello, Coniglio editore.
Accattatevillo.

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