Alla nostra sinistra.

19 aprile 2013

PD

Non partito coraggioso, non partito progressista, ma partito antico
in nazione morente, in nazione europea:
e cosa sei? Rifugio di burocrati, raccomandati, supponenti,
governanti tristi pavidi e ignavi, prefetti codini,
cantanti attori e comici unti di brillantina con la pancia piena,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una commedia banale, un sudario!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case del popolo scrostate ormai come chiese.
Se mai tu sei esistito, ora non esisti,
Se mai fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei moderato, non puoi pensare
che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.
Sprofonda in questo nostro bel mare, libera il mondo.

 

P.S. Chiediamo umilmente scusa a Pasolini.

 

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Nuovi corsari.

21 giugno 2012


Dopo diversi anni passati all’estero ho forse finalmente capito una cosa: dell’Italia si può criticare tutto, spesso a ragione, dall’ignoranza alla corruzione al malaffare, alla chiesa al traffico, all’ignoranza (già detto, ma vale la pena ribadire). Ma in cucina non ci batte nessuno.
Hai voglia a provare con frites, moussaka, burger, pudding, goulash* e simili, ma tutti vi confermeranno che i manicaretti**, i sofficini*** e le bevande**** delle Vs. mamme sono di un altro livello. Sia chiaro però: a parte il talento, l’estro e gli ingredienti, un buon risultato ai fornelli si può ottenere solo con gli adeguati strumenti. E, guarda caso, anche i nostri tegami® non temono  alcun confronto. Inoltre, già che ci troviamo a spezzare lance a favore di questo bistrattato paese, l’Italia ha dato i natali a giornalisti di statura eccelsa come Biagi, Montanelli, Serao e tanti altri. E, secondo voi, cosa succederebbe se si provasse per una volta a combinare queste eccellenze?
Presto detto.
Il maggiore quotidiano italiano (non di colore rosa) è diretto da un giornalista che, già una decina d’anni fa, si dimise dalla direzione per protesta contro le pressioni di un governo invadente, dichiarando che “l’impressione è che vogliano un’informazione vassalla”. Poi però decise di ritornare sui suoi passi dopo che lo stesso governo vinse con una maggioranza bulgara (a proposito d’ignoranza) le successive elezioni, chiaro segnale che le pressioni sulla stampa sarebbero diminuite. Ebbene, ormai da diverso tempo il sito web del suo giornale, sotto la sua illuminata direzione, ha intrapreso un’appassionata campagna per la valorizzazione di una delle migliori eccellenze del Made in Italy. E per giunta in maniera del tutto scollegata dall’ormai defunto (forse) governo bulgaro e dalle sue magagne legali! Ecco quindi susseguirsi, con cadenza fissa, un florilegio di perle di giornalismo quali:

“La Minetti diserta Pitti. E resta a Milano”, “Nicole Minetti shopping sportiva”, “Le scarpe borchiate della Minetti” (legato al servizio “Tra le star scoppia la moda della borchia”, perché lei è sì star, ma brodo®), “L’abitino estivo (e scollato) di Nicole Minetti”, “Minetti, leggings e occhiali a specchio per la bella consigliera”, “Minetti e il look scaccia-crisi”, “Nicole Minetti e gli sguardi dei passanti”, “Nicole e il chirurgo dei vip”, “Cortina, anche la Minetti in vacanza”, “Nicole Minetti pilota di rally”, “Quella T-shirt della Minetti”, “La svolta mistica di Nicole Minetti”, “La T-shirt della Minetti” (perché quella era “quella”, questa è “la”), “Nicole in aula, con crocifisso” e l’ultima perla, fresca di giornata: “Duetto Corona-Minetti al piano bar”.

Oltre a comparsate in numerosi approfondimenti quali ad esempio “Poncho, che passione” e “Donne (vip) al volante”.
Poco importa che la signorina sia stata eletta in una lista depositata con firme false, che sia stata raccomandata da un prete bancarottiere e probabilmente puttaniere, che sia sotto processo per favoreggiamento della prostituzione minorile, che sia gonfia di plastica come  una tartaruga nel Pacifico, che percepisca uno stipendio pubblico folle per le sue insulse qualifiche.
Quando si parla di giornalismo vero, non ci si può fermare a invidie e gelosie di basso livello ma bisogna anzi puntare il più in alto possibile, magari seguendo le orme dei maestri che prima di noi hanno reso grande un giornale.

Ecco, in questi casi pensiamo che il buon DeBortoli si ispiri molto più a un Giorgio Mastrota che non a un Pasolini e ai sui Scritti Corsari.

Trattandosi di tegami.

 

Santrine e Paguri.

 

*ammamm’t
**manicotti
***soffocotti
****chinotti

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Italia amore mio.

21 febbraio 2010

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La nostra Nazione.

2 febbraio 2009

Capodanno 2008, un ragazzo italiano di 22 anni stupra e picchia una coetanea nei bagni chimici del festival “Amore09” alla nuova Fiera di Roma.

I Carabinieri arrestano il colpevole.

«Davide, sei innocente, ti vogliamo bene». “Più verità, meno bugie!” “Chi parla male di te è perché non ti conosce.”

“Poche parole per dimostrare affetto all’amico reo confesso di stupro.

Sono quelle apparse sui tre striscioni appesi di fronte alla casa del 22enne, a Isola Sacra. Li hanno attaccati e firmati nella notte su via Trincea delle Frasche i suoi amici e amiche, giovani donne coetanee di quella ragazza che nessuno di loro pensa bene di citare. Parole allucinanti che stridono con il silenzio assordante rivolto nei confronti della vittima.”

TGCom

Fine gennaio, un branco di rumeni aggredisce una coppietta appartatasi in auto, nei pressi di Guidonia. Rapina e stupro della ragazza.

I Carabinieri arrestano i colpevoli.

“All’uscita dalla stazione dei carabinieri di Guidonia dei sei romeni fermati per lo stupro c’è stato un tentativo di linciaggio da parte della folla che assedia la stazione. “Maiali, bastardi” e “Consegnatelo al padre della ragazza”: queste le grida delle decine di persone, per lo più ragazzi, che hanno tentato di aggredire uno dei romeni scortato dai carabinieri che lo hanno portato con difficoltà a bordo della gazzella. Anche l’auto dei militari è stata oggetto della rabbia della folla: alcuni hanno sbattuto ombrelli contro la carrozzeria, altri hanno dato calci e pugni all’auto. Stessa scena all’uscita degli altri fermati.”

Panorama.it

Ora, siamo noi, o c’è qualcosa che non torna?

Sarà ma le diverse reazioni a questi due fatti ci sembra forniscano un attendibile ritratto di quello che sta diventando il nostro Paese, che somiglia sempre di più ai politici che lo governano.

E questo non è bello.

Si equiparano le vittime e i carnefici, ci si ribella all’evidenza delle prove e si grida al complotto quando si viene scoperti. Si dà sfogo a del facile razzismo da strada che, amplificato da TV e giornali può diventare davvero pericoloso.

Hanno plasmato l’Italia a loro immagine: un paese di ignoranti, arroganti e violenti, razzisti, buoni solo per televotare i concorrenti di una trasmissione televisiva.

Questo è il Paese che vogliono, questo è il Paese che siamo diventati.

Intanto ieri, a Nettuno, tre bravi ragazzi italiani, in cerca di emozioni – “per vincere la noia” -, hanno bruciato un senza tetto indiano.

Pasolini, evidentemente, si sbagliava di brutto. Era troppo ottimista.

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