Rivelazioni.

9 marzo 2012

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Come pecora in mezzo ai lupi.

5 marzo 2012

No, via, qualcosa non torna.

Si è molto parlato del manifestante No Tav che, dall’altro lato di una transenna e sotto le telecamere, va a parlare in faccia ad un carabiniere in assetto antisommossa al solo scopo di provocarlo e/o prenderlo per il culo.

No, non ad offenderlo, per favore.

Avergli detto che è una pecorella e avergli chiesto se si metta la maschera antigas anche per baciare la propria ragazza, non vuol dire offendere.

Sgomberiamo subito il campo da qualsiasi dubbio o interpretazione, ben consapevoli però che nel web gl’imbecilli – e soprattutto gl’imbecilli in malafede – sono sempre dietro l’angolo, insieme ai tegami delle proprie mamme (ecco, questo, casomai, vuol dire offendere): il manifestante è stato un irresponsabile, sì, e il carabiniere ha agito in maniera corretta.

E allora?

A parte il fatto che è facilissimo dare addosso a un ragazzo se si isola l’episodio senza contare l’esasperazione a cui un’intera comunità è arrivata dopo circa vent’anni di decisioni imposte, dove sta la notizia che tanto scalpore ha suscitato nei vari Mentana e compagnia bella, pretescamente contriti in un grottesco afflato di commozione per il senso dello Stato?

Un carabiniere che si comporta correttamente, da persona civile e da rappresentante delle forze dell’ordine di uno Stato democratico, invece di approfittare della copertura che gli offrono divisa, elmetto e istituzioni per massacrare di botte chiunque gli si pari davanti, è una notizia?

Un eroe, è stato detto; ha ricevuto persino gli elogi ufficiali del comandante generale dell’Arma.

E questo perché, pur avendo il potere di spaccare la testa ad un ragazzo disarmato che lo stava chiamando pecorella, non lo ha fatto.

Cazzo, che eroe.

Cioè, chiamandolo eroe si presuppone che, con il suo rinunciare alla cieca violenza e alle pulsioni primordiali, abbia compiuto uno straordinario e generoso atto di coraggio.

E allora, per contrappasso, ciò evidenzia che la normalità, secondo tutti gli opinionisti, sarebbe l’esatto contrario, e cioè il pestaggio a sangue del manifestante giovane (e dal comportamento stupido, lo ripetiamo).

Altrimenti qualcosa non torna.

E’ come se qualcuno vi elogiasse come eroe solo perché avete resistito all’istinto primitivo di violentare una ragazza particolarmente provocante. Oppure se, avendone l’occasione, non avete tuttavia rubato la borsetta ad una vecchietta che aveva appena riscosso la pensione.

Per una persona normale, sono comportamenti normali.

Diventano gesti nobili e, se vogliamo, degni di nota, solo se stiamo parlando di stupratori, ladri e compagnia bella.

Il lato tragicomico di tutto ciò è che tutti quelli che hanno indicato il giovane carabiniere come un eroe nazionale hanno in verità dato per scontato che solitamente il comportamento dei carabinieri, in situazioni simili, sia l’esatto opposto. Elogiando lui, hanno ammesso le violenze e i soprusi di cui si sono spesso rese protagoniste le nostre forze dell’ordine in questi ultimi anni.

Come dire, elogiarne uno per coprirne mille.

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