Radio Star.

15 novembre 2011

Come si costruisce una carriera di successo?

Sicuramente non presentandosi con delle parrucche allo stand del proprio editore per bere, mangiare e attaccare disegni osceni sotto i culi delle sagome di cartapesta degli eroi più amati dai lettori e dall’editore stesso, nell’attesa che il bravissimo e serissimo Adi Granov alzasse il culone e ci lasciasse libero il tavolo per le dediche.

Di questo, ma anche di Nirvana, di Don Zauker, del Male, del Vernacoliere, del Santo Padre, del Premier, della vita, della morte e delle seghe, parleremo domani pomeriggio, dalle 18 alle 19 sulle frequenze (si dice così, anche se è una web radio) di Radio Cage.

Siateci!

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10 domande per noi.

29 agosto 2011

Seconda domanda: NIRVANA sarà un nuovo Rat-Man?

No, per niente.

Cioè: magari!

Però solo se con questo intendiamo il successo che ha ottenuto e sta ottenendo Rat-Man.

Per il resto, no, decisamente, no.

E fondamentalmente per alcune ragioni molto semplici:

Rat-Man esiste già (ve ne eravate accorti?) esiste già e da circa 20 anni lo porta avanti benissimo Leo Ortolani. Non avrebbe senso cercare di fare una cosa simile. Sarebbe un maldestro e disonesto tentativo da parte nostra di copiare qualcosa che funziona benissimo e che sicuramente non saremmo neanche stati in grado di realizzare, visto che abbiamo stili e approcci diversi da quelli di Leo.

Sì, lo sappiamo che uno dei trucchi dei fumetti seriali italiani (ma un po’ di tutto un certo ambiente italiano, basti guardare la puntata “La festa del Grazie” della terza serie di Boris) è appunto quello di prendere qualcosa che esiste già (un filone, un personaggio, un telefilm, un film, una moda) e costruirci sopra la propria serie, sfruttando spesso la pigrizia e la compiacenza di molti lettori.

E’ un trucco che usano in molti, moltissimi: basta dare al pubblico ciò che il pubblico chiede e si va sul sicuro.

Ma no, grazie, davvero non ci interessa.

Anzi, ci interessa il contrario. Ci interessa il rischio, ci interessa la novità, ci interessa rompere certi schemi ormai fossilizzati e dimostrare che fare cose diverse, più moderne e spiazzanti se vogliamo, è possibile. Non vogliamo sfruttare la pigrizia del pubblico, limitandoci ad imboccarlo. Vorremmo, al contrario, dare una scossa, stimolare, tenere svegli. E se questo vuol dire rischiare di perdere qualcuno per strada, pazienza!

Non ci interessa vendere (anche se è fondamentale per poter andare avanti e soprattutto per stimolare altri a provarci), ci interessa divertirci. Nirvana sarà un fumetto umoristico ma non sarà una serie di gag, una dietro l’altra. Non sarà un umorismo da torte in faccia, da scivolate sulla buccia di banana o da uscite di corsa dalla porta che si rivela essere uno sgabuzzino. Ci sarà una trama e ci saranno delle cose su cui ragionare. E ci saranno anche le cazzate, sì, certo, ci mancherebbe altro. Ce ne saranno tante. Ma come saranno belle le cazzate, eh?

Ogni episodio sarà autoconclusivo ma si andrà ad inserire in un disegno generale, più o meno come gli episodi di alcune famose serie americane e alla fine, anche se in modo estremamente grottesco, tutto deve essere ricollegato e deve tornare. Ci interessa, e ci piacerebbe, aprire nuove porte anche ad altri (autori ed editori)  perché possano prendere coraggio e finalmente cominciare a vedere e a portare dei cambiamenti nel paludoso mondo del fumetto seriale italiano.

Nirvana non sarà un semplice fumetto umoristico, sarà un mondo. Finito l’episodio ci saranno tutti i redazionali ad integrare quanto narrato e a creare il mondo di Nirvana. L’unica cosa che chiediamo ai lettori è di dimenticare tutto quello che si aspettano da un fumetto italiano da edicola, di fidarsi di noi e di lasciarsi guidare.

Nirvana sarà gioia e rivoluzione.

Cosa chiedere di più alla vita?

 

 

Prossima domanda: “Nirvana sarà più annacquato rispetto a Don Zauker?”

Per il riassunto delle domande precedenti e altre curiosità, cliccare QUI.

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Gioia e rivoluzione

10 maggio 2011

Come ormai avrete capito, ogni volta che latitiamo per un po’ sul blog – tolte le volte in cui non abbiamo semplicemente voglia – significa che stiamo covando qualcosa, diavolacci che non siamo altro.

E questa volta di uova da covare sotto il culo ce ne abbiamo diverse. Ma delle altre parleremo poi, oggi ci preme annunciare quella grossa, quella di struzzo: Nirvana.

Sì, è vero che in rete la cosa è uscita da più di una settimana, ma chissene. Anzi, cogliamo l’occasione per correggere un refuso presente nel comunicato stampa della Panini: nel passaggio in cui si descrive Ramiro (il protagonista) come un piccolo delinquente, pieno d’ingegno come di dabbenaggine, vi preghiamo di sostituire quest’ultimo termine, del quale ignoriamo il significato, con un più appropriato coglioneria.

Dunque, Nirvana. Cos’è e di cosa parla è scritto nel comunicato stampa suddetto, quindi inutile perdere tempo. Come molti di voi sanno, qualche anno fa la casa editrice di Modena ci avvicinò per proporci l’edizione a loro cura, e a distribuzione nazionale, di Don Zauker. Dopo aver sparso la segatura in terra, chiedemmo chi avessimo dovuto ammazzare in cambio di ciò, ma ci fu risposto che sarebbe stato necessario soltanto smussare un po’ gli spigoli del personaggio, certe eccedenze nel linguaggio, l’attacco alla religione cattolica troppo a testa bassa, etc… etc…

Tornammo coi piedi per terra e rifiutammo cortesemente. Eravamo disposti a uccidere, è vero, ma non proprio lui, il nostro Don Zauker.

Negli anni successivi Panini e Paguri hanno però continuato a corteggiarsi. E se con DZ non solo non eravamo disposti a cedere di un millimetro, ma casomai a rilanciare, era pur vero che se a loro piaceva quello che facciamo, potevamo sempre proporre qualcosa di diverso; diverso nella concezione, nelle situazioni, nella struttura, nei temi, nello stile grafico.

E veniamo al punto. Un anno fa concordammo un appuntamento in redazione, dove esponemmo l’idea di quello che avevamo in testa, chiarissimo, corredato di studi di personaggi, loro interrelazioni, svolgimento totale della linea narrativa, etc… etc…

Fu un “buona la prima”.

Per la prima volta un grosso editore aveva deciso di investire sul nostro lavoro, a torto o a ragione considerato spesso troppo diretto nei toni, eccessivo nel linguaggio, disturbante nei modi. Ancora di più se pensato per la grande distribuzione. Non solo: dovendo diversificare le tematiche rispetto a DZ, per non creare un inutile clone, avremmo anche accontentato la Panini riguardo alla cautela nei confronti della religione (sì, insomma, accontentato più o meno, ad essere sinceri…), e ciò ci ha permesso di chiedere in cambio CARTA BIANCA su tutto il resto.

Da qui la gioia.

La rivoluzione, invece sta nell’intento. In Italia in particolare, per la maggior parte delle persone il fumetto è considerato ancora un medium per bambini, o adulti immaturi, quando non per ritardati o segajoli (e in molti casi è anche vero, spesso anche da parte degli addetti ai lavori).

I fumetti italiani devono essere ambientati in una bolla spazio-temporale dove si capisce più o meno in che epoca siamo e dove ci troviamo, ma in cui altri collegamenti con la realtà e l’attualità (non quella strettissima, ché i fumetti non sono quotidiani, ma perlomeno quella degli ultimi anni) sono assolutamente BANDITI per non rischiare di urtare o inimicarsi qualcuno, nel prendere posizione su un qualsivoglia aspetto della vita sociale. Nel fumetto da edicola italiano ci sono (decine) di investigatori che urlano a efferati criminali, a dei mostri assassini, frasi come: “Fermati, manigoldo!” e si sentono rispondere: “Non mi avrai, sempliciotto!”. Ecco, tutto questo è fuori dal tempo e dalla realtà, soprattutto se paragonato a cosa succede nei fumetti stranieri. E’ un po’ come con la tv. Qui si fa Il Maresciallo Rocca e Un medico in famiglia (o il più serio Gli occhi del cuore), altrove esistono I Soprano e The Shield.

Non parliamo del fumetto umoristico, poi, questo sì concepito esclusivamente come appartenente a quella sfera mitica di un’infanzia ancora innocente, fatta di situazioni buffarelle ma perbenino, incontaminata dalle brutture e dal linguaggio della realtà. Il fumetto umoristico è comunque un settore ancora minore di un medium comunque da bambini.

Ecco che un fenomeno come Rat-Man, che vende decine di migliaia di copie e lo fa facendo ridere spesso con storie divertenti quanto elaborate e geniali, venga sempre declassato nella categoria (fumetto umoristico, quindi da bambini, insieme con la Pimpa), a vantaggio di pallosissime digressioni introspettive su varie seghe mentali o illeggibili fumetti d’avventura dove i personaggi raccontano nei balloon le azioni che stanno facendo.

Per carità, va bene che esista tutto e menomale che ci sono Bonelli, l’Astorina, la Coconino, la Star Comics etc… per citare i più grandi. Però ci vorrebbe anche altro. O meglio, ci vorrebbe che qualcun altro (quelli sopra curano ognuno uno o più generi e fanno bene) trovasse il coraggio di proporre cose diverse.

Quello che non va bene è in Italia, tranne rare eccezioni, per la larga distribuzione non venga realizzato e pubblicato un altro tipo di umorismo: sporco, grottesco, affilato, sanguigno. Tanto più efficace e dissacratorio quanto più pupazzettistico è il disegno a cui è associato.

Chi è rimasto fuori dalla lista di cui sopra?

Panini.

Panini, secondo noi, aveva il dovere di provare a proporre, ad aggiungere qualcosa di diverso. Panini, che ha il più grande fumetto umoristico italiano, aveva il dovere di insistere su questa linea e provare a rivitalizzare il genere, creando magari un proprio universo fumettistico.

E, picchia e mena, lo ha fatto.

Sia chiaro, lo ha fatto assumendosi rischi enormi, nello scegliere noi due come autori della loro nuova serie. Rischi aumentati a dismisura quando gli abbiamo chiesto (e ottenuto, senza che facessero storie) massima libertà in TUTTO, dalla forma ai contenuti, alla confezione, agli spazi redazionali, tuttotutto, insomma.

Un applauso sia indirizzato quindi all’indubbio merito di Sara Mattioli (il nostro primo contatto), Simon Bisi e Marco Marcello Lupoi.

Quello che ci proponiamo, insieme a loro, è quindi qualcosa di inedito, un altro buco editoriale da tappare, oltre a quello coperto con DZ.

Gioia e Rivoluzione sono obiettivi ambiziosi, con equilibri delicatissimi da gestire, che sicuramente comportano diversi rischi, primo fra tutti quello di bruciarsi, magari deludendo le aspettative.

Però, quando si fa una cosa, tuoni e fulmini – anzi: corpo di mille balene – o si punta il più in alto possibile, o si fallisce ancora prima di iniziare.

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