Banalità.

10 ottobre 2012

Sinceramente: esiste qualcosa di più palloso, scontato, vecchio, banale, supponente, raffazzonato, autoreferenziale, vanaglorioso, fastidioso e, tutto sommato, insignificante di uno spettacolo di Celentano?

Sì, lo sappiamo che ormai è diventato un simbolo della sinistra (grazie, Santoro, grazie! Guarda cosa non si fa per ampliare e mantenere i dati di ascolto e di visibilità, eh?) che è ritenuto (principalmente da se stesso) una voce libera e pensante, un maître à penser, oltre che una minaccia per il potere.

Ma sappiamo anche che ormai da qualche anno si è appropriato della parola rock – lui, non Roger Daltrey, per dire – e la usa in continuazione, perlopiù a sproposito, per cantare le solite canzoncine vecchie di 50 anni o per sostenere il papa.

Come sappiamo che da diversi anni, forse dall’avvento di Call of Duty su Xbox360, presenta i propri spettacoli e i propri interventi con scenari apocalittici nei quali lui è l’unico eroe che osa ribellarsi al potere (ai poteri) che controlla e devasta tutto con i suoi eserciti e i suoi elicotteri.

Interventi e spettacoli poi si risolvono puntualmente in una sequela di luoghi comuni (tipo: la guerra è brutta, la pace è bella, la povera gente non sa come andare avanti e loro rubano, il cane è fedele mentre il gatto è opportunista), alternati a grida di estasi da parte del suo pubblico, durante le lunghe pause e i vecchi, innocui motivetti che nove milioni di anni fa decretarono il successo del rammolleggiato.

E la scusa per simili banalità è sempre la solita: lui è ignorante e parla a un popolo altrettanto ignorante – ma, perdìo, con parole schiette e senza tanti giri di parole – delle minacce e delle oscure trame dei poteri forti.

Bene, non sta certo a noi cercare di spiegare che essere ignorante è una cosa, essere superficialmente banale è un’altra.

E, banalità per banalità, ci limitamo a unirci al coro dell’ ingiustamente dimenticato Baccini: ADRIANO, È MEGLIO CHE CANTI…

… e, se proprio devi, già che ci sei, che rinnovi anche il repertorio, vai.

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