Rafforzativi

14 giugno 2012

Da qualche giorno i muri di Livorno sono tappezzati di questi bei manifestini che trasmettono un caldo messaggio d’amore.

Il fatto è che l’improvvido Servizio Affissioni del Comune ne ha incautamente piazzati due anche sotto casa di Paguri 1.

Ora, noi siamo pienamente d’accordo con il bel messaggio contenuto nel manifesto; lo troviamo utile e necessario. Tuttavia pensiamo che sia ancora poco pregnante, non abbia forza sufficiente per attirare l’attenzione dell’uomo della strada e, soprattutto, non rappresenti in modo completo lo spirito dei tempi e della città.

Ci permettiamo quindi di suggerire alcune piccole ma sostanziali modifiche, in modo da adattarlo maggiormente allo zeitgeist; roba trascurabile di punteggiatura, un singolo ma efficace rafforzativo qua e là, cose così. A volte basta poco.

Una virgola al posto del punto ed un vocabolo da scegliere tra i seguenti, dovrebbero risolvere brillantemente il problema.

Vocaboli tra cui scegliere:

  • Cane.
  • Boia.
  • Budello.
  • Merda.
  • Vigliacco.
  • Lupo.
  • Becco.
  • Rospo.
  • Assassino.
  • Segone.
  • Infame.
  • Vile.
  • Sbudiulato.
  • Ladro.
  • Maiale.
  • Serpente.
  • Bestia.
  • Orco.
  • Facocero.
  • Nazista.
  • Giovanardi.
  • Crotalo.
  • Bufalo.
  • Troio.
  • Scannato.
  • Fascista.
  • Scorfano.
  • Prete.
  • Biacco.
  • Calupente.

Si possono suggerire nuovi vocaboli o combinare a piacimento quelli suggeriti.

Alla fine, un Consiglio di Savi deciderà quale sarà quello più adatto al completamento dell’opera.

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Una Prece.

9 maggio 2009

toad

E’ morto don Gianni Batrace Bozzo.

Di seguito, l’elogio funebre di Federico Maria Sardelli:

Caro Amyco,

con gioja ti comunico ciò che sai già:  si è levato dai coglioni  un uomo imbarazzante e deplorevole, Gianni Baget Bozzo.

Lo so che chiunque potrebbe dire: non si parla così di una persona morta.

E invece sì. Quando a morire sono le car****, gli ingiusti, gli s*****si, è lecito per gli uomini dabbene poter gioire o perlomeno sentirsi sollevati. Si possono sparare mortaretti senza rischiare il paradiso quando si viene a sapere che Hitler è morto, o quando Pinochet ha tirato il calzino.

Molto più banalmente e meno enfaticamente si può sparare un allegro rutto liberatorio quando si viene a sapere della morte di Baget Bozzo, personaggio miserabile nella sua meschinità, ma di statura infinitamente inferiore ai grandi stronzi della storia, ai quali lui pure aspirava senza riuscirvi.
Brinderemo quando se ne andrà il nano-metastasi d’Italia, ma intanto anche le piccole scorie smaltite danno subito una sensazione di chiaro benessere.

Zibaldone Maria

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