Amore che vieni, amore che vai.

30 luglio 2010

“Berlusconi è un illiberale!”

Con queste durissime parole Gianfranco Fini ha preso una posizione chiara che lo ha portato a fondare il suo gruppo parlamentare: “Futuro e Libertà”.

Questo tipo di eventi sono quelli che spingono a riflettere e che sollevano inquietanti dubbi sullo stato della democrazia in Italia.

Vogliamo dire, aldilà dei festeggiamenti incomprensibilmente incontrati anche a sinistra (quale? boh), è bene ricordare che Fini e tutti i tigrotti di Mompracem che a lui fanno riferimento hanno contribuito per tre abbondanti lustri e in maniera decisamente rilevante ai successi di Berlusconi, appoggiandolo in tutto e per tutto, condividendone le scelte più scellerate e vergognose in fatto di giustizia, economia, scuola, immigrazione, revisionismo storico, lavoro, sanità, informazione, servizi segreti, servizi palesi, tricologia, summer party, etc…

Ora, dato per assodato quanto sopra, se questo manipolo di temerari arriva a dissociarsi pronunciando epiteti di tale rilevanza, più simili ad una condanna che ad una constatazione, allora può darsi che qualcosa di vero possa esserci.

E il germe del dubbio, orribile, spaventoso e strisciante come vile crotalo, si insinua: Oddìo, non avremo mica davvero un premier illiberale?

Sarebbe una cosa inaudita. No, no, non è da prendersi neanche in considerazione per un paese che si considera – a dispetto di tutto – ancora rispettabile.

Forse è per questo che, alla richiesta di dimissioni da Presidente della Camera, Gianfranco Fini ha risposto per le rime: “Mi ha cacciato, ma non mi dimetto da Montecitorio. Lui ha logica aziendale, ma io non sono un ad”.

No, Gianfranchino, cucciolo di zio, non montarti la testa; non sei un amministratore delegato.

Sei, e sei sempre stato, un dipendente. Uno dei tanti.

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8 Commenti »

Haiku n.35

30 luglio 2010

FINAL(ment)E?

giù il sipario
sull’ultima battuta
“adieu, c’est Fini”

(Santrine)

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