Per un pugno di lettere.

11 maggio 2010

Internet è una gran bella cosa. Oggi vista, tra l’altro, come il più efficace antidoto contro l’assenza quasi totale di informazione in televisione (e i prezzi alti dei dvd porno).

Certo, la facilità d’accesso e sfruttamento, il senso di solitudine, la smania compulsiva di protagonismo, la frustrazione, il vuoto esistenziale fatto vessillo di personalità, portano migliaia di pestamerde a inondare la rete delle stronzate più inutili, vacue e prive di fondamento. Dove con “pestamerde” siano da intendersi anche svariati sedicenti giornalisti/opinionisti/maîtres à penser.

“Fiumi di parole”, cantavano i mai troppo celebrati Jalisse.

In questo mare di inutilità, le piaghe più grandi di internet non sono i virus, le truffe telematiche, il porno minorile, i pop-up coi consigli per farti diventare l’uccello come la Stele di Axum e via dicendo, ma la drammatica assenza del dono più grande cui possa aspirare chi scrive qualcosa: la sintesi.

Come scrive Sensei Santrine,

al giorno d’oggi, con ogni mezzo, ci si sforza di sperperare parole e concetti in assoluta impunità. Molti hanno dimenticato l’importanza della sintesi, della concentrazione e della disciplina, e gli effetti si vedono ovunque.
Noi però vogliamo andare controcorrente, prendendo spunto dalla tradizione millenaria giapponese che ha saputo donarci Mazinga, il Karate, il Sushi e i Bukkake.
L’intento è di dimostrare che un solido punto di vista sul mondo si può esprimere con soli 3 versi, a struttura fissa: un haiku.
Vergato, come si deve, su Carta di Riso.

Benvenuti nella nostra nuova rubrica.

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