Grazie Mario

2 settembre 2010

Da qualche giorno imperversa in rete, con qualche escursione sulla carta stampata, una polemica non nuova ma rinnovata dalla lettera di Vito Mancuso, ispirata da un articolo di Giannini su Repubblica.

Mancuso, in occasione delle leggi ad aziendam, volute dal Premier, che hanno permesso a Mondadori in sostanza di passarla liscia circa le sanzioni previste per numerose irregolarità, per lo più fiscali, e del suo, di Mondadori, rapido volersene avvalere, torna a chiedersi se sia accettabile per una persona di sinistra, per uno che riconosce in Berlusconi, nel suo conflitto di interessi e nel berlusconismo il male che sta uccidendo il nostro Paese, continuare a lavorare per Mondadori/Einaudi.

Venire pagati, cioè, da Berlusconi. E contribuire ad arricchirlo, per giunta.

La questione non è certo nuova ma, questa volta, alla lettera scritta da Mancuso, hanno risposto in diversi, ognuno portando le proprie ragioni.

Se volete, potete cominciare da QUI e girare un po’ in rete, ad esempio QUI e QUI. Noi abbiamo trovato particolarmente interessanti QUESTE considerazioni. Sì, sono un po’ lunghe e se non avete voglia di leggere potete tranquillamente tornare a guardare “Velone”, nessun problema.

Ecco, a commento di tutto ciò, noi vorremmo raccontare un semplice aneddoto ma per farlo dobbiamo scrivere una breve premessa:

Il Vernacoliere (lo conoscete tutti, vero?) è un giornale libero, pubblicato da Mario Cardinali editore e vive solo delle copie vendute. Non prende finanziamenti di nessun tipo da nessuno e non ha una solo riga di pubblicità al suo interno.

Il Vernacoliere non ha una redazione, ha una sede, sì, ma non una redazione. La redazione del Vernacoliere è composta dallo stesso Mario Cardinali (editore, direttore responsabile, corsivista, correttore di bozze, etc…) dal fratello Umberto che si occupa degli abbonamenti, della tipografia e cose del genere e dal figlio di Umberto, Valter, che tiene i rapporti coi collaboratori, impagina, prende contatti con i distributori, etc…a volte aiutati dalle rispettive compagne e mogli.

Gli altri, tutti gli altri (noi, il Sardelli, il Camerini, etc…) siamo solo collaboratori esterni che, una volta al mese portano il loro contributo, scambiano due parole e se ne vanno.

Ogni tanto, una cena insieme.

Fine premessa. Ecco i fatti:

Anni fa si presentò in redazione un inviato di Mondadori.

Erano fortemente interessati al Vernacoliere e volevano acquistarne il marchio (sempre lasciando tutto com’era) per tiraci fuori una linea da cartoleria, come Comix o Smemoranda, quindi agende, zaini, quaderni, etc…

Per questo offrirono UNA VALANGA di soldi.

Mario ci pensò sopra e, cortesemente, rifiutò.

Dopo qualche mese, tornò un altro inviato della Mondadori.

Le richieste erano le solite, l’offerta molto più alta.

Mario, cortesemente, rifiutò ancora.

Il tipo allora mise il contratto davanti al Cardinali e se ne uscì fuori con: “guardi, se è una questione di soldi, non ci sono problemi: scriva lei la cifra.”

A questo punto, Mario, un po’ meno cortesemente, rifiutò in maniera definitiva l’offerta.

Subito dopo ci convocò nel suo ufficio per raccontarci il fatto e avere anche da noi conferma di aver fatto bene.

Noi eravamo un po’ confusi. Sì, d’accordo, il gesto era stato bello però lui coi guadagni del Vernacoliere ci riusciva a vivere decentemente, noi ci potevamo al massimo mangiare un paio di pizze.

A lui, un contratto con Mondadori gli avrebbe sicuramente cambiato la vita, a noi ce l’avrebbe letteralmente stravolta.

Però, anche se a malincuore, pensammo che sì, aveva fatto bene.

Mario rifiutò perché – se anche gli avessero lasciato piena libertà di espressione, come promettevano – avrebbe comunque perso di credibilità nei confronti dei lettori.

Mario rifiutò perché, dopo tanti anni, tanti discorsi e tante lotte, avrebbe perso di credibilità, prima di tutto, nei confronti di sé stesso.

Insomma, siamo uomini o merde?

E, badate, dalle porte non c’erano (e non sono mai arrivate) altre offerte da parte di nessuno.

Tanti che dicono di combattere Berlusconi, dalle pagine dei libri pubblicati dalla sua casa editrice (o da quelle dei suoi giornali o dagli schermi delle sue televisioni) se volessero cambiare, avrebbero decine di offerte da parte di altri editori disposti a farsi in 4 pur di poterli pubblicare (i vari Lucarelli, Camilleri, Scalfari, Augias, Saviano, etc…).

Mario Cardinali aveva solo Mario Cardinali Editore.

Nel mondo dei tanti che dicono di essere contro Berlusconi e il suo giro di affari, Mario Cardinali può camminare a testa alta perché non ne fa parte, di quel giro di affari.

E non perché è stato cacciato (come tanti che su questo hanno costruito le proprie fortune) ma perché, pur pagato a peso d’oro, non ha mai voluto entrarci.

E noi pensiamo che tanta ostilità nei confronti del Vernacoliere, soprattutto da certi ambienti della sinistra più che da destra, sia dovuta principalmente a questo motivo.

Il gesto di Mario mette tanti tromboni spaccascurregge, della satira (ma non solo) di fronte alla propria mediocrità di uomini.

Ecco, noi siamo cresciuti con l’esempio di quest’uomo e un po’ della luce derivante dal suo gesto, del suo pensiero, delle sue azioni, anche se riflessa, illumina anche noi.

Anche se (per) adesso percorriamo strade diverse, riconosciamo il valore che ha avuto il collaborare per tanti anni con una persona come Mario Cardinali e, anche per quel gesto ma non solo, oggi lo ringraziamo.

Grazie Mario.

P.S. Ah, questo non è un elogio funebre, eh? Mario è vivo, lucido, incazzato e sicuramente leggendo questo pezzo si starà toccando le palle e ci starà mandando a stroncarcelo nel culo.

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Budelli.

21 giugno 2009

budelle

Tornati a casa dopo due giorni di assoluto distacco dalla realtà, il Maestro Federico Marusca Sardelli ci ha aggiornato su un bell’avvenimento, sui cui ha espresso un pensiero che ci pregiamo riportare qui di séguito.

Il resoconto (imperdibile) della trasferta a Montepulciano lo posteremo nei prossimi giorni.

«Il Papa ha pregato per qualche minuto dinanzi a un reliquiario che contiene tutti i frammenti del muscolo cardiaco di Padre pio trovati tra i resti del corpo quando il 2 marzo 2008, fu aperta la triplice bara di metallo, legno e zinco contenente le spoglie del santo».
Corriere della Sera, 21 giugno 2009

Ecco qua una bella notizia fatta per allargare il cuore ai fedeli e spezzarlo agli increduli. In verità, lo spezza anche ai santi, perché la Chiesa Cattolica non sa resistere, a distanza di secoli dal Medioevo, al piacere di mettere le mani sui cadaveri per farli a pezzi e vedere un po’ come son fatti i santi dal dentro. Lodevole intento scientifico, non c’è dubbio, tantopiù se i brandelli vengono poi conservati con cura in vasi tempestati d’oro e fatti oggetto di una idolatria tanto sacrilega quanto ripugnante. Una macelleria così minuziosa si riscontra solo nella moderna pratica dell’autopsia, che serve però ad illuminare le cause delle patologie e far progredire la conoscenza. I fratacchioni di S. Giovanni Rotondo l’hanno invece praticata nel 2008 per tener vivi quegli istinti tribali che la maturità umana non ha saputo ancora sopire: l’attrazione morbosa per la morte, il sangue, la corruzione dei corpi. Ma bisogna anche riconoscergli un grande talento per gli affari, visto che dalla stimolazione di questi istinti essi riescono a totalizzare un fatturato da capogiro. Le chiese di tutto il mondo civile sono zeppe di migliaia cadaveri rinsecchiti, cuori (interi o a fette), dita, lingue, mammelle, clavicole, piedi, occhi, tratti intestinali di varia lunghezza ed altre delizie della cucina delle frattaglie.
S. Tommaso d’Aquino, l’impareggiabile autore della Summa theologica, era detto «il bue muto» per via della sua eccezionale pinguedine e per la sua indole taciturna. La grande stima dei suoi confratelli per il suo valore filosofico li spinse, alla sua morte, a farlo a pezzi e bollirlo affinché il suo grasso venisse conservato come la parte più degna di questo grande filosofo. Ma non bisogna dimenticare che le due braccia del santo presero una la via di Parigi, l’altra di Roma, per abbracciare meglio l’Europa con la sua filosofia. Poiché si riteneva che l’eccezionale talento oratorio di S. Antonio da Padova fosse direttamente ispirato dallo Spirito Santo, alla sua morte si pensò bene di mozzargli la lingua ed infilzarla su uno spunzone affinché fosse offerta alla venerazione delle masse; ancor oggi il pio visitatore può godere questo spettacolo divino in una cappella della Basilica di Padova.
Di S. Lorenzo martire, che, com’è noto, fu arrostito in gratella senza nemmeno il conforto di qualche pennellata di rosmarino, qualche solerte protonecrofilo pensò bene di raccogliere il sangue, che oggi si conserva in un’ampollina vitrea nella Collegiata di S. Maria in Amaseno: la descrizione che la Chiesa stessa dà del contenuto della preziosissima ampolla è: «una massa sanguigna, mista a grasso, a ceneri e ad un brano di pelle», ricetta questa molto apprezzata anche da alcune tribù del centr’Africa dèdite all’antropofagia.
Ma queste ed altre migliaia di storie, si dirà, avvenivano in quei secoli bui in cui l’individuo era dominato dall’ignoranza e dalla paura, quando la Chiesa poteva dominare incontrastata e la scienza era ancora lontana dal rischiarare le menti. Eh no, cari i miei taddèi: il Preziosissimo Cuore Affettato di Padre Pio è opera recentissima, contemporanea alla Santa Maschera di Silicone realizzata dal Gems Studio di Londra. Ma la grandezza della Chiesa è anche questa: riuscire a far finta che non ci sia stata la rivoluzione scientifica e continuare a rivendere la stessa paccottiglia marcia con uguale successo. Lo conferma il fatto che lo show del cadavere di Padre Pio ha fruttato circa 900.000 prenotazioni e che ieri, quando il papa fingeva di pregare davanti alla coratella in scatola del santo, c’erano 50.000 persone a plaudirlo.
Lo spezzatino di pericardio di Padre Pio è dunque davvero miracoloso, almeno per il fatturato della Chiesa; chissà se pregandolo con sincerità non otterremo anche noi la nostra grazia: che queste pie genti la finiscano di tenerci zavorrati all’infanzia dell’umanità.

FEDERICO MARIA SARDELLI

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Federico Maria/IV

20 maggio 2009

100euro

Amyca carissimo,

ti voglio segnalare una cosetta che proprio jeri ho visto passando di corsa da Livorno (non te ne avere se non ti salutiedi, ma dovevo portare mio padre a fare una visita medica, poche altre cosette e poi via subito).

La storiella è questa: son passato da un noto corniciajo livornese a lasciargli un mio vecchio disegno da incorniciare, ed ivi ho visto che veniva alacremente incorniciata una catasta di decine e decine di quadretti tutti uguali, montati con cornicetta barocca di gusto kitsch. Avvicinatomi ed incuriosito, ho potuto vedere che si trattava di una serie immagini stampate e plastificate di Gesuggristo in stile Goldrake, quell’immagine oleografica e stucchevole ormai nota un po’ ovunque, che qui ti accludo in guisa di pro memoria. Sotto l’immagine si trovava scritto, in carattere Futura: «Gesù confido in te».

Domandato al corniciajo chi avesse mai potuto avere la pessima idea di buttar via soldi in un’impresa così brutta e delirante, mi ha risposto: «Questo è un regalo che il Santuario di Montenero fa all’Ospedale». Chiedo io, speranzoso: «Ad una clinica privata, vero?». «No, no: l’Ospedale di Livorno». In barba alla laicità delle strutture pubbliche, i fratacchioni di Montenero donano generosamente il loro segnaposto a significare «anche qui c’è nostro». Padroni della vita, della morte e, soprattutto, della sofferenza.

Devi sapere, caro Danyele, che i frati di Montenero possiedono ricchezze enormi: sono proprietari di innumerevoli appartamenti donatigli nei secoli dai babbei che glieli lasciano in eredità credendo di salvarsi l’anima (che, purtroppo, non esiste). Possiedono un’enorme numero di terreni nella zona, ville (la bellissima Villa Meyer, per esempio), più soldi in enorme quantità, perché basta un solo pellegrinaggio a portargli decine di migliaia di euro in donazioni, ex-voto, offerte, vendita-paccottiglia religiosa. E di pellegrinaggi ne arrivano a vagonate. Avrai visto all’interno del Santuario le false grotte ricavate per abbindolare i citrulli con visite a pagamento, e l’allegro minimarket di puttanate religiose, frequentatissimo dai devoti.

Un solo, piccolo esempio di astuzia e avidità pretesca: i pellegrini comprano al mini-market i ceri da far accendere sull’altare principale (il più ambìto ed efficace). I ceri in questione sono molto grandi e costano dai 20 euro in su. Ebbene, l’altare principale dovrebbe essere grande come il settore A dell’Agip-Plas per poter smaltire le centinaja di ceri donati; che succede allora? Ai devoti viene vietato di accendersi da soli il proprio cero, che dev’essere depositato in una cassa posta dietro all’altare. Da qui i venerabili frati traggono quei pochi ceri da accendere sull’altare e riportano tutti gli altri nel mini-market dove verranno allegramente rivenduti ad altri citrulli. I citrulli se ne vanno via contenti con la certezza che il loro cero arderà in faccia alla Madonna ed i fratacchioni rivendono lo stesso cero anche dieci volte, in onore della stessa.

Ti potrei raccontare decine di aneddoti e storie che io stesso ho verificato, ma tutto questo mi serviva solo a dirti che il Santuario di Montenero è una delle aziende più prospere e ricche della provincia di Livorno. Ebbene, cosa fa quest’azienda? Dona all’Ospedale pubblico una caterva di quadretti osceni e dozzinali. Spenderà per questo, tra cornici e patacche di plastica, circa 500 euro. Lo fa per dare conforto ai pazienti, diranno loro. Noi sappiamo bene invece che lo fanno per mettere il loro marchio anche in una struttura pubblica che marchi confessionali non dovrebbe averne. Misericordiosi davvero, i frati: non solo ottengono il risultato ideologico che si prefiggono, ma risparmiano anche un monte di soldi perché donare quella paccottiglia costa meno che donare all’ospedale un ecografo, una nuova macchina per radiografie, una nuova sala operatoria. Quello sì che aiuterebbe i malati. E per le loro tasche sarebbe – per usare la metafora di Robertino di Roberta Pelle – come levare un pelo a un orso. Ma è evidente che tra le sofferenze della gente e le loro tasche sanno bene cosa scegliere. Ed ottengono questo triplice risultato positivo:
1     bella figura per aver fatto una donazione ad un ospedale
2     netto risparmio economico
3     ingerenza nella sfera dello Stato

Ora bisognerebbe montare un casino perché il Direttore dell’Ospedale si rifiuti d’accettare quella porcheria indegna, oppure, se mai l’accettasse, fargli accettare anche una serie di ritratti di Maometto, di Budda, di Martin Lutero, di Marx, di Super Pippo. Scrivere lettere sul giornale, far girare la notizia, fare capire che i preti ci stanno veramente rompendo i coglioni oltre la misura del consentito.

Tuo,

Fulcro Maria

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Una Prece.

9 maggio 2009

toad

E’ morto don Gianni Batrace Bozzo.

Di seguito, l’elogio funebre di Federico Maria Sardelli:

Caro Amyco,

con gioja ti comunico ciò che sai già:  si è levato dai coglioni  un uomo imbarazzante e deplorevole, Gianni Baget Bozzo.

Lo so che chiunque potrebbe dire: non si parla così di una persona morta.

E invece sì. Quando a morire sono le car****, gli ingiusti, gli s*****si, è lecito per gli uomini dabbene poter gioire o perlomeno sentirsi sollevati. Si possono sparare mortaretti senza rischiare il paradiso quando si viene a sapere che Hitler è morto, o quando Pinochet ha tirato il calzino.

Molto più banalmente e meno enfaticamente si può sparare un allegro rutto liberatorio quando si viene a sapere della morte di Baget Bozzo, personaggio miserabile nella sua meschinità, ma di statura infinitamente inferiore ai grandi stronzi della storia, ai quali lui pure aspirava senza riuscirvi.
Brinderemo quando se ne andrà il nano-metastasi d’Italia, ma intanto anche le piccole scorie smaltite danno subito una sensazione di chiaro benessere.

Zibaldone Maria

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Ancora dal M.o Sardelli

26 aprile 2009

ora-religione

Caro Amyco mia,

non ti sarà certo sfuggita la simpatica notizia. Il Papa ha affermato che
«L’insegnamento della religione cattolica contribuisce ad una sana laicità».

Un po’ come dire che la ritenzione urinaria fa pisciare o che la vernice rossa tinge di verde.

Il Papa Elegante ha altresì aggiunto che
«l’insegnante di religione costituisce una figura molto importante nel collegio dei docenti»,

quando invece ciascuno potrà rammentare almeno dieci episodi della sua esperienza scolastica in cui il prete o l’insegnante di religione è stato preso a ruti e pernacchie, mentre nella mente di qualsiasi studente l’ora di religione è sempre inequivocabilmente equivalsa all’ora per fare casino, l’ora per non fare un cazzo o i compiti per le altre materie importanti, oppure l’ora della rottura di coglioni persa ad ascoltare le baggianate di qualche prete ignorante.

Ma bisogna ricordare che il Vicario di Cristo è infallibile anche quando nega la logica o racconta cazzate.
Percristo-concristo-incristo,
Tuo

Federico

***

Pubblichiamo questa missiva nella sua integrità, solo per dovere di cronaca e per l’amicizia e la stima che ci legano al Maestro.

Ed è proprio in forza di questi sentimenti che ci permettiamo di correggere quanto dice, e lo facciamo pubblicamente, non per superbia ma piuttosto per dare il via ad un dibattito che potrebbe arricchirci tutti quanti.

Il Papa ha ragione, quando afferma che: «l’insegnante di religione costituisce una figura molto importante nel collegio dei docenti».

Dai felici giorni dell’ITI ricordo che, pochi giorni prima degli scrutini, il mio insegnante di religione cercò di convincere noi giovani svagati dalla primavera, dalle seghe e dall’odor di topa (poca, all’ ITI, e per questo più preziosa e anelata) ad una maggiore attenzione ai misteri del Wonderful Cristo-Re, con queste precise parole: “Sì, ridete, ridete… ma tanto in sede di giudizio, il mio voto conta come quello di qualsiasi altro professore, sapete?”

I fatti – purtroppo – gli hanno dato ragione.

E la mi’ mamma ci piange ancora.

Il dibattito è aperto.

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Agiografie.

31 marzo 2009

bocce

Da F.M. Sardelli, come pio omaggio al nostro sito, un’icona di pregevole effetto majeutico raffigurante Padreppìe che giuoca a bocce. Lo scatto ce lo raffigura nell’istante in cui esclama la famosa frase: “Per un pelo era boccino!” e giù, un bestemmione rivoltante contro la Santa Vergine.

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Plebei fra i baroni

11 marzo 2009

 

manifestillo

Alla fine tutto è filato liscio. Le tavole di Don Zauker, stampate molto bene e riprodotte in formato a prova di Filini, sono ancora esposte agli occhi degli studenti e dei baroni, almeno finché qualche stronzolo non finirà di trafugarle fino all’ultima per farci i filtri di torboni spaventosi.

L’incontro è stato allestito nella Galleria del Vento, il corridoio tubolare dove gli esperti di ingegneria meccanica studiano le reazioni delle superfici all’azione del vento fortissimo e a -22°, e i postumi della polmonite. Di fronte, l’ameno chiostro a mo’ di platea, letteralmente riempito di giovani drogat- studenti.

Subito un manipolo di spalletonde hanno circondato il tavolo per farsi dedicare un disegno, e abbiamo così potuto accontentare gli affezionati lettori esibendoci nel nostro repertorio classico: frasi blasfeme, maledizioni vietnamite, gallerie di dittatori, svastiche di cazzi.

Gli organizzatori, per rendere più conviviale l’atmosfera e soprattutto per scaldarci nell’attesa del treno con Sabina Guzzanti, ci hanno offerto un caffè e bicchieri di ottimo vin brûlé. Le due circostanze, cioè che il treno di Sabina sia arrivato con un’ora e mezza di ritardo – cosa che, se ci fosse ancora il Duce, non sarebbe mai successa –  e che durante l’incontro i Paguri sembrassero briai di strizzo non sono collegate, e a tal proposito ci teniamo a respingere ogni bassa insinuazione.

Per aggiungere un tocco d’eleganza all’evento, abbiamo convocato abusivamente anche Federico Tamara Sardelli, accorso in motorazzo (a pile) per la bella occasione.

L’unico appunto va all’indirizzo di Coso, il moderatore, che non avendo preparato una lista di domande per condurre la discussione, ha lasciato la stessa in balìa dell’improvvisazione. Il cruccio nostro, già stimolati al pensiero di parlare per un paio d’ore di satira e religione, è stato vedere il corso dell’eloquio dirottare presto verso il tema “crisi dell’Università, movimenti studenteschi, retaggio del ’68 e occhiaie di Gasparri”, che abbiamo trovato a noi meno congeniale. Ma si sa, i giovani sono anticonformisti per natura, sono irrequieti, si ribellano, riscrivono le regole della società e poi, in quanto regole, le disattendono per riscriverne di nuove, anche se in modo drammaticamente sgrammaticato. Per questo c’è tanta confusione, e spesso non arrivano a concludere un cazzo.

Gli ci vorrebbe un po’ di guerra, a quei debosciati o, in alternativa, una bella carica della celere a cavallo!

Sabina si è dimostrata molto gentile e ci ha invitato al suo spettacolo, “Vilipendio”, presso il SascHall. La ringraziamo ancora e ve lo consigliamo caldamente. Di questi tempi fa bene alla salute.

 

O, in alternativa, vi consigliamo il prossimo Don Zauker Talk Show, domenica prossima presso il Quartiere latino a Follonica, alle ore 22,00.

In basso, da sinistra: Coso, il moderatore che non ha moderato; Sabina Guzzanti, Federico Sardelli, Paguri A (timidone, e per questo nascosto dietro un sambuco nano), Paguri 1.

chiostro

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Carteggio

27 febbraio 2009

Tre email consecutive da Federico Maria Sardelli a Paguri 1.

***

Caro Amyca mio,

finalmente il vescovo Williamson – di cui Don Zauker è solo un pallido epygono – ha chiesto perdono al Papa per le sue affermazioni negazioniste ed antisemite. E sai con quali argomenti? Questo:

«Tenendo conto di queste conseguenze [quelle negative per la Chiesa che sono derivate dalle sue affermazioni, nota mia], posso affermare in tutta sincerità che mi rammarico di aver espresso quelle dichiarazioni, e che se avessi saputo in anticipo il danno e il dolore che avrebbero arrecato, soprattutto alla Chiesa, non le avrei rilasciate».

La sottolineatura è mia, naturalmente. Il fascista non si pente perché si è reso conto dell’enormità – davanti a Dio e agli uomini – delle sue idee omicide. No, lo fa solo perché ha dato motivo di giramento di coglioni al Pontefice, al quale gli girano non già per l’offesa all’umanità e a Dio che quelle affermazioni contenevano, ma solo perché nelle ultime settimane questo vortice di polemiche non ci volevano, e fra neonazisti non è bello farci queste cose.

Si resta sempre senza parole, davanti a questi criminali.

***

galeotto

Amico, scusa per l’invasione,

ma guarda quest’altra: cià le cicatrici sul volto. È stato in galera oppure chissà come se le è fatte. E somiglia a Don Zauker in modo impressionante (bell’uomo ormai anziano, fisicone, mascella forte).
Mah, ora mi dici un po’ te.

***

Pugno

mitezza

Amyco scusa,

probabilmente ti rompo i coglioni con cose già ben note, ma la vista delle foto del vescovo Williamson che lascia Buenos Aires costretto dal governo a lasciare il Paese, è la personificazione più schiacciante delle storie di Don Zauker. Guarda la foto dove lui, berretto e occhiali scuri, minaccia con un pugno il giornalista. Non avete inventato un cazzo, mi dispiace dirlo.

Tuo
Topesio Maria

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