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Pietà

18 febbraio 2014

la-pieta-di-michelangelo

Esiste qualcosa di più banale, scontato, triste, deprimente, inutile, irritante, mediocre, ordinario, prevedibile, imbarazzante e dozzinale del Festival di Sanremo e di tutta la bagarre mediatica che puntualmente ogni anno gli gravita intorno e che da esso si alimenta?

Sì.

E sono i commenti salaci, le battutine divertenti, le critiche pungenti, le stroncature feroci, le prese in giro bonarie, i commenti ironici, le recensioni sferzanti e le analisi sarcastiche di tutti quelli che (su internet, sui giornali e in tv) non aspettano altro che questo grande evento (del cazzo) per sfruttarne, puntualmente ogni anno, la visibilità e la grottesca banalità e sentirsi intelligenti.

Risparmiateci, per pietà.

Grazie.

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Isn’t he lovely…

17 febbraio 2012

Nel numero del Male in edicola oggi, una dolce, divertente e delicata avventura che vedrà il nostro eroe moderno, l’adorabile Mircone, alle prese con l’irresistibile e amatissima coppia Fazio/Littizzetto.

Per loro sventura.

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Fuochi d’artificio.

3 gennaio 2012

Aléeeeeeeee!!….. Yucùuuuuuuuuu!!! …Bang!! … Bang!! PAM! …Prot!

Come nostro solito, iniziamo il nuovo anno carichi di rinnovato entusiasmo e elettrizzante energia vitale …tutte cose che però abbiamo purtroppo esaurito scrivendo questo inizio di post scoppiettante. Veniamo quindi, mestamente e svogliatamente, alle doverose comunicazioni di servizio:

Venerdì, 06 gennajo (sì, il giorno di Befana), intorno all’ora di cena, saremo a Sansepolcro, all‘Enoteca TirarTardi.

I nostri più affezionati lettori avranno notato che quest’anno avevamo disertato il consueto appuntamento del 23 dicembre, tappa obbligata da 3 anni a questa parte, nel ridente e giovanile locale biturgense.

E lo avevamo fatto non certo perché ci eravamo rotti i coglioni, no no, non sia mai; ma piuttosto perché, di ritorno dall’India, Paguri A è stato colpito dalla cosiddetta Maledizione di Apu Nahasapeemapetilon, con diarrea, febbre e moccoli vari che hanno allietato il natale a tutta la famiglia.

Ebbene, ci rifaremo – con gli interessi – con una nostra Epifania (sempre se una maledizione affine non colpirà Paguri 1, che nel frattempo ha entrambe le mani sui coglioni).

All’ora di cena, quindi, saremo ospiti dell’ Oste Guido per parlare di fumetti, del Vernacoliere, di satira, di Don Zauker, del Male, di Nirvana, ma soprattutto per molestare le spose e finire la serata a vomitare in lacrime, maledicendo il Re dei Re, nel bagno del locale o per le strade della graziosa cittadina.

Sempre per Befana dovrebbe uscire in edicola un numero speciale del Male, fatto tutto di fumetti al cui interno troverete due nostre storie, per un totale di 5 pagine.

Nella prima, SOS Tato, con Paguri A ai testi e Laca ai disegni, vedremo all’opera Tato Luciano alle prese con un bizzoso Giulio Tremonti, mentre nella seconda, il nostro Mircone-pasticcione vivrà delle disavventure buffoncelle al raduno leghista di Pontida.

Subito a ruota, cioè il 5 gennajo (quindi a ruota un cazzo, è il giorno prima) uscirà nelle edicole il secondo episodio di Nirvana, dal titolo: “Eroi… solo per un giorno”.

Un episodio particolare che ci farà trovare tanti numerosissimi nuovi amici all’interno del mondo del fumetto (come se non fossimo già amatissimi) e dove vedrete delle cose che non vi capiterà di vedere mai più in un fumetto italiano (ma anche straniero) da edicola.

Ma avremo modo di parlarne più avanti.

Tipo, a Sansepolcro.

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Tempus fugit

10 dicembre 2011

Cari, carissimi, affezionati lettori…cosa volevo dire?…ah, sì, ecco: ci scusiamo se in questi ultimi periodi non siamo tanto presenti ma il fatto è che, come avevamo scritto qualche post fa, il nostro caro Benedetto 4×4 latita, Berlusconi è caduto e noi, come tanti altri autori di satira, non sappiamo più cosa dire.

Eh, sì, avevano ragione tutti quelli che sostenevano che gli autori di satira avrebbero dovuto ringraziare il governo Berlusconi, perché dava loro modo di lavorare, farsi belli alle spalle degl’infelici (com’è facile attaccare la Santanchè, oppure i vari Bondi, Gasparri, Straquadanio,  Brunetta e compagnia bella, vero?) e, allo stesso tempo, passare da eroi del libero pensiero e da martiri della libertà.

Ora che Berlusconi non c’è più, non sappiamo davvero più cosa dire.

Sì, perché, come già molti, anche noi ci limitavamo a dire “Berlusconi è un nano  pelato”; oppure “Berlusconi fa il Bunga Bunga”; “Berlusconi porta la bandana” (anche nella variabile “a mezz’asta”)  o anche “Il papa parla come le Sturmtruppen”  e tutto questo ci bastava per essere considerati (e sentirci) affermati e stimati autori di satira di sinistra.

E ora?

Cosa faremo ora?

Ci toccherà forse tornare a lavorare, come in molti tra i nostri detrattori ci invitavano a fare, ignorando però, tra le altre, tre cosettine fondamentali:

1) Fare fumetti e fare satira è un lavoro.

2) Noi, comunque, a lavorare ci andiamo davvero e quello che facciamo sul sito lo facciamo nel nostro tempo libero

3) Sono cazzi nostri.

Ma tant’è.

In verità stiamo solo prendendo tempo perché Daniele – come da avviso – è al Salerno Comicon e Emiliano è appena tornato da un paio di settimane in India, senza sapere un cazzo nulla di quanto stava succedendo in Italia e in Europa.

Il tempo di riorganizzarci e torniamo.

Intanto, dopo Mircone, sul Male di oggi, il secondo episodio di SOS Tato.

Namaste.

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Benigni Roberto, di Gaspare fu Giulia.

22 novembre 2010


No, via, non ce la possiamo fare. Ci abbiamo provato, a sorvolare, più per senso della realtà che per affetto. Anzi: sono proprio l’affetto e l’ammirazione sconfinata nei confronti di quello che fu, a dettare questo pezzo.

Possono due stronzi come noi parlar male di Benigni?

– Sì.

– No.

S’apre i’ddibattito (cit.).

Benigni è un genio.

O almeno lo è stato per molto tempo. E adesso – non ci è dato modo di sapere perché – non lo è più.

Possiamo solo fare squallide congetture da cortile: forse per via della moglie; forse per colpa dell’Oscar; in grandisssssssima parte per colpa di Cerami, che sta alla spontaneità come Marc Dutroux alla pedagogia; forse perché è stanco e non ha più voglia, forse perché vuole cambiare (e noi siamo i primi a riconoscere all’artista il diritto di voler cambiare, contro il volere del pubblico, tendenzialmente conservatore, che rimpiangerà sempre ciò che aveva apprezzato e a cui si era affezionato); forse perché è rincoglionito, forse perché ha perso il contatto con la realtà, forse perché si prende sul serio e crede davvero a quello che gli altri dicono di lui (un po’ come J.C. Superstar), forse per un sacco di altri motivi.

No, via, onestamente…

Benigni è diventato (suo malgrado o forse a suo vantaggio) un feticcio di quella parte fighettarella della sinistra, un feticcio del quale non si può parlare se non con termini come travolgente, irresistibile etc… Ogni sua apparizione pubblica deve essere anticipata, accolta e poi celebrata come un evento, da descrivere come straordinario su tutti i giornali (o almeno quelli compiacenti verso la suddetta sinistra).

Benigni travolgente è diventato un dogma, un luogo comune, un po’ come Pippo Baudo è un professionista serio, il nuoto è lo sport più completo e Andreotti è simpatico.

Il Benigni di adesso è travolgente solo se lo paragoniamo al TG2 Salute di Luciano Onder.

Ma non si può dire.

Infatti, dopo l’ultima apparizione a Vieniviacommé, i consensi e gli entusiasmi sono stati (quasi) unanimi.

Tutti: uomini, donne, mamme, babbi, suocere, figli, carogne, studenti, lavoratori, disoccupati, politici, calciatori, giornalisti… tutti sono rimasti soddisfatti e rassicurati dall’intervento di Benigni.

E questo è già un piccolo fallimento, per uno che dovrebbe fare satira.

Se non fai arrabbiare/pensare/sorprendere nessuno vuol dire che non hai smosso niente.

La satira, almeno nella nostra visione, non deve essere rassicurante. Anzi, deve essere l’esatto contrario e a questo proposito, l’intervento di Antonio Albanese, nella seconda puntata del programma, è stato meraviglioso. Albanese ha fatto ridere mentre faceva passare messaggi terrificanti; ha caricato comportamenti e usanze per evidenziarne l’anormalità; in pochi minuti ha fatto un ritratto dell’Italia contemporanea attraverso la figura che meglio la rappresenta: il bandito cafone; infine, non ha avuto bisogno di salterellare qua e là, non ha riso forzatamente per chiamare la risata del pubblico, non ha gesticolato ossessivamente per apparire brillante. E soprattutto ha chiuso il suo intervento con un finale diretto, serissimo e agghiacciante.

Per questo, l’indomani, non l’ha cacato nessuno.

La satira è un commento divertente, ma critico e spietato sui fatti che accadono.

Il punto è proprio questo: divertente, ma critico e spietato.

Questo presuppone la costruzione di un meccanismo creativo che porti il lettore (o lo spettatore) non solo a ridere, ma a ricordarsi di quel fatto che gli ha provocato la risata; e magari, anche a vedere le cose da una prospettiva diversa da quella comunemente accettata o – sempre più spesso – imposta dai mezzi di informazione di massa.

Se viene a mancare questo meccanismo, viene a mancare la natura stessa della satira e si finisce per formulare semplici commenti da bar, tutt’al più – a volte – salaci (vedi Littizzetto), o dire tristi banalità.

Le cose condivisibili (“non si ammazza uno perché ha scritto un libro”, “la vita va rispettata”, “quando un uomo con la pistola incontra un uomo con la penna”…etc…) dette da Benigni l’altra sera avrebbero potuto dirle benissimo anche Fazio, Moccia, Veltroni o il Papa; e non crediamo che si trattino di personaggi particolarmente vivaci, spiazzanti, travolgenti e creativi… a parte forse il papa, per il suo eccentrico modo di vestire e per il fatto che parla con esseri invisibili.

Qualcuno si ricorda una battuta fulminante detta da Benigni a Vieniviaconme?

No, vero?

E sapete perché? Perché non ce ne sono state.

Forse una… sì, una, ecco… quella dell’elenco di fatti e personaggi che finiva con “…che al mercato mio padre comprò”.

Peccato fosse presa in prestito da Spinoza.it.

Benigni, da grande comico che è (uno dei pochi in grado di unire comicità pura e satira) ha bisogno di giocare col corpo per intercettare il consenso. Si agita, urla, ride (e chiama la risata del pubblico) balla, canta, si asciuga il sudore, canta una canzoncina carina sulle proprietà di Berlusconi, recuperandola da un suo spettacolo del 1995 e riadattandola ai fatti di oggi.

Ma se togliamo questa sovrastruttura, quello che rimane è davvero poco, pochissimo. Niente che rimanga impresso.

Perché comicità e satira non sono la stessa cosa. La comicità non intacca i valori, non tenta di illuminare le zone oscure, non prende posizione.

La satira sì. Eccome.

Il primo TuttoBenigni (se non l’avete visto, cercatelo, è un obbligo!) era genio puro. E dopo averlo visto ti rimaneva impresso per giorni (a noi per tutta la vita). Il secondo non era già più altrettanto forte.

Da lì, la rovina.

Da quel momento i film costruiti a orologeria come compitini, con gag innocue e per giunta telefonate, a discapito di quella spontaneità, di quella capacità d’improvvisazione che lo avevano piazzato come una bomba atomica nel panorama dello spettacolo italiano. Da lì la nenia sull’amore, le crisi mistiche, l’importanza della Madonna (!!!), le letture di Dante, il volemose bbene, lo squallido invito sanremese a Berlusconi a farci sentire orgogliosi di essere italiani e tutto il resto che non è né satirico, né coraggioso, né travolgente.

Il Benigni di ora è questo, se ne prenda atto e lo si accetti (o lo si pianga, come facciamo noi) ma non lo si canti più come si faceva con il geniale inventore di Mario Cioni.

Sono due cose diverse, ci verrebbe da dire agli antipodi.

Fine d’i’ rricrativo, principia i’ccurturale.





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Grazie Mario

2 settembre 2010

Da qualche giorno imperversa in rete, con qualche escursione sulla carta stampata, una polemica non nuova ma rinnovata dalla lettera di Vito Mancuso, ispirata da un articolo di Giannini su Repubblica.

Mancuso, in occasione delle leggi ad aziendam, volute dal Premier, che hanno permesso a Mondadori in sostanza di passarla liscia circa le sanzioni previste per numerose irregolarità, per lo più fiscali, e del suo, di Mondadori, rapido volersene avvalere, torna a chiedersi se sia accettabile per una persona di sinistra, per uno che riconosce in Berlusconi, nel suo conflitto di interessi e nel berlusconismo il male che sta uccidendo il nostro Paese, continuare a lavorare per Mondadori/Einaudi.

Venire pagati, cioè, da Berlusconi. E contribuire ad arricchirlo, per giunta.

La questione non è certo nuova ma, questa volta, alla lettera scritta da Mancuso, hanno risposto in diversi, ognuno portando le proprie ragioni.

Se volete, potete cominciare da QUI e girare un po’ in rete, ad esempio QUI e QUI. Noi abbiamo trovato particolarmente interessanti QUESTE considerazioni. Sì, sono un po’ lunghe e se non avete voglia di leggere potete tranquillamente tornare a guardare “Velone”, nessun problema.

Ecco, a commento di tutto ciò, noi vorremmo raccontare un semplice aneddoto ma per farlo dobbiamo scrivere una breve premessa:

Il Vernacoliere (lo conoscete tutti, vero?) è un giornale libero, pubblicato da Mario Cardinali editore e vive solo delle copie vendute. Non prende finanziamenti di nessun tipo da nessuno e non ha una solo riga di pubblicità al suo interno.

Il Vernacoliere non ha una redazione, ha una sede, sì, ma non una redazione. La redazione del Vernacoliere è composta dallo stesso Mario Cardinali (editore, direttore responsabile, corsivista, correttore di bozze, etc…) dal fratello Umberto che si occupa degli abbonamenti, della tipografia e cose del genere e dal figlio di Umberto, Valter, che tiene i rapporti coi collaboratori, impagina, prende contatti con i distributori, etc…a volte aiutati dalle rispettive compagne e mogli.

Gli altri, tutti gli altri (noi, il Sardelli, il Camerini, etc…) siamo solo collaboratori esterni che, una volta al mese portano il loro contributo, scambiano due parole e se ne vanno.

Ogni tanto, una cena insieme.

Fine premessa. Ecco i fatti:

Anni fa si presentò in redazione un inviato di Mondadori.

Erano fortemente interessati al Vernacoliere e volevano acquistarne il marchio (sempre lasciando tutto com’era) per tiraci fuori una linea da cartoleria, come Comix o Smemoranda, quindi agende, zaini, quaderni, etc…

Per questo offrirono UNA VALANGA di soldi.

Mario ci pensò sopra e, cortesemente, rifiutò.

Dopo qualche mese, tornò un altro inviato della Mondadori.

Le richieste erano le solite, l’offerta molto più alta.

Mario, cortesemente, rifiutò ancora.

Il tipo allora mise il contratto davanti al Cardinali e se ne uscì fuori con: “guardi, se è una questione di soldi, non ci sono problemi: scriva lei la cifra.”

A questo punto, Mario, un po’ meno cortesemente, rifiutò in maniera definitiva l’offerta.

Subito dopo ci convocò nel suo ufficio per raccontarci il fatto e avere anche da noi conferma di aver fatto bene.

Noi eravamo un po’ confusi. Sì, d’accordo, il gesto era stato bello però lui coi guadagni del Vernacoliere ci riusciva a vivere decentemente, noi ci potevamo al massimo mangiare un paio di pizze.

A lui, un contratto con Mondadori gli avrebbe sicuramente cambiato la vita, a noi ce l’avrebbe letteralmente stravolta.

Però, anche se a malincuore, pensammo che sì, aveva fatto bene.

Mario rifiutò perché – se anche gli avessero lasciato piena libertà di espressione, come promettevano – avrebbe comunque perso di credibilità nei confronti dei lettori.

Mario rifiutò perché, dopo tanti anni, tanti discorsi e tante lotte, avrebbe perso di credibilità, prima di tutto, nei confronti di sé stesso.

Insomma, siamo uomini o merde?

E, badate, dalle porte non c’erano (e non sono mai arrivate) altre offerte da parte di nessuno.

Tanti che dicono di combattere Berlusconi, dalle pagine dei libri pubblicati dalla sua casa editrice (o da quelle dei suoi giornali o dagli schermi delle sue televisioni) se volessero cambiare, avrebbero decine di offerte da parte di altri editori disposti a farsi in 4 pur di poterli pubblicare (i vari Lucarelli, Camilleri, Scalfari, Augias, Saviano, etc…).

Mario Cardinali aveva solo Mario Cardinali Editore.

Nel mondo dei tanti che dicono di essere contro Berlusconi e il suo giro di affari, Mario Cardinali può camminare a testa alta perché non ne fa parte, di quel giro di affari.

E non perché è stato cacciato (come tanti che su questo hanno costruito le proprie fortune) ma perché, pur pagato a peso d’oro, non ha mai voluto entrarci.

E noi pensiamo che tanta ostilità nei confronti del Vernacoliere, soprattutto da certi ambienti della sinistra più che da destra, sia dovuta principalmente a questo motivo.

Il gesto di Mario mette tanti tromboni spaccascurregge, della satira (ma non solo) di fronte alla propria mediocrità di uomini.

Ecco, noi siamo cresciuti con l’esempio di quest’uomo e un po’ della luce derivante dal suo gesto, del suo pensiero, delle sue azioni, anche se riflessa, illumina anche noi.

Anche se (per) adesso percorriamo strade diverse, riconosciamo il valore che ha avuto il collaborare per tanti anni con una persona come Mario Cardinali e, anche per quel gesto ma non solo, oggi lo ringraziamo.

Grazie Mario.

P.S. Ah, questo non è un elogio funebre, eh? Mario è vivo, lucido, incazzato e sicuramente leggendo questo pezzo si starà toccando le palle e ci starà mandando a stroncarcelo nel culo.

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Lo Spaventaparroci

4 agosto 2010

Grazie al parroco di Zambra e ai dirigenti del PD locale per aver contribuito in maniera tangibile al successo della serata di ieri, alla Festa di Liberazione di San Miniato.

Grazie ai circa 800 timorati del Signore accorsi ad ascoltare il nostro spettacolo.

Grazie al parroco di San Miniato per aver reso possibile lo spettacolo, evitando minacce, ritorsioni o ricatti.

Grazie soprattutto agli organizzatori della festa per essersene sbattuti i coglioni delle eventuali minacce, ritorsioni o ricatti del parroco.

Possiamo dire di aver chiuso in bellezza.

Sì, perché ora – tranne eventi eccezionali – ci fermiamo un attimo per lavorare ad uno spettacolo nuovo.

Nuovi testi, nuovi filmati, nuove immagini.

Grazie a tutti quelli che sono venuti a vederci durante questi anni,

torniamo presto, lo giuriamo su Nostro Signore.

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Notte Horror

2 agosto 2010

Via, lasciateci divertire ancora un po’…

Lo Spettacolo che ha scatenato le ire del parroco di Zambra e terrorizzato la dirigenza del PD di Cascina, finalmente nella tua città!

MARTEDI’ 03 AGOSTO 2010, ore 21;30, alla Festa di Liberazione di San Miniato (PI), il Commendator Daniele Caluri e il  Cavalier Emiliano Pagani metteranno in scena il loro: DON ZAUKER TALK SHOW!

Seguirà dibattito.

Non mancate.

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FAQ off.

3 giugno 2010

Come si dice, ognuno ha i lettori che si merita.

Ora, a noi tutto sommato è andata anche abbastanza bene, dato che i nostri sono solo particolarmente duri nell’apprendimento anche delle nozioni più semplici e basilari. Abbiamo deciso, così, di riassumere le più frequenti domande che ci vengono formulate (via email o anche nei semplici commenti) e di dare a queste una risposta, speriamo, esauriente e definitiva. Questo post diventerà una sezione a parte, e verrà aggiornata, speriamo poco, nel tempo.

E per mostrare toni paciosi e concilianti, ad ogni domanda facciamo seguire una semplice risposta, senza il consueto corollario di moccoli terrificanti all’indirizzo della Beata Vergine & famiglia, che solitamente introduce e accompagna ogni nostra lettura delle questioni sottostanti.

***

1) Ristamperete Don Zauker – Santo Subito?

Ma puttanaccia della mad… ehm, no, cioè, avevamo detto di no… Allora, dunque…

Caro figliolo, esaurita la prima edizione di Santo Subito, quella cioè di Double Shot, abbiamo ceduto i diritti di pubblicazione dell’albo alla PlanetaDeAgostini, che lo ha già ristampato e distribuito (da marzo 2010) e adesso si dovrebbe trovare in tutte le fumetterie e librerie di varia. Quelle che non dovessero averlo, possono ordinarlo presso Alastor, distributore italiano di Planeta.

Se vuoi consigliarlo anche ai parenti all’estero, esistono anche le versioni in spagnolo, sempre per i tipi di Planeta, e in francese, pubblicato da Clair de Lune.

***

2) Uffa, ma quand’è che venite a fare il Don Zauker Talk Show o una presentazione a XXX? (dove per “XXX” s’intende qualsiasi città europea, Pisa compresa).

Quando qualcuno organizzerà la serata e ci inviterà. In tal caso arriviamo in capo al mondo. Questo perché non è che possiamo andare dove cazzo ci pare, occupare una piazza o un locale e imporre il nostro spettacolo.

Non senza aspettarsi quantomeno una carica della celere a cavallo.

***

3) Ma vi siete accorti che nella colonna di sx c’è la pubblicità del PDL o di oggetti e istituti religiosi?

Sì, ma non la decidiamo noi. E’ la pubblicità di Google AdSense e funziona più o meno così: c’è un programma che seleziona gli argomenti più trattati dal blog e ci inserisce una serie di annunci che ritiene pertinenti. Non è una persona, ma uno stupido programma, che si limita a fare un conteggio delle parole più nominate, fregandosene se in bene o in male. Quindi, visto che su questo blog capita che si parli spesso di Berlusconi, Governo, Papa e Chiesa Cattolica, è ovvio che gli annunci vertano sulle medesime cose.

Ah, tra parentesi, di tutto questo a noi arrivano circa 80,00€ ogni sei mesi e rappresentano tutte le entrate del blog (potete asciugarvi le lacrime).

***

4) Dove posso comprare le magliette di Don Zauker?

Qui, solo che sono finite da tempo. Quando le faremo stampare di nuovo sarà nostra premura avvisarvi, credeteci.

***

5) Ho ordinato gli albi del Vernacoliere ma…

STOP. Questo sito non fa parte del Vernacoliere. Sì, è vero, i Paguri sono autori del Vernacoliere e il nome del sito deriva da un personaggio pubblicato dal mensile livornese, però questo è tutto. Le cose che qui facciamo, scriviamo, produciamo, sono opera e responsabilità nostra.

Per tutte le questioni riguardanti il Vernacoliere, scrivete a info@vernacoliere.com.

***

6) Che fine ha fatto “Tutto il papa minuto per minuto”?

E’ morto!
Cioè, volevamo dire: caro lettore (di Libero), qui, sulla colonna di sx, c’è un logo che con un semplice clic ti consente di scaricare GRATIS il calendario del Papa, con tutti i momenti salienti della sua vita frizzantina e spensierata, giorno per giorno, valido per 365 giorni. Ogni giorno un’azione o una riflessione del papa, il tutto corredato da 12 immagini eleganti e patinate. Quindi, perché chiedere ancora “Tutto il papa, minuto per minuto”? E chi lo sa.
Ma comunque noi siamo buoni e abbiamo deciso di dartela vinta, per cui annunciamo che la tua amata rubrica ritornerà a breve.

***

7) Sì, siete bravi con la chiesa cattolica, ma perché non fate lo stesso con l’Islam?

Quando si accorderanno con lo Stato Italiano (nel Paese, cioè, dove viviamo, lavoriamo, votiamo, trombiamo, andiamo a scuola e paghiamo le tasse) per ottenere la maggior parte dell’8×1000, quando invaderanno la politica della Repubblica Italiana impedendo al Governo di legiferare su tematiche legate alla sanità, alla bioetica, all’unione fra persone, alla morte, il sesso e le seghe, quando creeranno un paradiso fiscale per riciclare anche i capitali di criminali o associazioni a delinquere, quando istituiranno l’insegnamento del Corano nelle scuole rendendo il voto in religione islamica parte integrante della media scolastica, quando imporranno la mezzaluna negli ospedali, nelle aule di tribunale, nelle scuole e in mille altri luoghi pubblici, quando circuiranno bambini o adolescenti ambosessi facendo leva sui loro sensi di colpa per abusarne fisicamente, quando limiteranno le nostre libertà operando un lavaggio di cervello a una massa che ha potere di voto, grazie anche all’invasione in tutti i mezzi di comunicazione, allora se ne ragionerà.
Ma prima ci devono arrivare.

Senza contare che la libertà di fare satira, di criticare o anche solo di pensare non ci viene concessa dalla Chiesa Cattolica perché più tollerante di altre istituzioni religiose, ma perché ce la siamo conquistata, come occidentali e come europei, MALGRADO LA CHIESA CATTOLICA. L’abbiamo fatto con il Razionalismo, l’Illuminismo e la Rivoluzione Francese e l’argomentazione “fate i furbi perché la Chiesa Cattolica, a differenza di altre religioni, ve lo permette” è un’argomentazione non solo fallace ma, se vogliamo, anche sintomatica di un’inconfessata voglia di censura e oscurantismo.
In questo senso, come Paese, abbiamo già dato.

Ora potete anche pupparcelo, grazie.

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L’isola che non c’è.

3 maggio 2010

La Sardegna affonda.

E questo nonostante il governatore Cappellacci – figlio di un commercialista di Berlusconi e da Berlusconi fortemente voluto alla guida della regione – abbia mantenuto la sua promessa di abolire la tassa sul lusso voluta dal precedente governatore Soru.

Ma, si sa, c’è stata la crisi mondiale, il crac della Lehman Brothers, l’undici settembre, le gufate dei Maya, il vulcano islandese, i mondiali di calcio, le profezie di Nostradamus, il blocco del traffico, i moti carbonari, calciopoli, il terremoto in Abruzzo, i processi del premier, Avatar e, per di più, domenica ha messo pioggia.

Sinceramente, in queste condizioni, più di così, cosa avrebbero potuto fare?

Sì, oddio, forse qualcosa, a pensarci bene, qualcosa verrebbe in mente, però non sarebbe carino scriverlo, ecco.

Tutto qui.

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