Too old to rock ‘n’ roll…

1 maggio 2012

Ormai siamo anziani, è un dato di fatto.

Nonostante ci ostiniamo a indossare felpe consunte al posto di folgoranti golfini col collo a V sopra improbabili camice a righe, ci sono diversi, inconfutabili segni che ci ricordano con solenne severità che ormai siamo entrati a far parte degli anziani.

Alcuni di questi segni, sono:

  • Sempre più spesso, dopo abbuffate clamorose, degne d’un condannato a morte, passiamo sudate e insonni nottate a rutare contro la Regina Coeli, che non ha saputo trattenerci dall’indugiare nei piaceri della gola.
  • A primavera, le prime canottiere e le prime minigonne ci provocano più o meno gli stessi effetti delle abbuffate di cui sopra.
  • La musica ad alto volume ci dà fastidio, soprattutto se musica del cazzo…  non come quella che sentivamo noi, ai nostri tempi. Col risultato che ascoltiamo da anni sempre gli stessi gruppi, a rotazione.
  • Non siamo su Facebook. E non per snobismo, ma semplicemente perché non ce ne importa un sega e, cosa non secondaria, non ci capiamo un cazzo. Lo stesso dicasi per I-Phone e derivati.
  • Siamo diventati insofferenti e intransigenti. Se una cosa non ci piace, deve andare in culo. Abbiamo concesso abbastanza tempo, energie ed attenzione a minchiate inutili. Ora che il tempo, le energie e l’attenzione cominciano a scarseggiare, pretendiamo di sfruttarle al meglio.
  • Siamo cinicamente disillusi. Questo non vuol dire che non crediamo più a niente, vuol dire che mal sopportiamo tante di quelle cose che solo qualche anno fa, al contrario, apprezzavamo.

Il concerto del Primo Maggio, per esempio.

C’è stato un tempo in cui credevamo/speravamo che potesse servire a qualcosa.

A contarci, a darci entusiasmo, a provocare, a dare coraggio, ad ascoltare della musica che difficilmente passava alla radio, a vedere chi partecipava per capire chi era, chi si schierava e chi no.

Ora il concerto del Primo Maggio ci ha rotto i coglioni.

Ma non è colpa del concerto, è colpa nostra che siamo due vecchi brontoloni, come quelli dei Muppets.

Ma forse anche no.

Forse il concerto ha perso (se mai lo abbia avuto) il suo senso.

Forse il concerto ha perso (se mai l’abbia avuta) la sua forza.

O forse il concerto è solo un concerto e lo sbaglio è identificarlo col Primo Maggio e il suo significato. Ci sarà chi canterà Bella ciao, ci sarà chi dirà due parole, molto superficiali, sulla situazione politico/economica, ci sarà chi farà ballare la piazza e poi tutti a casa.

Sarà una bella festa, come sempre.

Ma il Primo Maggio non è una giornata di festa, è una giornata di lotta. Trasformare il Primo Maggio in una festa, vuol dire ucciderne il significato, vuol dire svuotarne e renderne inoffensivo lo spirito.

“Oggi le manifestazioni sono grandi adunate musicali: ci si ritrova in piazza, si fanno un po’ di discorsi, poi comincia la musica e tutto si conclude lì. Negli anni ’50 non c’erano le orchestrine: c’era gente che scendeva in piazza arrabbiata perché reclamava la terra e il lavoro. Quando i braccianti e gli operai organizzavano le occupazioni delle terre o gli scioperi non si presentavano con trombette e coriandoli…”

Così parlava Mario Monicelli. Ma anche lui – lui più che mai – era un vecchio brontolone.

Se fosse stato un giovane, alternativo e ribelle, avrebbe fatto come tanti: avrebbe cliccato “mi piace” su Facebook, ad un post come questo ( o magari lo avrebbe scritto, come noi)  e sarebbe stato a posto con la coscienza.

Buon Primo Maggio.

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