Parla LUI.

11 gennaio 2011

Grazie al vostro supporto, ieri siamo stati contattati dal Tirreno per un’intervista sul nostro contro-sondaggio, intervista che è stata linkata su Facebook e che riportiamo qui sotto.

Per onestà, siamo felici di constatare che è stata pubblicata con pochissimi tagli (che comunque riportiamo, in rosso). Certo, avevamo cercato di controllare al massimo le espressioni da usare, ma diamo comunque atto al quotidiano livornese che ha rispettato quanto abbiamo scritto.

E tanto basta.

***

E ora Don Zauker va all’assalto della Madonna

LIVORNO.

Non poteva che essere lui la bandiera per andare all’assalto del progetto di ergere all’ingresso del porto una statua della Madonna: don Zauker, il prete esorcista più cattivo di Bokassa, nato sulle pagine del Vernacoliere con le firme di Emiliano Pagani e Daniele Caluri.

Tanto bianca, immacolata, angelicata l’iconografia di lei quanto nero, sulfureo, diavolesco lui: «Arrogante, manesco, ignorantissimo, egoista, bugiardo, è l’incarnazione dei peggiori vizi dell’uomo e non fa assolutamente niente per nasconderlo», come dice uno dei suoi creatori.

Su Facebook ieri sera hanno superato quota 4.600 i “mi piace” relativi al gruppo denominato “Vogliamo don Zauker al posto della Madonna nel porto di Livorno”: sorpassando i 4.220 sì raccolti dal sondaggio web del Tirreno (6.347 voti, 2.101 i no) che ha preso spunto dal progetto del corpo dei piloti di installare una statua mariana in porto.

Da giorni il tam tam del fronte anti-statua si è coagulato attorno a questa pagina Facebook con l’obiettivo di superare i sì arrivati al sito internet del nostro giornale. E se anche questo fa parte del gioco quando si scatenano le cyber-tifoserie, sta di fatto che il traguardo simbolico mira a dar corpo a un’idea: non è vero che tutta la città vuole a gran voce la statua, è solo una parte di essa a chiederla.

Logico che su un tema di questo tipo il tifo via web la facesse da padrone. Inutile dire che lo spiritaccio labronico non poteva che esprimersi attraverso l’arma dell’ironia: e quell’anima nera di don Zauker ha fatto il resto.

Non resta dunque che sentire cosa ha da dire don Zauker in una “intervista impossibile” attraverso Emiliano Pagani e Daniele Caluri, i due autori di fumetti che lo hanno creato.

Don Zauker, l’ha sentito? Vogliono mettere lei al posto della Madonna all’ingresso del porto.

«Sì, l’ho sentito e mi sembra una scelta appropriata. Ad una persona dabbene come la Beata Vergine, abituata a frequentare santuari e pastorelle, non dovrebbe essere imposto di stazionare in un porto, luogo notoriamente frequentato da ben altre donne, ad ascoltare le preghiere di marinai che non potrebbero mai esserle fedeli. Si sa, no? Un marinaio ha una madonna in ogni porto».

Non c’è più religione: lei in concorrenza con la Madonna, che è come dire la mamma dell’amministratore delegato. Ma insomma…

«Sì, sono sceso personalmente in campo contro la proliferazione delle madonne in franchising (ogni città ne ha una o più), simbolo di globalizzazione, in difesa di un’iconografia più legata al territorio. Cioè: me stesso. Un personaggio religioso nato e cresciuto, artisticamente, a Livorno e più simile sotto diversi aspetti alla gente livornese».

C’è perfino un gruppo Facebook che punta a superare i consensi alla statua della Madonna con gli oltre 4mila sì nel sondaggio del Tirreno.

«Proprio mentre stiamo parlando il gruppo su Facebook, ha di gran lunga superato i “sì” del sondaggio del Tirreno, e in un quarto del tempo. Segno che molta gente ha voglia di proclamare la propria opinione ma si sente rappresentata attraverso nuovi canali, diversi da quelli convenzionali. Quotidiani e televisione stanno invecchiando a dismisura e, a mio giudizio, anche perdendo la fiducia delle persone, oltre al contatto con esse».

Ma non ha sorpreso anche un’animaccia disincantata come la sua che ci fosse tutta questa partecipazione a un sondaggio del genere?

«No, affatto. Io Facebook non so neanche cosa sia; è grazie all’aiuto informatico del Lopo, al secolo Enrico Battocchi, che il sondaggio per una statua mia sul porto sta avendo tutta questa risonanza. E soprattutto grazie anche alle migliaia di persone che trovano grottesca l’idea di porre una Madonnona sul porto, nel 2011, e vogliono far sentire la loro voce».

Colpa di una voglia di rivincita dei “viva Maria” nel cuore della città più rossa? A proposito: davvero “rossa”?

«No, la prego, la scongiuro. Nel 2011, non si può ancora identificare un sano pensiero ateo e razionalista con i rossi, non lo fa più neanche Berlusconi (oddìo, no, lui lo fa ancora, ma è prigioniero delle sue fissazioni, come tutti i vecchi). Ad essere sinceri, nel 2011 non si dovrebbe nemmeno parlare di uno con la barba bianca che di casa sta in cielo, si dice onnipotente, che è contemporaneamente tre cose diverse e non ha neanche bisogno di un ottimo analista. E a proposito dei “viva Maria”: forse non si è tenuto conto della natura beffarda e dissacratoria dei livornesi. Nessuno ci ha pensato, ma ve lo immaginate quante volte la Madonna verrebbe nominata – spesso invano e con peculiarità che farebbero soffrire il vescovo, povera stella – dagli scaricatori di porto, i pescatori e i marinai?»

I piloti del porto dicono che chi va per mare, luogo molto pericoloso, è legato alla simbologia religiosa: cristiana qui da noi, altrove magari musulmana o buddista. Lei è un addetto ai lavori: qual è la sua idea riguardo a questa proposta?

«Quello di cui si sta parlando ha un nome ben preciso: scaramanzia. Nell’andar per mare s’incontrano vari rischi: le avarie, le tempeste, i mostri degli abissi, le navi americane e altre calamità. Ecco, allora, che persone più semplici possano sentire la necessità di chiedere la protezione a qualche entità soprannaturale. Ma questo ha a che fare poco con la religione (o tantissimo, dal punto di vista della Chiesa: io ci ho costruito la mia fortuna!). In realtà la stessa funzione di una Madonna può essere assolta da un corno rosso, un gobbo, una zampa di coniglio o qualcos’altro (era: “o una bella tastata di coglioni”)».

C’è chi se la prende con il costo della statua: troppi soldi, meglio destinarli ad altro. Ma l’arte è sempre quattrini di qualcuno per celebrare qualcosa: non dica che, in nome del risparmio o della sobrietà, vorrebbe che le nostre città fossero senza statue, monumento o oggetti d’arte?

«Eh no, qui mi si confonde le acque, caro lei. Primo: l’arte non serve sempre e solo a celebrare qualcosa, almeno dal Barocco in poi (e men che meno oggi). Secondo: le statue e i monumenti delle nostre città celebrano battaglie vinte, condottieri, patrioti risorgimentali, artisti, personaggi influenti. In altre parole: non santi e madonne, ma materiale pubblico, parte della nostra storia e retaggio comunque di epoche passate e sensibilità diverse (la farebbe lei, oggi, una scultura di quattro negri incatenati ai piedi di un bianco?). Terzo: non è una questione di soldi. Ognuno, specie se privato, può sperperarseli come meglio crede, ma se utilizzati per realizzare un’opera pubblica, questa dev’essere rappresentativa della maggioranza dei cittadini. Non si può dire che “la maggioranza dei cittadini è d’accordo” visto che parliamo di 4.000 voti su 160mila abitanti, o comunque facendo pesare la presunta autorevolezza della Diocesi, che in ogni caso non coincide con l’intera cittadinanza. Anche a me piacerebbe tanto dipingere il Monumento a Ciano come il deposito di Zio Paperone (proposta seria), ma se lo faccio mi mandano alle Sughere. E lì mi si dice si stia scomodi».

Le piramidi (o la basilica di San Pietro), chissà quanti morti sul lavoro e quante risorse economiche sono costate, eppure…

«O che discorso è?! A lei piacerebbe lavorare alle stesse condizioni degli schiavi al tempo degli antichi egizi (anche se con Marchionne ci stiamo riavvicinando a quei tempi)? Le piacerebbe avere medicine fatte di unguenti, litanie e scaracchi, condurre una vita media di trent’anni, scrivere per geroglifici o – per passare all’epoca della basilica di S.Pietro – essere arso vivo, se eretico? Mi permetto di dubitare, caro coso».

M.Z.

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